Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
28 agosto 2009 5 28 /08 /agosto /2009 10:46
Approfondiamo con questo breve scritto, la tragica esperienza della Repubblica dei Consigli di Germania, su cui non si scriverà mai abbastanza ma che resta soprattutto una lezione da studiare in profondità e da cui cercare di trarre quanto più profitto. Il tono retorico dell'autore nella parte finale del saggio mi sempre semplicemente assurdo e banale, è per  questo che ho deciso di tradurre il presente breve saggio: si tratta di una pessima lezione di retorica politica, seppur di impostazione libertaria.
Probabilmente alla rivoluzione in senso antiautoritaria e antigerarchica, manca una parte che non può che essere sviluppata che nei periodi precedenti alla rivoluzione, altrimenti si fa presto a scaricare la colpa sui reazionari in generale compresi socialdemocratici e pseudo comunisti e peggio ancora sulle masse che "sanno ciò che non vogliono ma non ciò che vogliono", anche questo è autoritarismo e burocratismo sul piano sia dell'ideologia quanto della prassi. Se le masse non sanno cosa vogliono è perché i loro sedicenti rappresentanti mai hanno loro proposto nulla per decenni sul piano costruttivo, se non parole d'ordine.

musham.jpgAltrimenti le rivoluzioni a tendenza egualitaria continueranno ad esplodere soltanto quando si è toccato e superato il fondo ed in tali frangenti chi può dire cosa si deve fare? Al contrario se si fosse riusciti a costruire qualcosa a livello di relazione umana già durante l'assenza di guerre e rivoluzioni, allora le masse, o almeno le parte più cosciente di esse in senso autenticamente socialistico antiburocratico ed egualitario saprebbero cosa avrebbero da difendere.
Inoltre, non siamo nemmeno d'accordo sul fatto che le sconfitte siano "una lezione", come sostiene l'autore. Una sconfitta è una sconfitta e basta. La sconfitta segna immancabilmente l'inazione per decenni, spesso per sempre., la ex URSS ne è l'esempio storico più formidabile per non parlare della Cina, della Corea o di Cuba. Se l'umanità fosse come un individuo avrebbe imparato già da millenni, altrimenti questa persona-umanità non è altro che l'immagine della follia, della più assoluta incapacità di apprendere.
Altrettanto retorica e priva di senso quindi la conclusione: "la vera rivoluzione è il frutto di una preparazione  (...) alla rivolta deve succedere la pratica, avvio di un'altra società". A nostro modesto parere la pratica, cioè l'instaurazione di una società egualitaria, non potrà mai avviarsi a seguito di una rivoluzione, se prima, appunto praticamente, nulla è stato fatto, semplicemente non c'è nulla da difendere se non dei programmi socialistici a parole ma impotenti nei fatti, persino durante una rivoluzione e durante essa addirittura in conflitto tra di loro.
Tutte le correnti socialiste in questo senso non fanno che manifestare una tendenza ossessiva-compulsiva, cioè a reiterare i propri luoghi comuni ideologici e retorici e a non agire affatto sul piano di una autentica prassi emancipativa, e quindi, in fin dei conti, di risultare semplicemente immobilisti nel migliore dei casi, altrimenti di essere una forma, a seconda dei luoghi e delle epoche, di collaborazionismo con gli apparati statuali.
Riformisti e rivoluzionari, dunque, non sono stati alla fin fine che le due facce di una stessa medaglia, questa è l'unica lezione che la storia, soprattutto quella del XX secolo, ci ha consegnato.
Da qui il reale motivo della sconfitta storica di ogni forma di sedicente socialismo.


GUERRA DEI SOCIALISMI

 

L'episodio dei Consigli di Baviera ci apporta, attraverso una grande distanza, molti insegnamenti a proposito del valore dell'esperienza e dell'atteggiamento possibili delle differenti "famiglie " del socialismo di fronte ad una situazione rivoluzionaria. Per quel che concerne quest'ultimo punto, i fatti si sono mostrati deprimenti. Quando si verifica la rivoluzione bavarese, il 7 e 8 novembre 1918, la direzione socialdemocratica (S.P.D.), travolta dagli eventi, finge di condividere il movimento rivoluzionario per meglio canalizzarlo.

Costituisce un governo provvisorio con un separatista minoritario: Kurt Eisner. Quest'ultimo fungerà da ago della bilancia tra la via riformista (S.P.D.) e burocratica sindacale e quella, rivoluzionaria, emersa dai Consigli. Questo lo porterà a far arrestare l'anarchico Muhsam e altri militanti che spingevano verso quest'ultima soluzione.

