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Tuesday 7 august 2012 2 07 /08 /Ago /2012 07:00

RISPOSTA A LENIN

GORTER-Offener-brief-an-den-genossen-Lenin1920.gifCopertina dell'edizione originale di Lettera al compagno Lenin, di Herman Gorter, il cui sottotitolo recita: Una risposta all'opuscolo di Lenin L'Estremismo malattia infantile del comunismo. Uno dei vertici critici e autenticamente libertari della tradizione marxista contro la pseudo interpretazione e prassi totalitaria leninista.

 

di Herman Gorter

 

 

Premessa

Vorrei attirare la vostra attenzione, compagno Lenin, la vostra e quella del compagno lettore, sul fatto che questo opuscolo è stato scritto durante la marcia vittoriosa dei russi su Varsavia.

Vorrei anche scusarmi con voi e con il lettore per le numerose ripetizioni. Poiché la tattica dei "sinistri" è sconosciuta agli operai di quasi tutti i paesi, non ho potuto evitare le ripetizioni.

H. G.

 

 

I - MASSE E CAPI

 

Caro compagno Lenin,

 

ho letto il vostro opuscolo sull'estremismo nel movimento comunista. Ne ho tratto molti insegnamenti, come da tutte le vostre opere. Ve ne sono riconoscente, insieme, certamente, a molti altri compagni. Molte tracce e molti germi di questa malattia infantile che, senza dubbio, si trovavano anche in me, sono stati scacciati e certamente lo saranno ancor più nel futuro. La stessa cosa può essere affermata per quello che voi dite sulla confusione che la rivoluzione ha causato in molte teste: si tratta d'un giudizio giustissimo. Lo so: la rivoluzione è arrivata così improvvisa e così imprevista! La vostra opera sarà per me un nuovo stimolo a far dipendere sempre e innanzitutto il mio giudizio su tutte le questioni tattiche, ivi compresa quelle della rivoluzione, soltanto dalla situazione reale, dai rapporti di forza reali tra le classi, quali si manifesteranno politicamente ed economicamente.

lenin-l'estremismo-moscaUn'edizione in lingua italiana dell'opera di Lenin, stampate a Mosca, Stalin vivente, nel 1950 dalle Edizioni in lingue estere di L'Estremismo, malattia infantile del comunismo.

 

Dopo avere letto il vostro opuscolo, ho pensato: tutto questo è giusto.

Ma quando, a testa riposata, mi sono domandato a lungo se ora avrei dovuto smettere di sostenere questa sinistra e di scrivere articoli per il KAPD e per il partito dell'opposizione in Inghilterra, sono stato costretto a rispondere negativamente.

Ciò sembra contradittorio. Ma la contraddizione deriva, compagno, dal fatto che il vostro punto di partenza nell'opuscolo non è giusto. Avete torto, secondo me, per quanto riguarda il parallelismo tra la rivoluzione nell'Europa dell'ovest e la rivoluzione russa, per quanto riguarda le condizioni della rivoluzione nell'Europa dell'ovest, in altri termini per quanto riguarda il rapporto di forza tra le classi; a causa di ciò, voi non conoscete il terreno di sviluppo della sinistra, dell'opposizione. E quindi l'opuscolo appare corretto se si adotta il vostro punto di partenza; se lo si respinge (ed è quello che si deve fare), allora l'intero opuscolo è falso. Poiché tutti i giudizi che voi date, gli uni erronei, gli altri radicalmente falsi, confluiscono nella condanna del movimento di sinistra, particolarmente in Germania e in Inghilterra, e poiché io, pur senza essere d'accordo su tutti i punti con questo movimento, come sanno i suoi capi, resto pienamente deciso a difenderlo, credo di agire nel modo migliore rispondendo al vostro opuscolo con una difesa della sinistra. Ciò mi darà l'occasione non soltanto di rivelare il suo terreno di sviluppo, di provare il suo diritto all'esistenza e le sue attuali caratteristiche, qui nell'Europa dell'Ovest, nella fase attuale, ma anche - e questo è forse anche importante - di combattere le rappresentazioni capovolte che prevalgono in merito alla rivoluzione europeo-occidentale, soprattutto in Russia. L'una e l'altra cosa hanno la loro importanza; sia la tattica europeo-occidentale che quella russa dipendono dalla concezione della rivoluzione nell'Europa occidentale.

