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12 gennaio 2018 5 12 /01 /gennaio /2018 06:00

Daniel Guérin

Ritratto di un comunista libertario

Nel 1937, in seguito all'appello alla solidarietà della Spagna rivoluzionaria, Daniel Guérin è scandalizzato dalla politica del non intervento del governo Blum.

Con alcuni compagni raccolti attorno a Maurice Jacquier, porta con tutte le sue forze, un sostegno politico e materiale alla CNT, alla FAI e al POUM, opponendosi al contempo alle sinistre manovre degli sbirri di Stalin.

Nel 1939, Daniel Guérin è incaricato di creare, a Oslo in Norvegia, un segretariato internazionale del Fronte operaio internazionale contro la guerra, che riunisce tutte le correnti di sinistra che si oppongono attraverso l'internazionalismo proletario alla guerra interimperialista.

Arrestato dai Tedeschi nell'aprile del 1940, diventa un internato civile. Gravemente ammalato, verrà liberato nel 1942.

Dal 1943 al 1945, Daniel Guérin coopera, in Francia, con il movimento trotskista nella clandestinità, cercando di mantenere una posizione internazionalista nei confronti dello sciovinismo esistente, moltiplicando gli appelli ai lavoratori tedeschi sin nei ranghi dell'esercito d'occupazione (attività militante tra le più pericolose tanto più che i libri di Daniel Guérin sul fascismo fanno parte della famosa lista Otto).

Nel 1946, Daniel Guérin si stabilisce negli Stati Uniti dove è attivo nel movimento operaio e dei Neri americani.

Ne è espulso nel 1949, nel quadro della caccia alle streghe del maccartismo, e rientra in Francia. Studia le opere complete di Bakunin quando, nel 1956, scoppia la rivolta dei Consigli operai ungheresi contro il capitalismo di Stato e il dominio dell'URSS.


La congiunzione di questi due fatti lo rende per sempre allergico a ogni socialismo autoritario, sia esso giacobino, marxista, leninista o trotskista.

Daniel Guérin si impegna a smontare l'idolo Lenin per la cui strategia aveva provato, sino ad allora, una grande ammirazione. Ne critica i concetti militari, denuncia la nozione artefatta di dittatura del proletariato preferendole quella di costrizione rivoluzionaria. Riscopre l'apporto di Rosa Luxemburg nella sua lotta contro l'ultracentralismo e il sostitutismo leninisti, giungendo ad intravedere delle passerelle con la spontaneità rivoluzionaria cara ai libertari.

Questa procedura lo porta a scrivere, nel 1965, il suo testo L'Anarchismo e la sua colossale Antologia dell'anarchismo: Né Dio né Padroni, la qual cosa produce rapidamente un qui pro quo nei nostri ambienti: Daniel Guérin non è ancora un anarchico nel senso strettamente ideologico, anche se, sul piano personale, dà prova di uno spirito libertario senza tabù.

Con questi testi, vuole far conoscere tutto l'apporto originale della corrente anarchica e d'altronde vi riesce, perché il libricino della collana "Idées" fu la prima lettura di numerosi libertari di oggi. Ma, il suo scopo è, innanzitutto, di riformare l'insieme del movimento rivoluzionario (ciò che egli considera tale), di liberarlo dalle vie autoritarie, giacobine, marxiste-leniniste, senza tuttavia farlo vacillare nell'ideologia socialdemocratica addirittura, oggi, liberale borghese,  nella quale galleggiano tanti ex militanti degli anni 70.

Per anni, Daniel Guérin si impegna integralmente nel sostegno ai militanti algerini.

Partecipa al Comitato Francia-Maghreb, firma il Manifesto dei 121 contro la tortura e per la renitenza (1960) e non accetta mai le lotte fratricide tra FLN e NMA. Si impegna come internazionalista come parte coinvolta nella lotta e non come portatore di valigie al servizio di un movimento.

