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11 maggio 2013 6 11 /05 /maggio /2013 05:00

La purga finale dei makhnovisti 1937-1938

makhnovMonumento a Nestor Makhno nella sua città natale di Guliai Polé

 

di Nick Heath

 

Una breve esposizione della repressione che si abbatté su degli anziani membri del movimento makhnovista nel 1937-38. Gli anni 1937-38 furono un periodo terribile in unione sovietica. Stalin attaccò i nemici che egli individuava all'interno del partito Comunista, assassinando quelli organizzati all'interno dell'Opposizione Trotskista così come numerosi vecchi bolscevichi come Bucharin, Kamenev et Zinoviev.

Così i membri sopravvissuti del movimento makhnovista e anarchico non sfuggirono al massacro. Praticamente tutti i membri che non erano stati assassinati durante gli anni 1918-1922 furono arrestati e giustiziati. Uno dei primi makhnovisti ad essere arrestato fu il più vicino collaboratore di Nestor Makhno, Ivan Lepetchenko, assassinato a Mariupol il 20 ottobre 1920. Suo fratello Pavel, anch'egli anarchico-comunista, sembra essere stato ucciso nello stesso momento.

I fratelli Zadov, Lev e Daniilo, furono assassinati nel settembre del 1938 e Victor Belash morì lo stesso anno. Tra gli altri makhovisti che furono assassinati, vi fu Grigory Seregin (1884 - 1938) nato in una famiglia contadina a Kaluga e che aveva lavorato come montatore a Guliai Polé. Era stato un anarchico comunista sin dal 1906. Dal 1917 era stato membro di un comitato di fabbrica e fu attivo all'interno dei sindacati dei metallurgici. Dalla seconda metà del 1917 sino ad aprile 1918, presiedette le comunità industriali di Guliai Polé, il consiglio di approvvigionamento alimentare e fu membro dell'assemblea cantonale o zemstvo [1]. All'inizio del 1918, presiedette la sezione di approvvigionamento delle forze makhnoviste.

Fu membro del movimento makhovista a partire dall'agosto del 1918 e ebbe funzione di segretario durante il secondo Congresso del Distretto di Guliai Polé (dal 12 al 18 febbraio del 1919). Nel marzo del 1919 fu nominato capo aggiunto dell'Approviggionamento della brigada di Makhno. Al Congresso Generale dell'Esercito il primo settembre del 1919, fu eletto membro dello Stato Maggiore dei makhovisti, diventando un ispettore e più tardi il responsabile del rifornimento alimentare che egli diresse sino all'estate del 1921. Il 28 agosto 1921, con un distaccamento di Makhno, passò in Romania. Nel 1924, approfittò dell'amnistia offerta dal regime sovietico e ritornò in Ucraina. Nel 1930, lavorò come montatore ad Aleksandrovsk. Fu assassinato nel 1938.


A Guliai Polé, nel febbraio-marzo del 1938, il NKVD locale arrestò 40 persone. Si trattava di:

 

Klim A. Deniega; Efim Yakolevich Gorpinich; Gavril Danilovich Gorpinich; Roman Tikhonovich Gorpinich; Ivan Braca; Fedot Braca; David I. Braca; Grigory Ivanovich e Nikita Kuzmich Lyutyi (probabilmente entrambi in relazione con il celebre makhnovista Isidor Lyutyi); Titus Porfirievich Sapyn; Ivan Nepodya; Gerasim Vasilievich Shamray; Kuzma Timofeyevich Senenko; Yakov Pedorya; Pavel Trofimovich Martynenko; Petr S. Tishchenko; Avksenty Yemelianovich Kostoglot; Akim Efimovich Rybalchenko; Ivan Dmitrievich Pidrepny; Anton A. Tarasenko; Vasili Denisovich Lysenko; Petr G. Zabłocki; Ivan Tikhonovich Kirichenko; Alexander Franzevich Skomsky; Anton Kuzmich Ostapenko; Ivan Vovchenko; Ivan Denisovich Vovk; Alexander Stepanovich Roskaryaka; Ivan Zhovnirenko; Sergei Maximovich Hohotva (probabilmente in relazione con un altro dirigente makhnovista Pavel Hohotva); Timotei Eliseevich Pripihaylo; Iakov Artemyevitch Claus; Savelij P. Bykovskii; Nikolai Fedorovich Zhovnirenko; Dimitri Lukic Verbitsky; Luca Gavrilovich Filenko, Titus A. Podgorny; Panagia Vasili Kravchuk; Stepan Mikhailovich Ovdienko (Avdiyenko), e Nikifor Timofeyevich Sprinky (Sirenek).


Tutti gli arrestati furono accusati "di essere implicati nel Reggimento Makhnovista Militare di Giliai Polé i cui scopi sono la lotta armata e la rivolta contro il Potere Sovietico, e in qualità di membri del regimento makhnoviste contro-rivoluzionario insorto. Essi hanno condotto delle attività contro-rivoluzionarie tra la popolazione destinate a turbare le attività del Partito e delle autorità sovietiche, affermando che il sistema delle fattorie collettive non era vantaggioso, accusando il potere sovietico ed il Partito di tutte le manire contro-rivoluzionarie possibili, calunniando i suoi dirigenti, preparandosi attivamente a commettere degli atti di sabotaggio nei settori vulnerabili dello Stato e delle fattorie collettive e a commettere degli atti di sabotaggio nei settori vulnerabili dello Stato e delle fattorie collettive ed a commettere degli atti terroristici contro i beni di comunisti e di komsomol (membri della Gioventù Comunista) nel villaggio". Tutto ciò in base agli articoli 54-11, 54-10, 19, 54-8, 54-7 della legge sovietica. Skomsky, inoltre, fu accusato di essere "sino al giorno del suo arresto un agente dei servizi di spionaggio rumeno".

Per questi crimini la troika del NVKD [2] della regione di Dnipropetrovs’k condannò a morte gli accusati il 1° aprile 1938. La sentenza fu eseguita a Dnipropetrovs’k il 23 aprile 1938 (28 persone), il 25 aprile (9 persone), il 9 maggio (2 persone) e il 7 luglio (una persona). Più tardi tutte queste vittime furono riabilitate nel 1959. Per simili accuse, 2 dirigenti makhnovisti, Ivan Chuchko e Nazar Zuychenko furono assassinati a Dnipropetrovs’k rispettivamente il 26 aprile ed il 7 luglio 1938.

Imputati anch'essi di simili accuse dal NKVD di Dnipropetrovs’k, ed in quanto dirigenti del "reggimento", vi erano Vasili Mikhailovich Sharovsky et Vlas Korneyevich Sharovsky. Vasili nacque il 24 dicembre 1891 a Guliai Polé. Era il figlio del soldato Mikhail Lukyanov Sharovsky e di sua moglie Maria Radionova, entrambi ortodossi. Prestò servizio nell'esercito russo durante la prima Guerra Mondiale come ufficiale. Simpatizzava con i Socialrivoluzionari, senza che sia mai diventato membro del partito, gravitando in seguito verso l'anarco-comunismo. Nel 1917, era responsabile di una batteria di artiglieria della Guardia Nera a Guliai Polé. Da gennaio a giugno 1919, fu capo dell'artiglieria della III brigada makhnovista di Zadneprovsky. Da settembre a dicembre fu capo aggiunto dell'artiglieria dei makhnovisti, fungente da Comandante d'artiglieria. Vlas nacque anche lui a Guliai Polé nel 1886. Fu maresciallo nell'artiglieria makhovista e noto per la sua bravura. Benché vi siano numerosi riferimenti, compresa la testimonianza do Belash al NKVD, che sosteneva che i due Sharovsky erano fratelli, ciò non era il caso come indicano i loro patronimi. Belash dice che Vlas lavorava in una fabbrica della regione di Dniproropetrovs'k nel 1930 stabilendovi una rete makhovista clandestina. Fu più tardi raggiunto e aiutato da Vasili. Quest'ultimo sembra essere stato molto ben istruito, lavorando come insegnante nella regione di Kiev, applicandosi a diventare candidato allo statuto di membro candidato all'ingresso nel Partito Comunista, mentre si impegnava ad attività makhnoviste clandestine! Divenne anche membro del consiglio comunale del villaggio di Guliai Polé ed amministratore di una scuola. Vasili e Vlas furono probabilmente in relazione con tre altri Sharovskys, tutti fratelli, menzionati come degli anarchici di Guliai Polé nelle memorie di Makhno, Poitr, Grigori e Prokop. Un altro makhnovista degno di nota, Konstantin Chuprina, fu anche incolpato di queste accuse e assassinato.

Assassinati anch'essi nel 1938, furono Ignat Fedorovich Bobrakov (nato nel 1893). Era un operaio simpatizzante anarchico che si unì al movimento makhnovista nell'agosto del 1918. Durante l'autunno e l'inverno del 1919 era responsabile dell'approvigionamento dell'artiglieria makhovista. Con il ritorno dei bolscevichi in Ucraina nel gennaio del 1920, abbandonò il movimento. Durante gli anni 30 lavorò come direttore allal fabbrica "Rivoluzione d'ottobre" ad Odessa. Fu arrestato verso la fine del 1937 ed assassinato l'anno seguente.

Nella vicina regione di Zaporozhye alla fattoria di Zelyoniy Gai, 22 altri ex-makhnovisti furono arrestati dalla NKVD. Sette di loro, includenti un altro artigliere makhnovista, il Commandante aggiunto dell'artiglieria, Dimitriy Ivanovich Sipliviy, furono condannati a morte e fucilati. Sipliviy era originario di una famiglia di contadini medi da parte di Grigorevka Pologovsky. Dal 1919, era membro del gruppo anarchico di Guliai Polé e fu Commandante aggiunto nell'artiglieria makhnovista.

 

Nick Heath

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE

[1] Zemstvo. Gli zemstvo sono delle assemblee, elette a suffragio censitario, creati in origine dal regime zarista, per prendere in carica diversi incarichi amministrativi, lavori di infrastryttura e servizi pubblici di base nelle campagne. Esse avevano due livelli, un livello "cantonale" ("uyezd") e un livello "provinciale", l'assemblea provinciale era formata da delegati dei cantoni. Queste assemblee erano dominate dai proprietari terrieri e i notabili. Nel 1917, esse furono democratizzate prima di essere abolite dal nuovo regime bolscevico.

 [2] Troika del NKVD. La parola troika designa una direzione a tre membri e la sigla NKVD la polizia politica segreta del regime "sovietico" di quell'epoca, che prima era chiamata CeKa, sostituita nel 1922 da GPU trasformata infine nel 1934 in NKVD.

 

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La purge finale del makhnovistes 1937-1938

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4 maggio 2013 6 04 /05 /maggio /2013 05:00

La rivoluzione non è affare di partito!

otto-ruhle 

di Otto Rühle

 

I

 

Il parlamentarismo si afferma insieme al dominio della borghesia ed é con esso che nascono i partiti politici [1]. La borghesia trova nei parlamenti l’arena dei suoi primi conflitti con la corona e con la nobiltà. Essa si organizza politicamente per conferire alla legislazione una forma corrispondente alle esigenze del capitalismo. Il capitalismo, d’altronde, non possiede un carattere omogeneo: i diversi strati sociali e gruppi d’interesse, in cui si suddivide la borghesia, fanno valere ciascuno le proprie differenti rivendicazioni. È per farsi portavoce di tali rivendicazioni che sorgono i partiti politici, e che inviano i propri rappresentanti in parlamento. Quest’ultimo diventa quindi il luogo di tutte le lotte per il potere politico ed economico (in un primo momento solo sul piano legislativo, ma in seguito, sempre nel quadro del sistema parlamentare, anche su quello del controllo del potere esecutivo).

parlamento-inglese.jpg

D’altra parte le lotte parlamentari, così come quelle tra i partiti, non sono che schermaglie verbali: programmi, polemiche giornalistiche, manifesti, relazioni per le riunioni, risoluzioni, discorsi parlamentari, decisioni - nient’altro che parole. L’attività parlamentare, sempre di più col passare del tempo, degenera  in chiacchiera da salotto. Ma fin dall’inizio i partiti non sono che banali macchine preposte alla gestione delle elezioni. Non è un caso se, originariamente, essi venivano chiamati "unioni elettorali" [2].

Borghesia, parlamento e partiti politici si condizionano e si implicano reciprocamente in modo necessario. Nessuno di questi elementi è concepibile senza gli altri. Essi definiscono la fisionomia politica dell’epoca borghese-capitalista.

 

II

 

La rivoluzione del 1848 fu soppressa sul nascere. Ma la repubblica democratica, ideale dell’epoca borghese, venne comunque eretta. La borghesia, impotente e molle per natura, non fornì alcun contributo significativo e non mostrò alcuna volontà di realizzare il suo ideale attraverso la lotta. Essa ammainò la propria bandiera dinnanzi alla corona e alla nobiltà, si accontentò del diritto di sfruttare economicamente le masse e ridusse il parlamentarismo a una parodia. Ne derivò dunque, per la classe operaia, il dovere di inviare i propri rappresentanti in parlamento. Questi ripresero le rivendicazioni democratiche dalle mani perfide della borghesia, le propagandarono con energia e cercarono di inscriverle nella legislazione dello stato.


1848-rivoluzione-Parigi.jpgPhilippoteaux, Lamartine davanti al municipio di Parigi il 25 febbraio 1848 rifiuta la bandiera rossa

La socialdemocrazia si dà, in funzione di questo obiettivo, un programma democratico minimo: un insieme di rivendicazioni pratiche, adeguate alle condizioni dell’epoca borghese. La sua azione parlamentare è interamente dominata da questo programma, cioè dalla preoccupazione di ottenere, anche per la classe operaia e per la sua azione politica, i vantaggi di uno spazio di manovra legale, costruendo e  portando a compimento la democrazia formale borghese-liberale.


Liebknecht KarlAllorché Wilhelm Liebknecht [3] propose una tattica astensionista, egli dimostrava di non comprendere la situazione storica. Se la socialdemocrazia intendeva essere efficace in quanto partito politico, essa non poteva rimanere fuori dal parlamento. Non vi erano altre possibilità di agire e di farsi valere politicamente. Quando i sindacalisti si  svincolarono dal parlamentarismo e iniziarono a predicare l’antiparlamentarismo, facevano onore al proprio giudizio sulla vanità e la corruzione crescente della  pratica parlamentare. Ma, nella pratica, esigevano dalla socialdemocrazia qualche cosa di impossibile, che andava contro la necessità storica e implicava che la socialdemocrazia rinunciasse alla propria stessa essenza. Essa, ovviamente, non poteva fare proprio questo punto di vista. Essendo un partito politico non poteva che scegliere di stare in parlamento.

 

III

1932-kpd.jpg

Il KPD, a sua volta, è diventato un partito politico. Un partito in senso storico, esattamente come i partiti borghesi, l’SPD e l’USPD [4]. Sono soltanto i capi ad avere diritto di parola. Essi parlano, promettono, seducono, comandano.  Le masse, quando ci sono, si trovano davanti al fatto compiuto. Devono serrare i ranghi e marciare al passo. Devono credere, tacere, pagare. Devono obbedire agli ordini. E soprattutto devono votare! I loro capi vogliono entrare in parlamento e quindi devono essere eletti. Dopodiché, mentre le masse si mantengono in uno stato di sottomissione muta e di passività devota, i capi si occupano di “alta politica” in parlamento. La dirigenza del KPD mente, quando afferma di volere entrare in parlamento soltanto per distruggerlo. Mente, quando afferma che non vuole svolgere, all’interno del parlamento, alcun lavoro positivo [5]. Non distruggerà il parlamento, perché non vuole e non può. Svolgerà un “lavoro positivo”, lo vuole e vi è costretta: è di questo che vive! Il KPD è diventato un partito parlamentare come gli altri. Un partito del compromesso, dell'opportunismo, della critica costruttiva e della giusta oratoria. Un partito che non è più rivoluzionario.

 

IV

 

Scheidem-Philipp.jpgGuardateli! Entrano in parlamento, riconoscono i sindacati, si inchinano davanti alla costituzione democratica [6], si riconciliano col potere dominante. Si collocano  sul terreno dei rapporti di forza reali e prendono parte all'opera di restaurazione nazionale e capitalista. Quale sarebbe la differenza rispetto all’USPD? Il KPD critica anziché negare, fa opposizione anziché fare la rivoluzione, contratta invece di agire. Insomma, chiacchiera piuttosto che lottare. Esso cessa di essere un'organizzazione rivoluzionaria e diventa un partito socialdemocratico. Non si distingue dagli Scheidemann e dai Däumig [7] che per una questione di sfumature. Non rappresenta che un'evoluzione dell’USPD. Come quest’ultimo, diventerà ben presto un partito di governo, e questo segnerà la sua fine!

 

V

 

Alle masse resta una consolazione: un’opposizione esiste ancora! Questa opposizione non si candida per un posto nel campo della controrivoluzione. Essa si è raccolta  in una organizzazione politica.

Questo passaggio era necessario?

Gli elementi politicamente più maturi, più determinati e più attivi da un punto di vista rivoluzionario, hanno il dovere di formare la falange della rivoluzione. Essi non potevano compiere questo dovere se non in quanto falange, ovvero in quanto formazione chiusa. Essi sono l'élite del proletariato rivoluzionario. In virtù del loro carattere chiuso, essi acquistano maggiore forza e profondità di giudizio. Essi si manifestano come avanguardia del proletariato, come volontà d’azione di fronte a individui esitanti e confusi. Nel momento decisivo essi costituiscono il centro di gravità di ogni attività.