Avrei volentieri eseguito questo compito al congresso di Mosca, ma non sono stato in condizioni di parteciparvi.

In primo luogo devo rifiutare due delle vostre critiche che possono fuorviare l'opinione dei compagni e dei lettori. Voi parlate con ironia e con sarcasmo dell'inerzia ridicolmente puerile di questa lotta in Germania a proposito di "dittatura dei capi o delle masse", "del vertice o della base", ecc.

Che problemi del genere non dovrebbero esistere, siamo perfettamente d'accordo. Ma non siamo d'accordo con l'ironia. Perché, disgraziatamente, si tratta di questioni ancora aperte nell'Europa occidentale. In effetti noi abbiamo in Europa occidentale, in molti paesi ancora, dei capi uguali a quelli che c'erano nella Seconda internazionale, siamo ancora alla ricerca di veri capi che non cercano di dominare le masse e non le tradiscono; fino a quando non li avremo, vogliamo che tutto si faccia dal basso verso l'alto, e attraverso la dittatura delle masse stesse. Piuttosto che avere in montagna una guida che mi conduce nell'abisso, preferisco non averne. Quando avremo trovato i veri capi, potrà cadere questa ricerca. Perché allora massa e capo saranno tutt'uno. È questo, e nient'altro, che vogliamo dire, noi, la sinistra tedesca e quella inglese.

gorter-risposta-all-estremismo-di-lenin-savelli-1970.png Prima edizione italiana dell'opera riproposta in questo post, edita dalla piccola ma coraggiosa casa editrice Savelli di Roma a cui si devono tra le prime riproposte di autori editoriali di autori o tematiche bandite dalle varie chiese leniniste italiane.

E la stessa cosa vale anche per la vostra seconda critica, in base alla quale il capo deve formare con la massa e la classe un tutto omogeneo. Noi siamo completamente d'accordo. C'è solo il problema di trovare e di educare capi simili, che siano veramente uniti alla massa. Trovarli ed educarli, è una cosa che le masse, i partiti politici e i sindacati potranno fare soltanto con una lotta estremamente difficile condotta anche al proprio interno. Ciò vale anche per quanto concerne la disciplina di ferro e il centralismo rafforzato. Noi vogliamo tutto questo ma soltanto dopo aver trovato i veri capi, e non prima. Su questa durissima battaglia che viene attualmente condotta, con il massimo sforzo, in Germania e in Inghilterra, la vostra ironia non può che avere un'influenza nefasta. Con questo sarcasmo voi fate il gioco degli elementi opportunisti della Terza Internazionale. Perché è proprio uno dei mezzi con i quali alcuni elementi della Lega di Spartaco e del BSP in Inghilterra, e anche dei partiti comunisti di numerosi altri paesi, riescono ad ingannare gli operai dicendo loro che tutta la questione della massa e del capo è un non-senso, "è assurda e puerile". Con questa frase della disciplina di ferro e della centralizzazione, essi schiacciano l'opposizione. Voi mascherate il lavoro degli elementi opportunisti.

Non dovete fare questo, compagno. In Europa occidentale siamo ancora nello stadio della preparazione. Si dovrebbe sostenere quelli che lottano e non quelli che comandano.

