Quantcast
Saturday 11 may 2013 6 11 /05 /Mag /2013 07:00

La purga finale dei makhnovisti 1937-1938

makhnovMonumento a Nestor Makhno nella sua città natale di Guliai Polé

 

di Nick Heath

 

Una breve esposizione della repressione che si abbatté su degli anziani membri del movimento makhnovista nel 1937-38. Gli anni 1937-38 furono un periodo terribile in unione sovietica. Stalin attaccò i nemici che egli individuava all'interno del partito Comunista, assassinando quelli organizzati all'interno dell'Opposizione Trotskista così come numerosi vecchi bolscevichi come Bucharin, Kamenev et Zinoviev.

Così i membri sopravvissuti del movimento makhnovista e anarchico non sfuggirono al massacro. Praticamente tutti i membri che non erano stati assassinati durante gli anni 1918-1922 furono arrestati e giustiziati. Uno dei primi makhnovisti ad essere arrestato fu il più vicino collaboratore di Nestor Makhno, Ivan Lepetchenko, assassinato a Mariupol il 20 ottobre 1920. Suo fratello Pavel, anch'egli anarchico-comunista, sembra essere stato ucciso nello stesso momento.

I fratelli Zadov, Lev e Daniilo, furono assassinati nel settembre del 1938 e Victor Belash morì lo stesso anno. Tra gli altri makhovisti che furono assassinati, vi fu Grigory Seregin (1884 - 1938) nato in una famiglia contadina a Kaluga e che aveva lavorato come montatore a Guliai Polé. Era stato un anarchico comunista sin dal 1906. Dal 1917 era stato membro di un comitato di fabbrica e fu attivo all'interno dei sindacati dei metallurgici. Dalla seconda metà del 1917 sino ad aprile 1918, presiedette le comunità industriali di Guliai Polé, il consiglio di approvvigionamento alimentare e fu membro dell'assemblea cantonale o zemstvo [1]. All'inizio del 1918, presiedette la sezione di approvvigionamento delle forze makhnoviste.

Fu membro del movimento makhovista a partire dall'agosto del 1918 e ebbe funzione di segretario durante il secondo Congresso del Distretto di Guliai Polé (dal 12 al 18 febbraio del 1919). Nel marzo del 1919 fu nominato capo aggiunto dell'Approviggionamento della brigada di Makhno. Al Congresso Generale dell'Esercito il primo settembre del 1919, fu eletto membro dello Stato Maggiore dei makhovisti, diventando un ispettore e più tardi il responsabile del rifornimento alimentare che egli diresse sino all'estate del 1921. Il 28 agosto 1921, con un distaccamento di Makhno, passò in Romania. Nel 1924, approfittò dell'amnistia offerta dal regime sovietico e ritornò in Ucraina. Nel 1930, lavorò come montatore ad Aleksandrovsk. Fu assassinato nel 1938.


A Guliai Polé, nel febbraio-marzo del 1938, il NKVD locale arrestò 40 persone. Si trattava di:

 

Klim A. Deniega; Efim Yakolevich Gorpinich; Gavril Danilovich Gorpinich; Roman Tikhonovich Gorpinich; Ivan Braca; Fedot Braca; David I. Braca; Grigory Ivanovich e Nikita Kuzmich Lyutyi (probabilmente entrambi in relazione con il celebre makhnovista Isidor Lyutyi); Titus Porfirievich Sapyn; Ivan Nepodya; Gerasim Vasilievich Shamray; Kuzma Timofeyevich Senenko; Yakov Pedorya; Pavel Trofimovich Martynenko; Petr S. Tishchenko; Avksenty Yemelianovich Kostoglot; Akim Efimovich Rybalchenko; Ivan Dmitrievich Pidrepny; Anton A. Tarasenko; Vasili Denisovich Lysenko; Petr G. Zabłocki; Ivan Tikhonovich Kirichenko; Alexander Franzevich Skomsky; Anton Kuzmich Ostapenko; Ivan Vovchenko; Ivan Denisovich Vovk; Alexander Stepanovich Roskaryaka; Ivan Zhovnirenko; Sergei Maximovich Hohotva (probabilmente in relazione con un altro dirigente makhnovista Pavel Hohotva); Timotei Eliseevich Pripihaylo; Iakov Artemyevitch Claus; Savelij P. Bykovskii; Nikolai Fedorovich Zhovnirenko; Dimitri Lukic Verbitsky; Luca Gavrilovich Filenko, Titus A. Podgorny; Panagia Vasili Kravchuk; Stepan Mikhailovich Ovdienko (Avdiyenko), e Nikifor Timofeyevich Sprinky (Sirenek).


Tutti gli arrestati furono accusati "di essere implicati nel Reggimento Makhnovista Militare di Giliai Polé i cui scopi sono la lotta armata e la rivolta contro il Potere Sovietico, e in qualità di membri del regimento makhnoviste contro-rivoluzionario insorto. Essi hanno condotto delle attività contro-rivoluzionarie tra la popolazione destinate a turbare le attività del Partito e delle autorità sovietiche, affermando che il sistema delle fattorie collettive non era vantaggioso, accusando il potere sovietico ed il Partito di tutte le manire contro-rivoluzionarie possibili, calunniando i suoi dirigenti, preparandosi attivamente a commettere degli atti di sabotaggio nei settori vulnerabili dello Stato e delle fattorie collettive e a commettere degli atti di sabotaggio nei settori vulnerabili dello Stato e delle fattorie collettive ed a commettere degli atti terroristici contro i beni di comunisti e di komsomol (membri della Gioventù Comunista) nel villaggio". Tutto ciò in base agli articoli 54-11, 54-10, 19, 54-8, 54-7 della legge sovietica. Skomsky, inoltre, fu accusato di essere "sino al giorno del suo arresto un agente dei servizi di spionaggio rumeno".

Per questi crimini la troika del NVKD [2] della regione di Dnipropetrovs’k condannò a morte gli accusati il 1° aprile 1938. La sentenza fu eseguita a Dnipropetrovs’k il 23 aprile 1938 (28 persone), il 25 aprile (9 persone), il 9 maggio (2 persone) e il 7 luglio (una persona). Più tardi tutte queste vittime furono riabilitate nel 1959. Per simili accuse, 2 dirigenti makhnovisti, Ivan Chuchko e Nazar Zuychenko furono assassinati a Dnipropetrovs’k rispettivamente il 26 aprile ed il 7 luglio 1938.