Essi sono un'organizzazione politica. Ma non un partito politico! Non un partito nel senso tradizionale. La sigla KAPD rappresenta l’ultima vestigia esteriore - che presto diventerà superflua - di una tradizione, che sfortunatamente un colpo di spugna non può cancellare da un'ideologia di massa, ieri ancora vivente ma oggi ormai sorpassata. Ma anche quest'ultima traccia sarà cancellata. L'organizzazione delle prime linee della rivoluzione non può essere un partito tradizionale, pena la morte; pena la sorte in cui si è andato ad arenarsi il KPD.

Non è più tempo di fondare partiti, perché non è più tempo di partiti politici in generale. Il KPD è stato l'ultimo partito. La sua bancarotta è stata la più sprovvista di dignità e di gloria […].


VI

La rivoluzione non è affare di partito. I tre partiti socialdemocratici [8] hanno la presunzione di considerare la rivoluzione come un loro proprio campo esclusivo e di proclamare che la vittoria rivoluzionaria è il loro fine in quanto partiti.

La rivoluzione è questione – politica ed economica - che riguarda la totalità della classe proletaria. Soltanto il proletariato in quanto classe può condurre la rivoluzione alla vittoria. Tutto il resto è superstizione, demagogia, ciarlataneria politica.

Si tratta di concepire il proletariato in quanto classe e di innescare la sua attività in funzione della lotta rivoluzionaria. Sulla base e dentro al quadro più ampi. Perciò tutti i proletari pronti alla lotta rivoluzionaria, senza riguardo alla loro provenienza o alla base sulla quale sono stati reclutati, devono riunirsi nei luoghi di lavoro in organizzazioni rivoluzionarie di impresa, a loro volta riunite nel quadro dell’Unione Generale dei Lavoratori [AAU].

L'AAU non è un miscuglio indistinto, né una formazione fortuita. Essa è il raggruppamento di tutti gli elementi proletari pronti a un'attività rivoluzionaria, che si schierano a favore della lotta di classe, del sistema dei consigli e della dittatura del proletariato. È l'armata rivoluzionaria del proletariato.

L’AAU affonda le proprie radici nelle singole imprese, si articola secondo i diversi rami d’industria, dal basso verso l’alto, in forma federata alla base e organizzata secondo il sistema degli uomini di fiducia rivoluzionari al vertice. La sua  spinta procede dal basso verso l’alto, a partire dalle masse operaie. Si eleva in conformità con esse. Essa è la carne e il sangue del proletariato. La forza che la spinge è l’azione delle masse; la sua anima è il soffio ardente della rivoluzione.

Essa non è una creazione di capi, non è una costruzione sottilmente congegnata. Non è un partito politico fatto di bonzi stipendiati e dedito alla chiacchiera parlamentare. E non è nemmeno un sindacato. Essa è il proletariato rivoluzionario.

 

VII

Cosa intende dunque fare il KAPD? Creare delle organizzazioni rivoluzionarie d’impresa, estendere l’Unione Generale dei Lavoratori. In ogni impresa, in ogni ramo d’industria, esso formerà i quadri delle masse rivoluzionarie: li preparerà per l’assalto, li consoliderà e fornirà loro la forza per lo scontro decisivo, fino a quando ogni resistenza da parte del capitalismo in via di disfacimento non sarà stata vinta. Esso instillerà nelle masse in lotta la fiducia in sé stesse e nelle proprie forze, sola garanzia della vittoria (nella misura in cui questa fiducia le libererà dei capi ambiziosi e traditori.

E a partire dall’Unione Generale dei Lavoratori, prendendo avvio dalle imprese, per estendersi alle regioni economiche ed infine ad ogni paese, si cristallizzerà il movimento comunista: il nuovo “partito” comunista… che non è più un partito; ma che è – per la prima volta – comunista! Cuore e testa della rivoluzione!

 

VIII

Rappresentiamoci questo processo in forma concreta. Poniamo di avere 200 uomini in un’impresa. Parte di questi appartengono all’AAU e fanno propaganda per questa organizzazione, inizialmente senza successo. Ma la prima lotta, in occasione della quale i sindacati naturalmente cederanno, romperà i vecchi legami. Presto 100 lavoratori saranno passati all’Unione. Ci saranno tra essi, poniamo, 20 comunisti, mentre la parte restante sarà composta da militanti dell’USPD, sindacalisti e non-organizzati. Inizialmente l’USPD ispirerà la massima fiducia ai lavoratori. La sua politica dominerà la tattica delle lotte condotte all’interno dell’azienda. Tuttavia, lentamente ma inevitabilmente, la politica dell’USPD si rivelerà falsa, non rivoluzionaria. La fiducia che i lavoratori avevano riposto in questa organizzazione si attenuerà. Si affermerà invece la politica dei comunisti. I 20 comunisti diventeranno 50, poi 100 e più, e ben preso il gruppo comunista dominerà politicamente la totalità dell’impresa, determinerà la tattica dell’Unione, volgerà le lotte al fine rivoluzionario, nel micro come nel macro. La politica comunista si radicherà di impresa in impresa, di regione economica in regione economica. Essa si realizzerà, guadagnerà terreno, diventando il corpo, la testa e l’idea direttrice del movimento.

È quindi a partire da cellule di lavoratori comunisti all'interno delle imprese, a partire da frazioni comuniste della massa nelle regioni economiche, che si costituisce - attraverso l'edificazione del sistema dei Consigli - il nuovo movimento comunista.

Dunque, un “rivoluzionamento” dei sindacati, una loro “ristrutturazione”? E quanto tempo durerà questo processo? Anni? Decine d’anni? Fino al 1926, per caso? [9].

Niente di tutto questo. L’obiettivo non è quello di demolire, di annientare il colosso d’argilla delle centrali sindacali, con i suoi sette milioni di iscritti, per ricostruirlo successivamente sotto altra forma. L’obiettivo è quello di impadronirsi delle leve del comando all'interno delle imprese chiave dell'industria e del processo della produzione sociale, in quanto tali decisive per l'esito della lotta rivoluzionaria. Di impadronirsi della leva che può mandare all'aria il capitalismo in interi rami industriali e in intere regioni economiche. La risolutezza e la disponibilità all'azione di una sola organizzazione può, all'occorrenza, avere più efficacia di uno sciopero generale. È così che il David della fabbrica abbatte il Golia della burocrazia sindacale!

 

IX

Il KPD ha cessato di essere l'incarnazione del movimento comunista in Germania. Ha un bel richiamarsi rumorosamente a Marx, a Lenin, a Radek! Il KPD non forma che l'ultimo anello del fronte della controrivoluzione. Presto si collocherà, in perfetto accordo con la SPD e la USPD, nel quadro di un fronte unico volto alla formazione di un governo operaio “puramente socialista” . Le sue rassicurazioni in merito a una “opposizione leale” verso i partiti assassini che hanno tradito gli operai, non è che una tappa. Rinunciare a combattere in termini rivoluzionari gli Ebert e i Kautsky (cfr. Die Rote Fahne del 21 marzo 1920), significa già allearsi tacitamente con loro. Ebert-Kautsky-Levi rappresentano l'ultimo stadio del capitalismo morente, l'ultima “stampella politica” della borghesia tedesca. La fine. La fine degli stessi partiti, della politica, degli imbrogli, del tradimento dei capi. E un nuovo inizio per il movimento comunista: il Partito Comunista Operaio [KAPD]; le organizzazioni di fabbrica rivoluzionarie, raggruppate nell'Unione Generale dei Lavoratori; i consigli rivoluzionari; il congresso dei consigli rivoluzionari; il governo dei consigli rivoluzionari; la dittatura comunista dei consigli.

 

Otto Rühle

 

[A cura di Ario Libert]

 

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La rivoluzione non è affare di partito

 

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NOTE: 


die_aktion.jpg[1] Quando Otto Rühle scrive, nel 1920, La rivoluzione non è affare di partito, è ancora un militante del KAPD (Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands, Partito Comunista Operaio di Germania), formazione della sinistra comunista tedesca sorta in quello stesso anno da una scissione del KPD, il partito comunista ufficiale filo-bolscevico. Ciò nonostante, egli esprime già pienamente il punto di vista della “organizzazione unitaria”. Le tesi esposte in questo articolo saranno successivamente sviluppate in testi come Questioni di base sull’organizzazione e Dalla rivoluzione borghese alla rivoluzione proletariaLa rivoluzione non è affare di partito fu pubblicato, con il titolo Un nuovo partito comunista?, sulla rivista Die Aktion. Fondata a Berlino poco prima della guerra da Franz Pfemfert, Die Aktion - almeno fino a quando, nel 1926, il suo  fondatore iniziò a collaborare con i trotzkisti - pubblicò testi rappresentativi delle correnti più radicali del movimento operaio. Verso la fine del 1920, quando Rühle viene espulso dal partito, la rivista si stacca dal KAPD e diventa in pratica l’organo di stampa dell’AAU-E. [...]. Si tratta in ogni caso di un’autentica miniera d’oro, per chiunque voglia conoscere l’insieme delle posizioni della sinistra comunista tedesca.

[2] Vereine, in tedesco.

[3] Wilhelm Liebknecht (1826-1900), padre di Karl, fu uno dei fondatori della SPD. Egli aveva sostenuto, prima del 1875, contro il parere di Marx e Engels, la tattica astensionista.

[4] KPD (Kommunistische Partei Deutschlands, Partito Comunista di Germania); SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, Partito Socialdemocratico di Germania); USPD (Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania).

[5] Si pensi alla politica di “opposizione leale” dopo il putsch di Kapp e alla politica del KPD in sede parlamentare, volta a spingere il governo alla ripresa delle relazioni diplomatiche e a un’alleanza con la Russia. Si pensi inoltre alla tattica dei “governi operai” (governi di coalizione sostenuti da una maggioranza composta  dai “partiti operai”) in Sassonia e in Turingia nel 1923.

[6] Il riferimento è alla “Costituzione di Weimar”, adottata dalla Germania nel 1919.

[7] Philipp Scheidemann (1865-1939), leader dell'ala destra della socialdemocrazia tedesca e membro del gabinetto Ebert-Scheidemann, spazzato via dalla rivoluzione del novembre 1918. Ernst Däumig (1866-1922), socialdemocratico tedesco, giornalista. Uno dei fondatori del Partito socialdemocratico indipendente di Germania (USPD) e, dall'agosto 1919, suo presidente. Nel dicembre 1920, insieme alla sinistra del suo partito, entra nel Partito comunista di Germania (KPD), per tornare nel 1922 al partito socialdemocratico.

[8] La SPD, l’USPD e il KPD.

[9] Il 1926 era l’anno calcolato da Paul Lévi (1883-1930) - massimo dirigente del KPD tra il 1919 e il 1921, poi passato all’USPD - per la nuova crisi economica mondiale, soltanto in occasione della quale si sarebbe dovuta adottare, a suo dire, una tattica rivoluzionaria.

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18 aprile 2013 4 18 /04 /aprile /2013 05:00

Prefazione a Risposta a Lenin di Hermann Gorter

Herman Gorter

[GOC]


1917petrogradsoviet assemblyNel 1920, Rivoluzione russa e Leninismo erano giunti alla loro apoteosi: il successo della tattica bolscevica nella rivoluzione d'ottobre aveva abbagliato lo spirito delle élite rivoluzionarie nei paesi occidentali, che guardavano ad oriente con una fede quasi cieca. Una grande ondata rivoluzionaria scuoteva l'Europa, l'armata rossa di Tucha
čevski minacciava Varsavia, il proletariato tedesco era pronto a lanciarsi nella mischia, il proletariato italiano occupava le fabbriche, ovunque la classe operaia era in ebollizione. La speranza, la quasi certezza della vittoria rivoluzionaria illuminavano l'orizzonte dell'ideologia comunista. Fu in quest'ambiente storico, in cui lo spirito d'analisi era forzatamente indebolito dallo splendore della luce orientale, che Hermann Gorter, teorico e poeta del comunismo, si impadronì dell'arma della critica.

lenin-l'estremismo-moscaLenin diventato statista, di uno Stato che doveva in seguito diventare lo Stato della neo-borghesia russa, aveva scritto un pessimo libro: "L'estremismo, malattia infantile del comunismo". La punta di questo libello, che oggi, possiamo a buon diritto qualificare nettamente come controrivoluzionario, era diretta principalmente contro gli ultra-sinistri tedeschi, e cioè contro il Partito Comunista Operaio.

Spartakus.zerschlagt-das-Parlament.jpgQuesta élite di rivoluzionari marxisti che conservò e conserva ancora al proletariato tedesco e internazionale la tradizione rivoluzionaria dell'Unione Operaia e dello Spartakusbund, raccomandava all'interno della classe operaia di Germania una tattica, un metodo d'azione, ispirate dalle ultime esperienze della lotta di classe in occidente: raccomandava la lotta senza compromessi del proletariato contro la borghesia, il boicottaggio del parlamento e la distruzione dei sindacati così come di tutto l'apparato statale del capitalismo, opponendogli la dittatura del proletariato nell aforma dei consigli di fabbrica. Questa manifestazione ideologica originale del proletariato tedesco non si localizzava in Germania. Delle manifestazioni analoghe prendevano forma in Olanda, con i Tribunisti, in Inghilterra, con i fondatori del Partito comunista inglese, In Italia, con la frazione anti-parlamentare di Bordiga e anche con quella dell'Ordine Nuovo di Torino, che era anch'esso anti-parlamentare. Il libro di Lenin e la conseguente azione del Leninismo miravano alla distruzione di questo sviluppo ideologico, legittimato dalle esperienze della lotta di classe in Europa occidentale.

GORTER-Offener-brief-an-den-genossen-Lenin1920Edizione originale del 1920 dell'opera di Gorter Risposta al compagno Lenin.

PannekoeckNei fatti l'offensiva contro la sinistra diede dei risultati favorevoli in Italia e in Germania, dove Bordiga e Pankhurst rientrarono nei ranghi del Leninismo. I tribunisti olandesi, Gorter e Pannekoek, gli elementi del Partito Comunista Tedesco (K.A.P.D.) rimasero i soli sulla breccia dell'internazionalismo marxista. Gorter in nome del Partito Comunista Operaio [KAPD] di Germania rispose con la sua "Lettera aperta" che per sfortuna non fu ai suoi tempi posta a conoscenza di tutto il proletariato internazionale. Questa lettera è molto nota in Germania, ma il proletariato francese ne ignora ancora l'esistenza. E poiché dopo dieci anni questo documento non ha perso nulla di interessante, ed ha al contrario acquisito un valore storico e rivoluzionario ancora più grande, compiremo tutti i nostri sforzi necessari affinché sia conosciuto almeno dall'avanguardia del movimento operaio in Francia.

 

I Gruppi Operai Comunisti

 

LINK all'opera di Gorter in Lingua italiana:
Lettera a Lenin, sull'estremismo 

 

LINK al post originale:

Préface à la réponse à Lenine

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13 aprile 2013 6 13 /04 /aprile /2013 05:00

Masse & Avanguardia

living-marxism

di Paul Mattick

 


Dopo la fine della guerra mondiale, si sono verificate, con sconcertante 
rapidità, trasformazioni economiche e politiche. Le vecchie concezioni del movimento operaio sono diventate lacunose e inadeguate e le organizzazioni della classe operaia sono in uno stato confusionale. In considerazione della mutevole situazione economica e politica sembra necessaria una rivalutazione approfondita del compito della classe operaia per trovare forme di lotta e di organizzazione più utili ed efficaci.

spartachismo, assemblea operai e soldati a Berlino, novembr

Il rapporto del "partito", "organizzazione" o "avanguardia" con le masse svolge un ruolo importante nel dibattito contemporaneo della classe lavoratrice. Non è sorprendente che l'importanza e la necessità dell'avanguardia o del partito sia sopravalutata negli ambienti della classe lavoratrice, dal momento che tutta la storia e la tradizione del movimento dei lavoratori si muove in quella direzione.

Il movimento dei lavoratori oggi è il frutto di sviluppi economici e politici che trovarono la prima espressione nel cartismo in Inghilterra (1838-1848), nel successivo sviluppo dei sindacati a partire dagli anni cinquanta, e nel movimento lassalliano in Germania negli anni sessanta. I sindacati e i partiti politici si sono sviluppati negli altri paesi d'Europa e d'America parallelamente al livello di sviluppo del capitalismo.

Il rovesciamento del feudalesimo e le stesse esigenze dell'industria capitalistica richiedevano l'organizzazione del proletariato e la concessione di alcuni diritti democratici da parte dei capitalisti. Questi ultimi hanno riorganizzato la società in conformità alle loro esigenze. La struttura politica del feudalesimo è stata sostituita dal parlamentarismo capitalista. Lo stato capitalista, lo strumento per la gestione degli affari collettivi della classe capitalista, è stato istituito e adattato alle esigenze della classe emergente.