Ma questo lo dico solo en passant. Vi ritornerò sopra ancora nel corso della mia lettera. Esiste una ragione più profonda per la quale non posso essere d'accordo con il vostro opuscolo. È la seguente: quando noialtri, marxisti dell'Europa occidentale, leggiamo i vostri opuscoli, i vostri studi e i vostri libri, c'è, in mezzo all'ammirazione e al consenso per tutto quanto avete scritto, un momento in cui quasi sempre diventiamo molto prudenti nella lettura, un momento sul quale attendiamo chiarimenti più dettagliati e successivamente, non avendo trovato questi chiarimenti, non accettiamo le vostre tesi senza grosse riserve. È il punto nel quale parlate degli operai e dei contadini poveri, ne parlate molto, molto spesso. E sempre parlate di queste due categorie come di fattori rivoluzionari nel mondo intero. E mai, stando almeno a quanto io ho letto, fate emergere chiaramente e distintamente la grandissima differenza che esiste in questo campo tra la Russia da un lato (e alcuni paesi dell'Europa orientale) e, dall'altro lato, l'Europa dell'ovest (vale a dire la Germania, la Francia, l'Inghilterra, il Belgio, l'Olanda, la Svizzera e i paesi scandinavi, forse anche l'Italia). E pertanto, secondo me, la base materiale delle divergenze di valutazione che vi separano da quella che viene chiamata la sinistra in Europa occidentale, per quanto concerne la tattica nelle questioni sindacale e parlamentare, sta proprio nella differenza che esiste, su tale punto, tra la Russia e l'Europa dell'ovest.

Conoscete bene, naturalmente, quanto me, questa differenza, ma non ne avete tratto le conclusioni per quanto riguarda la tattica in Europa occidentale, stando almeno a quanto ho letto dei vostri scritti. Avete trascurato di esaminare queste conclusioni e, a causa di ciò, il vostro giudizio sulla tattica in Europa occidentale è sbagliato.

Ciò è stato e resta tanto più pericoloso in quanto ovunque, in Europa occidentale, quella vostra frase è ripetuta meccanicamente in tutti i partiti comunisti, anche da parte di marxisti. Sembrerebbe addirittura, stando ai giornali, riviste e opuscoli comunisti e alle riunioni pubbliche, che, all'improvviso, è imminente in Europa occidentale una rivolta dei contadini poveri. Non si fa notare la grande differenza con la Russia. E di conseguenza il giudizio è falsato, così come è fuorviato il proletariato. Giacché voialtri in Russia avete una immensa classe di contadini poveri e avete vinto con il loro aiuto, presentate le cose come se in Europa occidentale anche noi avremo, in prospettiva, lo stesso aiuto. E giacché voialtri in Russia avete vinto con quell'aiuto, presentate le cose come se soltanto con questo aiuto si possa vincere anche qui. Con il vostro silenzio su questa questione per quel che riguarda l'applicazione di tale tattica all'Europa occidentale, voi presentate le cose come le ho ora esposte, e tutta la vostra tattica scaturisce da questa concezione.

Ma tale concezione non è veritiera. Esiste una formidabile differenza tra la Russia e l'Europa occidentale. In linea generale, l'importanza dei contadini poveri come fattore rivoluzionario, diminuisce passando dall'est all'ovest. In Asia, in Cina e in India, questa classe sarebbe assolutamente determinante se dovesse scoppiare una rivoluzione. In Russia rappresenta per la rivoluzione un fattore indispensabile ed essenziale. In Polonia e in qualche altro Stato dell'Europa meridionale e centrale, costituisce ancora un atout importante per la rivoluzione, ma poi, più si va verso l'ovest e più la si vede ergersi ostile di fronte alla rivoluzione.

La Russia aveva un proletariato industriale di sette-otto milioni di operai. Ma i contadini poveri erano circa 25 milioni (mi scuserete le eventuali inesattezze nelle cifre perché ho dovuto basarmi sulla memoria del momento che la lettera era urgente). Quando Kerenskij si rifiutò di dare la terra ai contadini poveri, voi sapevate che costoro sarebbero venuti per forza dalla vostra parte, non appena avessero preso coscienza della situazione. Questo non è e non sarà il caso dell'Europa occidentale; una situazione simile non esiste nei paesi dell'Europa occidentale che ho citato.