Imputati anch'essi di simili accuse dal NKVD di Dnipropetrovs’k, ed in quanto dirigenti del "reggimento", vi erano Vasili Mikhailovich Sharovsky et Vlas Korneyevich Sharovsky. Vasili nacque il 24 dicembre 1891 a Guliai Polé. Era il figlio del soldato Mikhail Lukyanov Sharovsky e di sua moglie Maria Radionova, entrambi ortodossi. Prestò servizio nell'esercito russo durante la prima Guerra Mondiale come ufficiale. Simpatizzava con i Socialrivoluzionari, senza che sia mai diventato membro del partito, gravitando in seguito verso l'anarco-comunismo. Nel 1917, era responsabile di una batteria di artiglieria della Guardia Nera a Guliai Polé. Da gennaio a giugno 1919, fu capo dell'artiglieria della III brigada makhnovista di Zadneprovsky. Da settembre a dicembre fu capo aggiunto dell'artiglieria dei makhnovisti, fungente da Comandante d'artiglieria. Vlas nacque anche lui a Guliai Polé nel 1886. Fu maresciallo nell'artiglieria makhovista e noto per la sua bravura. Benché vi siano numerosi riferimenti, compresa la testimonianza do Belash al NKVD, che sosteneva che i due Sharovsky erano fratelli, ciò non era il caso come indicano i loro patronimi. Belash dice che Vlas lavorava in una fabbrica della regione di Dniproropetrovs'k nel 1930 stabilendovi una rete makhovista clandestina. Fu più tardi raggiunto e aiutato da Vasili. Quest'ultimo sembra essere stato molto ben istruito, lavorando come insegnante nella regione di Kiev, applicandosi a diventare candidato allo statuto di membro candidato all'ingresso nel Partito Comunista, mentre si impegnava ad attività makhnoviste clandestine! Divenne anche membro del consiglio comunale del villaggio di Guliai Polé ed amministratore di una scuola. Vasili e Vlas furono probabilmente in relazione con tre altri Sharovskys, tutti fratelli, menzionati come degli anarchici di Guliai Polé nelle memorie di Makhno, Poitr, Grigori e Prokop. Un altro makhnovista degno di nota, Konstantin Chuprina, fu anche incolpato di queste accuse e assassinato.

Assassinati anch'essi nel 1938, furono Ignat Fedorovich Bobrakov (nato nel 1893). Era un operaio simpatizzante anarchico che si unì al movimento makhnovista nell'agosto del 1918. Durante l'autunno e l'inverno del 1919 era responsabile dell'approvigionamento dell'artiglieria makhovista. Con il ritorno dei bolscevichi in Ucraina nel gennaio del 1920, abbandonò il movimento. Durante gli anni 30 lavorò come direttore allal fabbrica "Rivoluzione d'ottobre" ad Odessa. Fu arrestato verso la fine del 1937 ed assassinato l'anno seguente.

Nella vicina regione di Zaporozhye alla fattoria di Zelyoniy Gai, 22 altri ex-makhnovisti furono arrestati dalla NKVD. Sette di loro, includenti un altro artigliere makhnovista, il Commandante aggiunto dell'artiglieria, Dimitriy Ivanovich Sipliviy, furono condannati a morte e fucilati. Sipliviy era originario di una famiglia di contadini medi da parte di Grigorevka Pologovsky. Dal 1919, era membro del gruppo anarchico di Guliai Polé e fu Commandante aggiunto nell'artiglieria makhnovista.

 

Nick Heath

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE

[1] Zemstvo. Gli zemstvo sono delle assemblee, elette a suffragio censitario, creati in origine dal regime zarista, per prendere in carica diversi incarichi amministrativi, lavori di infrastryttura e servizi pubblici di base nelle campagne. Esse avevano due livelli, un livello "cantonale" ("uyezd") e un livello "provinciale", l'assemblea provinciale era formata da delegati dei cantoni. Queste assemblee erano dominate dai proprietari terrieri e i notabili. Nel 1917, esse furono democratizzate prima di essere abolite dal nuovo regime bolscevico.

 [2] Troika del NKVD. La parola troika designa una direzione a tre membri

 

 

 

 

 

 

ésigne une direction à 3 membres et le sigle NKVD désigne la police politique secrète du régime « soviétique » à cette époque. Cette police était auparavant la Tcheka, remplacée ensuite en 1922 par la Guépéou qui fut transformée en NKVD en 1934.

 

LINK al post originale:

 La purge finale del makhnovistes 1937-1938

Di Ario Libert - Pubblicato in : Movimenti libertari - Community : La Tradizione Libertaria
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 4 may 2013 6 04 /05 /Mag /2013 07:00

La rivoluzione non è affare di partito!

otto-ruhle 

di Otto Rühle

 

I

 

Il parlamentarismo si afferma insieme al dominio della borghesia ed é con esso che nascono i partiti politici [1]. La borghesia trova nei parlamenti l’arena dei suoi primi conflitti con la corona e con la nobiltà. Essa si organizza politicamente per conferire alla legislazione una forma corrispondente alle esigenze del capitalismo. Il capitalismo, d’altronde, non possiede un carattere omogeneo: i diversi strati sociali e gruppi d’interesse, in cui si suddivide la borghesia, fanno valere ciascuno le proprie differenti rivendicazioni. È per farsi portavoce di tali rivendicazioni che sorgono i partiti politici, e che inviano i propri rappresentanti in parlamento. Quest’ultimo diventa quindi il luogo di tutte le lotte per il potere politico ed economico (in un primo momento solo sul piano legislativo, ma in seguito, sempre nel quadro del sistema parlamentare, anche su quello del controllo del potere esecutivo).

parlamento-inglese.jpg

D’altra parte le lotte parlamentari, così come quelle tra i partiti, non sono che schermaglie verbali: programmi, polemiche giornalistiche, manifesti, relazioni per le riunioni, risoluzioni, discorsi parlamentari, decisioni - nient’altro che parole. L’attività parlamentare, sempre di più col passare del tempo, degenera  in chiacchiera da salotto. Ma fin dall’inizio i partiti non sono che banali macchine preposte alla gestione delle elezioni. Non è un caso se, originariamente, essi venivano chiamati "unioni elettorali" [2].

Borghesia, parlamento e partiti politici si condizionano e si implicano reciprocamente in modo necessario. Nessuno di questi elementi è concepibile senza gli altri. Essi definiscono la fisionomia politica dell’epoca borghese-capitalista.

 

II

 

La rivoluzione del 1848 fu soppressa sul nascere. Ma la repubblica democratica, ideale dell’epoca borghese, venne comunque eretta. La borghesia, impotente e molle per natura, non fornì alcun contributo significativo e non mostrò alcuna volontà di realizzare il suo ideale attraverso la lotta. Essa ammainò la propria bandiera dinnanzi alla corona e alla nobiltà, si accontentò del diritto di sfruttare economicamente le masse e ridusse il parlamentarismo a una parodia. Ne derivò dunque, per la classe operaia, il dovere di inviare i propri rappresentanti in parlamento. Questi ripresero le rivendicazioni democratiche dalle mani perfide della borghesia, le propagandarono con energia e cercarono di inscriverle nella legislazione dello stato.


1848-rivoluzione-Parigi.jpgPhilippoteaux, Lamartine davanti al municipio di Parigi il 25 febbraio 1848 rifiuta la bandiera rossa

La socialdemocrazia si dà, in funzione di questo obiettivo, un programma democratico minimo: un insieme di rivendicazioni pratiche, adeguate alle condizioni dell’epoca borghese. La sua azione parlamentare è interamente dominata da questo programma, cioè dalla preoccupazione di ottenere, anche per la classe operaia e per la sua azione politica, i vantaggi di uno spazio di manovra legale, costruendo e  portando a compimento la democrazia formale borghese-liberale.


