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1 giugno 2011 3 01 /06 /giugno /2011 06:00

Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo?

Proudhon, di Courbet, 1853Ritratto di Proudhon del pittore Courbet, che fu anche membro dell'AIT e della Comune, 1854.

 

di Hervé Trinquier

Pierre-Joseph Proudhon, figlio di un bottaio e di una cuoca, nacque a Besançon nel 1809 sotto il regno di Napoleone I. Di tutti i teorici socialisti, è il solo di origine popolare. Morirà a Parigi, nel 1865, alcuni anni prima della Comune. Nel 1820, una borsa gli permette di compiere gli studi al collegio di Besançon. Unico povero tra ricchi, le vessazioni sono correnti, il che non gli impedisce di riportare numerosi premi d'eccellenza.

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A 17 anni, diventa operaio tipografo per aiutare finanziariamente i suoi genitori. Approfitta del suo mestiere e dei suoi agi per compiere studi di filologia comparandole versioni grece, ebraiche, latine e francesi della Bibbia e redige un'opera sulle "Categorie grammaticali", che in seguito rinnegherà, che attira l'attenzione di alcuni membri dell'Accademia di Besançon. Nel 1838, quest'ultima gli attribuisce una borsa che gli permette, a 29 anni, di superare la maturità e proseguire degli studi superiori.


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Nel 1839, Proudhon pubblica la sua prima opera conosciuta, De la célébration du dimanche [Della celebrazione della domenica], poi, l'anno successivo Qu'est-ce que la propriété? [Cos'è la proprietà?]. La sua celebre formula "La proprietà è un furto" lo rende famoso ma spinge l'Accademia a ritirargli la sua borsa a motivo delle polemiche suscitate. Questa prima memoria sulla proprietà sarà seguita da due altre che lo porteranno davanti alla corte d'assise. La giuria, dichiarandosi incompetente nel giudicare delle questioni "scientifiche", lo assolve.

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La proprietà per Proudhon è innanzitutto la possibilità posseduta da colui che detiene un capitale di acquistare (nel caso della schiavitù) o affittare (nel caso dell'affitto o del salariato) degli esseri umani. La proprietà, è lo "sfruttamento dell'uomo sull'uomo". Il proletariato non essendo "un Dio che bisogna adorare ma un male che bisogna distruggere", Proudhon si pronuncia per la proprietà dei mezzi di produzione da parte degli stessi lavoratori. Si pone così come padre dell'autogestione o, per impegare la sua terminologia in Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario], della gestione diretta.

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D'altra parte, Proudhon sviluppa ciò che diventerà uno dei concetti fondamentali della sua sociologia, quello delle forze collettive, irriducibili alle forze individuali. L'organizzazione sociale che occorre, non inventare, ma scoprire nella stessa società, dovrà rispettare questa pluralità degli individui come delle collettività. La situazione materiale di Proudhon è più che precaria. Diventa "rappresentante autorizzato" di un'impresa di chiatte creata a Lione da vecchi amici di collegio.


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Risiedendo spesso a Parigi, incontra numerosi intellettuali francesi, tedeschi e russi, in particolare Grün, Bakunin, Herzen e Marx. Quest'ultimo desiderava che Proudhon fosse il rappresentante francese di un organismodi propaganda internazionale che stava cercando di creare. Il rifiuto di Proudhon sarà all'origine di un odio che Marx conserverà sino alla morte e che lo condurrà a pubblicare degli scritti ingiusti, calunniosi, ingiuriosi e di una estrema malafede.

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Proudhon pubblica allora due opere importanti De la création de l'ordre dans l'Humanité, ou du Principe d'organisation politique  [Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica] nel 1843 e Contradictions économiquesPhilosophie de la misère [Contraddizioni economiche o filosofia della miseria] nel 1846, nelle quali definisce la sua dialettica, respinge al contempo lo spiritualismo ed il materialismo e ricerca un metodo di analisi che permetterebbe di capire la diversita sociale in tutti i suoi dettagli. Rimprovera, tra l'altro, all'economia politica classica, di ignorare che essa non è che una parte della scienza sociale, e cioè di essere possibile solo in quanto sociologia.

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Nel 1847, Proudhon decide di lasciare il suo posto a Lione per doventare giornalista. Dopomolte fatiche, riesce a fondare un quotidiano "Le Peuple", che diventerà poi "Le Représentant du peuple", e dopo "La Voix du peuple" e, di nuovo "Le Peuple" in conseguenza ai diversi processi e proibizioni continue.