Il fastidioso proletariato, il cui appoggio contro le forze feudali era stato necessario, doveva allora essere preso in considerazione. Una volta chiamato in causa non poteva più essere del tutto rimosso come fattore politico. Ma poteva essere disciplinato. E ciò è stato fatto – in parte coscientemente, con astuzia e in parte dalle concrete dinamiche dell'economia capitalistica – in quanto la classe lavoratrice si è autoregolata e sottoposta al nuovo ordine. Ha organizzato i sindacati i cui limitati obiettivi (migliori salari e condizioni di lavoro) possono essere realizzati in una economia capitalista in espansione. Ha giocato la partita della politica capitalista all'interno dello stato capitalista (le cui pratiche e forme, sono state determinate principalmente dalle esigenze capitalistiche), ed entro questi limiti, ha ottenuto successi evidenti.

lavoro-minorileXIX-secolo.JPG

Ma in tal modo il proletariato ha adottato forme capitalistiche di organizzazione e ideologie capitaliste. I partiti dei lavoratori, come quelli dei capitalisti, sono divenuti aziende a responsabilità limitata; i bisogni elementari della classe sono stati subordinati a ragioni di opportunità politica. Gli obiettivi rivoluzionari sono stati soppiantati da mercanteggiamenti e manovre per conquistare posizioni politiche. Il partito è diventato di somma importanza; i suoi obiettivi immediati hanno soppiantato quelli della classe. Laddove le situazioni rivoluzionarie hanno messo in moto la classe, la cui tendenza è quella di lottare per la realizzazione di obiettivi rivoluzionari, i partiti dei lavoratori hanno "rappresentato" la classe operaia e sono stati a loro volta "rappresentati" da parlamentari la cui effettiva posizione in parlamento è stata quella di negoziatori all'interno di un ordine capitalistico, la cui esistenza non era più in discussione.

La subordinazione generale delle organizzazioni dei lavoratori al capitalismo ha provocato la scelta della specializzazione in attività sindacali e di partito che è simile alla gerarchia delle industrie. I manager, sovrintendenti e capireparto hanno visto come controparte i loro omologhi presidenti, organizzatori e segretari delle organizzazioni sindacali; i consigli d'amministrazione i comitati direttivi, ecc. La massa dei lavoratori organizzati, come la massa degli schiavi salariati nell'industria, ha lasciato il lavoro di direzione e di controllo ai suoi superiori.

Questa mutilazione delle iniziative dei lavoratori ha proceduto rapidamente in parallelo all'estensione dell'influenza del capitalismo. Finché la guerra mondiale ha posto fine all'ulteriore espansione pacifica e "ordinata" del capitalismo.

Le insurrezioni in Russia, Ungheria e Germania hanno determinato la rinascita dell'azione e dell'iniziativa di massa. Le necessità sociali hanno imposto l'intervento delle masse. Ma le tradizioni del vecchio movimento operaio in Europa occidentale e l'arretratezza economica dell'Europa dell'est hanno frustrato la realizzazione della missione storica della classe. L'Europa occidentale ha visto le masse sconfitte e l'ascesa del fascismo di Mussolini e Hitler, mentre l'economia arretrata della Russia ha fatto emergere il "comunismo", in cui la differenziazione tra classe e avanguardia, la specializzazione delle funzioni e l'irreggimentazione del lavoro ha raggiunto il suo punto più alto.

Il principio guida, l'idea dell'avanguardia che deve assumersi la responsabilità della rivoluzione proletaria si basa sulla concezione ante guerra del movimento operaio e non è convincente. 

I compiti del rivoluzionario e la riorganizzazione comunista della società non possono essere realizzati senza l'azione più ampia e piena delle masse stesse. Il problema è loro, come la relativa soluzione.

Il declino dell'economia capitalista, la paralisi progressiva, l'instabilità, la disoccupazione di massa, i tagli salariali e la pauperizzazione intensiva dei lavoratori: tutto ciò impone l'azione, malgrado il fascismo di Hitler e il fascismo travestito della AFL [1].

Le vecchie organizzazioni o sono state distrutte o si sono volontariamente ridotte all'impotenza. Un'azione concreta è ora possibile solo al di fuori delle vecchie organizzazioni. In Italia, Germania e Russia, i fascismi bianchi e rossi hanno già distrutto tutte le vecchie organizzazioni e posto i lavoratori direttamente di fronte al problema di trovare nuove forme di lotta. In Inghilterra, in Francia e in America le vecchie organizzazioni mantengono ancora tra i lavoratori un certo grado di illusoria credibilità, ma la loro successiva resa alle forze della reazione le sta compromettendo rapidamente.

Nella lotta di classe reale si stanno imponendo i principi di lotta indipendente, di solidarietà e di comunismo. Con questa forte tendenza verso il rafforzamento e l'azione di massa, la teoria della riaggregazione e del riallineamento delle organizzazioni militanti sembra essere superata. È vero, la riaggregazione è essenziale, ma non può essere una semplice fusione delle organizzazioni esistenti. Nelle nuove condizioni è necessaria una revisione delle forme di lotta. "Prima la chiarezza; poi l'unità".

I piccoli gruppi che riconoscono e incoraggiano i principi del movimento di massa indipendente sono molto più significativi dei gruppi di grandi dimensioni che sminuiscono il potere delle masse. Ci sono gruppi che percepiscono i difetti e le debolezze dei partiti. Spesso forniscono una solida critica dei fronti popolari e dei sindacati. Ma la loro critica è limitata. Mancano di una comprensione globale della nuova società. 

I compiti del proletariato non si esauriscono con l'espropriazione dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata. Occorre affrontare i problemi della riorganizzazione sociale e darvi una risposta. Deve essere respinto il socialismo di stato? Quale sarà il fondamento di una società senza la schiavitù del lavoro salariato? Che cosa determinerà le relazioni economiche tra le aziende? Che cosa determinerà i rapporti tra i produttori e il loro prodotto totale? Queste domande e le loro risposte sono essenziali per la comprensione delle odierne forme di lotta e di organizzazione. Diventa qui evidente il conflitto tra il principio della leadership e il principio dell'azione di massa indipendente. 

Perché una conoscenza profonda di questi problemi porta alla comprensione che per realizzare il comunismo è necessaria la più ampia, generale, attività diretta del proletariato come classe.

Di primaria importanza è l'abolizione del sistema del lavoro salariato. La volontà e gli auspici degli uomini non sono così validi da mantenere questo sistema dopo la rivoluzione, senza alla fine arrendersi alle dinamiche da esso generate (come in Russia). Non è sufficiente espropriare i mezzi di produzione e abolire la proprietà privata. È necessario abolire la condizione alla base dello sfruttamento moderno, la schiavitù salariata; e tale azione porta a successive misure di riorganizzazione che non potrebbero mai essere rivendicate senza il precedente passaggio. I gruppi che non pongono queste domande – non importa quanto altrimenti siano fondate le loro critiche – mancano degli elementi più importanti per la costruzione di una solida politica rivoluzionaria. L'abolizione del sistema del lavoro salariato, nel suo rapporto con la politica e con l'economia, dovrebbe essere attentamente studiata. 

Affronteremo qui alcune implicazioni politiche.

La prima è la questione della presa del potere da parte dei lavoratori. Deve essere evidenziato il principio del potere delle masse (non del partito o dell'avanguardia). Il comunismo non può essere introdotto o realizzato da un partito. Soltanto il proletariato nel suo insieme può farlo. Comunismo significa che i lavoratori hanno preso nelle loro mani il proprio destino; che hanno abolito il lavoro salariato; che, con la soppressione dell'apparato burocratico, hanno unificato i poteri legislativo ed esecutivo. L'unità dei lavoratori non sta nella fusione irrinunciabile di partiti o sindacati, ma nella omogeneità dei loro bisogni e nella traduzione degli stessi in azione di massa. Tutti i problemi dei lavoratori devono quindi essere guardati in relazione alla progressiva azione autonoma delle masse.

È sbagliato dire che lo spirito non battagliero dei partiti politici è dovuto ai cattivi propositi o al riformismo dei capi. I partiti politici sono impotenti. Essi non faranno nulla, perché non possono fare nulla. Il capitalismo, a causa della sua debolezza economica, si è organizzato per la repressione e il terrore ed è al momento politicamente molto forte, perché costretto a esercitare ogni suo sforzo per l'autoconservazione. L'accumulazione di capitale, esorbitante in ogni parte del mondo, ha ridotto i margini di profitto - un fatto che, nelle politiche estere, si manifesta attraverso le contraddizioni tra nazioni, e in quelle interne, attraverso la "svalutazione", la concomitante espropriazione parziale delle classi medie e l'abbassamento del livello di sussistenza dei lavoratori; in generale la centralizzazione del potere di grandi aziende capitalistiche nelle mani dello Stato. Contro questo potere centralizzato i piccoli movimenti sono impotenti.

Solo le masse possono combattere perché solo esse possono distruggere il potere dello stato e diventare una forza politica. Per questo motivo la lotta basata sulle organizzazioni corporative diventa oggettivamente obsoleta e deve essere sostituita da grandi movimenti di massa, svincolati dai freni di tali organizzazioni.

Tale è la nuova situazione che i lavoratori hanno di fronte. Ma da essa scaturisce una debolezza reale. Dal momento che i vecchi metodi di lotta per via elettorale e di circoscritte attività sindacali è diventato abbastanza inutile, si è spontaneamente sviluppato un nuovo metodo, è vero, ma tale metodo non è stato ancora applicato coscientemente, e quindi non efficacemente. Le masse, quando i loro partiti e i sindacati sono impotenti, cominciano immediatamente a manifestare la loro militanza attraverso scioperi selvaggi. 

1936-lavoratori-francesi-in-sciopero.jpgIn America, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Polonia – si sviluppano scioperi selvaggi, e attraverso di loro le masse danno ampia prova che le loro vecchie organizzazioni non sono più in adatte alla lotta. Gli scioperi selvaggi non sono, tuttavia, disorganizzati, come parrebbe suggerire il nome. Sono denunciati come tali dai burocrati sindacali, perché sono scioperi fatti al di fuori delle organizzazioni ufficiali. Sono gli scioperanti stessi a organizzare lo sciopero, perché è una vecchia verità che i lavoratori possono lottare e vincere solo in quanto massa organizzata. Essi formano picchetti, provvedono a espellere i crumiri, a organizzare il sostegno agli scioperanti, creano relazioni con altre aziende. In una parola, essi si assumono la guida del loro sciopero, e lo organizzano su base di fabbrica.

È in questi stessi movimenti che gli scioperanti conseguono la loro unità di lotta. È in tali casi che prendono il loro destino nelle proprie mani e unificano "il potere legislativo ed esecutivo", eliminando i sindacati e i partiti, come mostrato da diversi scioperi in Belgio e Olanda.

Ma l'azione di classe indipendente è ancora debole. Che gli scioperanti chiedano ai sindacati di unirsi a loro, invece di continuare la loro azione autonoma verso l'allargamento del loro movimento, è un indizio che, nelle attuali condizioni, tale movimento non può crescere ulteriormente, e per questo motivo non può ancora diventare una forza politica in grado di combattere il grande capitale. Ma è un inizio.

Fontseré , 02Di tanto in tanto, però, la lotta indipendente fa un grande balzo in avanti, come con gli scioperi dei minatori asturiani nel 1934, dei minatori belgi nel 1935, gli scioperi in Francia, Belgio e America nel 1936, e la rivoluzione catalana nel 1936. Queste sollevazioni sono la prova che una nuova forza sociale si sta imponendo tra i lavoratori, sta sorgendo la loro leadership, sta assoggettando le istituzioni sociali alle masse ed è già in marcia.Gli scioperi non sono più semplici interruzioni del processo di formazione dei profitti o semplici perturbazioni economiche. Lo sciopero indipendente ha la sua forza e importanza nell'azione dei lavoratori come classe organizzata. Il proletariato crea gli organi che regolano la produzione, la distribuzione, e tutte le altre funzioni della vita sociale attraverso un sistema di comitati di fabbrica e di consigli dei lavoratori che si estende su vaste aree. In altre parole, l'apparato amministrativo civile è privato di ogni potere, e si stabilisce la dittatura del proletariato. Così, l'organizzazione di classe nella vera e propria lotta per il potere è al tempo stesso l'organizzazione, il controllo e la gestione delle forze produttive dell'intera società. È il fondamento dell'associazione dei produttori e dei consumatori liberi ed eguali.

Questo, quindi, è il pericolo che il movimento di classe indipendente arreca alla società capitalistica. Scioperi selvaggi, anche se apparentemente di poca importanza, sia su piccola che grande scala, sono il comunismo embrionale. 

Un piccolo sciopero selvaggio, diretto com'è da lavoratori e nell'interesse dei lavoratori, mostra su piccola scala la natura del potere proletario futuro.

Un raggruppamento di militanti deve essere messo in moto dalla consapevolezza che le condizioni di lotta rendono necessario unire nelle mani degli operai il "potere legislativo ed esecutivo". Essi non si devono compromettere in questa situazione: tutto il potere ai comitati di azione e ai consigli dei lavoratori. Questo è il fronte di classe. Questa è la strada verso il comunismo. Il compito dei militanti è rendere i lavoratori coscienti dell'unità tra forme organizzative di lotta, dittatura di classe, e struttura economica del comunismo, con l'abolizione del lavoro salariato.

I militanti che si fanno chiamare "avanguardia" hanno oggi lo stesso punto debole che caratterizza in questo momento le masse. Essi credono ancora che i sindacati o questo o quel partito devono dirigere la lotta di classe, anche se con metodi rivoluzionari. Ma se è vero che si stanno approssimando lotte decisive, non è sufficiente affermare che i dirigenti sindacali sono dei traditori. 

È necessario, in particolare oggi, formulare un piano per la composizione del fronte di classe e la definizione delle sue forme organizzative. A tal fine deve essere assolutamente combattuto, il controllo da parte dei partiti e dei sindacati. Questo è il punto cruciale nella lotta per il potere.

 

NOTE

 

[1] AFL. American Federation of Labor, era la maggiore organizzazione sindacale americana nella prima metà del secolo scorso, un accomodante raggruppamento di sindacati di mestiere, contrario all'immigrazione di lavoratori stranieri.

 

LINK al testo originario:

Masse & Avanguardie

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5 aprile 2013 5 05 /04 /aprile /2013 18:00

La collettività agrourbana Valemás: un tentativo di autogestione libertaria e di "secessione" dal capitale

Colectividad-Valemas2

Nella regione spagnola delle Asturie, dal novembre 2012, esiste una comunità autogestita agrourbana: la Colectividad Valemás, all’interno della quale una trentina circa di compagni libertari (militanti o simpatizzanti della CNT asturiana) sta cercando di sperimentare e sviluppare delle pratiche di “secessione” (di autonomizzazione) dai meccanismi economici capitalisti.

Sulla scia della tradizione rurale iberica del Concejo abierto (antica forma di autogoverno su base municipale) e, soprattutto, della grande esperienza di massa delle collettività anarchiche del 1936-’38, i compagni asturiani tentano di autoprodurre il necessario in legami comunitari orizzontali e antiautoritari, combattendo così sia la disoccupazione e la precarietà, sia il monopolo agroalimentare e le separazioni sociali tra i vari ambiti del vivere.

Ripartendo dunque da un’autoproduzione su piccola scala, e mirando tuttavia alla più completa autosufficienza, la Colectividad Valemás si propone l’occupazione di terreni di proprietà pubblica, una messa in comune dei beni e dei servizi collettivi, l’abbandono della moneta, nonché modalità di scambio multireciproco fondate sulla gratuità, la condivisione e il baratto – anche con altre realtà omologhe.

Sui processi che hanno subordinato l'ambiente rurale spagnolo alla feroce valorizzazione capitalista degli ultimi cent'anni, si consiglia l'ottimo saggio: L'anti-machinisme rural et la mécanisation de l'agriculture sous le franquisme (1936-1970), in: Les amis de Ludd [Los Amigo de Ludd], Bulletin d’information anti-industriel – II, Éditions la Lenteur, Paris 2009, pp. 95-138. ]

I compagni della Valemás mi hanno inviato via mail un volantino di presentazione del progetto, la cui traduzione trovate qui di seguito. Un altro testo in italiano sull’esperienza asturiana è consultabile sul sito nexus Co.

Tornerò senz’altro sull’argomento non appena avrò delle buone nuove. Trovo particolarmente interessante (e stimolante) poter seguire la costruzione e lo sviluppo di progetti simili, che vanno abbastanza chiaramente nella direzione di una immediata sperimentazione della comunicazione anarchica.

 

Ciao!

Siamo la Colectividad Valemás, e ci piacerebbe condividere con te una modesta proposta, che può interessarti personalmente o che puoi trasmettere ad altri.
Il nostro obiettivo è mettere in comune le nostre risorse cercando di coordinarle per soddisfare le nostre necessità in modo autogestionario.
Ci muove il sincero intento di recuperare i sentimenti comunitari e un’identità collettiva.
La Colectividad Valemás si definisce agrourbana perché, nel bene come nel male, i confini tra campi e città ci sembrano solo sociali e spazialmente molto diffusi (per cui è possibile incontrare cittadini che coltivano orti e contadini impiegati in città). Alcuni di noi, per esempio, vivono nell’ambiente rurale, facendo affidamento su piccole fattorie, orti, allevamento minore e altre risorse della terra (anche di natura sporadica).

Il modo di funzionamento della Valemás non si differenzia molto da tutti quei gruppi i cui membri intendono praticare di fatto il mutuo appoggio.