La situazione dei contadini poveri nell'Europa occidentale è completamente diversa da quella della Russia. Benché sia a volte terribile, non lo è da noi altrettanto che da voi. Qui i contadini poveri possiedono un pezzetto di terra come agricoltori o come proprietari. I mezzi di circolazione assai sviluppati consentono ad essi di vendere spesso qualche cosa. Nelle circostanze più difficili hanno spesso di che nutrirsi. Gli ultimi decenni hanno apportato loro qualche miglioramento. Essi ora sono in grado di esigere alti prezzi in periodi di guerra e di dopoguerra. Sono indispensabili perché i generi alimentari possono essere importati soltanto in proporzione assai ridotta. Possono perciò mantenere alti i prezzi. Sono sostenuti dal capitalismo. Il capitale li sosterrà fino all'ultimo. La situazione dei contadini poveri da voi era molto più terribile. A causa di essa, da voi, i contadini poveri avevano anche loro un programnma politico rivoluzionario ed erano organizzati in un partito rivoluzionario, nel partito dei socialisti rivoluzionari. Qui non c'è neanche un caso del genere. E oltre a questo, esisteva in Russia una enorme quantità di beni che potevano essere redistribuiti, grandi proprietà fondiarie, beni della corona, terre demaniali, beni monastici. Ma che cosa i comunisti dell'Europa occidentale possono offrire ai contadini poveri per portarli alla rivoluzione, per legarseli?

C'erano in Germania (prima della guerra) quattro-cinque milioni di contadini poveri (con un massimo di due ettari di terra). Viceversa soltanto otto-nove milioni di ettari venivano sfruttati razionalmente da grandi aziende (con più di 100 ettari). Se i comunisti dividessero tutto ciò i contadini poveri continuerebbero ad essere contadini poveri, perché sette-otto milioni di operai agricoli vorrebbero avere anch'essi qualche cosa. Ma non potrebbero neanche dividerle tutte perché le conserverebbero per una coltivazione di tipo moderno (Le tesi di Mosca sulla questione agraria lo confermano).

Quindi i comunisti in Germania non hanno alcun mezzo, a parte alcuni territori relativamente piccoli, per attirare a sé i contadini poveri. Infatti le aziende medie e piccole non saranno certamente espropriate. Del tutto analoga è la situazione dei quattro-cinque milioni di contadini poveri della Francia; lo stesso vale per la Svizzera, il Belgio, l'Olanda e in due paesi scandinavi (per la Svezia e la Spagna non possiedo alcun dato statistico. Ovunque dominano le aziende piccole e medie. E anche in Italia la questione è ancora da valutare bene. Per non citare l'Inghilterra dove non ci saranno più di cento o duecentomila contadini poveri.

Le cifre dimostrano che nell'Europa occidentale esiste un numero relativamente piccolo di contadini poveri. Di conseguenza le truppe ausiliare, seppure esistessero, sarebbero di scarsissima consistenza. 

D'altra parte la promessa che, in regime comunista, i contadini non dovrebbero pagare canoni di affitto e rendite ipotecarie non può allettarli dal momento che con il comunismo essi vedono arrivare la guerra civile, la scomparsa dei mercati e la devastazione.

I contadini poveri dell'Europa occidentale, a meno che non giunga una crisi molto più terribile di quella attualmente esistente in Germania, una crisi che per il suo carattere disastroso superi tutte quelle che l'hanno preceduta, resteranno dunque con il capitalismo fino a quando quest'ultimo avrà un filo di vita.

Gli operai dell'Europa occidentale sono completamente soli. Infatti soltanto uno strato molto esiguo della piccola borghesia povera li aiuterà. E quest'ultima è economicamente insignificante. Gli operai dovranno portare da soli il peso della rivoluzione. Ecco la grande differenza con la Russia.

Forse, compagno Lenin, direte che questo era anche il caso della Russia. Anche in Russia il proletariato ha fatto da solo la rivoluzione. È soltanto dopo la rivoluzione che sono venuti i contadini poveri. Ciò è vero, ma la differenza resta formidabile.

Voi sapevate, compagno Lenin, che i contadini sarebbero sicuramente e presto venuti dalla vostra parte. Sapevate che Kerenskij non poteva né voleva dare loro la terra. Sapevate che non avrebbero sostenuto Kerenskij per molto tempo. Avevate la parola d'ordine "la terra ai contadini" con la quale potevate rapidamente trascinarli, in pochi mesi, dalla parte del proletariato. Noialtri, invece, siamo sicuri che ovunque, nei limiti del prevedibile e sul continente dell'Europa occidentale, i contadini sosterranno il capitalismo.

