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12 giugno 2009 5 12 /06 /giugno /2009 08:44

Max Stirner


di Paul Chauvet

L'individuo non sopporta di non essere considerato che una frazione della società perché è più di questo: la sua unicità insorge contro questa concezione che lo sminuisce e lo svilisce.

Per il fatto che hai la forza di essere hai anche il diritto di essere.


L'uomo e la sua vita


stirner02.jpgMax stirner è uno degli scrittori più importanti del movimento anarchico di cui si parla molto senza averlo mai letto e spesso per giudicarlo superato; malgrado ciò rimane uno dei filosofi di base tra coloro il cui pensiero è il più ricco e alla nostra epoca egli acquisisce un'importanza profonda. Cercherò di presentarla, di analizzarne i termini del suo pensiero e di evidenziarne l'essenziale per il tempo presente.

 

Bisogna innanzitutto situare l'uomo. Max Stirner il cui vero nome è Johan Kaspar Schmidt, Stirner vuol dire soltanto "grande fronte, nacque nel 1806 in Germania a Bayreuth in una famiglia modesta; mediocre studente, terminerà gli studi nel 1939 a Berlino senza ottenere la totalità dei diplomi a cui ambiva. Per il momento trova lavoro come professore in un collegio per ragazza borghesi. Il giorno, questo professore insegna la filosofia alle signorine e la sera si trasforma per recarsi in un cafè, luogo di riunione della società dei "Liberi".

 

Stirner_Der_Einzige_und_sein_Eigentum_djvu.jpgQuesti "Liberi" sono persone strane, umanisti e rivoluzionari da sala interna delle osterie; essi reclamano la libertà per l'uomo e passano il loro tempo a discuterne cercando allo stesso tempo  di far del loro meglio per vivere liberamente. Stirner sarà tra loro più uno spettatore che un attore; fumando un grande sigaro solo lusso della sua vita misera, ascolta le discussioni dei suoi compagni. Tuttavia, non ascolta soltanto, pensa e scrive anche e nel 1843, pubblica la sua opera più importante L'Unico e la sua proprietà. È subito gloria, è letto, commentato e discusso. Di colpo, si presenta come il grande teorico della libertà senza concessione.

 

Vuole, da quel momento, vivere per la sua opera e sposarsi con un'adepta dei "Liberi".

 

Mal gliene viene, la gloria apparsa di colpo di colpo svanisce veloce e vivrà con difficoltà, divorzierà e morirà dimenticato in miseria nel 1856. Questa vita non è esaltante come quella di un Bakunin o di un Kropotkin ed è certamente questa la causa della mancanza di interesse per Stirner. Se la vita è abbastanza mediocre, le cose stanno diversamente per l'opera e soprattutto per L'Unico e la sua proprietà. Tutto il suo pensiero rivoluzionario e costruttivo di Stirner è contenuto in quest'opera.

 

L'Unico e la sua proprietà

 

Questo libro è formato da due parti opposte. Nella prima Stirner affronta ciò che aliena l'Uomo, lo sottomette, lo subordina. Nella seconda riprende ogni termine della prima per ricostruire in funzione della libertà più assoluta dell'individuo. Questa seconda parte è d'altronde la migliore dell'opera e prova soprattutto senza alcuna contraddizione che Stirner è un costruttore e non un Nichilista. Ma vedremo questo più da vicino studiando qualcuna di queste alienazioni e la loro riappropriazione.


Le alienazioni

 

Lo Stato, è una delle prime e delle più importanti alienazioni di cui tratta Stirner. Egli ci mostra che tutte le forme assunte dallo Stato sono coercitive e opprimono l'Uomo, anche, lo Stato liberale quando proclama la libertà e il beme dell'umanità. Inoltre, è soprattutto a questo Stato democratico e liberale che Stirner si riferisce. Questo Stato reclama una partecipazione dell'Uomo avente per base un buon sentimento: il civismo è l'idea che lo Stato è tutto, che è l'uomo per eccellenza e che il valore dell'individuo come uomo derivi dalla sua qualità di cittadino.

 

Anche se questo Stato democratico affrema di avere per solo scopo la libertà dell'uomo, limita di fatto la sua iniziativa creandogli dei doveri: "servire è essere liberi, il servitore obbedisce ed ecco l'Uomo libero! Ecco una rozza assurdità". Non bisogna farsi illusioni, l'ideale dello Stato non è la realizzazione degli individui, ma il suo livellamento in una certa mediocrità che deve accontentare il massimo numero di uomini, per questo ognuno deve fare molte concessioni alla comunità ed in definitiva, l'ideale dello Stato è... un ordine ragionevole, una condotta morale, una libertà moderata e non l'anarchia, l'assenza di leggi, l'individualismo.