Il 1962 lo vede per un periodo nello PSU, da cui si allontana, trovandolo troppo socialdemocratico. Più tardi, non esisterà a denunciare, sempre senza tabù, le tendenze socialdemocratiche (e autoritarie) di Marx.

Affermerà anche la sua ammirazione per l'apporto filosofico degli anarchici individualisti come Émile Armand o Zo d'Axa nella loro contestazione concreta dei valori morali dell'epoca. Daniel Guérin fu, anche, un fine conoscitore dell'opera di Proudhon.

Maggio 68, questo secondo orgasmo della storia che egli ha la fortuna di vivere dopo il Fronte popolare, lo getta nella mischia. Lo vediamo, a 64 anni alla Sorbona, a fianco dei libertari della rivista Noir et Rouge e del Movimento del 22 Marzo.

Nel 1969, è co-fondatore del Movimento comunista libertario (che raggruppa degli elementi provenienti dalla FCL, dalla JAC) e chiarisce le sue posizioni in un testo di cui riconoscerà l'ambiguità del titolo, Pour un marxisme libertaire [Per un marxismo libertario].

La fusione (di cui è uno degli artefici della piattaforma) fallita, nel 1971, tra l'Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica e il Movimento comunista libertario lo scoraggia. Parteciperà successivamente all'OCL, all'ORA (da cui si allontana durante il periodo autonomo) per raggiungere nel 1980, attraverso operaismo, l'UTCL nella quale milita sino alla sua morte.

Durante questi anni, Daniel Guérin è totalmente impegnato nel Comitato per la verità nell'affare Ben Barka, nel Comitato Vietnam nazionale, nel Comitato di lotta antimilitarista, partecipando anche alla commissione Diritti e libertà nell'istituzione militare della Lega dei diritti dell'uomo, intorno a Noguères e anche di "ufficiali progressisti" (pensando che le posizioni di obiezione, di renitenza e le attività di comitati di soldati sono delle lotte complementari e non contraddittorie).

Dopo la catastrofe del tunnel di Chèzy (8 morti), partecipa attivamente al Raggruppamento nazionale per la verità sugli incidenti nell'esercito.

Sin dalla sua fondazione, partecipa attivamente alle attività del Fronte omosessuale d'azione rivoluzionaria. Il suo anticolonialismo di sempre lo spinge a fianco degli antillesi, dei polinesiani (sostenendo il suo vecchio amico Pouva'ana detenuto così a lungo nella metropoli), dei Canachi...

Daniel Guérin si lancia nella guerra civile degli storici che vuole snaturare la Rivoluzione francese, scrivendo alcuni mesi prima della sua morte, che è un dovere imperativo far fronte davanti alla montata dei contro-rivoluzionari che preferiscono i vandeani e i chouan ai sanculotti, al branco che si è gettato quest'ultimi anni sulla "Grande rivoluzione" per lacerarla a pieni denti, calunniarla, sporcarla.

Daniel Guérin non è mai stato un militante anarchico in senso stretto, ma gli anarchici gli devono molto in quanto alla diffusione delle loro idee. Se ha attaccato un certo vecchio anarchismo fossilizzato di una certa epoca (così come d'altronde il marxismo autoritario degenerato), ha sempre voluto che il meglio dell'anarchismo possa pesare nel movimento rivoluzionario per contrastare le derive autoritarie.

Non concepiva il comunismo libertario (o anarchismo-comunismo, termine che accettava egualmente) come un dogma, ma come una tendenza, una ricerca senza sosta incompiuta, persuaso com'era della rivoluzione sociale futura, allo stesso tempo necessaria e desiderata, non sarebbe né dispotismo moscovita né clorosi socialdemocratica, che essa non sarà autoritaria, ma libertaria e autogestita, o se lo si preferisce consiliarista.

Daniel, dando il tuo corpo alla scienza, non permetti che il tuo ricordo sprofondi nel rituale comune delle tombe a fiorire.

Ci obblighi a celebrare la tua memoria attraverso le nostre lotte di emancipazione. Te ne siamo grati.

Saluti e fraternità!

 

[Traduzione di Ario Libert]

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