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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 07:39

Jossot e Han Ryner

Rjossot-1.jpg

 

Clément Arnoult

 

 

RJossot-grognard-.jpgSi può leggere sull'ultimo numero di Grognard [1] un colloquio tra il vostro servitore e Henri Viltard sul tema del disegnatore Jossot, così come un magnifico testo di Jossot: En dehors du troupeau [Fuori dal gregge]. Henri ha lavorato su Jossot per la sua tesi [2] e gli dedica un sito internet molto ben fatto: Goutte à Goutte.

Questo colloquio è stato realizzato da non poco tempo, e lo avevo destinato per il presente blog. Vi si parla tutto sommato poco di Jossot disegnatore, ma piuttosto della dimensione filosofica del personaggio. Jossot ha potuto essere considerato come un anarchico, nella misura in cui i suoi disegni prendevano a bersaglio la borghesia, la polizia, la chiesa, l'esercito, ecc. Tuttavia, un po' come Ryner, non ha mai rivendicato veramente quest'etichetta. Più sconcertante, egli si convertirà all'Islam, forse sia come atteggiamento anticolonialista (abitava in Tunisia) che per ricerca mistica. Sembra tuttavia che quest'episodio musulmano sia stato piuttosto effimero.

Vi sono delle convergenze innegabili tra i due uomini:sono entrambi degli individualisti, degli "al di fuori" [en-dehors]; nessuno dei due è caduto durante la guerra nella trappola dell'"Unione sacra"; entrambi sono antidogmatici compreso in rapporto ad eventuali dogmi rivoluzionari; entrambi sono anticlericali pur rimanendo attratti dalla ricerca metafisica, il mistero in senso spirituale... E sono stati colleghi almeno in due periodici, Le Bonnet rouge [Il Berretto rosso] e Le Journal du Peuple [Il Giornale del Popolo].

Non si sa se si sono incontrati, ma si sono scritti, almeno regolarmente, per lo meno episodicamente, alla fine degli anni 20, inizi anni 30.

Il punto si partenza dei loro scambi è stato probabilmente l'invio da parte di Jossot a Ryner del suo opuscolo Le Sentier d'Allah [Il Sentiero di Allah], pubblicato a spese dell'autore nel 1927 e nel quale egli racconta la suaconversione all'islam e la sua iniziazione al sufismo. Henri Viltard ha infatti ritrovato un esemplare dell'opera con questa dedica a Ryner:

 

A Han Ryner / il cui pensiero, malgrado le apparenze, / è sorella* della mia. / Abdou-l'-Karim Jossot.
 
Rjossot-dedicaceSentier.jpg
Documento gentilmente comunicato da Henri Viltard
 

Questo recapito doveva essere accompagnato da una lettera nella quale Jossot evocava la sua intenzione di pubblicare un nuovo testo, L'Evangile de l'inaction [Il Vangelo dell'inazione].

Ryner gli ha allora proposto di parlare di questo testo a José Almira, il direttore delle edizioni Radot [3]. Ne abbiamo notizia da una lettera di Jossot a Ryner, scoperta da Henri e datata 4 april 1927. Jossot scrive: Perdonatemi se vi importuno con la mia prosa, ma l'offerta che mi fate di parlare del mio vangelo dell'inazione al signor Almira è troppo gradita perché non vi ringrazi

Egli precisa: Questo opuscolo, del tutto differente dal Sentiero di Allah, può sembrare una raccolta di paradossi; nel mio spirito è una protesta contro l'agitazione moderna.

Notiamo che la stessa lettera termina con queste parole: Ancora una volta tutti i miei ringraziamenti ed il mio dispiacere di non essere entrato in relazione con voi prima, quando abitavo ancora a Parigi.

Tutto ciò ci conforta nell'idea che la spedizione di Il sentiero di Allah segna l'inizio delle relazioni tra Jossot e Ryner.

Sul retro della lettera, sono presenti alcune note molto poco leggibili di mano di Ryner, dalla quali risulta che egli ha effettivamente  dovuto proporre ad Almira il testo di Jossot, così come altri manoscritti di amici (Louis Prat e Ludovic Réhault). Questi approcci sono stati senz'alcun dubbio seguiti da conseguenze per Prat e Réhault che ritroviamo nel catalogo di Radot, ma non fu il caso per il testo di Jossot [4].

"Il Vangelo dell'inazione", presto ribattezzato Il Vangelo della pigrizia, figurerà finalmente in Le Fœtus récalcitrant  [Il Feto recalcitrante] edito anch'esso a spese dell'autore, nel 1939 soltanto.