Liebknecht Karl Allorché Wilhelm Liebknecht [3] propose una tattica astensionista, egli dimostrava di non comprendere la situazione storica. Se la socialdemocrazia intendeva essere efficace in quanto partito politico, essa non poteva rimanere fuori dal parlamento. Non vi erano altre possibilità di agire e di farsi valere politicamente. Quando i sindacalisti si  svincolarono dal parlamentarismo e iniziarono a predicare l’antiparlamentarismo, facevano onore al proprio giudizio sulla vanità e la corruzione crescente della  pratica parlamentare. Ma, nella pratica, esigevano dalla socialdemocrazia qualche cosa di impossibile, che andava contro la necessità storica e implicava che la socialdemocrazia rinunciasse alla propria stessa essenza. Essa, ovviamente, non poteva fare proprio questo punto di vista. Essendo un partito politico non poteva che scegliere di stare in parlamento.

 

III

 

1932-kpd.jpg

Il KPD, a sua volta, è diventato un partito politico. Un partito in senso storico, esattamente come i partiti borghesi, l’SPD e l’USPD [4]. Sono soltanto i capi ad avere diritto di parola. Essi parlano, promettono, seducono, comandano.  Le masse, quando ci sono, si trovano davanti al fatto compiuto. Devono serrare i ranghi e marciare al passo. Devono credere, tacere, pagare. Devono obbedire agli ordini. E soprattutto devono votare! I loro capi vogliono entrare in parlamento e quindi devono essere eletti. Dopodiché, mentre le masse si mantengono in uno stato di sottomissione muta e di passività devota, i capi si occupano di “alta politica” in parlamento. La dirigenza del KPD mente, quando afferma di volere entrare in parlamento soltanto per distruggerlo. Mente, quando afferma che non vuole svolgere, all’interno del parlamento, alcun lavoro positivo [5]. Non distruggerà il parlamento, perché non vuole e non può. Svolgerà un “lavoro positivo”, lo vuole e vi è costretta: è di questo che vive! Il KPD è diventato un partito parlamentare come gli altri. Un partito del compromesso, dell'opportunismo, della critica costruttiva e della giusta oratoria. Un partito che non è più rivoluzionario.

 

 

IV

 

Scheidem-Philipp.jpgGuardateli! Entrano in parlamento, riconoscono i sindacati, si inchinano davanti alla costituzione democratica [6], si riconciliano col potere dominante. Si collocano  sul terreno dei rapporti di forza reali e prendono parte all'opera di restaurazione nazionale e capitalista. Quale sarebbe la differenza rispetto all’USPD? Il KPD critica anziché negare, fa opposizione anziché fare la rivoluzione, contratta invece di agire. Insomma, chiacchiera piuttosto che lottare. Esso cessa di essere un'organizzazione rivoluzionaria e diventa un partito socialdemocratico. Non si distingue dagli Scheidemann e dai Däumig [7] che per una questione di sfumature. Non rappresenta che un'evoluzione dell’USPD. Come quest’ultimo, diventerà ben presto un partito di governo, e questo segnerà la sua fine!

 

V

 

Alle masse resta una consolazione: un’opposizione esiste ancora! Questa opposizione non si candida per un posto nel campo della controrivoluzione. Essa si è raccolta  in una organizzazione politica.

Questo passaggio era necessario?

Gli elementi politicamente più maturi, più determinati e più attivi da un punto di vista rivoluzionario, hanno il dovere di formare la falange della rivoluzione. Essi non potevano compiere questo dovere se non in quanto falange, ovvero in quanto formazione chiusa. Essi sono l'élite del proletariato rivoluzionario. In virtù del loro carattere chiuso, essi acquistano maggiore forza e profondità di giudizio. Essi si manifestano come avanguardia del proletariato, come volontà d’azione di fronte a individui esitanti e confusi. Nel momento decisivo essi costituiscono il centro di gravità di ogni attività.

Essi sono un'organizzazione politica. Ma non un partito politico! Non un partito nel senso tradizionale. La sigla KAPD rappresenta l’ultima vestigia esteriore - che presto diventerà superflua - di una tradizione, che sfortunatamente un colpo di spugna non può cancellare da un'ideologia di massa, ieri ancora vivente ma oggi ormai sorpassata. Ma anche quest'ultima traccia sarà cancellata. L'organizzazione delle prime linee della rivoluzione non può essere un partito tradizionale, pena la morte; pena la sorte in cui si è andato ad arenarsi il KPD.

Non è più tempo di fondare partiti, perché non è più tempo di partiti politici in generale. Il KPD è stato l'ultimo partito. La sua bancarotta è stata la più sprovvista di dignità e di gloria […].

 

VI

 

La rivoluzione non è affare di partito. I tre partiti socialdemocratici [8] hanno la presunzione di considerare la rivoluzione come un loro proprio campo esclusivo e di proclamare che la vittoria rivoluzionaria è il loro fine in quanto partiti.

La rivoluzione è questione – politica ed economica - che riguarda la totalità della classe proletaria. Soltanto il proletariato in quanto classe può condurre la rivoluzione alla vittoria. Tutto il resto è superstizione, demagogia, ciarlataneria politica.

Si tratta di concepire il proletariato in quanto classe e di innescare la sua attività in funzione della lotta rivoluzionaria. Sulla base e dentro al quadro più ampi. Perciò tutti i proletari pronti alla lotta rivoluzionaria, senza riguardo alla loro provenienza o alla base sulla quale sono stati reclutati, devono riunirsi nei luoghi di lavoro in organizzazioni rivoluzionarie di impresa, a loro volta riunite nel quadro dell’Unione Generale dei Lavoratori [AAU].

L'AAU non è un miscuglio indistinto, né una formazione fortuita. Essa è il raggruppamento di tutti gli elementi proletari pronti a un'attività rivoluzionaria, che si schierano a favore della lotta di classe, del sistema dei consigli e della dittatura del proletariato. È l'armata rivoluzionaria del proletariato.

L’AAU affonda le proprie radici nelle singole imprese, si articola secondo i diversi rami d’industria, dal basso verso l’alto, in forma federata alla base e organizzata secondo il sistema degli uomini di fiducia rivoluzionari al vertice. La sua  spinta procede dal basso verso l’alto, a partire dalle masse operaie. Si eleva in conformità con esse. Essa è la carne e il sangue del proletariato. La forza che la spinge è l’azione delle masse; la sua anima è il soffio ardente della rivoluzione.

Essa non è una creazione di capi, non è una costruzione sottilmente congegnata. Non è un partito politico fatto di bonzi stipendiati e dedito alla chiacchiera parlamentare. E non è nemmeno un sindacato. Essa è il proletariato rivoluzionario.