In primo luogo, abbiamo posto in comune (in modo permanente e continuo) le risorse che siamo disposti a condividere: tanto gli “attivi” (merci e prodotti, professioni e mestieri, saperi ed esperienze, ecc.), quanto i “passivi”, ossia i nostri bisogni ed esigenze personali. In secondo luogo, valorizziamo le nostre risorse in base alla loro abbondanza e alla domanda interna alla comunità, in conformità al criterio generale di soddisfare (prima di ogni altra cosa) le necessità di base, e in modo così da raggiungere una minima sovranità alimentare, educativa, sanitaria e assistenziale. Il sistema di valorizzazione è molto semplice : una sorta di regola del tre composto che, riassunta in una formula, potrebbe essere enunciata più o meno così:

[valore collettivo (di una risorsa) = n° dei collettivisti x quantità della risorsa ± domanda effettiva : 10]

Il non impiegare nessun modello di scambio monetario è una semplice opzione collettiva. Risponde alla nostra cosciente e deliberata intenzione di allontanarci il più possibile dall’economicismo mercantile imperante, i cui valori (come ad es.: la brama di profitto) abbiamo già fin troppo interiorizzato per non pensare che debbano smettere di condizionare i nostri comportamenti individuali. Infine, in terzo luogo, cerchiamo di coordinare gli sforzi (in modo continuo e permanente) di chiunque viva, o sia disposto a vivere-viversi, nella reciprocità e nella solidarietà responsabili. Ci piacerebbe integrare in una rete (o, per usare un termine del passato, in una confederazione) tutti le individualità e i gruppi che nelle Asturie già praticano in qualsiasi misura il baratto o lo scambio multireciproco. E per far ciò – allergici come siamo a creare strutture organizzative troppo grandi o gerarchizzate, le cui esigenze non corrispondano direttamente a quelle dei loro membri -, proponiamo un metodo semplicissimo: condividere gli elenchi degli associati. Vale a dire: mettere in comune le nostre risorse e le nostre esigenze, incrociare i dati delle persone disposte a incontrarsi e a condividere, facendo sì che dalla dinamica di questa socializzazione nasca una comunità che si identifichi in se stessa come tale, al di là della forma concreta di organizzazione e di funzionamento di ogni gruppo. L’idea è che ogni collettivo, o cooperativa, o associazione, funzioni nelle Asturie come se fosse un singolo che si rapporta ad altri, fornendo come risorsa “attiva” le offerte e le necessità dei suoi membri, e come risorsa “passiva”, le attività e le azioni che decida d’intraprendere in quanto gruppo.

Tutto questo spiegato molto in sintesi e con l’augurio che la nostra proposta possa interessarti. Allegato a questo volantino di presentazione un documento che dettaglia le risorse della Valemás [mancante nella presente versione italiana; NdT]. Un cordiale saluto, e per ogni comunicazione: colectividadvalemas@gmail.com

[Traduz. di Carmine Mangone]

 LINK al testo originale

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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 05:00

Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia

Dio--Michelangelo.jpg
 

Gli aspetti geografici dell'antropologia e della climatologia

 

zeus.jpgIl mio esame preliminare del comportamento e delle istituzioni sociali in un campione di 400 culture aborigene, del livello di sussistenza differenti intorno al pianeta, indicava che le più estremiste delle popolazioni patriste vivevano in un ambiente desertico (DeMeo 1980), benché ciò non sia un'esclusiva.

Un'analisi globale più sistematica e definitiva proveniente da 1.170 culture differenti confermò più tardi la connessione deserto-patrismo, ma dimostrò che la generalizzazione non era valida per tutte le terre semi-aride od anche i deserti iper aridi di estensione geografica limitata in cui il nutrimento e l'acqua potevano essere ottenuti compiendo un breve viaggio. Più ancora  abbiamo trovato che le regioni umide adiacenti i deserti più importanti ed i più iperaridi erano patristi di carattere, un fatto che più tardi fu spiegato con le migrazioni dimostrate delle popolazioni (DeMeo 1986, 1987).

I dati culturali utilizzati per questa analisi ulteriore erano stati presi nell'Atlante Etnografico di Murdock (1967), che non conteneva nessuna carta ed era composto esclusivamente di dati tabulari descrittivi sui popoli aborigeni viventi nelle loro regioni natali. I dati per l'America del Nord e del Sud come per l'Oceania rifletteva in una larga misura le condizioni degli indigeni pre-Europei. I dati di Murdock erano assemblati a partire da centinaia di fonti fidabili pubblicati all'incirca tra 1840 e 1960; i suoi dati erano stati esaminati in modo costruttivo da altri ricercatori e sono ampiamente utilizzati per testare una teoria della crescita culturale. Ognuna di queste 1170 culture individuali erano valutate separatamente (attraverso computer) secondo 15 diverse variabili che avvicinavano lo schema matrista-patrista dato preliminarmente [4]. Le culture esibivano un'alta percentuale di caratteristiche patriste (con un grado elevato di matrismo) ricevevano uno score debole appropriato. Delle latitudini e longitudini erano ottenute per ogni cultura ed una percentuale patrista regionale era estratta per ogni serie di 5° in 5° di latitudine e longitudine. La Figura 1, la Carta Mondiale del Comportamento, emerse da questa procedura (DeMeo 1986, Capitolo 4).

demeoA.gifFigura 1. La Carta Mondiale del Comportamento: Per il periodo all'incirca tra il 1840 ed il 1960, così come è riprodotta a partire dai dati culturali aborigeni forniti dall'Atlante Etnografico di Murdock (1967), con un'interpretazione storica minima.

 

I modelli sulla Carta mondiale del Comportamento erano corroborati indipendentemente da carte separate di ognuna delle 15 variabili utilizzate nella costruzione, e da carte di altre variabili correlate (mutilazioni genitali, deformazioni craniche del bambino, fasciatura) fornita nella discussione originale (DeMeo, 1986, capitolo 5). La Carta mondiale del Comportamento dimostra chiaramente che il patrismo non si trovava dappertutto e non era casuale nella sua distribuzione mondiale. Le culture del Vecchio Mondo erano più patriste di quelle dell'Oceania o del Nuovo Mondo. Inoltre, le zone del patrismo estremo nell'Mondo Antico si trovano in un vasto fascia estendentesi attraverso l'Africa del Nord, il Vicino Oriente e l'Asia Centrale. Il fatto che questo stesso territorio geografico racchiuda quel che oggi è il più esteso ed iperarido degli ambienti desertici che si trovano sulla Terra è del più grande significato.  

Le carte di fattori ambientali in relazione con le condizioni desertiche mostrano delle distribuzioni molto simili a quelle del patrismo estremo sulla Carta Mondiale del Comportamento. La Figura 2 è, ad esempio una carta che identifica i più iper-aridi degli ambienti desertici così come determinati dal rapporto di siccità Budyko-Lettau (Budyko 1958; Hare 1977). Questo rapporto compara il totale di energia di evaporazione disponibile in un ambiente dato con il totale della precipitazione. È un indicatore più sensibile di stress in ambienti aridi di quelli utilizzati in sistemi più standard di classificazione del clima, che inducono in errore coloro che pensano che tutti gli ambienti "desertici" siano simili per natura. Le carte identificanti altri estremi ambienti stressanti, come la variabilità più ampia di precipitazione, le temperature massime più alte mensilmente, le regioni senza vegetazione, le regioni di capacità molto debole per il trasporto, le regioni di suoli desertici e le regioni inabitate mostrano delle distribuzioni molto simili dei loro aspetti più intensi e più estesi all'interno del territorio patrista desertico estremo (DeMeo, 1986, Capitolo 2; DeMeo, 1987). Ho dato lo stesso nome Saharasia a questa espansione ampia di correlazione clima estremo e cultura.

 

demeoB.gifFigura 2: Il Rapporto di Siccità Budyko-Lettau

 

Messa in contrasto della siccità relativa delle diverse terre aride intorno al globo. I valori riflettono il rapporto  tra la precipitazione e l'energia di evaporazione; i valori 2 ricevono due volte più calore di evaporazione solare che l'umidità proveniente da precipitazione, mentre i valori 10 ne ricevono 10 volte di più.  

Gli aspetti geografici dell'archeologia e della storia  

Le distribuzioni strutturate sulla Carta Mondiale del Comportamento suggerivano che il patrismo si è sviluppato all'interno della Saharasia, forse soltanto nei periodi storici dell'antichità, dopo di che è stato trasportato verso l'esterno da popoli emigranti per raggiungere le regioni umide vicine. Il test di questa ipotesi riguardante il comportamento, le migrazioni ed il clima nei tempi antichi necessitava la creazione di una nuova base di dati composti di informazioni sulle condizioni climatiche antiche, le migrazioni delle popolazioni, i fattori sociali passati rilevanti il trattamento dei bambini, degli adolescenti e delle donne, così come le tendenze al dominio maschile, il dispotismo, la violenza sadica e la guerra. Una nuova base di dati contenenti più di 10.000 note specifiche individuali sull'epoca ed il luogo è stata sviluppata e riunita cronologicamente; ogni carta conteneva dell'informazione proveniente dalla letteratura archeologica o storica identificante degli artefatti e/o delle condizioni ecologiche per dei diti o delle regioni specifiche. Più di 100 fonti distinte autorevoli sono state consultate ed indicate per comporre questa nuova base di dati, che permetteva l'identificazione ed il raffronto delle condizioni antiche attraverso delle regioni geograficamente vicine per dei periodi di tempo simili. Le epoche ed i spazi di transizione culturale ed ecologica estesi, così come i modelli di migrazioni e di insediamento, sono stati identificati. La mia focalizzazione predominante era la Saharasia e le sue terre vicine umide Afro-Euro-Asiatiche, ma un totale significativo di dati era stato anche raccolto per l'Oceania ed il Nuovo Mondo (DeMeo 1985, Cap. 6 e 7 del 1986).

A partire dai modelli osservati in questa base di dati, ero in grado di confermare che il patrismo si è sviluppato innanzitutto ed in primo luogo in Saharasia, durante lo stesso periodo in cui il suolo subiva una transizione ecologica maggiore, passando da condizioni relativamente umide a condizioni aride, desertiche. L'evidenza di dozzine di studi archeologici e paleoclimatici indica che la cintura del grande deserto della Saharasia moderna era, antecedentemente ai 4.000-3.000 anni prima della nostra era, una savana di prateria semi forestale. Una fauna grande e piccola, come l'elefante, la giraffa, il rinoceronte e la gazzella viveva in queste praterie degli altopiani, mentre l'ippopotamo, il coccodrillo, il pesce, i serpenti e i molluschi si sviluppavano nei torrenti, fiumi e laghi. Oggi, la maggior parte di questo stesso terreno Nordafricano, Mediorientale e dell'Asia Centrale è iperarido e spesso sprovvisto di vegetazione. Alcuni di questi bacini ora asciutti della Saharasia erano allora pieni con livelli che andavano da poche decine di metri sino a centinaia di metri di profondità, mentre nei canyon e negli uadi scorrevano dei torrenti e dei fiumi.

Ma cosa ne è stato delle popolazioni che abitavano la Saharasia durante le epoche umide? L'evidenza è anch'essa chiara su questo punto: questi popoli primitivi erano pacifici, non armati, e matristi di carattere.Infatti, avevo concluso che non esiste nessuna prova chiara, innequivocabile o senza alcuna ambiguità dell'esistenza di un patrismo rilevante in qualsiasi parte della Terra anteriormente a 4.000 anni alla nostra era. Sono stati scoperti soltanto pochi esempi su scala regionale isolati nella documentazione archeologica, che sono interpretati nel contesto delle mie scoperte sulla Saharasia in un nuovo articoloUpdate on Saharasia [Aggiornamento sulla Saharasia], come cito successivamente.

Esistono tutavia delle notevoli evidenze per delle condizioni sociali matriste primitive. Queste conclusioni sono effettuate in parte a partire dalla presenza di alcuni manufatti di questi tempi più remoti, che includono: l'inumazione sensibile e accurata del defunto, indipendentemente dal sesso, con una richezza significativa relativamente uniforme; delle statue di donne sessualmente realiste; e una lavorazione artistica naturale e sensibile sulle pareti rocciose e sulle ceramiche che pongono in evidenza le donne, i bambini, la musica, la danza, gli animali e la caccia. Nei secoli successivi, alcune di queste popolazioni matriste pacifiche sono progredite tecnologicamente, ed hanno sviluppato delle territori agrari notevoli e non fortificati anche commerciali, soprattutto a Creta, nella Valle dell'Indo e nell'Asia Centrale Sovietica. L'inferenza del matrismo in questi tempi antichi è anche segnata dall'assenza di evidenze archeologica riguardanti il caos della guerra, dal sadismo e brutalità che diventa abbastanza evidente negli strati più recenti, dopo che la Saharasia divenne arida.

L'evidenza archeologica ulteriore include: delle armi da guerra, degli strati di distruzione, delle robuste fortificazioni, dei templi e delle tombe in onore a grandi sovrani, la deformazione del cranio del bambino, l'omicidio rituale delle donne nelle tombe o fosse degli uomini generalmente più attempati, i sacrifici di bambini in rituali di fondazione, fosse comuni con corpi mutilati e gettati alla rinfusa dentro di esse, stratificazioni di casta, schiavitù, gerarchia sociale estrema, la poligamia e il concubinaggio, determinati a partire dall'architettura, dalle ricchezze all'interno della tomba e da altre sistemazioni funerarie.

Lo stile artistico e il materiale del soggetto dei periodi aridi successivi cambia anch'esso valorizzando i combattimenti a cavallo, i cavalli, i carri, le battaglie ed i cammelli. Le scene di donne, di bambini e della vita corrente scompaiono. Le statue di donne naturaliste e il lavoro artistico diventano simultaneamente astratti, non realisti addirittura anche feroci, perdendo le loro qualità precedenti di gentilezza, di educazione o di erotismo; oppure spariscono del tutto sostituite dalle statue di divinità maschili o di re divini. La qualità del lavoro artistico così come gli stili architettonici decadono per quel che riguarda i siti del Vecchio Mondo durante tali epoche, seguiti negli anni successivi da motivi bellici e fallici (DeMeo 1986, Capitoli 6 e 7). Certo, non sono stato io per primo a notare l'esistenza di transizioni culturali nelle documentazioni archeologiche e storiche, oppure i potenti effetti del cambiamento ambientale sulla cultura [5]. Tuttavia, il mio lavoro fu il primo a presentare simultaneamente una visione d'insieme, ad essere dedotto sistematicamente e specifico sia nel tempo che nei siti.

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Arte sulle rocce parietali nel Nord Africa. Periodo Umido Neolitico di Cacciatori-Raccoglitori, 7000 a.C. circa. Periodo Umido Neolitico, Agricolo-pastorale, 5000 a.C. circa. Età arida del Bronzo di Guerrieri. Periodo dei Cavalli, Carri, Cammelli, 2000-500 a. C. circa.

 

Con poche speciali eccezioni, possiamo trovare la prima e più antica evidenza di queste condizioni sociali caotiche e del patrismo sulla Terra in quelle parti della Saharasia che cominciarono ad inaridirsi per prile, e cioè all'interno o molto vicine all'Arabia e all'Asia Centrale. Eccezioni speciali sono dei siti in Anatolia e nel Levante, che contengono un'evidenza un po' debole che suggerirebbe che un patrismo molto limitato deve essere esistito sin dal 5.000 avanti la nostra vera; ma questa evidenza esiste insieme ad un'altra che suggerirebbe una sotto fase anteriore arida in queste stesse regioni, con una tendenza complementare verso una migrazione e un pastoralismo nomade. Così, esse appaiono come delle eccezioni che confermano la regola: una forte desertificazione ed un trauma da carestia hanno potentemente turbato la struttura sociale matrista originaria ed hanno promosso lo sviluppo di comportamenti e di istituzioni sociali patriste; il patrismo veniva inoltre aggravato e intensificato da un abbandono della terra molto vasto, da assestamenti migratori e una competizione per le scarse risorse d'acqua.

 

La genesi del patrismo in Saharasia

 

Successivamente al 4.000-3.500 anni prima della nostra era, delle trasformazioni sociali radicali sono evidenti nella rovine di insediamenti precedentemente matriste e pacifiche lungo i fiumi nelle valli dell'Asia Centrale, in Mesopotamia e nell'Africa del Nord. In ognuno di questi casi, un'evidenza dell'accresciuta aridità e dell'abbandono di terra coincide con delle pressioni migratorie negli insediamenti dotati di presenza idrica, così come quelle delle oasi o dei fiumi esotici. L'Asia Centrale ha anche sperimentato un abbassamento nei livelli dei laghi e nei letti dei fiumi coincidenti con l'instabilità climatica e l'aridità, che stimolarono l'abbandono degli ampi bacini dei laghi o dell'irrigazione delle comunità agricole.

Delle colonizzazioni sul Nilo o il Tigri e l'Eufrate, così come nelle zone umide degli altipiani del Levante, dell'Anatolia e dell'Iran, sono state invase e conquistate da popoli che abbandonavano l'Arabia e/o l'Asia Centrale, che continuava ad inaridirsi. Nuovi stati centrali dispotici emersero successivamente. La tomba, il tempio e l'architettura di fortificazione, con l'evidenza di un omicidio rituale della vedova (oppure della della madre, quando esso è compiuto dal figlio maggiore), la deformazione del cranio, l'accento sul cavallo e il cammello, e la crescita del militarismo appaiono in seguito alle invasioni in quasi tutti i casi che ho studiato.