Voi forse direte che senza dubbio nella Germania non esiste una grande massa di contadini poveri pronta ad aiutarci, ma che migliaia di proletari attualmente ancora legati alla borghesia, verranno certamente dalla nostra parte. E che di conseguenza il posto dei contadini poveri russi, da noi sarà preso dai proletari. In tal modo giungeranno egualmente dei rinforzi.

Questa concezione è ugualmente erronea nel suo insieme. La differenza con la Russia resta enorme.

Infatti i contadini russi sono venuti dalla parte del proletariato dopo la vittoria sul capitalismo. Ma quando gli operai tedeschi, ancora influenzati dal capitalismo, verranno al comunismo, allora la lotta contro il capitalismo comincerà per davvero.

Per il fatto che c'erano contadini poveri, a causa di ciò e soltanto di ciò, i compagni russi hanno vinto. E la vittoria si è consolidata e rafforzata dal giorno in cui i contadini hanno cambiato posizione. Dal fatto che gli operai tedeschi sono collocati ancora nelle file del capitalismo, non se ne può trarre alcunché di utile per la vittoria, e quando essi passeranno a noi, allora la vera battaglia sarà solo all'inizio.

La rivoluzione russa è stata terribile per il proletariato durante i lunghi anni della sua preparazione. Precaria resta anche ora dopo la vittoria. Ma essa era facile nel momento stesso in cui aveva luogo, proprio a causa dei contadini. Da noi è tutto diverso; è proprio il contrario. Nella fase preparatoria, la rivoluzione è facile, e dopo sarà facile. Ma la rivoluzione nel suo attuarsi sarà terribile. Probabilmente più terribile di qualsiasi precedente rivoluzione giacché il capitalismo, che era debole da voi, che dominava soltanto da poco la feudalità, il medioevo e la barbarie, da noi è forte, potentemente organizzato e solidamente radicato. Quanto agli strati inferiori delle classi medie, quanto ai piccoli contadini e ai contadini poveri, questi elementi che stanno sempre dalla parte del più forte, sosterranno il capitalismo fino alla sua fine definitiva, all'eccezione di uno strato esiguo senza importanza economica.

La rivoluzione in Russia ha vinto con l'aiuto dei contadini poveri. Ciò deve essere ricordato qui, in Europa occidentale e ovunque nel mondo. Ma gli operai nell'Europa occidentale sono soli. Non si deve mai dimenticare questo in Russia.

Il proletariato in Europa occidentale è solo. Ecco la verità. E su ciò, su questa verità, deve essere basata la nostra tattica. Ogni tattica che non è basata su tale verità, è sbagliata e conduce il proletariato a gravi disfatte.

Anche la pratica dimostra la veridicità di questa affermazione. In effetti non soltanto i contadini dell'Europa occidentale non hanno programma e non rivendicano la terra, ma, ora che il comunismo si avvicina, essi non si muovono per niente.

Ma naturalmente questa affermazione non deve essere presa in senso assoluto. Esistono, come ho già detto, alcuni territori dell'Europa occidentale in cui domina la grande proprietà e in cui, di conseguenza, è possibile trovare tra i contadini degli alleati del comunismo. Esistono altri territori in cui, a causa delle circostanze locali, ecc., i contadini potranno essere conquistati. Ma questi territori sono relativamente poco numerosi.

Il senso della mia affermazione non è neanche quello per cui perfino nella fase finale della rivoluzione, quando tutto sprofonda, nessun contadino verrà dalla nostra parte. Ma noi dobbiamo determinare la nostra tattica considerando l'inizio e lo sviluppo della rivoluzione. Dunque il modo di essere e la tendenza generale delle circostanze sono, nella situazione specifica, quelle che ho detto. Ed è su di esse soltanto che si può e si deve basare una tattica [1].