 

VII

 

Cosa intende dunque fare il KAPD? Creare delle organizzazioni rivoluzionarie d’impresa, estendere l’Unione Generale dei Lavoratori. In ogni impresa, in ogni ramo d’industria, esso formerà i quadri delle masse rivoluzionarie: li preparerà per l’assalto, li consoliderà e fornirà loro la forza per lo scontro decisivo, fino a quando ogni resistenza da parte del capitalismo in via di disfacimento non sarà stata vinta. Esso instillerà nelle masse in lotta la fiducia in sé stesse e nelle proprie forze, sola garanzia della vittoria (nella misura in cui questa fiducia le libererà dei capi ambiziosi e traditori.

E a partire dall’Unione Generale dei Lavoratori, prendendo avvio dalle imprese, per estendersi alle regioni economiche ed infine ad ogni paese, si cristallizzerà il movimento comunista: il nuovo “partito” comunista… che non è più un partito; ma che è – per la prima volta – comunista! Cuore e testa della rivoluzione!

 

VIII

 

Rappresentiamoci questo processo in forma concreta. Poniamo di avere 200 uomini in un’impresa. Parte di questi appartengono all’AAU e fanno propaganda per questa organizzazione, inizialmente senza successo. Ma la prima lotta, in occasione della quale i sindacati naturalmente cederanno, romperà i vecchi legami. Presto 100 lavoratori saranno passati all’Unione. Ci saranno tra essi, poniamo, 20 comunisti, mentre la parte restante sarà composta da militanti dell’USPD, sindacalisti e non-organizzati. Inizialmente l’USPD ispirerà la massima fiducia ai lavoratori. La sua politica dominerà la tattica delle lotte condotte all’interno dell’azienda. Tuttavia, lentamente ma inevitabilmente, la politica dell’USPD si rivelerà falsa, non rivoluzionaria. La fiducia che i lavoratori avevano riposto in questa organizzazione si attenuerà. Si affermerà invece la politica dei comunisti. I 20 comunisti diventeranno 50, poi 100 e più, e ben preso il gruppo comunista dominerà politicamente la totalità dell’impresa, determinerà la tattica dell’Unione, volgerà le lotte al fine rivoluzionario, nel micro come nel macro. La politica comunista si radicherà di impresa in impresa, di regione economica in regione economica. Essa si realizzerà, guadagnerà terreno, diventando il corpo, la testa e l’idea direttrice del movimento.

È quindi a partire da cellule di lavoratori comunisti all'interno delle imprese, a partire da frazioni comuniste della massa nelle regioni economiche, che si costituisce - attraverso l'edificazione del sistema dei Consigli - il nuovo movimento comunista.

Dunque, un “rivoluzionamento” dei sindacati, una loro “ristrutturazione”? E quanto tempo durerà questo processo? Anni? Decine d’anni? Fino al 1926, per caso? [9].

Niente di tutto questo. L’obiettivo non è quello di demolire, di annientare il colosso d’argilla delle centrali sindacali, con i suoi sette milioni di iscritti, per ricostruirlo successivamente sotto altra forma. L’obiettivo è quello di impadronirsi delle leve del comando all'interno delle imprese chiave dell'industria e del processo della produzione sociale, in quanto tali decisive per l'esito della lotta rivoluzionaria. Di impadronirsi della leva che può mandare all'aria il capitalismo in interi rami industriali e in intere regioni economiche. La risolutezza e la disponibilità all'azione di una sola organizzazione può, all'occorrenza, avere più efficacia di uno sciopero generale. È così che il David della fabbrica abbatte il Golia della burocrazia sindacale!

 

IX

 

Il KPD ha cessato di essere l'incarnazione del movimento comunista in Germania. Ha un bel richiamarsi rumorosamente a Marx, a Lenin, a Radek! Il KPD non forma che l'ultimo anello del fronte della controrivoluzione. Presto si collocherà, in perfetto accordo con la SPD e la USPD, nel quadro di un fronte unico volto alla formazione di un governo operaio “puramente socialista” . Le sue rassicurazioni in merito a una “opposizione leale” verso i partiti assassini che hanno tradito gli operai, non è che una tappa. Rinunciare a combattere in termini rivoluzionari gli Ebert e i Kautsky (cfr. Die Rote Fahne del 21 marzo 1920), significa già allearsi tacitamente con loro. Ebert-Kautsky-Levi rappresentano l'ultimo stadio del capitalismo morente, l'ultima “stampella politica” della borghesia tedesca. La fine. La fine degli stessi partiti, della politica, degli imbrogli, del tradimento dei capi. E un nuovo inizio per il movimento comunista: il Partito Comunista Operaio [KAPD]; le organizzazioni di fabbrica rivoluzionarie, raggruppate nell'Unione Generale dei Lavoratori; i consigli rivoluzionari; il congresso dei consigli rivoluzionari; il governo dei consigli rivoluzionari; la dittatura comunista dei consigli.

 

Otto Rühle

 

[A cura di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

La rivoluzione non è affare di partito

 

LINK a numerosi articoli della categoria "Marxismo libertario":
Marxismo Libertario



NOTE: 


die_aktion.jpg [1] Quando Otto Rühle scrive, nel 1920, La rivoluzione non è affare di partito, è ancora un militante del KAPD (Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands, Partito Comunista Operaio di Germania), formazione della sinistra comunista tedesca sorta in quello stesso anno da una scissione del KPD, il partito comunista ufficiale filo-bolscevico. Ciò nonostante, egli esprime già pienamente il punto di vista della “organizzazione unitaria”. Le tesi esposte in questo articolo saranno successivamente sviluppate in testi come Questioni di base sull’organizzazione e Dalla rivoluzione borghese alla rivoluzione proletariaLa rivoluzione non è affare di partito fu pubblicato, con il titolo Un nuovo partito comunista?, sulla rivista Die Aktion. Fondata a Berlino poco prima della guerra da Franz Pfemfert, Die Aktion - almeno fino a quando, nel 1926, il suo  fondatore iniziò a collaborare con i trotzkisti - pubblicò testi rappresentativi delle correnti più radicali del movimento operaio. Verso la fine del 1920, quando Rühle viene espulso dal partito, la rivista si stacca dal KAPD e diventa in pratica l’organo di stampa dell’AAU-E. [...]. Si tratta in ogni caso di un’autentica miniera d’oro, per chiunque voglia conoscere l’insieme delle posizioni della sinistra comunista tedesca.

[2] Vereine, in tedesco.

[3] Wilhelm Liebknecht (1826-1900), padre di Karl, fu uno dei fondatori della SPD. Egli aveva sostenuto, prima del 1875, contro il parere di Marx e Engels, la tattica astensionista.

[4] KPD (Kommunistische Partei Deutschlands, Partito Comunista di Germania); SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, Partito Socialdemocratico di Germania); USPD (Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania).

[5] Si pensi alla politica di “opposizione leale” dopo il putsch di Kapp e alla politica del KPD in sede parlamentare, volta a spingere il governo alla ripresa delle relazioni diplomatiche e a un’alleanza con la Russia. Si pensi inoltre alla tattica dei “governi operai” (governi di coalizione sostenuti da una maggioranza composta  dai “partiti operai”) in Sassonia e in Turingia nel 1923.

 [6] Il riferimento è alla “Costituzione di Weimar”, adottata dalla Germania nel 1919.