A mano a mano che questi nuovi stati centrali dispotici crescevano di potere, essi estendevano i loro territori, qualche volta per conquistare le tribù pastorali nomadi ancora presenti nella steppa instato di inaridimento. Alcuni di questi stati dispotici invadono periodicamente le terre umide adiacenti la Saharasia per estendere i loro territori. Essi conquistano sia le popolazioni locali nelle terre umide oppure, se non vi riescono, provocavano delle reazioni difensive tra di esse, la qual cosa può essere osservata nella conseguente apparizione delle fortificazioni, di tecnologia delle armi e da un livello intermedio di patrismo in queste regioni umide. Altri stati dispotici Saharasiani spariscono eventualmente dai libri di storia a mano a mano che l'aridità si intensificava e si inaridivano (DeMeo 1985, capitolo 6).


La Diffusione del Patrismo nei Paesi Limitrofi della Saharasia


Il Patrismo è apparso nei paesi limitrofi umidi della Saharasia dopo, e soltanto dopo che si era sviluppato nel cuore della Saharasia che si stava inarridendo. Con la progressione dell'aridità nella Saharasia, e con la risposta armata, patrista opprimeva in modo crescente le popolazioni saharaiane, delle migrazioni fuori dalle regioni aride ponevano sempre più tali popoli in contatto con le popolazioni più pacifiche delle terre limitrofe più umide della Saharasia. In modo crescente, le migrazioni fuori dalla Saharasia prendono posto sotto forma di invasioni massicce dei territori confinanti più fertili.

In queste terre limitrofe, il patrismo mise radici non grazie alla desertificazione o a causa dei traumi dovuti alla carestia, ma attraverso lo sterminio e la sostituzione delle popolazioni matriste originarie da parte dei gruppi patristi invasori, o attraverso l'adozione forzata di nuove istituzioni sociali patriste introdotte dai popoli conquistatori invasori. Ad esempio, l'Europa era invasa in modo continuo dal 4.000 prima della nostra era da popoli dell'Ascia come i Kurgan, Sciti, Sarmati, Unni, Arabi, Mongoli e Turchi. Ognuno di essi si sostituì all'altro facendosi la guerra, conquistando, saccheggiando e in genere trasformando l'Europa in senso  fortemente patristico. Le istituzioni sociali europee si orientarono progressivamente dal matrismo al patrismo, con le parti più occidentali d'Europa, soprattutto la (Grande Bretagna e la Scandinavia,svilupparono verso condizioni patristiche più tardi e sotto una forma più diluita rispetto al Mediterraneo o all'Europa orientale, che furono più profondamente influenzate dai popoli Saharasiani.

Attraverso il Vecchio Mondo, nelle parti più umide della Cina, delle condizioni matriste più pacifiche prevalsero sino all'arrivo dei primi invasori patristi estremisti, i Shang ed i Chou, 2.000 anni prima della nostra era. Delle invasioni successive degli Unni, Mongoli e altri avrebbero rafforzato il patrismo nella Cine umida. La cultura Giapponese rimase matrista un po' più a lungo, dato l'isolamento dovuto al Mar della Cina e l'area Coreana, sino all'arrivo dei primi gruppi patristi invasori dal cintinent Asiatico, come gli Yayoi, intorno al 1.000 avanti la nostra era. Nell'Asia del Sud, le colonie pacifiche, ampiamente matriste e guerrieri provenienti dall'Asia Centrale.

Il patrismo si estese in seguito in India e si intensificò durante i secoli successivi con le invasioni degli Unni, degli Arabi e dei Mongoli, provenienti dall'Asia Centrale. Il matrismo prevalse in modo simile nell'Asia Sud orientale sino all'assalto delle migrazioni e invasioni patriste successive, a volte per via terrestre altre per via marittima, a partire dagli stati patristi monarchici della Cina, dell'India, del'Africa e delle regioni Islamiche. Nell'Africa sub-sahariana un'evidenza disponibile suggerisce che il patrismo è dapprima apparso con l'arrivo dei diversi popoli migranti in direzione sud, all'incirca nell'epoca in cui l'Africa del Nord si inaridiva e venne abbandonata. Le influenze Faraoniche Egiziane, Cartaginesi, Greche, Romane, Bizantine, Bantù, Arabe, Turche ed Europee coloniali accrebbero il patrismo Africano negli anni seguenti (DeMeo 1985, Capitolo 6, 1986).

I modelli geografici nelle migrazioni, le invasioni e nella colonizzazione colpiscono molto. Due zone maggiori nel cuore del patrismo appaiono nei dati dopo il 4.000 prima della nostra era, l'una in Arabia e l'altra in Asia Centrale, le terre rispettive a partire dalle quali i popoli Semiti ed indo-ariani migrarono (Figure 3). Erano anche le prime parti della Saharasia a iniziare ad inaridirsi, benché altre parti della Saharasia cominciavano a prosciugarsi e a convertirsi al patrismo in pochi secoli. Un altro aspetto storico di queste irruzioni dal deserto di nomadi guerrieri possono essere osservati nelle Figure 4 e 5, che ritraggono i territori occupati in un momento e in un altro successivo rispettivamente dagli Arabi e i Turchi (Jordan & Rowntree 1979; Pitcher 1972). I territori di questi due gruppi, che furono gli ultimi di una serie di invasori provenienti dall'Arabia e dall'Asia Centrale, ricoprono totalmente al 100% la Saharasia desertica, espandendosi verso l'esterno nei paesi limitrofi più umidi.

demeoD.gifFigura 3. Percorsi di diffusione della cultura umana armata (complesso culturale patrista) nel Vecchio Mondo, per il periodo che inizia da 4.000 anni prima della nostra era. 1. Centro Arabico; Centro dell'Asia Centrale.

 

 

 

Figura 4. Zone influenzate o occupate dagli eserciti Arabi dal 632 d. C. (da: Jordan & Rowntree, 1979).
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Figura 5. Zone Influenzate o occupate dagli eserciti Turchi dal 540 d. C. (da: Pitcher, 1972).

 

Questi fatti geografici spiegano perché il matrismo era preservato su una grande estensione in queste regioni per la maggior parte distanti dalla Saharasia. Le regioni alla periferia della Saharasia (soprattutto le isole), come l'Inghilterra, Creta, la Scandinavia, l'Artico asiatico, l'Africa del Sud, l'India del Sud, il Sud Est Asiatico e l'Asia insulare, dimostrano una relazione storica ulteriore con una adozione del patrismo, e una diluzione conseguente del patrismo con delle istituzioni sociali matriste indigene preesistenti. A partire dalle più diverse fonti utilizzate per costruire la mia base di dati, la Figura 3 è stata sviluppata per suggerire dei modelli di diffusione del patrismo all'interno del Vecchio Mondo. I vettori sono soltanto una prima approssimazione, ma sono in accordo con gli studi precedenti con le migrazioni e la diffusione dei popoli. Questi modelli geografici, presi dalla letteratura archeologica e dalla storia, sono supportati in modo indipendente da un modello spaziale molto simile nei dati antropologici più recenti, come quelli forniti in Figura 1, La Carta Mondiale del Comportamento.

 

 

La diffusione del patrismo in Oceania e nel Nuovo Mondo

 

Queste osservazioni concernenti le migrazioni patriste devono essere estese allo scopo di includere la diffusione trans-oceaniche del patrismo proveneienti dal Vecchio Mondo, attraverso l'Oceania e probabilmente anche dal Nuovo Mondo. Una mappa delle vie suggerite è data nella Figura 6, che non attribuiscenessuna altra regione fonte per il patrismo se non la Saharasia. Quest'ultima mappa era derivata dalle diverse mappe presentate presentate in precedenza, compresa la Carta del Comportamento Mondiale, e così per le altre fonti fornite nella mia dissertazione. Una ricerca addizioanle sarebbe molto necessaria per confermare o chiarire queste vie suggerite. È significativo che il patrismo nelle Americhe era identificato nella Carta Mondiale del Comportamento innanzitutto tra le popolazioni che vivevano lungo le coste o tra quelle i cui antenati svilupparono le loro comunità patriste più antiche su delle regioni costiere.

Inoltre, è significativo che i popoli patristi antichi delle Americhe erano della stessa cultura per le quali altri hanno indicato, sulla base di materiale culturale, artistico o linguistico, una connessione precolombiana con gli stati patristi che navigavano sull'oceano e che appartenevano al Vecchio Mondo [6]. Tuttavia, un patrismo più limitato si è sviluppato indipendentemente in Oceania e nel Nuovo Mondo attraverso un meccanismo di deserto-carestia-migrazione simile a quello dimostrato per la Saharasia, probabilmente all'interno del Deserto Australiano, nel Grande Bacino arido dell'America del Nord, e/o del deserto di Atacama (DeMeo 1986, Capitolo 7).

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demeoF.gifFigura 6. Modelli suggriti di diffusione del patrismo intorno al mondo, prima di Cristoforo Colombo e della migrazione europea.

 

 

CONCLUSIONI

 

La teoria delle origini Saharasiane del patrismo armato è stata sviluppata secondo un esame geografico sistematico di dati archeologici, storici e antropologici. La cartografia di questi diversi dati è stata effettuata allo scopo di capire meglio la genesi del patrismo e testare la pertinenza predittiva delle ipotesi di base di partenza. Questo è stato compiuto attraverso l'esame delle dimensioni geografiche delle istituzioni sociali specifiche sia che intralciano gli impulsi di legami biologici di base madre-figlio e uomo-donna, o che indicano un livello elevato di dominio maschile, di gerarchia sociale e di aggressione distruttrice. In quanto tale, le ipotesi di base di partenza dello studio, e cioè la teoria sessuo-economica del comportamento umano, gli schemi matristi-patristi ed i legami causali tra la desertificazione e il patrismo sono stati inoltre verificati e rafforzati. Queste scoperte suggeriscono fortemente che le componenti innate del comportamento sono limitate negli aspetti diretti verso il piacere di vita e della vita sociale, che trasmettono un istinto di sopravvivenza e dei vantaggi legali alla salute per i figli in crescita, e lo sforzo per preservare l'unità sociale. Sono i comportamenti matristi e le istituzioni sociali che sostengono e proteggono le funzioni di legami tra i figli neonati e le loro madri, che nutrono il bambino attraverso le sue diverse tappe di sviluppo, e che incoraggiano e proteggono i legami d'amore e di eccitazione del piacere che si sviluppano spontaneamente tra i giovani maschi e femmine.

Da questi impulsi biologici diretti verso il piacere sono scaturite altre tendenze socialmente cooperative, e delle istituzioni sociali sostenitrice della vita e protettrici di vita. Si è dimostrato che tali impulsi e comportamenti, che sono filo bambini, filo donna, orientati verso il piacere e la positività del sesso, esistevano in modo predominante in tempi molto recenti e all'esterno dei limiti della cintura del desero Saharasiano. Tuttavia, erano all'inizio le forme dominati di comportamento e di organizzazione sociale ovunque sul pianeta, prima che la siccità del Vecchio Mondo non si verificasse. Data la nuova prova qui presentata, il patrismo, per includere le sue componenti di abusi infantili, di subordinazione della donna, di repressione sessuale e aggressività distruttrice, è meglio e più semplicemente spiegato come una risposta emotiva e culturale contratti dalle condizioni traumatiche della carestia che si sono sviluppate dapprima quando la Saharasia si è inaridita 4.000 anni avanti la nostra era, una risposta che si è estesa in maniera conseguente fuori dal deserto attraverso la diffuzione dei popoli colpiti e traumatizzati, e le loro istituzioni sociali alterate.

 

NOTE

 

[4] Le 15 variabili erano: Tabù sessuali della donna prima del matrimonio, Segregazione dei ragazzi adolescenti, Mutilazioni genitali dei maschi, Dote della sposa, Organizzazione familiare, Residenza maritale, Tabu sessuale post partum, Gruppi di Parenti, Discedenza, Eredità della terra, Eredità della proprietà mobilòe, Grande dio, Startificazione di classe, stratificazione di casta e di schiavismo.

[5] Il mio studio fu possibile soltanto grazie a precedenti eccellenti lavori di altri ricercatori scientifici. Oltre il lavoro di Reich, le mie idee sull etrasformazioni culturali e ambientali provengono in un'ampia misura dai lavori di Bell (1971), Gimbutas (1965), Huntington (1907, 1911), Stone (1976) e Velikovsky (1950, 1984), benché io assuma una totale responsabilità per le conclusioni e documenti qui presentati.


[6] Questa scoperta ricusa direttamente l'asserzione che tutti i popoli precolombiani del Nuovo Mondo siano arrivati emigrando attraverso lo Stretto di Behring durante i periodi di glaciazione intorno al 10.000 a. C. Se il patrismo fosse stato apportato nel Nuovo Mondo durante quest'epoca, sarebbe stato distribuito in modo omogeneo. La quantità e la qualità dei dati supportano l'idea che contatti precolombiani sono cresciuti in modo enorme in tempi recenti. Per un sommario di una tale evidenza, vedere il Capitolo 7 di DeMeo, 1986.

 

 

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Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia 01 di 02

Link al post originale:

http://www.orgonelab.org/saharasia_fr.htm

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10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 06:00

Pierre-Valentin Berthier

Berthier

 

conquete du painFiglio di un conciatore di pelli, Pierre-Valentin Berthier, prima di aver conseguito la maturità, lasciò il collegio per non dover affrontare il consiglio disciplinare che stava per espellerlo. Fu dal 1926 al 1936, operaio conciatore nell'impresa famigliare a Issoudun: suo padre, artigiano, lavorava solo o, a volte, impiegava un amico. Nel 1932, fondò a Issoudun una sezione dei Combattenti della Pace, e nel 1934, passando per Parigi, prese parte al "lancio" del giornale di Fernand Planche la Conquête du Pain (Boulogne Billancourt, 45 numeri dal 13 ottobre 1934 al 13 dicembre 1935). Nel 1932 fu perseguitato in seguito ad un articolo apparso in Le Semeur de Normandie e "nel 1932-33 ebbe delle noie con l'autorità militare" in quanto obiettore di coscienza.

 

Nel 1936, P.-V. Berthier divenne giornalista, inviato a Issoudun per il quotidiano di Châteauroux, le Département de l’Indre. Questo giornale in cui Berthier non si occupava che delle cronache locali, fu liberale prima della guerra, filo Vichy durante l'Occupazione (in cui si chiamò), e comunista dopo la Liberazione (assunse a quest'epoca il nome di la Marseillaise du Berry). Nel settembre del 1951, Berthier fu licenziato e sostituito da un militante del Partito comunista. Durante la guerra di Spagna organizzò a Issoudun un meeting di sostegno alla CNT-FAI avente come oratore Aristide Lapeyre.

 

Sul periodo della guerra e dell'occupazione, P. V. Berthier ha lasciato la seguente testimonianza: "…La guerra sospese la mia attività di militante e di pubblicista libertario, ma conservavo dei rapporti epistolari con dei compagni Fernand Planche, Gérard de Lacaze-Duthiers e un corrispondente americano [1]… Ho mantenuto anche dei contatti permanenti con gli amici della regione come Marius Jacob e Louis Briselance. Sono stato in corrispondenza con Fernand Planche tutto il tempo in cui egli fu incarcerato alla Santé poi internato al campo di Maisons-Laffitte. Durante lo sbandamento, quando il 10 maggio il campo venne evacuato in colonna sulla strada, Planche fuggì e si rifugiò da me; vi si trovava all'arrivo dei Tedeschi e poté raggiungere Parigi prima della chiusura della linea di demarcazione (Issoudun era nella zona detta libera). Durante le ostilità non ho ceduto a nessuna pressione; ho anche rifiutato agli agenti di Vichy di utilizzare la vetrina del mio ufficio per presentarvi degli oggetti di propaganda... I miei colleghi mi informarono anche, a guerra finita, che avevo rischiato di essere arrestato dai Tedeschi a causa di un articolo in cui avevo lasciato intendere la poca sollecitudine della gioventù nel differire il STO (Service du travail obbligatorie Servizio del lavoro obbligatorio); la censura l'aveva per inavvertenza lasciato passare... Sul momento non ho sospettato il pericolo. Ma alla fine tutto questo non è che una piccolezza, il mio itinerario".

 

Grazie a Louis Louvet e dopo il suo licenziamento nel settembre del 1951, poté, sin dal dicembre 1951, lavorare come correttore alla tipografie Lang e La renaissance. Dopo tre mesi entrò presso Amiot-Dumont, casa editrice scomparsa nel 1956. Membro del sindacato autonomo dei giornalisti dopo la guerra, fu ammesso al sindacato dei correttori di Parigi il 1° marzo 1953 e lavorò in diversi giornali editi a Parigi tra cui Le Monde a partire da gennaio 1957 e alcune tipografie. Nel 1956, fu correttore (dal 2 agosto al 30 novembre) all'ONU-Ginevra. Parallelamente, dal 1951 a dicembre 1956, assunse anche la gestione di una libreria che era stata comprata da Rémy Désiré un amico d'infanzia.

 

Nell'autunno del 1952 fu a fianco di Charles Auguste Bontemps, Louis Chauvet, Robert François, Georges Glazer, René Guillot, Maurice Joyeux, Gérard de Lacaze Duthiers, Pierre Lentente, Louis Louvet, André Prudhommeaux e Georges Vincey, membri del comitato d'iniziativa fondatori del gruppo anarchico di libera discussione Centre de recherches philosociales che ogni sabato avrebbero organizzato dei dibattiti alla sala delle sociétés savantes de Paris.