 

Così nello Stato liberale la ragione regna e la persona soccombe. La cosa più grave non è soltanto l'asservimento contro cui è sempre possibile lottare, ammesso il fatto che l'autorità diventa, nello Stato democratico, ipocrita ed impersonale... colui che li schiaccia (le persone libere) si chiama lo Stato, la legge però mai questo o quell'altro...

 

L'autorità allora sono tutti e nessuno allo stesso tempo, il poliziotto, il precettore, il servizio militare obbligatorio, ecc. Stirner pone qui in evidenza ciò che proviamo oggi. Chi non ha avuto a trattare con qualche amministrazione e vessato non ha trovato di fronte che una responsabilità diffusa diluita, è sempre il capoufficio vicino che ha dato l'ordine.


Il liberalismo sociale

 

L'Uomo vive in società, Stirner lo constata senza difficoltà, tuttavia, ci mostrerà in cosa questa società è coercitiva anche quando essa proviene da un'essenza liberale. Innanzitutto egli mostra che gli uomini in una società liberale sono dipendenti gli uni dagli altri, giunge alla conclusione che il valore dominante di questa forma di società è il lavoro la cui ricchezza sparisce e vediamo apparire una forma di soggezione, il lavoro: Se il comunista vede in te un uomo ed un fratello, non è che per il suo modo di vedere delle domeniche... Se tu fossi uno fannullone, non riconoscerebbe in te l'Uomo, vedrebbe un uomo pigro da correggere e catechizzare per convertirlo alla credenza che il lavoro è il destino e la vocazione dell'uomo.

 

La società possiede tutto e gestisce il lavoro in funzione dei bisogni degli uomini; ricercare la libertà in una forma centralizzata e possessiva ci porta una nuova autorità, quella della società, gli siamo debitori di tutto, tutto va e viene da questa nuova entità: la società da cui abbiamo tutto è un nuovo padrone, un nuovo fantasma, un nuovo essere supremo che ci impone servizio e dovere. Queste due alienazioni, lo Stato liberale e la società liberale sono tanto più pesanti in quanto partono da un buon sentimento, da un sentimento umanitario e giungiamo a scoprire la peggiore delle alienazioni quella che le incorona tutte il liberalismo umanitario.


 

Il liberalismo Umanitario

 

L'umanesimo vuole portare l'uomo al suo grado più alto di perfezione, perché non si preoccupa che dell'uomo in generale e di quel che rappresenta e può diventare. Sparita la religione, l'umanesimo crea un nuovo dio avente come forma l'uomo perfetto. Stirner affronta questa aberrazione che è la più importante, la sottomissione dell'individuo ad un uomo ideale, in questo, tutto quel che ognuno di noi è nella sua originalità sparisce per tentare di somigliare all'immagine che ci si dà dell'uomo ideale. "Come l'umanitario non lascia più all'individuo nulla di privato o di esclusivo né pensiero privato né stupidità privata, finsice con il lasciarlo completamente nudo perché il suo odio assoluto e fanatico del privato non permette al suo sguardo alcuna tolleranza, dal momento che ogni privato è essenzialmente inumano.

L'umanesimo che subordina l'uomo ad una certa immagine ben precisa, nega così ogni originalità all'individuo, questo ci promette un universo concentrazionario del tipo di quello di 1984  di George Orwell.

Così come lo prova Stirner, l'individuo si trova maltrattato, sottoposto ad un certo numero di potenti alienazioni: lo Stato, la società, l'umanesimo, tuttavia, l'individuo, ha bisogno della società, di una organizzazione e di un ideale per vivere. Ora vedremo cosa intende proporre Stirner affinché l'individuo viva del tutto libero.

 

La riappropriazione

 

La mia potenza, le mie relazioni. Stirner ha dimostrato che lo Stato è sempre, qualunque forma esso assuma, costrittivo per l'individuo, ma che la vita in società resta lo stato naturale dell'uomo e che bisogna trovare un'organizzazione che lasci l'individuo libero da  ogni costrizione.

 

Lo scopo da raggiungere non è un altro Stato (democratico ad esempio) ma l'alleanza, l'unione d'armonia sempre instabile e mutevole di tutto quel che è a condizione di cambiare incessantemente.
Per conservare l'individuo libero all'interno di una organizzazione, Stirner predica un sistema di associazione degli individui che vengono e partecipano di buon grado, perché ne sentono il bisogno e lo desiderano; ma questa associazione sarà sempre rescindibile o migliorabile a volontà per ogni individuo, secondo il suo interesse, ma anche le sue capacità. L'associazione è anche il termine che permette agli individui di vivere insieme e di frequentarsi, è la forma migliore secondo Stirner.