[7] Philipp Scheidemann (1865-1939), leader dell'ala destra della socialdemocrazia tedesca e membro del gabinetto Ebert-Scheidemann, spazzato via dalla rivoluzione del novembre 1918. Ernst Däumig (1866-1922), socialdemocratico tedesco, giornalista. Uno dei fondatori del Partito socialdemocratico indipendente di Germania (USPD) e, dall'agosto 1919, suo presidente. Nel dicembre 1920, insieme alla sinistra del suo partito, entra nel Partito comunista di Germania (KPD), per tornare nel 1922 al partito socialdemocratico.

[8] La SPD, l’USPD e il KPD.

[9] Il 1926 era l’anno calcolato da Paul Lévi (1883-1930) - massimo dirigente del KPD tra il 1919 e il 1921, poi passato all’USPD - per la nuova crisi economica mondiale, soltanto in occasione della quale si sarebbe dovuta adottare, a suo dire, una tattica rivoluzionaria.

Di Ario Libert - Pubblicato in : Marxismo libertario - Community : La Tradizione Libertaria
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Thursday 18 april 2013 4 18 /04 /Apr /2013 07:00

Prefazione a Risposta a Lenin di Hermann Gorter

Herman Gorter

[GOC]


1917petrogradsoviet assemblyNel 1920, Rivoluzione russa e Leninismo erano giunti alla loro apoteosi: il successo della tattica bolscevica nella rivoluzione d'ottobre aveva abbagliato lo spirito delle élite rivoluzionarie nei paesi occidentali, che guardavano ad oriente con una fede quasi cieca. Una grande ondata rivoluzionaria scuoteva l'Europa, l'armata rossa di Tucha
čevski minacciava Varsavia, il proletariato tedesco era pronto a lanciarsi nella mischia, il proletariato italiano occupava le fabbriche, ovunque la classe operaia era in ebollizione. La speranza, la quasi certezza della vittoria rivoluzionaria illuminavano l'orizzonte dell'ideologia comunista. Fu in quest'ambiente storico, in cui lo spirito d'analisi era forzatamente indebolito dallo splendore della luce orientale, che Hermann Gorter, teorico e poeta del comunismo, si impadronì dell'arma della critica.

lenin-l'estremismo-moscaLenin diventato statista, di uno Stato che doveva in seguito diventare lo Stato della neo-borghesia russa, aveva scritto un pessimo libro: "L'estremismo, malattia infantile del comunismo". La punta di questo libello, che oggi, possiamo a buon diritto qualificare nettamente come controrivoluzionario, era diretta principalmente contro gli ultra-sinistri tedeschi, e cioè contro il Partito Comunista Operaio.

Spartakus.zerschlagt-das-Parlament.jpgQuesta élite di rivoluzionari marxisti che conservò e conserva ancora al proletariato tedesco e internazionale la tradizione rivoluzionaria dell'Unione Operaia e dello Spartakusbund, raccomandava all'interno della classe operaia di Germania una tattica, un metodo d'azione, ispirate dalle ultime esperienze della lotta di classe in occidente: raccomandava la lotta senza compromessi del proletariato contro la borghesia, il boicottaggio del parlamento e la distruzione dei sindacati così come di tutto l'apparato statale del capitalismo, opponendogli la dittatura del proletariato nell aforma dei consigli di fabbrica. Questa manifestazione ideologica originale del proletariato tedesco non si localizzava in Germania. Delle manifestazioni analoghe prendevano forma in Olanda, con i Tribunisti, in Inghilterra, con i fondatori del Partito comunista inglese, In Italia, con la frazione anti-parlamentare di Bordiga e anche con quella dell'Ordine Nuovo di Torino, che era anch'esso anti-parlamentare. Il libro di Lenin e la conseguente azione del Leninismo miravano alla distruzione di questo sviluppo ideologico, legittimato dalle esperienze della lotta di classe in Europa occidentale.

GORTER-Offener-brief-an-den-genossen-Lenin1920Edizione originale del 1920 dell'opera di Gorter Risposta al compagno Lenin.

PannekoeckNei fatti l'offensiva contro la sinistra diede dei risultati favorevoli in Italia e in Germania, dove Bordiga e Pankhurst rientrarono nei ranghi del Leninismo. I tribunisti olandesi, Gorter e Pannekoek, gli elementi del Partito Comunista Tedesco (K.A.P.D.) rimasero i soli sulla breccia dell'internazionalismo marxista. Gorter in nome del Partito Comunista Operaio [KAPD] di Germania rispose con la sua "Lettera aperta" che per sfortuna non fu ai suoi tempi posta a conoscenza di tutto il proletariato internazionale. Questa lettera è molto nota in Germania, ma il proletariato francese ne ignora ancora l'esistenza. E poiché dopo dieci anni questo documento non ha perso nulla di interessante, ed ha al contrario acquisito un valore storico e rivoluzionario ancora più grande, compiremo tutti i nostri sforzi necessari affinché sia conosciuto almeno dall'avanguardia del movimento operaio in Francia.

 

I Gruppi Operai Comunisti

 

LINK all'opera di Gorter in Lingua italiana:
Lettera a Lenin, sull'estremismo 

 

LINK al post originale:

Préface à la réponse à Lenine

Di Ario Libert - Pubblicato in : Marxismo libertario - Community : La Tradizione Libertaria
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 13 april 2013 6 13 /04 /Apr /2013 07:00

Masse & Avanguardia

living-marxism

di Paul Mattick

 


Dopo la fine della guerra mondiale, si sono verificate, con sconcertante 
rapidità, trasformazioni economiche e politiche. Le vecchie concezioni del movimento operaio sono diventate lacunose e inadeguate e le organizzazioni della classe operaia sono in uno stato confusionale. In considerazione della mutevole situazione economica e politica sembra necessaria una rivalutazione approfondita del compito della classe operaia per trovare forme di lotta e di organizzazione più utili ed efficaci.

spartachismo, assemblea operai e soldati a Berlino, novembr

Il rapporto del "partito", "organizzazione" o "avanguardia" con le masse svolge un ruolo importante nel dibattito contemporaneo della classe lavoratrice. Non è sorprendente che l'importanza e la necessità dell'avanguardia o del partito sia sopravalutata negli ambienti della classe lavoratrice, dal momento che tutta la storia e la tradizione del movimento dei lavoratori si muove in quella direzione.

Il movimento dei lavoratori oggi è il frutto di sviluppi economici e politici che trovarono la prima espressione nel cartismo in Inghilterra (1838-1848), nel successivo sviluppo dei sindacati a partire dagli anni cinquanta, e nel movimento lassalliano in Germania negli anni sessanta. I sindacati e i partiti politici si sono sviluppati negli altri paesi d'Europa e d'America parallelamente al livello di sviluppo del capitalismo.

Il rovesciamento del feudalesimo e le stesse esigenze dell'industria capitalistica richiedevano l'organizzazione del proletariato e la concessione di alcuni diritti democratici da parte dei capitalisti. Questi ultimi hanno riorganizzato la società in conformità alle loro esigenze. La struttura politica del feudalesimo è stata sostituita dal parlamentarismo capitalista. Lo stato capitalista, lo strumento per la gestione degli affari collettivi della classe capitalista, è stato istituito e adattato alle esigenze della classe emergente.