 

Dal 1952 o 1953, P.-V. Berthier assicurava la redazione con un foglio settimanale su La République du Centre, a Orléans. Scriveva anche sul giornale settimanale della CNT in esilio Espoir (Tolosa n° 1, 7 gennaio 1962), e forniva dei servizi a diversi altri giornali (viaggio in Lapponia, viaggio in Canada, ecc.). A partire da gennaio 1957, lavorò al Monde di cui divenne titolare nel 1958 sino al suo pensionamento il 31 ottobre 1976.

 

on-a-tue.jpgCome scrittore, ha pubblicato alcuni libricini di versi, numerosi romanzi tra cui Sitting Bull nel 1952,  Mademoiselle Dictateur (1956),  La citadelle de Kouang-Si, ecc...— e si è visto attribuire dei premi tra i quali quello dei Coopérateurs, nel 1958, per  On a tué Mademoiselle Système  (1957). È anche l'autore insieme a J. P. Colignon di nove opere sulle particolarità della lingua francese che gli valse di collaborare anche sulle questioni di linguistica con la rivista Lettre(s) organo dell’ASSELAF. La sua testimonianza sulla sua vita di giornalista  durante la guerra, La cité dans le tunnel  del 2003, gli è valso il premio della città di Chateauroux.

 

Collaborò, come militante, oltre ai titoli citati con un gran numero di giornali e riviste: Almanach de la Paix pour 1934, Ce Qu’il faut Dire (1944-1948) di Louis Louvet, La Conquête du Pain (Boulogne Billancourt, 1934-1935) di Fernand Planche, Contre Courant (Parigi, 1950-1968), Contre Poison (Saint Céré, 1932-1933), C.P.C.A. (Villeneuve St Georges, 1978-1983), Défense de l’Homme (1948-1976) di Louis Lecoin e L. Dorlet, l’En-Dehors (prima del 1939), L’Homme et la Vie (Parigi, 1946), Le Libertaire (1944-1953) organo della FA, Le Libertaire (Le Havre, 1978-199?), Liberté (Paris, 1958-1971) di Lecoin, Le Monde Libertaire organo della FA a partire dal 1954, La Patrie Humaine (Parigi, 1931-1939), Pensée et Action (Bruxelles, 1945-1952) di Hem Day, Le réfractaire (Parigi, 1974-1983) di May Picqueray, La Rue (Parigi) rivista del gruppo Louise Michel, le Semeur de Normandie (Caen, tra il 1932 ed il 1939), Sources Libres (Nantes, 1953), Terre Libre (1936-1939), L'Union Pacifiste (a partire dal 1966, L’Unique (Orléans, 1945-1956), La Voix Libertaire (Limoges, 1929-1939),  la Voie de la Paix.

 

Pierre-Valentin Berthier, che si era sposato a Issoudun nel 1945 ed era padre di un bambino, è deceduto a Parigi il 6 maggio del 2012.

 

È anche l'autore della redazione di un dattiloscritto delle Memorie di Vandamme detto Mauricius che è stato depositato all'Institut français d’histoire sociale e di cui una copia è consultabile all'Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam (IISG). Un opuscolo di Céline Beaudet Rencontre avec Pierre-Valentin Berthier, court récit d’une vie et de rencontres d’un anarchiste individualiste è stato pubblicato da La Question sociale.

 

Opere:

Oltre che a quelle citate P. V. Berthier è anche l'autore di alcune biografie di libertari: 

- Gaston Couté, La vérité et la légende (Brochure mensuelle, 1936);

- Vie et portrait d’un anarchiste: Fernand Planche (pubblicato in Espoir dal 9 marzo al 6 luglio 1975);

- Mauricius et la calomnie (pubblicato in Espoir, dal 11 giugno al 29 luglio 1979);

Ha collaborato all'edizione di E. Armand. Sa vie, sa pensée, son oeuvre (Parigi, 1964, 498 p.).

 

Fonti: 

Archivi del sindacato dei correttori.

Lettera di P.-V. Berthier, 30 maggio 1973.

Y. Blondeau, Le Syndicat des correcteurs, op. cit.

Nota di J. Maitron in: Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier, op. cit.

Bulletin du CIRA, Marseille, n° 23/25, 1985, op. cit. (Témoignage de P. V. Berthier)

R. Bianco, Un siècle de presse, op. cit.

Contre Courant, année 1952. 

 

NOTE: 

[1] Si tratta di Ahrne Thorne, uno dei segretari di Emma Goldman a Toronto e ultimo editore del giornale yiddish Die Fraye Arbeter shtime.

 

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Pierre- Valentin Berthier

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7 marzo 2013 4 07 /03 /marzo /2013 06:30
Fernand Claude Planche
Planche -Fernand

Molto presto orfano di padre, poi della madre, Fernand Planche fu adottato dai suoi nonni. Dopo aver lavorato come apprendista fresatore, fu posto, dietro sua richiesta, da suo nonno come apprendista molitore con il salario di 5 franchi alla settimana, un lavoro particolarmente faticoso consistente nel molare dei cristalli su delle mole poste sulla Durolle, piccolo fiume che scorre attraverso Thiers. Dopo la morte dei suoi nonni, lasciò all'età di 19 anni l'Auvergne per Parigi, poi effettuò il suo servizio militare a Digione poi nella Germania occupata come meccanico nell'aviazione.

le-libertaire.jpgAl suo ritorno nella regione parigina, cominciò a lavorare come coltellinaio e si mise a frequentare gli ambienti libertari. Assistette al III congresso organizzato dall'Unione anarchica (UA) a Levallois dal 2 al 4 dicembre 1922 e cominciò l'anno successivo a collaborare alla serie quotidiana del Libertaire. Durante le elezioni legislative della primavera del 1924, fu candidato astensionista sulla lista libertaria nella IV circoscrizione di Saint-Denis e Sceaux. Oppositore della linea piattaformista seguita dalla UA e sostenitore della sintesi anarchica, partecipò in seguito alla Association des Fédéralistes anarchistes (AFA) create l'8 gennaio 1928 e collaborò al suo organo La Voix Libertaire (Limoges, 1929-1939). Nel numero del 18 marzo 1933, parlò a favore della "casa anarchica" che doveva essere costruita a Parigi attraverso la mediazione di una cooperativa d'acquisto che doveva fornire il denaro necessario all'acquisto del terreno e la costruzione della casa. Risiedette durante quest'epoca al 42 rue de Meudon a Boulogne-Billancourt con la sua compagna Laure e vendeva ina una specie di bazar tutti gli strumenti da taglio e anche gli strumenti più diversi, essendo egli anche un riparatore ed arrotino.

voix_libertaire.jpgIl 20 e 21 maggio del 1934 assistette al congresso della Union anarchiste, detto congresso dell'unità, poi con Bidault, Thillon, P. V. Berthier, Rhillon, Louis Dorlet e Nadaud a quello dell'organo La Conquête du pain (Boulogne-Billancourt, 45 numeri dal 13 ottobre 1934 al 13 dicembre 1935), aperto a tutte le tendenze dell'anarchismo, di cui fu l'amministratore e uno dei redattori e di cui Bidault era il gestore.

conquete_du_pain.jpg

Al suo ritorno da Barcellona dove si era recato alla fine di luglio del 1936 e sempre rimproverando all'UA le sue tendenze al centralismo, partecipava, insieme a Roger Lepoil, Marius Ricros, Laurent, Voline, Prudhommeaux e Remy Dugne, alla fondazione della Fédération anarchiste di lingua francese (FAF) durante un congresso tenutosi a Tolosa il 15 e il 16 agosto del 1936 e divenne il segretario della Commissione amministrativa di questa organizzazione e redattore del suo organo Terre Libre (Parigi-Nîmes, 1934-1939) di cui sarà l'amministratore da marzo ad agosto 1937. Gli altri membri della Commissione amministrativa erano Emile Babouot (tesoriere), Moissan (tesoriere aggiunto), Andres, Perron, Sanzy, Baudon, Rieros, Prospero, Henri, Hertmann et Laurent.

terre_libre_1934.jpg


planche.krop.jpgNel 1939 fu arrestato ed incolpato di "complicità in diserzione" per aver redatto una parola di raccomandazione a un disertore. Internato preventivamente alla prigione della Santé, scriveva regolarmente a P. V. Berthier che raccontò più tradi sul giornale Espoir: "… nella mia corrispondenza, quasi ogni mattina, trovo la lettera proveniente da rue de la Santé, a Parigi. Le missive sono a volte abbastanza afflitte. L'inverno è giunto: l'inverno 1939-1940 è uno dei più feroci che si siano mai visti a memoria d'uomo; ovunque è neve e ghiaccio. Planche è in una cella non riscaldata. In lettere scritte da una mano che il freddo ha fatto tremare, al punto che faccio fatica a decifrarne alcuni passaggi, mi confidò la sua miseria: 'sono obbligato a percorrere il locale in lungo e in largo, e non è né troppo lunga né troppo larga, battendomi i fianchi e battendo i piedi per far circolare il sangue'. All'inizio della sua detenzione era alla VIII Divisione, cellula 34, e alla fine alla III Divisione, cellula 98. È dalla sua cellula che scrisse al Ministro della Giustizia per reclamare l'imputazione di colpa dal Prefetto di polizia, sostenendo che 'la sua lettera di raccomandazione non era stata che un debole aiuto a X... per disertare, mentre il passaporto consegnato dalla Prefettura di polizia gli era stato di ben maggiore utilità. 

BerthierLiberato dopo undici mesi, fu immediatamente "internato amministrativo" nel campo di Maisons-Laffitte (Seine-et-Oise) dove il governo di Daladier faceva internare "le persone suscettibili di nuocere alla Difesa Nazionale". Dopo l'evacuazione del campo il 10 maggio 1940, verso il sud della Francia, al momento dello sbandamento, e approfittando di un bombardamento durante il passaggio dalla Loira a Meung, riesce a fuggire e, con l'aiuto di una bicicletta rubata, percorre 120 km e raggiunse Issoudun dove si rifugiò presso il compagno P. V. Berthier dove era giunto il 18 giugno "ricoperto di polvere e di pulci". Poi, dopo aver ottenuto dal comune un'attestazione che specificava che le comunicazioni erano interrotte con il sud, e sempre in bicicletta, raggiunse Parigi prima della chiusura della linea di demarcazione e ritrovò la sua compagna. Il suo fascicolo per aiuto alla disserzione viene riaperto, e per sfuggire ad un nuovo arresto, sottoscrisse un assunzione per un anno come lavoratore volontario in Germania e partì per Berlino. Durante questo soggiorno viene condannato dal tribunale correzionale a 6 mesi di prigione (coperti dalla sua detenzione alla Santé) per "incitamento alla disobbedienza".

Al suo ritorno in Francia e in seguito a un bombardamento in cui il suo domicilio di Billancourt era stato colpito, venne allogiato nella terza circoscrizione di Parigi, 11 Cité Dupetit-Thouars dove il suo alloggio sarebbe presto servito da luogo di riunione e da nascondiglio per numerosi compagni: "Provvidenza dei militanti di estrema sinistra, dei clandestini e degli illegali, Fernand Planche viveva in un appartamento così oscuro che le lampade dovevano ardere tutto il giorno... Poiché era abituato a discutere molto prima della notte con i compagni che si recavano al suo domicilio, lui e la sua compagna si alzavano verso le 11 e andavano a dormire quando molti si svegliavano. Ad ogni pasto, degli scrocconi si invitavano d'autorità" (cf. P. V. Berthier in "Plume d'oie").

L-unique.jpg

armand.gifDopo la guerra Planche lavorò come rappresentante in coltelleria e partecipò alla ricostruzione della Fédération anarchiste (FA). Collaborò al Libertaire a volte con la firma di Fernand Granier, a L'Unique (Orléans, 1945-1956) di E. Armand e a Pensée et Action (Bruxelles, 1945-1952) di Hem Day. Poi scrisse diverse opere biografiche edite presso SLIM, fece ristampare L'unico e la sua proprietà di Stirner per cui scrisse la prefazione e aiutò il gruppo gli Amici di Volin a pubblicare La Rivoluzione sconosciuta.

hem-day.jpgRisiedeva sempre durante quest'epoca nel suo appartamento della III circoscrizione: "al terzo piano colmo all'inverosimile di libri di cui alcune pile si elevavano sino al soffitto, mentre la Geografia universale di Reclus occupava con i suoi venti e più voluni, tutta la parte superiore della credenza della sala da pranzo. Era rimasto lo stesso: la prigione, la persecuzione, l'esilio, non lo avevano cambiato. In compenso Laure aveva sopprotato meno i rigori della guerra" (cfr. P. V. Berthier).

pensee_action1946.jpg


Nel 1950 partiva con la sua compagna per la Nuova Caledonia con l'intenzione di fondare un piccolo mattonificio che si risolse presto in un fallimento, la natura della sabbia destinata alla costruzione dei mattoni non corrispondeva alla macchina che aveva portato con sé. La sua compagna, Laure, molto provata dalla guerra, non tardò ad essere internata presso l'ospedale psichiatrico dell'isola Nou dove morì. Fernand Planche riprese allora il suo mestiere di arrotino e orologiaio a Nouméa da dove collaborava al giornale di Lecoin e Louvet Défense de l’Homme. Pubblicò anche per tre anni un piccolo giornale ciclostilato, La Raison (Nouméa, 39 numeri da febbraio 1954 a marzo 1957) sottotitolato "Organo dell'associazione dei Liberi pensatori della Nuoca Caledonia e dipendenze" e diede anche alla radio alcuni dibattiti su Louise Michel, la Comune e l'anarchismo.

defense_homme_n4-1949.jpg

planche-Michel.jpgPoi tentò di praticare l'allevamento nel sud dell'isola, ma, sembra, in seguito a dei litigi con i Canachi dell'isola di Ouen, dovette rivendere la proprietà in perdita, Si diede allora alla pesca di conchiglie che vendeva per sopravvivere poi trovò un impiego come sorvegliante notturno . Sino al suo decesso, inviò ogni anno al compagno ungherese François Szücs, a Budapest, un sacchetto di conchiglie nella speranza di poterne ricavare un po' di soldi.

Fernand Planche è morto a Nouméa il 19 aprile 1974.

Opere:
Durolle (Ed. SLIM, 1948, 216 p.).

La vie ardente et intrépide de Louise Michel (Ed. SLIM, 1946, 250 p.).

Kropotkine (in collaborazione con Jean Delphy e incisioni di J. Lebedeff, Ed. SLIM, 1948, 200 p.).


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 Fernand Planche

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28 febbraio 2013 4 28 /02 /febbraio /2013 06:00

Il concetto di democrazia in Marx

MarxLevine1965.gif  

di Maximilien Rubel

 

1. Per una democrazia liberata dallo Stato e dal Denaro

 

La critica sociamarx_hegel--Levine.pngle, che costituisce la sostanza dell'opera di Karl Marx, ha, essenzialmente due bersagli: lo Stato e il Denaro.

È significativo che Marx abbia cominciato quest'opera critica prima di aderire al comunismo. Per pervenirvi, gli bastava concepire la democrazia come la via di una liberazione fondata su dei rapporti sociali profondamente modificati e, innanzitutto, di fornire la prova teorica dell'incompatibilità fondamentale di istituzioni come lo Stato e il Denaro con la libertà umana. Due compiti per i quali bisognava evadere dalla filosofia hegeliana: questa posizione si trova proclamata in due scritti che, redatti a qualche mese di distanza,   appaiono insieme negli Annali franco-tedeschi del gennaio 1844, quattro anni prima di Il manifesto comunista di cui essi presentano, in qualche modo, una variante in due componenti di stile filosofico. Si tratta della Introduzione alla critica della filosofia del diritto di Hegel, da una parte, e del saggio su La questione ebraica, dall'altra.

marx giornalistaTra questi due momenti della carriera letteraria di Marx si situano i suoi studi di economia politica ed il primo tentativo di una critica radicale delle teorie del capitale. Inediti sino al 1932, questi lavori hanno permesso di capire meglio i percorsi del suo pensiero. Tuttavia, mentre un'immensa letteratura è stata consacrata ai manoscritti parigini, detti economico-filosofici del 1844, non si conosce nessuna analisi in profondità dell'importante lavoro al quale Marx si era dedicato durante l'estate del 1843, nella suo studioso ritiro di Kreuznach, e che ci è giunto sotto la forma di un voluminoso manoscritto. Pubblicato per la prima volta nel 1927, questo testo, benché incompiuto, segna una rottura definitiva con la filosofia politica di Hegel. Pur denunciando violentemente l'illogicità e l'inganno di alcune tesi hegeliane sullo Stato e la monarchia, la proprietà e la burocrazia, Marx formula una concezione della democrazia in cui egli va molto oltre gli articoli che egli aveva pubblicato, alcuni mesi prima, nella Rheinische Zeitung per muovere guerra alla censura prussiana.

marx_engels_1844.jpgÈ un'opinione diffusa che diventando comunista, Marx abbandoni l'idealismo ed il liberalismo di cui testimoniano questi saggi polemici. Ma, a meno di supporre che la sua adesione al comunismo sia il gesto di un illuminato, è gioco forza vedervi l'approdo logico, naturale di questo stesso idealismo e di questo stesso liberalismo. La chiave di questa adesione, la troviamo sia nel manoscritto antihegeliano di Kreuznach sia nei due saggi menzionati sopra, pubblicati a Parigi. Da tutti questi lavori, emerge una convinzione che non abbandonerà più il ricercatore e l'uomo di partito: la democrazia non può trovare il suo compimento che in una società in cui gli uomini, liberamente associati, non alienano più la loro personalità attraverso false mediazioni, politiche ed economiche. Questa convinzione, Marx l'ha acquisita per mezzo di numerose letture, filosofiche e storiche, durante i suoi anni universitari a Berlino ed a Bonn (1840-1842).

spinoza-di-Levine.pngPer il nostro soggetto, conviene esaminare brevemente alcune di queste lettura: esse ci porranno sulla pista del cammino intellettuale che ha portato Marx dalla democrazia all'anarco-comunismo. In uno dei suoi quaderni di studio, che data al suo soggiorno berlinese, non troviamo meno di 160 estratti del Trattato teologico-politico di Spinoza. I passaggi annotati si riferiscono ai miracoli, alla fede ed alla filosofia; alla ragione ed alla teologia, alla libertà dell'insegnamento, ai fondamenti della repubblica, al profetismo, ecc. Tutto ciò, senza il minimo commento personale eppure, sulla copertina del quaderno, si può leggere: "Spinoza: Trattato teologico-politico, di Karl Marx, Berlino 1841".