Deluso dalle elezioni, Eisner si copre in seguito di ridicolo manifestando con i consigli contro il suo proprio governo! Questa coabitazione non poteva durare a lungo. La morte di Eisner, poi la proclamazione della Repubblica dei consigli il 7 aprile del 1919 svela il vero volto dei socialisti. Essi allora abbandonano la Repubblica dei consigli e reclutano delle truppe e dei corpi franchi. Quest'ultimi schiacceranno la rivoluzione in maggio. Ma ciò riuscirà loro difficile.

Bisognerà che il governo centrale di Berlino mobiliti numerosi rinforzi. Perché, contrariamente a quel che è accaduto nel resto della Germania, la rivoluzione fu più solida in Baviera, per lo meno  per quel che riguardava la sua difesa. Questo giustificò una punizione eccezionale: più di 700 esecuzioni sommarie e l'attività militante distrutta a Monaco per tutto il periodo tra le due guerre. Bisogna segnalare che tra le truppe che schiacciarono la Repubblica dei consigli si trovavano dei futuri nazisti (Rudolf Hess, Himmler, Roehm) e che il punto di partenza di questa dottrina fu Monaco, ripulita da ogni contestazione operaia.

I socialdemocratici hanno, a questo proposito, una pesante responsabilità storica. In un primo tempo, i comunisti (K.P.D.) furono a rimorchio degli anarchici. È Erich Mühsam che spinge ad una serie di azioni che portano alla repubblica dei consigli. La direzione del K.P.D. invia allora da Berlino un responsabile "ortodosso", Eugen Leviné, più abile a manovrare contro Mühsam. I comunisti applicano ben presto una tattica mirante a dar loro il potere come in Russia. Boicottano la Repubblica durante la sua proclamazione ed egemonizzano nel frattempo i comitati. Quando le circostanze furono loro favorevoli, presero per essi solo la direzione degli affari (il che non impedirà alla repressione di abbattersi sulla Baviera). Le giustificazioni fornite in quanto al loro atteggiamento non reggono: se la rivoluzione non era matura in Baviera, perché lo sarebbe diventata dopo i maneggi del K.P.D. nei comitati di base?

È, in effetti, la loro tendenza totalitaria che ha dettato il loro comportamento e accellerato l'affondamento della Repubblica. In effetti, bisogna mettere a loro passivo di aver esacerbato le divisioni interne in seno ai consigli. Le assemblee di fabbrica non erano più che il luogo di scontro in cui essi lanciavano il loro tentativo di egemonia.

Evidenziamo che, alcuni giorni prima della sconfitta (26 aprile 1919), gli operai di Monaco avevano tenuto un'assemblea dei consigli di impresa in cui disapprovarono con ampia maggioranza il comportamento del K.P.D. Era troppo tardi, ahimè!

In quanto agli anarchici, che furono influenti, dobbiamo riconoscere che hanno dato prova, a volte, di una grande ingenuità. Tra i responsabili designati dai consigli si travavano Erich Muhsam, Gustav Landauer, Silvio Gesell. Numerose proposte furono formulate nel campo dell'educazione o in quello degli alloggi soprattutto, ma non vi furono requisizioni, reale smaltellamento delle antiche strutture. I consigli mancarono di coordinamento e di esperienza per applicare le nuove misure.

Non basta proclamare la fine dell'apparato statale, bisogna distruggerlo e sostituirlo e la stessa cosa va fatta con tutte le antiche istituzioni. Non si può per questo far astrazione, ad un certo momento, della violenza rivoluzionaria, come fu il caso in Baviera. Quando la rivoluzione fu sul punto di essere schiacciata, ex poliziotti, giudici e borghesi non ebbero che da uscire di casa, a volte partecipando anche alla repressione! Senza contare i sabotaggi e le provocazioni di cui fu vittima la Repubblica dei consigli durante la sua breve esistenza.

Una mancanza di fermezza durante gli avvenimenti sembra oggi evidente. Altro errore: non ci si butta in una rivoluzione se i suoi attori non ne hanno la capacità! Passato lo stadio dell'insurrezione, contadini e operai di Baviera si rivelarono incapaci di definire i loro obiettivi. Ernst Toller, uno dei protagonisti scrisse: "Il popolo sapeva ciò che non voleva, ma non quel che voleva".

Senza pessimismo, dobbiamo sapere che la sconfitta è innanzitutto una lezione.

Gli anarchici devono essere coscienti che la vera rivoluzione è il frutto di una preparazione e che alla rivolta deve succedere la pratica, avvio di un'altra società.


Yves - C.L.E.A.

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


LINK al post originale:
Guerre des socialismes

Per la serie "fascismo rosso", socialdemocratico o comunista raccomandiamo i seguenti link interni:
La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La rivoluzione spartachista: novembre 1918
La Makhnovishina

Condividi post

Repost 0
Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
  • Contatti

Link