R-Jossot-foetus.jpg

 

La lettera del 4 aprile 1927 apporta delle precisioni riguardanti questo testo: Nella nostra epoca in cui non si pensa che a guadagnare del denaro sarà considerata come l'elucubrazione di un vecchio pazzo. Tanto meglio: quando gli agitati ci consegnano un brevetto di follia è perché siamo vicini alla saggezza. Viviamo in un'epoca in cui i pensatori sono obbligati di ripiegarsi su se stessi e in cui coloro che amano l'Umanità non sanno se il loro amore è più forte del loro disgusto.

Nel colloquio del Grognard, Henri ci dà un estratto dell'opuscolo: Che follia l'agitazione! Che orrore considerarla coma la Panacea che guarirà il mondo! Sempre e ovunque ci urtiamo in questa orribile mania; essa ci proibisce di vivere la vita naturale, il dolce stato primitivo in cui non si doveva far altro che raccogliere i frutti per nutrirsi.

È vero che questo gesto costituisce uno sforzo; ma non è uno sforzo faticoso, non più che costruire una capanna per ripararsi o tessere delle stoffe per vestirsi.

Questi "lavori" se ci tieni a chiamarli così, farebbero parte integrante della nostra esistenza: sarebbero una distrazione, un riposo per lo spirito. Con gioia, con amore li compiamo; ma lasciarci abbrutire da fastidiosi bisogni, inutili, avvilenti, malsani o pericolosi, questo è il male: dobbiamo sottrarci ad esso.

Non è facile, lo riconosco, nell'affascinante civiltà di cui godiamo; ma più ci si distacca dai bisogni che essa ci ha creato, più si può fare a meno del denaro.

I cibi succulenti, gli indumenti all'ultima moda, le automobili confortevoli, gli appartamenti lussuosi non costituiscono una ricchezza: possedendoli resti un poveraccio, mentre se tu limiti i tuoi bisogni allo stretto necessario, diventi più ricco di Creso.

Si vede bene la convergenza con la saggezza epicuro-storica esposta da Ryner, in  Petit manuel individualiste Manualetto individualista] soprattutto: Quando saremo capaci di disprezzare praticamente tutto quanto non è necessario all avita; quando disdegneremo il lusso e la comodità; quando assaporeremo la voluttà fisica che scaturisce dai cibi e dalle bevande semplici; quando il nostro corpo saprà altrettanto bene quanto la nostra anima la bontà del pane e dell'acqua: potremo avanzare ulteriormente verso la felicità".

petit manuel

 

Troviamo inoltre in un articolo di Jossot recentemente posto in rete da Henri delle formulazioni estremamente vicini a quelli che Ryner utilizza in Manualetto individualista: "Essa ci detta alcuni doveri, tra gli altri quello di amare tutti glki esseri viventi: ci insegna anche a sopportare gli orrori della civiltà con stoicismo ed indifferenza, perché questi orrori appartengono all'esterno e non devono influenzare la nostra ragione.

L'individualismo ci mostra che l'umanità non progredisce moralmente e che i progressi materiali che essa ha realizzato non sono serviti sino ad ora che a rendere l'esistenza più difficile creandoci dei nuovi bisogni.

[...]

Il saggio non attribuisce nessuna importanza alle forme di governo e non fa ricorso al potere per ottenere delle mitigazioni alla sua vita non più che a quella dei suoi simili: sa che l'ingiustizia sociale è indistruttibile; ma si sforza, finché ciò gli è possibile, di riparare le ingiustizie particolari.

Se egli constata la sua impotenza di fronte alla tirannide, si proibisce, per lo meno, di essere un tiranno e rifiuta di esercitare alcune funzioni retribuite dal governo e che lo obblighrebbero ad imprigionare, a condannare o a uccidere.

L'articolo data al 1930, e si ha veramente l'impressione di una parafrasi o di un riassunto, forse un po' brutale, del Manualetto individualista. Penso che vi sia almeno in Jossot reminiscenza.

Ad ogni modo, si capisce bene perché Jossot scrive ancora a Ryner nella lettera del 4 aprile 1927: "Essere capito da voi soltanto mi risarcirebbe ampiamente di essere vilipendiato dalla folla.

l-amour_plural.jpg

 *

Tutto quanto ho appena esposto, lo sapiamo nel momento in cui è stata realizzata la discussione. In compenso ignoriamo se la corrispondenza tra Ryner e Jossot si era fermata là, o aveva potuto proseguire.

Daniel Lérault e io abbiamo ritrovato di recente due nuove lettere di Jossot, datate al 1930.

La prima è datata al 15 dicembre 1930. Essa comincia con "Caro amico", mentre l'epistola del 4 aprile 1927 iniziava con "Caro signore". Si può dunque supporre che le relazioni Jossot/Ryner non sono state nulle durante i pochi anni che separano le due missive, e che al contrario si sono approfondite.