Hegel.jpgCome si deve intendere quel titolo? Con esso, Marx sembra voler dire che egli aveva preso da Spinoza tutto ciò che gli sembrava necessario per costruire la sua propria visione del mondo dei rapporti umani. Affermava manifestamente la sua convinzione che la verità è l'opera di tutta l'umanità e noent'affatto di un unico individuo; la pensava su questo punto come Goethe, che egli ammirava, e che si era egli stesso presentato come un discepolo di Spinoza. Inoltre, Marx copia o fa copiare, in due quaderni, circa 60 estratti delle lettere del filosofo olandese. Scopriva in Spinoza, così come li trovava in se stesso, i motivi principali che lo incitarono a dare alla Germania il segnale della lotta per la democrazia. La repubblica democratica, la libertà umana sono in Spinoza gli elementi di un'etica razionale, di una concezione degli uomini e della felicità umana nel campo della natura e della società; vi si trova l'idea che l'individuo può raggiungere lal libertà con la coscienza, la conoscenza e l'amore. È da Spinoza, non da Hegel, che Marx apprese a conciliare necessità e libertà. E quando intraprese a demolire la mistificazione hegeliana, quando affrontò la metafisica dello Stato, definito come lo scopo della Ragione, era già preparato per affrontare i fondamenti reali dell'autorità politica: la proprietà e la burocrazia.

marx, il CapitaleVedremo successivamente i motivi che spinsero Marx a sviluppare il concetto spinoziano di democrazia, ad arricchirlo con un esame delle sue implicazioni sociali, o più precisamente a fondere la democrazia spinoziana con il comunismo, dopo aver scartato la metafisica dello Stato che l'aveva dapprima attratti verso Hegel. Benché Marx abbia respinto questa filosofia politica senza condizioni, sappiamo che cominciando a redigere Il Capitale farà ritorno verso la dialettica hegeliana: eufemismo, ironia forse, egli parlerà di "flirt". Affascinato da Hegel durante i suoi anni di studio, non se ne è mai liberato completamente, malgrado che si tratti di filosofia della storia. È da questa situazione ambigua che è nato il malinteso chiamato "materialismo storico".

contratto-sociale-Rousseau.jpgSpinoza diede a Marx ciò che quest'ultimo aveva cercato in Hegel, o nel Rousseau del Contratto sociale, e cioè l'opportunità offerta all'individuo di riconciliare l'esistenza sociale ed il diritto naturale, opportunità che la carta dei diritti dell'uomo e del cittadino non accordava che in virtù di una finzione giuridica. Il Trattato di Spinoza è su questo punto senza equivoco: "La democrazia nasce dall'unione degli uomini che godono, in quanto società organizzata, di un diritto sovrano su tutto quanto è in loro potere". Regime politico il meno assurdo, la democrazia è, "di tutte le forme di governo, la più naturale e suscettibile di rispettare la libertà individuale; perché nessuno abbandona il suo diritto naturale in modo assoluto. Essi lo traferiscono alla totalità della società di cui essi fanno parte; gli individui restano così tutti eguali, come un tempo nello stato di natura".

Se si vuole una prova letteraria dell'influenza di Spinoza sul primo penseiro politico di Marx, ecco un passaggio in cui si riconoscerà anche l'eco degli attacchi di Feuerbach contro Hegel: La democrazia è l'enigma reale, al popolo reale; essa è posta non soltanto in sé, secondo la sua essenza, ma secondo la sua esistenza, secondo la realtà, come l'opera propria del popolo. La Costituzione appare così com'è, un libero prodotto dell'uomo.

Feuerbach_Ludwig.jpgNel prosieguo della sua argomentazione, Marx si rifà a Hegel, secondo cui l'uomo proviene dallo Stato-demiurgo. Gli oppone la democrazia che parte dall'uomo, che fa dello Stato un oggetto, uno strumento dell'uomo. Parafrasando la critica della religione di Feuerbach, Marx ragiona sulle Costitizioni politiche: "Allo stesso modo per cui la religione non crea l'uomo ma è l'uomo che crea la religione, non è la Costituzione che crea il popolo ma il popolo a creare la Costituzione. La democrazia è, in qualche modo, per tutte le altre forme dello Stato, ciò che il cristianesimo è per tutte le altre religioni. Il cristianesimo è la religione per eccellenza, l'eccelenza della religione, l'uomo deificato considerato come una religione particolare. Allo stesso modo, la democrazia è l'essenza di ogni Costituzione politica: l'uomo socializzato considerato come Costituzione politica particolare... L'uomo non esiste a causa della legge, è la legge che esiste a causa dell'uomo: è una esistenza umana, mentre nelle altre (forme politiche) l'uomo è l'esistenza legale. Questo è il carattere fondamentale della democrazia".

Rheinische-zeitung.gifMarx porta qui degli elementi di sua propria invenzione, che non rientrano d'altronde nel quadro tradizionale della democrazia se non facendolo esplodere. Nessuna testimonianza empirica in appoggio, per il momento. Ne troverà più tardi, ed è allora che egli associerà al concetto della democrazia un altro concetto che egli ha tratto da esso, e cioè, la dittatuta del proletariato; in un caso come in un altro, si tratterà, ai suoi occhi, di una sola e medesima cosa: "l'autodeterminazione del popolo".

Quest'apporto dell'esperienza, Marx lo raccoglie nel suo ritiro di Kreuznach dopo aver lasciato la redazione della Rheinische Zeitung. Egli pone la sua inazione a profitto per studiare in profondità la storia rivoluzionaria della Francia, dell'Inghilterra e dell'America. È questo studio che lo convinse senza alcun dubbio che l'approdo normale ed inevitabile della repubblica democratica è nel comunismo, detto in altro modo "la vera democrazia in cui lo Stato politico sparisce".

 

2. La democrazia e il suo avvenire 

Hamilton--Men-and-Manners-in-America.jpgTroviamo, in un quaderno di studio del 1843, degli estratti del racconto di uno Scozzese che, visitando gli Stati Uniti, giunge a delle conclusioni più radicali di quelle di Tocqueville. Thomas Hamilton compì il suo viaggio nel 1830-31.La sua opera, Men and Manners in America, fu riedita due volte in poco tempo. Marx la lesse nel 1843 in una traduzione tedesca e ne copiò 50 passaggi, relativi ai problemi importanti dell'America: federalismo e suffragio universale, situazione legale e reale dei cittadini, conflitti di interessi tra il Nord ed il Sud; costituzione degli Stati della Nuova Inghilterra, ecc.

Tocqueville--Daumier.jpgCiò che sollecitò il suo interesse, è il modo in cui Hamilton comprende, o piuttosto avverte, le tendenze sociali nel funzionamento della democrazia americana. Con un curioso miscuglio di generosità liberale e di gusto aristocratico, l'autore descrive il partito repubblicane e federalista, la "rivoluzione silenziosa" cominciata quando Jefferson prese il potere, l'ascesa del "numero" in opposizione agli uomini di proprietà e di cultura. Tutto ciò testimonia di un buon fiuto storico, e Marx non poteva rimanere indifferente ai fatti notevoli riportati dallo Scozzese. Vi trova ciò che Tocqueville non aveva distinto: le potenzialità rivoluzionarie della democrazia americana.

Secondo Tocqueville, l'America offriva l'immagine stessa della democrazia, perché godeva di un'eguaglianza quasi completa delle diverse condizioni. In verità, temeva che la democrazia potesse esporsi a diventare la tirannide di una maggioranza; ma era essenzialmente ottimista in quanto alle prospettive sociali ed economiche dei regimi democratici.

New_York-old_engraving_Broadway.jpgHamilton, ha osservato alcuni aspetti della vita economica americana; vi ha scorto una tendenza che Marx considererà decisiva per il futuro dell'America: la lotta di classe. Ecco alcuni dei passaggi annotati da Marx in tedesco e tradotti qui dall'originale inglese. Hamilton discute con degli "Americani illuminati" sulle possibilità sociali offerte dalla Costituzione degli Stati Uniti, e constata che nessuna volontà viene a fungere da contrappeso "alla mancanza di lungimiranza della democrazia con la previdenza e la saggezza di una aristocrazia dell'intelligenza e della prudenza". Dà allora un esempio di ciò che egli chiama "evoluzione e tendenza dell'opinione presso gli abitanti di New York".

robber_barons.jpgÈ una città in cui i diversi ordini della società si sono rapidamente separati. La classe lavoratrice si è già costituita in una società che porta il nome di "Workies", in opposizione a coloro che, favoriti dalla natura o dalla fortuna, godono di una vita di lusso senza conoscere le necessità del lavoro manuale. Queste persone non fanno affatto mistero delle loro rivendicazioni e bisogna dare loro giustizia che sono poco numerose, benché energiche. La loro prima esogenza, è l'eguaglianza e l'universalità dell'istruzione.

È falso, essi dicono, sostenere che non esiste presentemente nessun ordine privilegiato, nessuna aristocrazia di fatto in un paese in cui si ammettono le differenze di educazione. Tutta una parte della popolazione, costretta al lavoro manuale, si trova forzatamente esclusa dalle cariche importanti dello Stato. Esiste dunque veramente, essi dicono, un'aristocrazia, e della specie più odiosa: l'aristocrazia del sapere, dell'educazione e dell'eleganza, che contraddice il vero principio di democrazia, l'eguaglianza assoluta. Essi si fanno forte nel distruggere un'ingiustizia così evidente dedicandovi tutta la loro attività fisica e mentale. Essi proclamano davanti al mondo che questa piaga deve sparire, in mancanza della qual cosa, la libertà di un Americano sarà ridotta allo stato di semplice vanteria. Essi dichiarano solennemente di non sentirsi affatto soddisfatti, finché tutti i cittadini degli Stati Uniti non riceveranno lo stesso grado di educazione e non avranno lo stesso punto di partenza nella corsa agli onori e cariche dello Stato. È una cosa impossibile, indubbiamente, e questi uomini lo sanno che educare le classi lavoratrici allo stesso grado dei più ricchi; il loro scopo una volta avveratosi, consiste nel ridurre i ricchi alla stessa condizione intellettuale di poveri (...). Ma coloro che limitano le loro considerazioni alla degradazione mentale del loro paese sono in verità dei moderati. Altri vanno ben più in là. Reclamano altamente una legge agraria e una distribuzione periodica della proprietà. Senza alcun dubbio, è l'estrema sinistra del parlamento "workie", ma queste persone sono contente di spingere sino in fondo i principi dei loro vicini meno violenti. Usano tutta la loro eloquenza per chiedere la giustizia e vanno in vettura, mentre l'altro va a piedi; rientrato dalla passeggiata, festeggiano con lo champagne, mentre tutto il suo vicinato deve, con sua vergogna, accontentarsi dell'acqua. Livellate soltanto la proprietà, essi dicono, e non vedrete più né champagne né acqua. Vedrete il brandy per tutti, e questa vittoria del consumatore val bene secoli di lotta (pp. 160-61).

Esaminando la politica operaia del governo americano nei confronti delle enormi risorse interne degli Stati Uniti, Thomas Hamilton non dubita affatto che quest'ultimi siano destinati a diventare una grande nazione manifatturiera. Ecco la sua previsione: "Imponenti città manifatturiere sorgeranno in diversi punti dell'Unione; la popolazione si radunerà in massa, e si vedranno maturare presto i vizi che accompagnano attualmente una tale specie di società. Milioni di uomini vedranno la loro sussistenza dipendere dalla domanda di un'industria particolare, e anche questa domanda sarà sottoposta ad una perpetua fluttuazione. Quando il pendolo oscillerà in una direzione, ci sarà un flusso di ricchezzza e di prosperità; quando girerà in senso contrario, ci sarà la miseria, l'insoddisfazione e il disordine attraverso tutto il paese. Un cambiamento nella moda, una guerra, la chiusura di un mercato straniero, mille incidenti imprevedibili e inevitabili si produrranno, che priveranno della pace le moltitudini. Un mese prima, esse profittavano di tutte le comodità della vita".

Ecco ora una predizione nel più bel stile marxiano: "Che ci si ricordi che è la classe sofferente che sarà, in pratica, depositaria di tutto il potere politico dello Stato; che non può esserci forza militare per mantenere l'ordine civile e proteggere la proprietà; e in quale angolo, mi piacerebbe che me lo ci dicesse, l'uomo ricco potrà trovare rifugio e porre al riparo la sua persona o la sua fortuna?".

Certo, nessuno degli "eminenti" interlocutori di Thomas Hamilton ha rifiutato di vedere che un tale periodo di disordine fosse inevitabile. Ma gli si rispondeva spesso che questi riprovevoli eventi erano ancora remoti, che per il momento il popolo non doveva affatto preoccuparsi a proposito delle afflizioni future. E il viaggiatore scozzese annotava: "Non posso comunque impedirmi di credere che il tempo della prova è molto meno lontano di quanto questi ragionatori immaginino per rassicurarsi; ma se si concede che la democrazia conduce necessariamente all'anarchia e alla spoliazione, la lunghezza del percorso che vi ci porta non ha grande importanza. È evidente che può variare secondo le circostanze particolari di ogni paese in cui si può farne esperienza. L'Inghilterra potrebbe fare il tragitto alla velocità della ferrovia. Negli Stati Uniti, essendo dati i grandi vantaggi che vi si trovano, le cose possono durare ancora una generazione o due, ma il terminus è lo stesso. Ci sono dubbi sulla durata, non sulla destinazione" (p. 66).

Diventato comunista, Marx non aveva che da iscrivere la parola comunismo là dove Hamilton scriveva "anarchia" o "spoliazione"; diventato economista, darà agli avvertimenti dello Scozzese un'armatura teorica nel famoso capitolo di Il Capitale che si intitola: "La tendenza storica dell'accumulazione del capitale".

Tocqueville ha trovato una formula generale, e un po' hegeliana, per congetturare questo compimento dei tempi. Vedeva il progresso dell'eguaglianza sociale un effetto della Provvidenza divina. 

 

3. Difesa e conquista della democrazia

Si sarebbe tentati di dire che Marx fu l'erede spirituale di Tocqueville e che porta questa nuova scienza della società in cui la dialettica della necessità storica prenderà il posto della credenza nella Provvidenza divina. Non ci preoccupiamo di porre di nuovo un problema che occupa un così bel posto nel dibattito sullo 'storicismo' di Marx. Ciò che abbiamo cercato di mostrare, è che nella formazione politica di Marx, esiste un legame stretto tra le sue convinzioni pre-comuniste e la sua adesione al comunismo; tra il Marx democratico e il Marx comunista; tra le prime opere, che non sono affatto economiche, in cui il comunismo prende semplicemente la forma di una veemente denuncia del culto del denaro (La questione ebraica, ad esempio), e Il Capitale, in cui è presente, benché spesso tacita, nello schema scientifico de sistema di produzione capitalista.

Vorremmo apportare a questa tesi un'ultima testimonianza. Nel 1850, sette anni dopo la sua adesionen al comunismo, e mentre militava come capo della Lega dei comunisti, Marx autorizzò Hermann Becker, membro della stessa Lega, a pubblicare una scelta dei suoi scritti in diversi volumi. La prima consegna fu edita a Colonia nel 1851. Vi si ritrovano gli articoli liberali e democratici degli Anekdota e della Rheinische Zeitung, il che significa che Marx non li considera affatto superati, e che la lotta per le libertà democratiche rimane il compito del giorno. Egli è convinto che le sue prime idee sulla democrazia contengano in potenza tutti gli elementi di questo umanesimo di cui il comunismo non è stato che un aspetto particolare; e questo Marx lo afferma nei suoi manoscritti del 1844, primo abbozzo del Capitale.

Due concetti separati, quello di democrazia e quello di comunismo, corrispondono presso Marx alla rivoluzione politica e alla rivoluzione sociale, e cioè alle due tappe della rivoluzione proletaria. La prima, la "conquista della democrazia" da parte della classe operaia, porta alla "dittatura del proletariato". La seconda, è l'abolizione delle classi  sociali e del potere politico, la nascita di una società umana.