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Febbraio 1848, la monarchia è di nuovo abbattuta. La Repubblica infine proclamata. Alle elezioni dell'8 giugno 1848, Proudhon è eletto deputato. Egli incarna l'estrema sinistra della rivoluzione di febbraio. Critica violentemente i decreti del governo provvisorio- in particolr modo quelli relativi alla creazione di opifici nazionali- e nega la sua competenza rivoluzionaria. La maggior parte dei suoi colleghi lo guarda con ostilità. A fine giugno, il popolo di Parigi si solleva contro questo governo che ha contribuito a creare e che si rivela incapace di migliirare la situazione sociale. La repressione dei repubblicani è feroce. Proudhon non ha desiderato questa insurrezione perché, realizzandosi senza "idea generale", non poteva approdare in una rivoluzione.

 

proudhon-Daumier.jpgI RAPPRESENTANTI RAPPRESENTATI. PROUDHON. Apostolo del socialismo, nemico della proprietà e suo distruttore garantito (senza la garanzia del Governo), Litografia di Honoré Daumier, 1849.


 

Nel corso di giornate sanguinarie, è tuttavia il solo, all'Assemblea, a sostenere la causa degli insorti. Il suo discorso di luglio 1848 reclama innanzitutto clemenza ed aiuto ai lavoratori parigini. In seguito al rifiuto dei deputati, oppone allora il proletariato alla borghesia. Proudhon afferma per primo che il presidente del consiglio instaurerà un ordine nuovo e procederà ad una "liquidazione" ignorando i mezzi legali. La guerra di classe entrava per la prima volta nel sacro recinto, l'Assemblea gli inflisse un biasimo motivato, all'unanimità tranne due voti: il suo e quello di un canut lionese.

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Quando Luigi Napoleone Bonaparte è eletto presidente della Repubblica, nel dicembre del 1848, Proudhon si scatena. I suoi articoli sono così violenti ed insultanti che è condannato a tre anni di prigione sin dal marzo 1849 e non saranno riprodotti che nei Mélanges, articles de journaux 1848-1852 par P.-J. Proudhon nel 1868.

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Nel frattempo, aveva tentato di creare una Banca del popolo il cui scopo era di instaurare il credito gratuito affincHé i proletari giungessero alla loro indipendenza rispetto ai proprietari. La prigione porrà fine all'esperimento. Incarcerato, scrive Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario] e Idée générale de la révolution [Idea generale della rivoluzione], due opere nelle quali sviluppa le sue posizioni antistatali ed anticomuniste, "governo dell'uomo per l'uomo". Liberato nel giugno del 1852, Proudhon è di nuovo condannato a tre anni di prigione, sin dalla pubblicazione, nel 1858, del suo De la Justice dans la Révolution et dans l'Eglise [Della giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa], opera fondamentale nella quale egli riassume l'insieme delle sue prime ricerche attraverso una lotta generale contro la religione e, più generalmente, contro ogni misticismo, "adorazione dell'uomo da parte dell'uomo".


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Si esilia in Belgio dove rimarrà sino al 1862. Il federalismo gli si impone sempre più come soluzione rivoluzionaria di organizzazione delle società. Questa idea si oppone allo stesso tempo ai regimi esistenti ed alle posizioni della sinistra che combatte allora per l'unificazione dell'Italia o la ricostruzione di uno Stato polacco.

 

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La malattia gli impedirà di sviluppare totalmente le sue concezioni. È tuttavia attingendo da La Guerre et la Paix [La Guerra e la Pace] e da Du Principe Fédératif [Del Principio Federativo] che i teorici del movimento anarchico che succederanno a Proudhon elaboreranno una teoria federalista libertaria.

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L'ultimo anno della sua vita sarà consacrata alla sua De la Capacité politiques des classes ouvrières [Della capacità politica delle classi operaie] che diventerà il catechismo del movimento operaio francese. Severa replica ad un gruppo di proudhoniani moderati che desideravano presentare delle candidature operaie indipendenti alle elezioni, Proudhon ne precocizza il boicottaggio e predica una partica di separazione assoluta.

proudhon-de-la-capacite-politique.jpgPadre dell'anarchismo, dell'autogestione, della dialettica moderna, del federalismo integrale, della sociologia, Proudhon è innegabilmente il pensatore francese più importante del XIX secolo.

Ma, instancabile agitatore di idee, negatore di ogni dogmatismo, di ogni a priori, il suo nome emana un odore di zolfo per le narici dei benpensanti di ogni genere che fanno di tutto affinché la sua opera rimanga sconosciuta.

 

Hervé Trinquier

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

Opere di Proudhon citate nel testo:

 

Cos'è la proprietà?, Zero in Condotta, 2000.

La celebrazione della domenica, Lanciano, 1988.

La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa, Torino, Utet, 1968.

Contraddizioni economiche o filosofia della miseria,

Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica,

Idea generale della rivoluzione nel XIX secolo, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001.

La Guerra e la Pace, Tr. it. parziale, Carabba, Lanciano, 2010.

Del Principio Federativo, Terziaria, Milano, 2000.

La capacità politica delle classi operaie , Tr. it. parziale, Assandri, Torino, 1978.

 

 

LINK al post originale:

Pierre-Joseph Proudhon, père de l'anarchisme?

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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