Ne consegue in primo luogo - e ciò deve essere detto insistentemente e chiaramente - che nell'Europa occidentale la vera rivoluzione, vale a dire il rovesciamento del capitalismo così come la costruzione e il mantenimento stabile del comunismo è attualmente possibile soltanto nei paesi in cui il proletariato  da solo è abbastanza forte nel confronto con tutte le altre classi, e chiunque in Germania, in Inghilterra, e in Italia, giacché là è possibile l'aiuto dei contadini poveri. Con la propaganda, l'organizzazione e la lotta. La rivoluzione stessa non potrà aver luogo se non quando l'economia sarà stata talmente rovinata dalla rivoluzione negli Stati più grandi (Russia, Germania, Inghilterra) che le classi borghesi saranno sufficientemente indebolite.

Voi sicuramente mi concederete che non possiamo mettere a punto la nostra tattica basandoci su avvenimenti che forse accadranno (aiuto dell'esercito russo), insurrezione indiana, crisi terribile senza precedenti, ecc.).

Che voi non abbiate dunque visto questa verità sul ruolo dei contadini poveri, costituisce il vostro grande errore, compagno. Ed è lo stesso errore dell'esecutivo di Mosca e del congresso internazionale.

Andiamo oltre. Che cosa significa attualmente, dal punto di vista della tattica, in questo isolamento del proletariato occidentale (così differente dalla situazione del proletariato russo), il fatto che esso non può aspettarsi un aiuto da nessuna parte, da nessun'altra classe?

Ciò significa che da noi gli sforzi richiesti alle masse dalla situazione sono ancora più grandi rispetto alla Russia.

E, in secondo luogo, che l'importanza dei capi è proporzionalmente più piccola.

Si trovano davanti ad un capitalismo molto più forte di quello che hanno avuto di fronte i russi, e sono senza armi. I russi erano armati.

Infatti le masse russe, i proletari, prevedevano con sicurezza e constatavano già durante la guerra - in parte sotto i loro occhi - che i contadini si sarebbero schierati dalla loro parte. I proletari tedeschi, per non parlare che di loro, sanno di aver contro tutto il capitalismo tedesco con tutte le classi.

I proletari tedeschi, senza dubbio, erano, già prima della guerra, dai 19 ai 20 milioni su una popolazione di 70 milioni di persone. Ma essi sono soli di fronte a tutte le altre classi.

La rivoluzione esige dunque da ogni proletario tedesco, da ogni individuo, ancora più coraggio e spirito di sacrificio di quanto ne ha chiesto ai russi.

Ciò deriva dai rapporti economici, dai rapporti di classe in Germania, e non da una qualunque teoria o fantasia di rivoluzionari romantici o di intellettuali.

Nella misura in cui l'importanza della classe aumenta, si riduce in proporzione l'importanza dei capi. Ciò non vuol dire che non dobbiamo avere i migliori capi possibili: i migliori tra i migliori non sono ancora abbastanza buoni e noi li stiamo proprio cercando. Ciò significa soltanto che rispetto all'importanza delle masse, quella dei capi diminuisce.

Se, come avete fatto voi, si deve conquistare con sette o otto milioni di proletari un paese di centosessanta milioni di abitanti, allora sì che l'importanza dei capi è enorme. Infatti per vincere con così pochi uomini un numero talmente grande, occorre dare un posto preminente alla tattica. Quando, come avete fatto voi, compagni, si conquista con una truppa talmente ridotta, ma con un appoggio ausiliario, un paese tanto grande, allora, quello che conta è, innanzitutto, la tattica del capo. Quando avete iniziato la lotta, compagno Lenin, con quel piccolo esercito di proletari, è stata soprattutto la vostra tattica che, al momento propizio, ha scatenato le battaglie e conquistato i contadini poveri.

Ma in Germania? Là la tattica più intelligente, la massima chiarezza di idee, il genio stesso del capo non è l'essenziale, né il fattore principale. Là, inesorabilmente, le classi sono schierate: una ha contro tutte le altre. Là il proletariato deve decidere da solo, come classe. Con la sua potenza, con il suo numero. Ma la sua potenza, di fronte a un nemico tanto formidabile e a una superiorità di organizzazione e di armamento tanto schiacciante, è fondata soprattutto sulla sua qualità.