Marx ha distinto tra rivoluzione politica e rivoluzione sociale, e si deve ricordarsene se si vuole capire i suoi comportamenti di uomi di partito. Non dobbiamo occuparci qui dei diversi aspetti della sua sociologia politica. Ricordiamo soltanto che lo sviluppo sociale gli sembrava sottoposto alle leggi storiche, e che le rivoluzioni sociali dipendevano dunque dalle condizioni, sia materiali sia morali. Questo processo è caratterizzato dalla crescita delle forze produttive, progresso tecnico da una parte, maturità della coscienza umana dall'altra. A dir il vero, la tesi di Marx (la coscienza sociale è determinata dall'esistenza sociale) contiene delle ambiguità per l'epistemologia. Quindi, conviene sottolineare in tutto ciò il carattere etico della tesi o del suo postulato su una coscienza proletaria.

All'idea di una rivoluzione a doppio motore, corrisponde il duplice aspetto del pensiero e dell'attività politica di Marx. Non mancano esempi che mostrano che la sua lotta politica assunse spesso un carattere allo stesso tempo esoterico ed essoterico. Così nel 1847, egli accetta la vice presidenta dell'Associazione democratica, a Bruxelles, pur diventando membro della Lega dei comunisti. Così, nel gennaio del 1848, egli redige il Manifesto comunista e, durante lo stesso mese, pronuncia un discorso sul libero scambio che sarà pubblicato dall'Associazione democratica. Allo stesso modo, nello stesso anno, l'anno della rivoluzione, fonda e pubblica a Colonia la Neue Rheinische Zeitung, sottotitolo: "Organo della democrazia", e si unisce con l'estrema sinistra della Lega, che denuncia il suo opportunismo. Nel 1847, scriveva: "Il dominio della borghesia fornisce al proletariato non soltanto delle armi del tutto nuove per la lotta contro la borghesia, ma anche una posizione del tutto differente in quanto partito ufficialmente riconosciuto". Diciotto anni dopo, Marx ed Engels faranno una dichiarazione pubblica in cui essi riaffermano la loro posizione del 1847 e denunciano gli errori del lassaliani, che ricercavano l'alleanza del proletariato e del governo reale di Prussia contro la borghesia liberale: "Sottoscriviamo oggi ogni parola della dichiarazione che fatta all'epoca".

Ad ogni periodo della sua carriera politica, vediamo Marx combattere instancabilmente per le libertà democratiche: all'inizio degli anni 50, a fianco dei cartisti; per tutta la durata del Secondo Impero, con centinaia di articoli antibonapartisti; con la sua lotta contro lo zarismo e contro il prussianesimo che ne è lo strumento; durante la guerra di Secessione, in cui prese le difese del Nord contro il Sud, a favore del lavoro libero contro lo schiavismo (nel 1865, in nome del Consiglio generale della I Internazionale, redasse un appello ad Abraham Lincoln, ricordando che un secolo prima l'idea di una "grande repubblica democratica" era per la prima volta scaturita qui, dando così impulso alla rivoluzione europea del XVIII secolo e facendo capire alle classi lavoratrici che la ribellione degli schiavisti doveva suonare là come la campana a martello di una crociata della proprietà contro il lavoro). Nel 1871, Marx elogiò la Comune di Parigi come la "vera rappresentante di tutti gli elementi sani della società francese, e dunque il "vero governo nazionale" allo stesso tempo che "il governo operaio", come "il campione coraggioso dell'emancipazione del lavoro", come l'antitesi del bonapartismo e dell'imperialismo, come "il selfgovernement dei produttori un governo eletto a suffragio universale responsabile e revocabile ad ogni momento. Era "la forma politica indine scoperta per realizzare l'emancipazione economica del lavoro".

Per citare un ultimo episodio, ricordiamo che "nel 1872 Marx fece escludere Bakunin dall'Internazionale, perché era convinto che l'anarchico voleva servirsene come di un paravento per imprese cospirative, in cui si sarebbe riservato egli stesso il ruolo di padrone assoluto. Vedeva nella società bakuninista segreta "la ricostituzione di tutti gli elementi dello Stato autoritario sotto il nome di comuni rivoluzionaire (...) l'organo esecutivo è uno stato maggiore rivoluzionario formato da una minoranza (...) l'unità di pensiero e d'azione non significa altro che ortodossia e obbedienza cieca. Perinde ac cadaver. Siamo in piena compagnia di Gesù".

 

4. La dittatura del proletariato

 

Marx non vantava volentieri i propri meriti di teorico sociale. Non pretendeva di aver scoperto né l'esistenza delle classi sociali né la lotta di classe di quest'ultime nella società moderna. Rivendicava tuttavia senza esitazione, la paternità di una dimostrazione originale, e cioè: 1. che l'esistenza delle classi, è legata a determinate fasi dello sviluppo economico; 2. che la lotta delle classi approda "necessariamente" alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura conduce alla sparizione di tutte le classi in un società rigenerata.

Benché egli non ce lo dica espressamente, siamo in diritto di supporre che Marx attribuiva a queste tre tesi una validità scientifica, e che la dimostrazione aveva ai suoi occhi la portata di una costruzione logica, empiricamente verificabile.

Sarebbe facile elencare gli scritti, editi o inediti, nei quali Marx ha effettivamente tentato, prima del 1852, di "provare" le tre tesi divulgate nella sua lettera a Weydemeyer. Ci si accorgerebbe come egli fa appello, con giudizioso equilibrio, a due metodi simultanei: da una parte, l'analisi, la descrizione precisa, l'informazione seria; dall'altra, la deduzione, la sintesi valorizzante, e dunque la Sinngebung, etica.

In quanto al concetto di dittatura del proletariato, esso è strettamente legato ad una concezione dello Stato e delle forme di governo.

Ora abbiamo appena mostrato che Marx ha dato ampoio spazio, nella sua teoria politica, ai principi della democrazia in quanto conquista della borghesia e del proletariato nella loro lotta comune contro lo Stato feudale. Vi vedeva, senz'altro, la prima tappa di una lotta da proseguire oramai, all'interno anche di una società capitalista liberata dai residui del passato feudale, sino alla "conquista della democrazia" da parte della classe più numerosa e più miserabile. Legale o violenta (sappiamo che Marx non escludeva la possibilità di un di un passaggio del potere con l'aiuto del suffragio universale), questa conquista non poteva non conservare un carattere dittatoriale a tutte le azioni di classe. Ma questa volta, e, secondo Marx, per la prima volta nella storia dell'umanità, la dittatura era allo stesso tempo la democrazia nel vero senso del termine: la distruzione dello Stato e il regno del popolo; più esattamente. Il regno dell'immensa maggioranza su delle minoranze un tempo dominanti e possidenti. Qui, si inaugura la fase dell'emancipazione totale, detto altrimenti dell'utopia realizzata: la società senza classi. Marx lo sosteneva sin dal 1847, polemizzando contro Proudhon: La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all'antica società civile un'associazione che escluderà le classi ed il loro antagonismo, e non ci sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell'antagonismo nella società civile.

 

Conclusione

 

Non abbiamo fatto altro che sfiorare l'argomento, ma possiamo evidenziare da quanto detto alcune idee generali di cui ecco il riassunto:

1. Il concetto di democrazia si intende in Marx che relativamente alla sua concezione dello sviluppo sociale e in rapporto alle condizioni particolari della sua epoca. Come teorico e come uomo di partito, ha preso parte alla lotta di classe operaia e borghese per i diritti politici così come alla lotta per l'emenacipazione nazionale contro i regimi assolutistici e reazionari. Democrazia, liberazione nazionale erano gli scopi da raggiungere immediatamente, condizioni preliminari alla creazione di una società senza classi. Il primo scopo, la democrazia borghese, non era che un punto di partenza per il movimento autonomo degli operai; il suffragio universale era il mezzo legale per conquistare il potere politico, e questo potere stesso una tappa necessaria sulla via dell'emancipazione sociale.

L'idea di socialismo e di comunismo ha la sua origine nell'idea di una democrazia totale. Marx l'aveva incontrata in spinoza, e si ricorda della lezione per criticare la filosofia politica di Hegel e per respingere la sua teoria della burocrazia, del potere dei principi e della monarchia costituzionale. Aderendo al comunismo, Marx non rompeva affatto con la sua prima concezione della democrazia: la sublimava. Nel comunismo così come egli lo ha inteso, la democrazia è mantenuta, e essa si eleva ad un significato più alto.

2. Il primo risultato positivo dei suoi studi filosofici e storici, è quell'etica umanistica che ha tentato in seguito di fondare su delle premesse scientifiche. È per quest'umanesimo che ha abbandonato la speculazione filosofica a favore della teoria sociale e dell'azione politica. È soltanto dopo aver pubblicato la sua prima presa di posizione comunista che si mette alla scuola dei grandi economisti. Nella sua critica appassionata degli autori studiati, si mostra già in possesso dei criteri che l'autorizzano a denunciare la "infamia" dell'economia politica.

3. La democrazia significa per Marx, come per i giacobini della sua generazione, il governo del popolo per il popolo. Punto di partenza e medio, essa si trasfigura nella società senza classi, liberata da ogni potere statale, da ogni mediazione politica. In quanto scopo provvisorio, la democrazia deve realizzarsi contro il passato feudale ed assolutista attravesro la lotta comune della borghesia e del proletariato, ognuno compiente il proprio ruolo rivoluzionario specifico. Una volta raggiunto questo scopo, il proletariato è chiamato ad emanciparsi con i suoi propri mezzi e la sua emancipazione è quella dell'umanità intera. La democrazia acquisisce il suo vero significato quando essa è una lotta distruttiva e rinnovatrice.

Principale combattente, il proletariato è spinto alla sua azione "storica" dalle condizioni inumane della sua esistenza. La lotta di classe, questo fatto storico, diventa psotulato etico; il proletariato moderno deve organizzarsi in quanto classe, cosciente della sua "missione" rivoluzionaria. È così che Engels poteva scrivere: "Per il trionfo ultimo delle idee esposte nel Manifesto del partito comunista, Marx si fidava unicamente ed esclusivamente alla sviluppo intellettuale della classe operaia così come doveva necessariamente risultare dall'azione e dalla discussione comune".

4. Ciò che Marx chiama conquista della democrazia, e cioè la conquista del potere politico, è garantito per principio agli operai attraverso il funzionamento normale della democrazia che esclude teoricamente ogni violenza nella lotta per l'eguaglianza sociale. La violenza non è una legge naturale della storia umana; è un risultato naturale dei conflitti di classe che caratterizza le società dove le forze di produzione sono diventate delle forze di alienazione sociale. Finzione giuridica, la democrazia dissimula una dittatura reale, un rapporto da classe sfruttatrice a classe sfruttata, una separazione tra i diritti fondamentali e l'oppressione materiale. L'antitesi storica e morale di questo fenomeno permanente della storia passata e presente, è il governo reale dell amaggioranza, risultato normale dei conflitti sociali quando il suffragio universale si trasforma, come dice Marx, "da strumento di inganno in un mezzo di emancipazione". La democrazia apporta ai produttori, organizzati in sindacati e in partiti, i mezzi legali per conquistare il potere e operare progressivamente alla trasformazione di tutta la società, in vista di fondare "una associazione nella quale il libero sviluppo do ognuno è la condizione del libero sviluppo di tutti".

Se si fa astrazione delle ambiguità dell'insegnamento marxiano, si deve convenire che la critica sociale, così come abbiamo tentato di definirla ne esprime il valore permanente, o quel che potremmo chiamare il messaggio. Il "marxismo" - vocabolo che, altrimenti, designa un concetto irrealizzabile - non è concepibile che come un rifiuto dei sistemi politici contemporanei, o più esattamente come una critica sociale fondata sull'idea (o il postulato) di una democrazia liberata dallo Stato e dal Capitale. Se si intende così "il marxismo", si riconosce l'inutilità, persino la nocività di un termine che si è prestato a molte confusioni. La parola è superflua se si aderisce al senso che le prestiamo, con il che esso raggiunge l'etica comune al socialismo, all'anarchismo e al comunismo. Per quanto riguarda quest'etica, nessuna delle società esistenti può essere considerata come libera e umana, perché tutte sono sottoposte a gradi diversi, a regimi che sono la negazione della libertà e dell'umanità a cui Marx pensava quando parlava di democrazia.

"Bisogna", scriveva Proudhon nel 1840, "o che la società perisca, o che essa uccida la proprietà". Con Marx, egli direbbe oggi: bisogna, o che la società perisca, o che essa sopprima lo Stato e il Capitale. 

 

Maximilien Rubel

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

* Il tema di questo saggio fu trattato durante un corso pubblico all'Università di Harvard nell'aprile del 1961. Pur apportandovi delle modifiche, l'autore ha tenuto a conservargli lo stile dell'improvvisazione.

 

 

LINK al post originale:

Le concept de démocratie chez Marx 

 

LINK pertinente interno al blog:
Maximilien Rubel, Karl Marx e il socialismo populista russo, 1947

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Published by Ario Libert - in Marxismo libertario
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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 06:00

Riproponiamo un brevissimo saggio, edito nel lontano 1982 sulla intelligente rivista di fumetti e altro intitolata "L'Eternauta" a firma Paola Pallottino, e concernente il singolare artista anarchico Flavio Costantini.

 

Flavio Costantini lo stregato

costantini.autoritratto.jpgAutoritratto di Flavio Costantini

 

Di Flavio Costantini, pittore e illustratore autodidatta, nato a Genova nel 1926, diplomatosi capitano di lungo corso e improvvisamente posseduto dall'arte al punto di abbandonare il mare di acque e sale, per navigare, prigioniero volontario della sua stanza piena di ritagli e colori, l'oceano della fantasia, si tengono attualmente a Milano due mostre contemporanee alla Libreria Internazionale Einaudi e alla Galleria Nuages, di serigrafie sugli anarchici e di ritratti a tempera e collage.

Bakunin2.jpgBakunin.


Stregato dalla storia dell'anarchia, della quale dal 1962 raccoglie tutti i possibili documenti per ricostruirne graficamente le vicende, Flavio Costantini, attraverso il rigore delle sue tempere che modulano il colore a tinte piatte, il contrasto del caratteristico contorno nodoso, filtro-aureola all'interno del quale si materializzano le figure di quei suoi anarchici, così strettamente imparentati agli oppressi raccontati da Kathe Kollwitz o da Ben Shahn, e con il sapiente apporto di evocativi elementi di collage, ne restituisce fatti e umori con l'appassionata del gesto di Passanante o di Ravachol.

Costantini---Ravachol_Sainte-Etienne.jpgRavachol.


Come un ragno paziente egli ricama le strutture metalliche belle époque, tesse i lividi orditi delle periferie inizio secolo, delinea, pietra per pietra, la rete del selciato dei quartieri anonimi, implacabili ragnatele nelle quali catturare e fissare per sempre il gesto anarchico. La funzionalità gelida e geometrica del disegno della facciata di un edificio o delle piastrelle di un pavimento di una palestra scolastica, la suggestione dei suoi reperti: vecchie etichette, manifesti e testate d'epoca, e la puntualità delle sue citazioni, dalla ringhiera di ballatoio all'edicola di giornali, dall'addobbo di sala per conferenze a quello del caffè Liberty, tutto concorre a delineare meticolosamente la realtà evocata con la minuzia ossessiva e spiazzante dei sogni, dove l'insistere di un particolare dilata e ribalta la prospettiva.

makhno2.jpgMakhno.


Accanto alla serie degli anarchici, in parte pubblicati nel 1970 da Mondadori per il volume Attentati anarchici dell'Ottocento, di Sergio Feldbauer e nel 1975 dalla Quadragono per Ravachol & Cia di Pietro Favari, nasce la prima serie di ritratti di uomini politici da Hitler a Khrusev, da Napoleone III a Roosvelt, e quelli di scrittori, da Brecht a De Amicis, da Wilde a Malraux, integrati adesso da altre venti opere.

kafka.JPGKafka.


La genesi di questi ritratti può essere agevolmente ricercata anche in quelle illustrazioni realizzate nel 1977 per l'edizione fuori commercio del Cuore per la Olivetti, dove con sottile ferocia Costantini presta alla maestra morta le fattezze di Matilde Serao e connota la fisionomia del maestro con quella lombrosionamente inquietante del Barbablù del secolo: Henri Désiré Landru.

roma.1926.jpg

Concludiamo osservando come questi ritratti a tempera e collage, si pensi al cuore-calamaio dal quale sgorgherà la deamicisiana linfa di sangue/inchiostro, o il sorriso con il quale Emily Dickinson esibisce, nel suo rebus di arte-lacrime-spine, le immagini della rosa e del fazzoletto cifrato e listato di scuro, rappresentano, coma analizza Antonio Porta, un cambio di dimensione; rispetto al gesto di pietra dell'anarchico: "Sono mobili e variabili, nessun gesto o movimento può essere bloccato. La scrittura, la poesia, sono il punto caldo della mobilità, lo scrittore o il poeta è di per sé un mutante" [1].

Errico-Malatesta-e-Michele-Angiolillo.jpgErrico Malatesta e Michele Angiolillo.


E se il discorso vale anche per gli scrittori di figure e per i poeti di immagini, nelle illustrazioni dello stregato Costantini: da Il cavallino di fuoco a Cuore, impercettibili metamorfosi reggono la strategia delle composizioni e l'equilibrio delle scene nella luminosità che amniotici sipari rendono liquida e impietosa fino alla misericordia.

petersburg15March81.jpgPietroburgo 15 marzo 1881.


 

NOTE

 

[1] A. Porta, Flavio Costantini, Galleria D'arte Niccoli, 1981.


 

Paola Pallotino

[cura iconografica di Ario Libert]

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