Jossot propone a Ryner di collaborare ad una rivista chiamata L'Appel au cœur [L'Appello del cuore] che egli spera di creare. Ho chiesto a Henri se aveva delle informazioni su questa rivista, ma ne ignorava sino al presente l'esistenza. Su questo progetto, realizzato o non, ecco dunque ciò che Jossot egli stesso dice: "Voglio cercare di elevare gli individui al di sopra dell'odio mostrando loro il Bello, il Buono, il Vero. Utopia, non è vero? Ma è meglio andare a ballare. Ad ogni modo questo saggio di comprensione e di fraternità è da tentare in questo paese in cui imperversano, più che altrove, l'odio e la discordia. (odio di razze, conflitti di interessi, ecc. ecc.).

Dalla mia rivista saranno rigorosamente banditi gli argomenti che dividono gli uomini (politica, religione, ecc.) ma gli articoli di filosofia, sociologia, letteratura, ecc. saranno accolti con gratitudine soprattutto se sono impregnati di bontà e di fraternità.

lettreJossot1.jpg

 

 

 

lettreJossot2.jpg
Collezione Archivi Amis de Han Ryner
 

Dalla seconda lettera, datata 25 dicembre 1930, veniamo a sapere che Ryner ha declinto l'offerta ma autorizza l'utilizzazione dei suoi testi: "Mi dispiace che i vostri lavori non vi permettano di collaborare a L'Appel du cœur". Conto di approfittare della vostra autorizzazione per dare alcuni colpi di forbici alla vostra opera.

Non mi faccio alcuna illusione intraprendendo il mio apostolato: so che i bruti non sono trasformabili; ma alcune coscienze sono smarrite tra di loro ed è a queste coscienze che mi rivolgo.

Jossot ringrazia anche Ryner per la spedizione della sua ultima opera, Crépuscules [Crepuscoli], e testimonia la sua ammirazione per Elisée Reclus, che è uno dei personaggi di cui Ryner romanza la morte in questo libro. Indica infine che ha letto delle opere di Louis Prat.

la_vie_eternelle.jpg

 

A proposito di Crépuscules, egli scrive: "Vi ho ritrovato la vostra filosofia sorridente che dovrebbero possedere tutti coloro che, come noi, si avvicinano alla fossa finale [trou-terminus].

Ritroviamo l'impiego di questo termine di "fossa finale" da parte di Jossot nell'estratto delle sue memorie Goutte à Goutte  [Goccia a goccia], che possiamo leggere sul sito di Henri Viltard. Jossot, nato nel 1866, giunse alla fossa terminale nel 1951. Ryner lo precedette di 13 anni, ma non sappiamo quali hanno potuto essere le loro relazioni tra il 1930 ed il 1938.

*

Henri Viltard ha preparato un'edizione annotata della corrispondenza di Jossot, edizione che non aspetta... che un editore. Aspettando, si possono leggere qui alcuni estratti.

In compenso, un'opera su Jossot (firmata Henri Viltard, naturalmente) verrà pubblicata nel 2010, e lo stesso anno potremo visitare un'esposizione a lui dedicata!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE


* Ricordiamo che in Francese la parola pensée (pensiero) è femminile.

[1] questo numero del Grognard contiene inoltre e tra l'altro un racconto feroce e piacevole di Fabrice Petit ("Sopra, Sotto") ed un articolo di Guyseika che mi è piaciuto molto: Vive la mort! [Viva la morte!] — niente a che vedere con il delicato slogan franchista, per fortuna, si tratta qui di una riflessione intorno a a delle promesse biotecnologiche di prolungare radicalmente la durata della vita degli individui.

[2]  Jossot et l’Epure décorative (1866-1951). Caricature entre anarchisme et islam, tesi di storia dell'arte, sostenuta all'EHESS il 10 dicembre 2005).

[3] La Vie éternelle [La vita eterna] e L'Amour plural [L'Amore plurale] sono stati editi da Radot. E Ryner ha scritto una prefazione ad un libro di José Almira: Rires de marbre, [Risate di marmo].

[4] Consultando il catalogo della BNF, ci si accorge che l'attività delle edizioni Radot è quasi del tutto concentrata sugli anni 1926-1928. Forse la publicazione del testo di Jossot è stata presa in considerazione, ma non ha potuto essere concretizzata per difficcoltà dell'editore.

 

 Clément Arnoult

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Published by Ario Libert - in Artisti libertari
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commenti

moi 12/02/2015 22:11

Ho tradotto l'articolo di Jossot "En dehors du troupeau" [Fuori dal gregge].
Qualora interessasse sta qui:
http://www.paradoxon.it/62jossot-fuori-dal-gregge

Max 12/02/2015 22:54

Complimenti, era ora che si allargasse l'area della conoscenza di questo grande e interessante artista anticonformista.

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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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