Il fastidioso proletariato, il cui appoggio contro le forze feudali era stato necessario, doveva allora essere preso in considerazione. Una volta chiamato in causa non poteva più essere del tutto rimosso come fattore politico. Ma poteva essere disciplinato. E ciò è stato fatto – in parte coscientemente, con astuzia e in parte dalle concrete dinamiche dell'economia capitalistica – in quanto la classe lavoratrice si è autoregolata e sottoposta al nuovo ordine. Ha organizzato i sindacati i cui limitati obiettivi (migliori salari e condizioni di lavoro) possono essere realizzati in una economia capitalista in espansione. Ha giocato la partita della politica capitalista all'interno dello stato capitalista (le cui pratiche e forme, sono state determinate principalmente dalle esigenze capitalistiche), ed entro questi limiti, ha ottenuto successi evidenti.

lavoro-minorileXIX-secolo.JPG

Ma in tal modo il proletariato ha adottato forme capitalistiche di organizzazione e ideologie capitaliste. I partiti dei lavoratori, come quelli dei capitalisti, sono divenuti aziende a responsabilità limitata; i bisogni elementari della classe sono stati subordinati a ragioni di opportunità politica. Gli obiettivi rivoluzionari sono stati soppiantati da mercanteggiamenti e manovre per conquistare posizioni politiche. Il partito è diventato di somma importanza; i suoi obiettivi immediati hanno soppiantato quelli della classe. Laddove le situazioni rivoluzionarie hanno messo in moto la classe, la cui tendenza è quella di lottare per la realizzazione di obiettivi rivoluzionari, i partiti dei lavoratori hanno "rappresentato" la classe operaia e sono stati a loro volta "rappresentati" da parlamentari la cui effettiva posizione in parlamento è stata quella di negoziatori all'interno di un ordine capitalistico, la cui esistenza non era più in discussione.

La subordinazione generale delle organizzazioni dei lavoratori al capitalismo ha provocato la scelta della specializzazione in attività sindacali e di partito che è simile alla gerarchia delle industrie. I manager, sovrintendenti e capireparto hanno visto come controparte i loro omologhi presidenti, organizzatori e segretari delle organizzazioni sindacali; i consigli d'amministrazione i comitati direttivi, ecc. La massa dei lavoratori organizzati, come la massa degli schiavi salariati nell'industria, ha lasciato il lavoro di direzione e di controllo ai suoi superiori.

Questa mutilazione delle iniziative dei lavoratori ha proceduto rapidamente in parallelo all'estensione dell'influenza del capitalismo. Finché la guerra mondiale ha posto fine all'ulteriore espansione pacifica e "ordinata" del capitalismo.

Le insurrezioni in Russia, Ungheria e Germania hanno determinato la rinascita dell'azione e dell'iniziativa di massa. Le necessità sociali hanno imposto l'intervento delle masse. Ma le tradizioni del vecchio movimento operaio in Europa occidentale e l'arretratezza economica dell'Europa dell'est hanno frustrato la realizzazione della missione storica della classe. L'Europa occidentale ha visto le masse sconfitte e l'ascesa del fascismo di Mussolini e Hitler, mentre l'economia arretrata della Russia ha fatto emergere il "comunismo", in cui la differenziazione tra classe e avanguardia, la specializzazione delle funzioni e l'irreggimentazione del lavoro ha raggiunto il suo punto più alto.

Il principio guida, l'idea dell'avanguardia che deve assumersi la responsabilità della rivoluzione proletaria si basa sulla concezione ante guerra del movimento operaio e non è convincente. 

I compiti del rivoluzionario e la riorganizzazione comunista della società non possono essere realizzati senza l'azione più ampia e piena delle masse stesse. Il problema è loro, come la relativa soluzione.

Il declino dell'economia capitalista, la paralisi progressiva, l'instabilità, la disoccupazione di massa, i tagli salariali e la pauperizzazione intensiva dei lavoratori: tutto ciò impone l'azione, malgrado il fascismo di Hitler e il fascismo travestito della AFL [1].

Le vecchie organizzazioni o sono state distrutte o si sono volontariamente ridotte all'impotenza. Un'azione concreta è ora possibile solo al di fuori delle vecchie organizzazioni. In Italia, Germania e Russia, i fascismi bianchi e rossi hanno già distrutto tutte le vecchie organizzazioni e posto i lavoratori direttamente di fronte al problema di trovare nuove forme di lotta. In Inghilterra, in Francia e in America le vecchie organizzazioni mantengono ancora tra i lavoratori un certo grado di illusoria credibilità, ma la loro successiva resa alle forze della reazione le sta compromettendo rapidamente.

Nella lotta di classe reale si stanno imponendo i principi di lotta indipendente, di solidarietà e di comunismo. Con questa forte tendenza verso il rafforzamento e l'azione di massa, la teoria della riaggregazione e del riallineamento delle organizzazioni militanti sembra essere superata. È vero, la riaggregazione è essenziale, ma non può essere una semplice fusione delle organizzazioni esistenti. Nelle nuove condizioni è necessaria una revisione delle forme di lotta. "Prima la chiarezza; poi l'unità".

I piccoli gruppi che riconoscono e incoraggiano i principi del movimento di massa indipendente sono molto più significativi dei gruppi di grandi dimensioni che sminuiscono il potere delle masse. Ci sono gruppi che percepiscono i difetti e le debolezze dei partiti. Spesso forniscono una solida critica dei fronti popolari e dei sindacati. Ma la loro critica è limitata. Mancano di una comprensione globale della nuova società. 

I compiti del proletariato non si esauriscono con l'espropriazione dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Occorre affrontare i problemi della riorganizzazione sociale e darvi una risposta. Deve essere respinto il socialismo di stato? Quale sarà il fondamento di una società senza la schiavitù del lavoro salariato? Che cosa determinerà le relazioni economiche tra le aziende? Che cosa determinerà i rapporti tra i produttori e il loro prodotto totale? Queste domande e le loro risposte sono essenziali per la comprensione delle odierne forme di lotta e di organizzazione. Diventa qui evidente il conflitto tra il principio della leadership e il principio dell'azione di massa indipendente. 

Perché una conoscenza profonda di questi problemi porta alla comprensione che per realizzare il comunismo è necessaria la più ampia, generale, attività diretta del proletariato come classe.

Di primaria importanza è l'abolizione del sistema del lavoro salariato. La volontà e gli auspici degli uomini non sono così validi da mantenere questo sistema dopo la rivoluzione, senza alla fine arrendersi alle dinamiche da esso generate (come in Russia). Non è sufficiente espropriare i mezzi di produzione e abolire la proprietà privata. È necessario abolire la condizione alla base dello sfruttamento moderno, la schiavitù salariata; e tale azione porta a successive misure di riorganizzazione che non potrebbero mai essere rivendicate senza il precedente passaggio. I gruppi che non pongono queste domande – non importa quanto altrimenti siano fondate le loro critiche – mancano degli elementi più importanti per la costruzione di una solida politica rivoluzionaria. L'abolizione del sistema del lavoro salariato, nel suo rapporto con la politica e con l'economia, dovrebbe essere attentamente studiata. 