Perché i rapporti che gli individui hanno tra di loro sono unicamente basati sull'interesse proprio di ognuno: Non c'è tra di noi che un rapporto, quello dell'utilità del profitto, dell'interesse... Se per farti sorridere, ti vengo incontro con aspetto di gioia, è perché ho interesse al tuo sorriso e che il mio viso è al servizio del mio desiderio.
La sola società umana valida è quella che lascerà l'individuo padrone di se stesso in ogni momento, in ogni circostanza, libero di agire a modo suo e sempre, secondo le sue possibilità. Avrà la scelta dei suoi atti, ne porterà le responsabilità di fronte a se stesso, che egli riesca o fallisca nella sua impresa, che si mostri incapace, è lui che ne subirà le conseguenze e lui soltanto! Tutto è ricondotto così all'individuo e per il suo godimento personale del mondo che lo circonda.

Il godimento di me stesso

È in questo capitolo che Stirner riprende l'umanesimo per sviluppare la sua idea dell'uomo e della sua libertà. Innanzitutto considera falsi gli umanisti che considerano l'uomo nel suo divenire possibile, per Stirner, l'individuo deve essere se stesso: Il vero Uomo non è nell'avvenire, non è uno scopo, un ideale verso cui si aspira, ma è qui presente, esiste realmente; che io sia felice o sofferente, bambino o vecchio, nella fede o nel dubbio, nel sommo o nella veglia, sono IO. Sono il vero Uomo.

Così ogni uomo è unico con le sue possibilità peculiari, le sue capacità personali che gli permettono di essere ciò che vuole essere. Gli Uomini sono come devono essere e come possono essere... L'Uomo non è a misura di tutto, ma io sono questa misura".

In questa ultima parte Stirner raggiunge il vertice del suo pensiero, ha liberato l'Uomo dal fango umanitario, dimeostra brillantemente l'unità della persona, il suo valore intrinseco e la sua piena realizzazione possibile in una libertà senza limite. L'opera termina con delle parola di una risonanza profonda che dobbiamo meditare: In L'Unico, il proprietario ritorna al Nulla creatore da cui è venuto.

È un appello nascosto per il lettore, non bisogna prenderlo alla lettera, ma noi stessi, considerandoci come degli Unici, riscriverlo ognuno per sé. Questo dovrà essere il nostro scopo.


 

Paul Chauvet - groupe libertaire Louise Michel [Gruppo libertario Louise Michel]


Alcuni aforismi da L'Unico:



Lo Stato non ha che un solo scopo: limitare, ingannare, sottomettere l'individuo, subordinarlo a qualcosa di generale; non può sopravvivere così a lungo in quanto l'individuo non è tutto; non è che la manifestazione evidente della limitazione di me stesso, della mia limitazione, del mio schiavismo. Mai uno Stato si propone di ottenere la libera attività dell'individuo, il suo scopo permanente, è l'attività che si collega al suo destino.

Non lasciamoci ingannare dallo Stato; sappiamo vedere in esso un fantasma, una creazione dell'io; non chiediamogli di accordarci un diritto di cui siamo i soli detentori. Non contiamo che sulla nostra potenza.

Non esigo nessun diritto, perché non sono obbligato a riconoscerne nessuno. Ciò che sono capace di conquistare, lo conquisto e ciò che non conquisto, sfugge al mio diritto, non mi vanto né mi consolo del mio diritto inalienabile.

Nell'associazione, fai valere tutta la tua potenza, le tue capacità e te stesso, nella società, per contro, sfruttano la tua forza lavoro; in quella vivi come egoista, in questa come uomo, cioè religiosamente; l'associazione esiste per te e attraverso te, la società per contro, ti reclama come suo bene ed esiste anche senza di te; in breve, la società è sacra e l'associazione il tuo bene; la società ti consuma, ma sei tu a consumare l'associazione.

Non è che a partire dal momento in cui sono cosciente di me stesso e che non Mi cerco più. che sono veramente la mia proprietà: mi possiedo, dunque, Mi consumo e Io godo Me. Al contrario, Io non posso mai godere di Me, finché penso che devo ancora trovare il mio vero Me e giungere a quel che il Cristo e non Io vive in Me, cioè un altro Io spirituale, cioè fantastico, per esempio, il vero uomo, l'essenza dell'uomo,...

Siamo entrambi, lo Stato ed Io, dei nemici.

Ogni Stato è una tirannia, che si tratti della tirannia di uno solo o di alcuni.

Non cercate nella rinuncia a voi stessi una libertà che vi priva proprio di voi ma cercatevi da voi stessi... Che ognuno di voi sia un me ognipotente.

Le sole cose che non ho il diritto di fare sono quelle che non faccio in libertà di spirito.

Hai il diritto di essere ciò che hai la forza di essere.


[Traduzione di Ario Libert]

Link:
Stirner, da: Increvables Anarchistes

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Published by Ario Libert - in Filosofi libertari
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