Voi eravate schierati davanti alle classi possidenti russe come David davanti a Golia. David era piccolo ma aveva un'arma sicuramente mortale. Il proletariato tedesco, inglese, europeo-occidentale è di fronte al capitalismo come un gigante di fronte a un gigante. Per esso tutto dipende dalla propria forza. La forza del corpo e soprattutto quella dello spirito.

Non avete osservato, compagno Lenin, che non esistono dei "grandi" capi in Germania? Si tratta sempre di uomini ordinari. Ciò dimostra già che questa rivoluzione deve essere innanzitutto opera delle masse e non dei capi.

Dal mio punto di vista, sarà qualcosa di grandioso, di più grande di qualsiasi cosa sia mai avvenuta fino ad oggi. E sarà un'indicazione di quello che sarà il comunismo.

Questo accadrà in Germania, questo accadrà anche in tutta l'Europa occidentale. Infatti ovunque il proletariato è solo.

Sarà la rivoluzione delle masse, non perché è bene o bello, o ben ideato da qualcuno, ma perché la cosa è condizionata dai rapporti economici e di classe [2].

Da questa differenza tra Russia ed Europa occidentale scaturisce quanto segue:

1) Quando voi, o l'esecutivo di Mosca, o i comunisti opportunisti occidentali della Lega di Spartaco o quelli del PC d'Inghilterra che sono d'accordo con voi, dite che una lotta sulla questione capo o masse è un non-senso, non soltanto avete torto di fronte a noi che cerchiamo ancora un capo, ma avete torto perché questa questione ha, da noi, un'importanza completamente diversa rispetto a quanto possa avere da voi.

2) Quando venite a dirci: capo e massa devono formare un tutt'uno, non vi sbagliate soltanto perché noi cerchiamo proprio di arrivare a questa unità, ma anche perché questa ha da noi una importanza maggiore rispetto a quanto possa avere da voi.

3) Quando venite a dirci: deve esserci nel partito comunista una disciplina di ferro e una centralizzazione assoluta, militare, non vi sbagliate soltanto in quanto noi cerchiamo effettivamente di arrivare ad una disciplina di ferro e a una forte centralizzazione, ma in quanto questa questione ha, da noi, un significato diverso rispetto a quanto possa avere da voi.

4) Quando venite a dirci: in Russia abbiamo agito in questa o quella maniera (per esempio dopo l'offensiva di Kornilov o in occasione di un altro episodio), in questo o quel periodo noi partecipavamo al parlamento, oppure restavamo nei sindacati, dovete sapere che ciò non vuol dire assolutamente nulla e non implica per niente che tale tattica possa o debba essere applicata qui, giacché i rapporti di classe nell'Europa occidentale, nella lotta e nella rivoluzione, sono completamente diversi da quelli russi.

5) Quando voi, o l'esecutivo di Mosca, o i comunisti opportunisti dell'Europa occidentale, pretendete di imporci una tattica che era perfettamente giusta in Russia - per esempio una tattica basata e calcolata coscientemente o incoscientemente sul fatto che i contadini poveri o altri strati di lavoratori si sarebbero presto schierati dalla vostra parte, sul fatto che, in altri termini, il proletariato non era solo, ebbene, questa tattica che ci prescrivete e che è anche applicata da noi, può condurre il proletariato occidentale soltanto alla sua perdita e a disfatte terribili.

6) Quando voi, o l'esecutivo di Mosca, o gli elementi opportunisti dell'Europa occidentale, quali la centrale della Lega di Spartaco in Germania e il BSP in Inghilterra, volete imporci qui, nell'Europa occidentale, una tattica opportunista (l'opportunismo ha sempre come base degli elementi estranei pronti in qualsiasi momento ad abbandonare il proletariato), commettete uno sbaglio.

L'isolamento, la mancanza di rinforzi in prospettiva e, di conseguenza, la maggiore importanza della massa e la minore importanza relativa dei capi, ecco le basi generali sulle quali deve fondarsi la tattica nell'Europa occidentale.

Queste basi, né Radek, quando era in Germani, né l'esecutivo dell'Internazionale di Mosca, né voi stesso, se devo stare ai vostri scritti, le avete comprese.

Su queste basi (l'isolamento del proletariato e la predominanza delle masse e degli individui) riposa la tattica del KAPD, del partito comunista di Sylvia Pankhurst (almeno sino ad oggi) e della maggioranza del Bureau di Amsterdam dell'IC che è stato nominato a Mosca.

Per queste ragioni essi tentano soprattutto di elevare le masse come unità e come somma di individui, a un grado molto più alto di maturazione, di educare i proletari, uno ad uno, per farne dei lottatori rivoluzionari mostrando ad essi con chiarezza (non soltanto con la teoria, ma soprattutto con la pratica) che tutto dipende dalle proprie forze, che essi non devono attendersi nulla dall'aiuto esterno di altre classi, e poco soltanto dai loro capi.

Teoricamente, dunque, se non si tiene esageratamente conto dei pettegolezzi e delle questioni personali, dei dettagli e delle aberrazioni, come quelle di Wolfheim e di Laufenberg, che sono inevitabili all'inizio di un movimento, la concezione dei partiti e dei compagni prima indicati è del tutto giusta e la vostra offensiva è sbagliata da cima a fondo [3].

Se si va dall'est all'ovest dell'Europa, si attraversa, ad un certo punto, una frontiera economica. Questa è tracciata dal Baltico al Mediterraneo, all'incira da Danzica a Venezia. È la linea di divisione di due mondi. Ad ovest di questa linea il capitale industriale, commerciale e bancario, unificato nel capitale finanziario sviluppato al massimo grado, domina in modo quasi assoluto. Lo stesso capitale è altamente organizzato e si concentra nei più solidi governi e Stati di tutto il mondo.

Ad est di questa linea non esiste né questo immenso sviluppo del capitale concentrato dell'industria, del commercio, dei trasporti, delle banche, né il suo dominio quasi assoluto, né, di conseguenza, lo Stato moderno solidamente edificato.

Sarebbe quindi un miracolo se la tattica del proletariato rivoluzionario all'ovest di questa frontiera fosse la stessa che all'est.

 

 

 

NOTE

 

[1] Voi, compagno, non cercherete certamente di vincere una battaglia prendendo in considerazione le affermazioni dei vostri avversari in un senso assoluto come fanno gli spiriti meschini. La mia osservazione è dunque destinata soltanto a questi ultimi.

[2] Trascuro qui che, a causa di questa differenza di rapporto numerico (20 milioni su 70 milioni in Germania) l'importanza della massa e dei capi e il rapporto tra masse, partito e capi, anche durante e alla fine della rivoluzione, saranno diversi dalla Russia. Uno sviluppo di questa questione, che di per sé è estremamente importante, mi porterebbe ora troppo lontano.

[3] Mi ha colpito che nella vostra polemica utilizzate quasi sempre opinioni personali dell'avversario e non le sue posizioni ufficiali.

 

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

LINK della presente opera di Gorter in varie lingue:

 

olandese:

Open brief aan partijgenoot Lenin 

 

spagnolo:

Carta abierta al camarada Lenin

 

inglese:

Open Letter to Comrade Lenin

 

tedesco:

Offener Brief an den Genossen Lenin

 

francese:

Lettre ouverte au camarade Lénine

 

LINK pertinenti alla tematica consiliarista: 

Paul Mattick, La leggenda di Lenin, 1935

Charles Reeve, Paul Mattick

Rosa Luxemburg, Riforma sociale o rivoluzione?

Rosa Luxemburg, Discorso sul programma

Lelio Basso, Introduzione a: "Rosa Luxemburg, una vita per il socialismo", 1973

Martine-Lisa Rieselfeld, B. Traven

(C.L.E.A), La guerra dei socialismi

Di Ario Libert - Pubblicato in : Marxismo libertario - Community : La Tradizione Libertaria
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