Affronteremo qui alcune implicazioni politiche.

La prima è la questione della presa del potere da parte dei lavoratori. Deve essere evidenziato il principio del potere delle masse (non del partito o dell'avanguardia). Il comunismo non può essere introdotto o realizzato da un partito. Soltanto il proletariato nel suo insieme può farlo. Comunismo significa che i lavoratori hanno preso nelle loro mani il proprio destino; che hanno abolito il lavoro salariato; che, con la soppressione dell'apparato burocratico, hanno unificato i poteri legislativo ed esecutivo. L'unità dei lavoratori non sta nella fusione irrinunciabile di partiti o sindacati, ma nella omogeneità dei loro bisogni e nella traduzione degli stessi in azione di massa. Tutti i problemi dei lavoratori devono quindi essere guardati in relazione alla progressiva azione autonoma delle masse.

È sbagliato dire che lo spirito non battagliero dei partiti politici è dovuto ai cattivi propositi o al riformismo dei capi. I partiti politici sono impotenti. Essi non faranno nulla, perché non possono fare nulla. Il capitalismo, a causa della sua debolezza economica, si è organizzato per la repressione e il terrore ed è al momento politicamente molto forte, perché costretto a esercitare ogni suo sforzo per l'autoconservazione. L'accumulazione di capitale, esorbitante in ogni parte del mondo, ha ridotto i margini di profitto - un fatto che, nelle politiche estere, si manifesta attraverso le contraddizioni tra nazioni, e in quelle interne, attraverso la "svalutazione", la concomitante espropriazione parziale delle classi medie e l'abbassamento del livello di sussistenza dei lavoratori; in generale la centralizzazione del potere di grandi aziende capitalistiche nelle mani dello Stato. Contro questo potere centralizzato i piccoli movimenti sono impotenti.

Solo le masse possono combattere perché solo esse possono distruggere il potere dello stato e diventare una forza politica. Per questo motivo la lotta basata sulle organizzazioni corporative diventa oggettivamente obsoleta e deve essere sostituita da grandi movimenti di massa, svincolati dai freni di tali organizzazioni.

Tale è la nuova situazione che i lavoratori hanno di fronte. Ma da essa scaturisce una debolezza reale. Dal momento che i vecchi metodi di lotta per via elettorale e di circoscritte attività sindacali è diventato abbastanza inutile, si è spontaneamente sviluppato un nuovo metodo, è vero, ma tale metodo non è stato ancora applicato coscientemente, e quindi non efficacemente. Le masse, quando i loro partiti e i sindacati sono impotenti, cominciano immediatamente a manifestare la loro militanza attraverso scioperi selvaggi. 

1936-lavoratori-francesi-in-sciopero.jpg In America, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Polonia – si sviluppano scioperi selvaggi, e attraverso di loro le masse danno ampia prova che le loro vecchie organizzazioni non sono più in adatte alla lotta. Gli scioperi selvaggi non sono, tuttavia, disorganizzati, come parrebbe suggerire il nome. Sono denunciati come tali dai burocrati sindacali, perché sono scioperi fatti al di fuori delle organizzazioni ufficiali. Sono gli scioperanti stessi a organizzare lo sciopero, perché è una vecchia verità che i lavoratori possono lottare e vincere solo in quanto massa organizzata. Essi formano picchetti, provvedono a espellere i crumiri, a organizzare il sostegno agli scioperanti, creano relazioni con altre aziende. In una parola, essi si assumono la guida del loro sciopero, e lo organizzano su base di fabbrica.

È in questi stessi movimenti che gli scioperanti conseguono la loro unità di lotta. È in tali casi che prendono il loro destino nelle proprie mani e unificano "il potere legislativo ed esecutivo", eliminando i sindacati e i partiti, come mostrato da diversi scioperi in Belgio e Olanda.

Ma l'azione di classe indipendente è ancora debole. Che gli scioperanti chiedano ai sindacati di unirsi a loro, invece di continuare la loro azione autonoma verso l'allargamento del loro movimento, è un indizio che, nelle attuali condizioni, tale movimento non può crescere ulteriormente, e per questo motivo non può ancora diventare una forza politica in grado di combattere il grande capitale. Ma è un inizio.

Fontseré , 02 Di tanto in tanto, però, la lotta indipendente fa un grande balzo in avanti, come con gli scioperi dei minatori asturiani nel 1934, dei minatori belgi nel 1935, gli scioperi in Francia, Belgio e America nel 1936, e la rivoluzione catalana nel 1936. Queste sollevazioni sono la prova che una nuova forza sociale si sta imponendo tra i lavoratori, sta sorgendo la loro leadership, sta assoggettando le istituzioni sociali alle masse ed è già in marcia.Gli scioperi non sono più semplici interruzioni del processo di formazione dei profitti o semplici perturbazioni economiche. Lo sciopero indipendente ha la sua forza e importanza nell'azione dei lavoratori come classe organizzata. Il proletariato crea gli organi che regolano la produzione, la distribuzione, e tutte le altre funzioni della vita sociale attraverso un sistema di comitati di fabbrica e di consigli dei lavoratori che si estende su vaste aree. In altre parole, l'apparato amministrativo civile è privato di ogni potere, e si stabilisce la dittatura del proletariato. Così, l'organizzazione di classe nella vera e propria lotta per il potere è al tempo stesso l'organizzazione, il controllo e la gestione delle forze produttive dell'intera società. È il fondamento dell'associazione dei produttori e dei consumatori liberi ed eguali.

Questo, quindi, è il pericolo che il movimento di classe indipendente arreca alla società capitalistica. Scioperi selvaggi, anche se apparentemente di poca importanza, sia su piccola che grande scala, sono il comunismo embrionale. 

Un piccolo sciopero selvaggio, diretto com'è da lavoratori e nell'interesse dei lavoratori, mostra su piccola scala la natura del potere proletario futuro.

Un raggruppamento di militanti deve essere messo in moto dalla consapevolezza che le condizioni di lotta rendono necessario unire nelle mani degli operai il "potere legislativo ed esecutivo". Essi non si devono compromettere in questa situazione: tutto il potere ai comitati di azione e ai consigli dei lavoratori. Questo è il fronte di classe. Questa è la strada verso il comunismo. Il compito dei militanti è rendere i lavoratori coscienti dell'unità tra forme organizzative di lotta, dittatura di classe, e struttura economica del comunismo, con l'abolizione del lavoro salariato.

I militanti che si fanno chiamare "avanguardia" hanno oggi lo stesso punto debole che caratterizza in questo momento le masse. Essi credono ancora che i sindacati o questo o quel partito devono dirigere la lotta di classe, anche se con metodi rivoluzionari. Ma se è vero che si stanno approssimando lotte decisive, non è sufficiente affermare che i dirigenti sindacali sono dei traditori. 

È necessario, in particolare oggi, formulare un piano per la composizione del fronte di classe e la definizione delle sue forme organizzative. A tal fine deve essere assolutamente combattuto, il controllo da parte dei partiti e dei sindacati. Questo è il punto cruciale nella lotta per il potere.

 

NOTE

 

[1] AFL. American Federation of Labor, era la maggiore organizzazione sindacale americana nella prima metà del secolo scorso, un accomodante raggruppamento di sindacati di mestiere, contrario all'immigrazione di lavoratori stranieri.

 

LINK al testo originario:

Masse & Avanguardie

Di Ario Libert - Pubblicato in : Marxismo libertario - Community : La Tradizione Libertaria
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 5 april 2013 5 05 /04 /Apr /2013 20:00

La collettività agrourbana Valemás: un tentativo di autogestione libertaria e di "secessione" dal capitale

Colectividad-Valemas2

Nella regione spagnola delle Asturie, dal novembre 2012, esiste una comunità autogestita agrourbana: la Colectividad Valemás, all’interno della quale una trentina circa di compagni libertari (militanti o simpatizzanti della CNT asturiana) sta cercando di sperimentare e sviluppare delle pratiche di “secessione” (di autonomizzazione) dai meccanismi economici capitalisti.

Sulla scia della tradizione rurale iberica del Concejo abierto (antica forma di autogoverno su base municipale) e, soprattutto, della grande esperienza di massa delle collettività anarchiche del 1936-’38, i compagni asturiani tentano di autoprodurre il necessario in legami comunitari orizzontali e antiautoritari, combattendo così sia la disoccupazione e la precarietà, sia il monopolo agroalimentare e le separazioni sociali tra i vari ambiti del vivere.

Ripartendo dunque da un’autoproduzione su piccola scala, e mirando tuttavia alla più completa autosufficienza, la Colectividad Valemás si propone l’occupazione di terreni di proprietà pubblica, una messa in comune dei beni e dei servizi collettivi, l’abbandono della moneta, nonché modalità di scambio multireciproco fondate sulla gratuità, la condivisione e il baratto – anche con altre realtà omologhe.

Sui processi che hanno subordinato l'ambiente rurale spagnolo alla feroce valorizzazione capitalista degli ultimi cent'anni, si consiglia l'ottimo saggio: L'anti-machinisme rural et la mécanisation de l'agriculture sous le franquisme (1936-1970), in: Les amis de Ludd [Los Amigo de Ludd], Bulletin d’information anti-industriel – II, Éditions la Lenteur, Paris 2009, pp. 95-138. ]

I compagni della Valemás mi hanno inviato via mail un volantino di presentazione del progetto, la cui traduzione trovate qui di seguito. Un altro testo in italiano sull’esperienza asturiana è consultabile sul sito nexus Co.

Tornerò senz’altro sull’argomento non appena avrò delle buone nuove. Trovo particolarmente interessante (e stimolante) poter seguire la costruzione e lo sviluppo di progetti simili, che vanno abbastanza chiaramente nella direzione di una immediata sperimentazione della comunicazione anarchica.

 

Ciao!

Siamo la Colectividad Valemás, e ci piacerebbe condividere con te una modesta proposta, che può interessarti personalmente o che puoi trasmettere ad altri.
Il nostro obiettivo è mettere in comune le nostre risorse cercando di coordinarle per soddisfare le nostre necessità in modo autogestionario.
Ci muove il sincero intento di recuperare i sentimenti comunitari e un’identità collettiva.
La Colectividad Valemás si definisce agrourbana perché, nel bene come nel male, i confini tra campi e città ci sembrano solo sociali e spazialmente molto diffusi (per cui è possibile incontrare cittadini che coltivano orti e contadini impiegati in città). Alcuni di noi, per esempio, vivono nell’ambiente rurale, facendo affidamento su piccole fattorie, orti, allevamento minore e altre risorse della terra (anche di natura sporadica).

Il modo di funzionamento della Valemás non si differenzia molto da tutti quei gruppi i cui membri intendono praticare di fatto il mutuo appoggio.

In primo luogo, abbiamo posto in comune (in modo permanente e continuo) le risorse che siamo disposti a condividere: tanto gli “attivi” (merci e prodotti, professioni e mestieri, saperi ed esperienze, ecc.), quanto i “passivi”, ossia i nostri bisogni ed esigenze personali. In secondo luogo, valorizziamo le nostre risorse in base alla loro abbondanza e alla domanda interna alla comunità, in conformità al criterio generale di soddisfare (prima di ogni altra cosa) le necessità di base, e in modo così da raggiungere una minima sovranità alimentare, educativa, sanitaria e assistenziale. Il sistema di valorizzazione è molto semplice : una sorta di regola del tre composto che, riassunta in una formula, potrebbe essere enunciata più o meno così:

[valore collettivo (di una risorsa) = n° dei collettivisti x quantità della risorsa ± domanda effettiva : 10]

Il non impiegare nessun modello di scambio monetario è una semplice opzione collettiva. Risponde alla nostra cosciente e deliberata intenzione di allontanarci il più possibile dall’economicismo mercantile imperante, i cui valori (come ad es.: la brama di profitto) abbiamo già fin troppo interiorizzato per non pensare che debbano smettere di condizionare i nostri comportamenti individuali. Infine, in terzo luogo, cerchiamo di coordinare gli sforzi (in modo continuo e permanente) di chiunque viva, o sia disposto a vivere-viversi, nella reciprocità e nella solidarietà responsabili. Ci piacerebbe integrare in una rete (o, per usare un termine del passato, in una confederazione) tutti le individualità e i gruppi che nelle Asturie già praticano in qualsiasi misura il baratto o lo scambio multireciproco. E per far ciò – allergici come siamo a creare strutture organizzative troppo grandi o gerarchizzate, le cui esigenze non corrispondano direttamente a quelle dei loro membri -, proponiamo un metodo semplicissimo: condividere gli elenchi degli associati. Vale a dire: mettere in comune le nostre risorse e le nostre esigenze, incrociare i dati delle persone disposte a incontrarsi e a condividere, facendo sì che dalla dinamica di questa socializzazione nasca una comunità che si identifichi in se stessa come tale, al di là della forma concreta di organizzazione e di funzionamento di ogni gruppo. L’idea è che ogni collettivo, o cooperativa, o associazione, funzioni nelle Asturie come se fosse un singolo che si rapporta ad altri, fornendo come risorsa “attiva” le offerte e le necessità dei suoi membri, e come risorsa “passiva”, le attività e le azioni che decida d’intraprendere in quanto gruppo.

Tutto questo spiegato molto in sintesi e con l’augurio che la nostra proposta possa interessarti. Allegato a questo volantino di presentazione un documento che dettaglia le risorse della Valemás [mancante nella presente versione italiana; NdT]. Un cordiale saluto, e per ogni comunicazione: colectividadvalemas@gmail.com

[Traduz. di Carmine Mangone]

 LINK al testo originale

Di Ario Libert - Pubblicato in : Movimenti libertari - Community : La Tradizione Libertaria
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
 
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati