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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 06:00

Riproponiamo un brevissimo saggio, edito nel lontano 1982 sulla intelligente rivista di fumetti e altro intitolata "L'Eternauta" a firma Paola Pallottino, e concernente il singolare artista anarchico Flavio Costantini.

 

Flavio Costantini lo stregato

costantini.autoritratto.jpgAutoritratto di Flavio Costantini

 

Di Flavio Costantini, pittore e illustratore autodidatta, nato a Genova nel 1926, diplomatosi capitano di lungo corso e improvvisamente posseduto dall'arte al punto di abbandonare il mare di acque e sale, per navigare, prigioniero volontario della sua stanza piena di ritagli e colori, l'oceano della fantasia, si tengono attualmente a Milano due mostre contemporanee alla Libreria Internazionale Einaudi e alla Galleria Nuages, di serigrafie sugli anarchici e di ritratti a tempera e collage.

Bakunin2.jpgBakunin.


Stregato dalla storia dell'anarchia, della quale dal 1962 raccoglie tutti i possibili documenti per ricostruirne graficamente le vicende, Flavio Costantini, attraverso il rigore delle sue tempere che modulano il colore a tinte piatte, il contrasto del caratteristico contorno nodoso, filtro-aureola all'interno del quale si materializzano le figure di quei suoi anarchici, così strettamente imparentati agli oppressi raccontati da Kathe Kollwitz o da Ben Shahn, e con il sapiente apporto di evocativi elementi di collage, ne restituisce fatti e umori con l'appassionata del gesto di Passanante o di Ravachol.

Costantini---Ravachol_Sainte-Etienne.jpgRavachol.


Come un ragno paziente egli ricama le strutture metalliche belle époque, tesse i lividi orditi delle periferie inizio secolo, delinea, pietra per pietra, la rete del selciato dei quartieri anonimi, implacabili ragnatele nelle quali catturare e fissare per sempre il gesto anarchico. La funzionalità gelida e geometrica del disegno della facciata di un edificio o delle piastrelle di un pavimento di una palestra scolastica, la suggestione dei suoi reperti: vecchie etichette, manifesti e testate d'epoca, e la puntualità delle sue citazioni, dalla ringhiera di ballatoio all'edicola di giornali, dall'addobbo di sala per conferenze a quello del caffè Liberty, tutto concorre a delineare meticolosamente la realtà evocata con la minuzia ossessiva e spiazzante dei sogni, dove l'insistere di un particolare dilata e ribalta la prospettiva.

makhno2.jpgMakhno.


Accanto alla serie degli anarchici, in parte pubblicati nel 1970 da Mondadori per il volume Attentati anarchici dell'Ottocento, di Sergio Feldbauer e nel 1975 dalla Quadragono per Ravachol & Cia di Pietro Favari, nasce la prima serie di ritratti di uomini politici da Hitler a Khrusev, da Napoleone III a Roosvelt, e quelli di scrittori, da Brecht a De Amicis, da Wilde a Malraux, integrati adesso da altre venti opere.

kafka.JPGKafka.


La genesi di questi ritratti può essere agevolmente ricercata anche in quelle illustrazioni realizzate nel 1977 per l'edizione fuori commercio del Cuore per la Olivetti, dove con sottile ferocia Costantini presta alla maestra morta le fattezze di Matilde Serao e connota la fisionomia del maestro con quella lombrosionamente inquietante del Barbablù del secolo: Henri Désiré Landru.

roma.1926.jpg

Concludiamo osservando come questi ritratti a tempera e collage, si pensi al cuore-calamaio dal quale sgorgherà la deamicisiana linfa di sangue/inchiostro, o il sorriso con il quale Emily Dickinson esibisce, nel suo rebus di arte-lacrime-spine, le immagini della rosa e del fazzoletto cifrato e listato di scuro, rappresentano, coma analizza Antonio Porta, un cambio di dimensione; rispetto al gesto di pietra dell'anarchico: "Sono mobili e variabili, nessun gesto o movimento può essere bloccato. La scrittura, la poesia, sono il punto caldo della mobilità, lo scrittore o il poeta è di per sé un mutante" [1].

Errico-Malatesta-e-Michele-Angiolillo.jpgErrico Malatesta e Michele Angiolillo.


E se il discorso vale anche per gli scrittori di figure e per i poeti di immagini, nelle illustrazioni dello stregato Costantini: da Il cavallino di fuoco a Cuore, impercettibili metamorfosi reggono la strategia delle composizioni e l'equilibrio delle scene nella luminosità che amniotici sipari rendono liquida e impietosa fino alla misericordia.

petersburg15March81.jpgPietroburgo 15 marzo 1881.


 

NOTE

 

[1] A. Porta, Flavio Costantini, Galleria D'arte Niccoli, 1981.


 

Paola Pallotino

[cura iconografica di Ario Libert]

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18 gennaio 2013 5 18 /01 /gennaio /2013 06:00

"TERRA E LIBERTÀ" E LA RIVOLUZIONE SPAGNOLA

[1936-1937]

Terra-e-Liberta.jpgAnalisi delle possibili fonti del film

 

 



Ci sembra interessante provare ad indagare le possibili fonti di riferimento di un film capace di riflettere in modo così acuto e polemico sulla storia e dell’agire politico come Land and Freedom.

terra-e-liberta02.jpg

Partiamo innanzitutto dal titolo del film: come ricorda Claudio Venza "Tierra y Libertad" è il famoso slogan di Emiliano Zapata durante la Rivoluzione messicana del 1910-1911 ed era anche il titolo di alcune testate anarchiche, tra cui l’organo della FAI all’epoca della guerra.

tierra-libertad-zapata.jpgQuindi rappresenta bene l’aspirazione a risolvere il secolare problema della proprietà terriera, dell’emancipazione contadina e popolare, e ad affiancare questa necessità economica con la liberazione individuale e collettiva”. Va aggiunto che "Tierra y Libertad" è stato anche il nome di una milizia (anch’essa di ispirazione anarchica) attiva, fra il 1936 e il 1937, sia sul fronte di Madrid che in Catalogna.

tierraylibertad1888.jpg

L'attenzione del regista inglese è posta soprattutto su quel complesso (e straordinariamente affascinante, a parere di chi scrive) fenomeno che va sotto il nome di rivoluzione spagnola, che si sviluppò dal luglio del 1936 al giugno del 1937 parallelamente alla guerra civile, che vide il proletariato spagnolo (animato soprattutto dallo spirito delle organizzazioni anarchiche, FAI e CNT, ampiamente maggioritarie, e dalla cultura social-rivoluzionaria del POUM, piccolo raggruppamento radicale e combattivo) prendere in mano il proprio destino, e che fu stroncato dalla repressione staliniana. Alla sollevazione dei militari e dei fascisti, nel luglio del 1936 era infatti corrisposta in Spagna una vastissima insurrezione operaia: i comitati rivoluzionari avevano assunto di fatto un po’ ovunque il controllo della situazione nei territori in mano alla Repubblica.

Tierra_y_libertad_rivista.jpg

Manifesto di Helìos Gomez

 

La prima fonte evidente, pur se non accreditata a livello ufficiale, del film è Omaggio alla Catalogna di George Orwell, reportage-saggio affascinante quanto un romanzo pubblicato dall’autore di 1984 e di La fattoria degli animali nel 1938, subito dopo la conclusione drammatica e inattesa della sua esperienza diretta nelle file dei rivoluzionari che si battevano in Spagna. A quel tempo Orwell era un militante dell’Indipendent Labour Party, organizzazione d’ispirazione socialista rivoluzionaria (né socialdemocratica né marxista-leninista) che costituiva il principale referente a livello internazionale del POUM spagnolo, e proprio nell’ambito di una formazione armata del POUM, non a caso, si era trovato a combattere.

homage-to-catalonia.jpgA questo proposito va precisato che il POUM non era affatto un "partito trotskista", come erroneamente è stato spesso (anche in occasione dell’uscita del film) classificato: era nato infatti nel 1935 dall’unificazione di due formazioni minoritarie ma molto vivaci, la  componente della Izquierda Comunista de Espana (organizzazione ufficiale trotskista) guidata da Andrés Nin in aperta polemica con Trotsky (e da questi ripetutamente attaccato) e il Bloque Obrero y Campesino di Joaquin Maurin, di ispirazione buchariniana, e quindi sia antitrotskista che antistalinista. La convergenza di analisi fra Andrés Nin e Trotsky era stata evidente solo nel periodo (1930-33) immediatamente successivo all’affermazione della seconda repubblica in Spagna, ma la rottura definitiva fra i due aveva avuto luogo con la partecipazione del POUM al Fronte Popolare per le elezioni del 16 febbraio 1936.

poum01.jpg

Torniamo a Omaggio alla Catalogna: è l’antiretorica (la demistificazione, l’abbassamento) a  fare del libro di Orwell uno dei testi più utili e interessanti per capire la storia del ‘900 (e non solo): il reportage intellettuale di una situazione di svolta epocale. Secondo Ezio Raimondi, George Orwell, insieme a Carlo Emilio Gadda, Elias Canetti, Louis-Ferdinand Céline e Karl Kraus, si inserisce pienamente nel panorama culturale che tende ad evidenziare, nel corso del ‘900, le falsificazioni della parola e ad utilizzare le armi della satira: "Gli scrittori satirici sono sempre scomodi – nota Raimondi – e la prima operazione del potere nei loro confronti è di dire che non sono satirici, ma che sono ‘arrabbiati’ per ragioni soggettive. Non si ama ciò che denuda, ma ciò che riveste, che nasconde. (…) Per condannare la retorica bisogna conoscerla: conoscere le insidie della parola. Ma in questa traversata ci si può perdere, perché ci si trova davanti al potere della parola. (…) Anche le verità, quando sono di moda, diventano false verità, perché anziché stimolare appiattiscono, nascondono. La retorica, come sostiene Gadda, va al recupero dell’etica incerta".

Orwell--disegnato-da-Levine.jpgOmaggio alla Catalogna è anche, per l’appunto, il resoconto di un percorso etico e politico, che portò Orwell, come sottolinea Giovanni Zanmarchi "a vedere il socialismo come una realtà oggettivamente valida da un punto di vista umano e concretamente realizzabile sul piano pratico. I risvolti politici della guerra gli diedero però anche modo di comprendere come la conoscenza della realtà e il contatto con essa non siano né facili da raggiungere né tanto meno una garanzia della sua affermazione. Difendere la verità e la realtà diventa allora un dovere umano e morale, una responsabilità cui l’artista, che da esse ha tratto pienezza d'ispirazione, non può in alcun modo sottrarsi”.

Orwell-in-Spagna-con-Eileen-Blair-sul-fronte-di-Aragona.jpgOrwell in Spagna con Eileen Blair sul fronte di Aragona

 

Nel suo racconto dei fatti della rivoluzione spagnola che l’hanno visto impegnato, Orwell – come quasi sessant’anni dopo farà Ken Loach - sfrutta ogni opportunità per rendere, attraverso il punto di vista del suo protagonista-osservatore, il senso di una adesione intima, diretta, emotiva e insieme razionale agli eventi, e non concede nulla alla retorica, al dogmatismo, all’assolutismo ideologico, ma si mantiene al livello della realtà: “Non ho alcun amore particolare per il 'lavoratore' idealizzato quale si presenta alla fantasia del borghese comunista. Ma quando vedo un vero e proprio operaio, in carne ed ossa, in lotta con il suo nemico naturale, il poliziotto, allora non ho più da chiedermi da quale parte debbo schierarmi”. Orwell si sofferma soprattutto sui rapporti umani (lanciando, come fa Loach, un appello ai sentimenti quotidiani) e osserva i fatti con umorismo ed ironia, attestandosi quindi sulla linea (già praticata, fra gli altri, da Fielding e da Swift) del registro satirico, secondo le illuminanti definizioni di Frye: “L’atteggiamento del filosofo è dogmatico, mentre quello dello scrittore satirico è pragmatico: quindi la satira può spesso rappresentare il conflitto tra una scelta di tipi di comportamento tratti dall’esperienza e la sensazione che l’esperienza sia più importante di qualsiasi sistema di opinioni intorno ad essa”.

Orwell, BarcellonaBarcellona, Piazza dedicata a George Orwell
 

È l'esperienza a confermare in Orwell - come in David, protagonista del film di Ken Loach – l’ostilità nei confronti di una politica autoritaria e repressiva. Terra e libertà, infatti, come Omaggio alla Catalogna “oltre che il resoconto gaio e spensierato di una stagione estremamente felice, è anche la storia cupa e ocura di un tragico passaggio dall’innocenza all’esperienza politica”. Vistose analogie si possono riscontrare nella struttura del racconto presente nel libro di Orwell e in quella del film di Loach: il protagonista di entrambi i testi  segue gli stessi percorsi, dall’adesione immediata allo spirito della rivoluzione ai dubbi e ai ripensamenti, dalla constatazione della necessità di una lotta senza quartiere contro i soprusi e la normalizzazione fino alla fuga precipitosa e clandestina dalla Repubblica spagnola ormai in balia dei moderati e degli stalinisti ("Proprio i comunisti – scrive Orwell – impedivano la rivoluzione in Spagna; quando le forze di destra ebbero il sopravvento, i comunisti si mostrarono disposti a spingersi molto più avanti dei liberali nella persecuzione dei capi rivoluzionari").

 

collett, 04

A quale esperienza politica ci si riferisca è evidente dalla lettura dei saggi storici più significativi (non solo di quelli apertamente militanti) sul periodo preso in considerazione. Facciamo riferimento innanzitutto al testo fondamentale di Gabriel Jacksoni: "I mesi di giugno e di luglio (del 1936) videro in città e nelle campagne avvenimenti autenticamente rivoluzionari (…). Durante la seconda metà del 1936 nel territorio rimasto in mano al Fronte Popolare si effettuò la più profonda rivoluzione sociale che fosse avvenuta dal secolo XV. Principali caratteristiche di essa furono la passione per l’uguaglianza e l’affermazione dell’autorità locale e collettiva (…). Tutti gli operai andavano in giro armati e, in un paese a lungo dominato da una polizia brutale, quelle armi, spesso del tutto inservibili, erano più importanti come simbolo d’emancipazione che come strumenti di guerra. Affitti e servizi pubblici erano controllati da comitati di fabbricato, che comprendevano un membro per ogni partito del Fronte Popolare, ma erano ciò nondimeno interamente dominati, nei primi giorni, dagli anarchici. Spaziose abitazioni di ricchi scappati in Francia furono trasformate in scuole, orfanotrofi, ospedali. Pablo Casals donò 10.000 pesetas per il soccorso bellico e organizzò concerti gratuiti (come aveva fatto prima della guerra) nei sobborghi industriali. Le fabbriche furono per lo più occupate dagli operai. Alcuni proprietari furono fucilati, altri fuggirono, e pochi continuarono a lavorare nelle proprie industrie requisite, con lo stipendio corrisposto ai massimi dirigenti e ingegneri. Gli operai non perdettero il loro senso pratico: tram, autobus, servizi dell’acqua e della luce funzionavano normalmente; officine e autorimesse continuavano come al solito, disponendosi alcune anche a fabbricare bombe a mano, proiettili e corazze per automobili e autocarri diretti al fronte".

36cata agriculÈ un quadro della situazione pressoché identico a quello descritto sia da Orwell, con gli strumenti del linguaggio giornalistico-letterario, che da Loach con le sue immagini. E l'attenzione non può che concentrarsi sulla Catalogna, centro nevralgico della rivoluzione: “Fin dal 18 luglio  (del 1936, data del pronunciamento militare fascista – ndr) – nota Jackson - Barcellona era sempre stata la Mecca di gruppi rivoluzionari eterodossi. Proudhoniani francesi, anarchici italiani e balcanici, intellettuali menscevichi russi, vedevano tutti nella rivoluzione catalana l’esordio di una rivoluzione 'pura', antistaliniana (…). La stampa anarchica e del POUM esaltava le collettivizzazioni, giustificando al tempo stesso gli insuccessi nella produzione con la politica di Valencia (allora capitale della Repubblica – ndr), che boicottava l’economia catalana e favoriva la borghesia”. 

Interessanti anche le osservazioni di uno studioso attento come Paul Preston: “Per la CNT, il POUM e per l’ala sinistra del PSOE la rivoluzione proletaria costituiva il requisito essenziale per sconfiggere il fascismo. Quale fosse il punto di vista rivoluzionario lo esprime bene un adagio: ‘Il popolo in armi ha vinto la rivoluzione; l’armata del popolo ha perso la guerra’ (…). Gli sviluppi rivoluzionari che la guerra ebbe nei suoi primissimi giorni costituiscono una realtà che non è possibile ignorare: essi ebbero conseguenze di enorme portata sull’atteggiamento delle masse nei confronti dello sforzo bellico repubblicano e sul contesto internazionale in cui la Repubblica era costretta a muoversi.  La Spagna non era nuova agli scontri di classe. Nelle zone conquistate dai nazionalisti i conflitti furono soffocati con draconiane misure repressive. Vennero annientate non soltanto le organizzazioni operaie con i loro militanti, ma anche i partiti repubblicani borghesi. Nella zona controllata dalla Repubblica non ci fu una soluzione altrettanto brutale dei problemi di classe (…). Ma le contraddizioni fra repubblicani (borghesi e democratici) e socialisti moderati da un lato, e gruppi proletari rivoluzionari dall’altro rimasero un problema scottante”.

36coope cataloFu proprio così che si giunse all’esasperazione del conflitto nel campo repubblicano e al soffocamento della rivoluzione spagnola operato dalle squadre alle dipendenze della polizia politica sovietica e terzinternazionalista (come evidenziato da tutti gli storici e i ricercatori che abbiamo potuto prendere in considerazione e sottolineato dal film di Ken Loach). Nota Preston: "La CNT e il POUM si erano convinti che i sacrifici richiesti dai comunisti per sostenere la Repubblica borghese non servivano a influenzare favorevolmente le potenze europee. Franco offriva al capitalismo maggiori garanzie di quante avrebbe mai potuto darne la Repubblica. Per il POUM guerra e rivoluzione erano inscindibili. I comunisti scelsero come bersaglio il POUM perché non sopportavano le sue critiche da sinistra sul loro tradimento della rivoluzione in Spagna. Il PCE cominciò a sostenere che occorreva annientare il POUM e ad accusare chiunque criticasse i processi di Mosca di essere nemico dell’URSS, una ‘spia dei fascisti’, un ‘agente dei trotskisti’ (…). Salito Negrin al potere, i comunisti ripresero il processo di centralizzazione completando la distruzione del POUM (…). Il leader del Partido Obrero, Andrés Nin, fu arrestato, torturato brutalmente e poi flagellato a morte, in uno degli episodi più atroci della guerra civile (avvenuto il 22 giugno del 1937 – ndr). I goffi tentativi della propaganda comunista di sostenere che Nin era stato prelevato da una squadra di soccorso nazista non riuscirono a nascondere la verità: Nin era stato assassinato dalla NKVD, la polizia segreta sovietica. Gli altri dirigenti del POUM furono processati alla fine del 1938. Largo Caballero e gli ex ministri anarchici del governo da lui retto erano così indignati che si recarono da Azana, accusando Negrin di tradimento e chiedendone le dimissioni. Il presidente della Repubblica ignorò le loro proteste".

caballero

Sappiamo tutti come andò a finire: il governo di sinistra di Largo Caballero fu costretto a dimettersi, il suo posto venne preso da un esecutivo moderato e rinunciatario con a capo Juan Negrin; la guerriglia delle milizie venne soffocata; si attenuò fino a scomparire l’entusiasmo popolare a favore della Repubblica (nel gennaio del 1939 Barcellona cadde sotto il dominio dei fascisti senza neanche reagire). Come nota amaramente Dan Kurzman: “Stalin non aveva interesse ad aiutare i suoi fantocci spagnoli a riportare la vittoria militare o a conquistare il potere politico. La Spagna gli aveva fornito due opportunità altrettanto convenienti: un campo di battaglia utile a fiaccare le energie di Hitler e un mattatoio adatto alla liquidazione dei rivali di sinistra. Ora era giunto il momento di lasciar vincere Franco, la vittoria del generalissimo dovendo servire a spianare la strada al trattato fra sovietici e nazisti”.

NinUtili ci paiono anche, per la ricostruzione del periodo e della tragica deriva della rivoluzione spagnola, le memorie di Abel Paz e la ricostruzione di Hans Magnus Enzensberger. Ma soprattutto si segnalano gli scritti e i discorsi del leader del POUM Andrés Nin, come quello pronunciato a Barcellona il 6 settembre 1936: “La lotta prosegue in tutta la Spagna. Deve forse la classe operaia, armi alla mano, difendere in questo momento la Repubblica democratica? La classe operaia catalana, quella spagnola, stanno forse facendo sacrifici enormi, spargendo il proprio sangue per tornare alla Repubblica del signor Azana? (…) Il problema della Chiesa sapete già come si è risolto: non rimane una sola chiesa in tutta la Spagna; ed anche il problema dei beni della Chiesa, della potenza economica della Chiesa è stato risolto con l’esproprio puro e semplice. La questione della terra si è risolta perché i lavoratori non se ne sono stati ad aspettare la soluzione dalla legge dei contratti di coltivazione o dall’Istituto per la Riforma agraria, ma perché i contadini hanno cacciato i proprietari e si sono presi la terra. (…) Ci dicono che ora abbiamo un obiettivo immediato: la lotta sui fronti; prima bisogna vincere la guerra, poi si vedrà. Queste due cose non si possono separare, non possono scindersi. Le guerre si vincono non solo tecnicamente. Tecnicamente, per la superiorità dell’armamento e per la disciplina, i militari avrebbero dovuto vincere il 19 luglio. Perché non è stato così? Perché noi avevamo ciò che i militari non hanno: la fede e la speranza in una nuova società. (…) Se la facciamo finita con il capitalismo, se orientiamo la rivoluzione in senso socialista, allora certo creeremo, stiamo già creando in Spagna, un movimento così impetuoso, una rivoluzione così profonda che contro di essa si infrangerà ogni tentativo della canaglia monarchica, fascista e reazionaria. Perciò diciamo che ogni concessione, ogni passo indietro, rappresenta un servizio reso al nemico”.

poum_miliciens.jpg

Il 4 marzo 1937, sul giornale del PUOM “La Batalla” Nin scrive: “Il momento è grave e decisivo. In gioco c’è il futuro del proletariato. Il POUM ha lanciato più volte il grido d’allarme. Verrà ascoltato dalle altre organizzazioni rivoluzionarie?”. Lo stesso Orwell a questo proposito osserva: “Forse lo slogan del POUM e degli anarchici: la guerra e la rivoluzione sono inseparabili, era meno campato in aria di quel che possa sembrare”.

Quelle di Nin sono le medesime posizioni espresse da Camillo Berneri, intellettuale e militante anarchico di primo piano, sequestrato a Barcellona e assassinato dalle squadre staliniane il 5 maggio 1937. In un articolo in difesa del POUM pubblicato su “L’Adunata dei Refrattari” di New York il 1 maggio 1937 Berneri scrive: “Gridiamo oggi con tutta la forza dei nostri polmoni: basta! basta! Non è giusto che, per appetiti malsani, si voglia eliminare una organizzazione che ha lottato e che continua a lottare, insieme con gli altri, per il trionfo della Rivoluzione spagnola. (…) Un partito che ha avuto vari esponenti (Maurin, Etchebehere, José Oliver, Germinal Vidal, Pedro Villarosa, Louis Grossi, Louis Blanco, ecc.) caduti nella lotta e che occupa, nella proporzione tra i suoi quadri e le sue perdite, il secondo posto nella lotta contro il fascismo non può, senza che la verità sia velata e che si violi la giustizia, esser presentato come un’amalgama di vigliacchi e di ‘agenti di Franco-Hitler-Mussolini’, come continua a presentarlo la stampa del Komintern. Un partito che ha migliaia di uomini su vari fronti e che, specie in Catalogna, predomina in certe località, non è una forza trascurabile. Parlare, come fanno certi domenicani del PSUC, di sopprimere questo partito è, oltre che un delitto contro la libertà, un atto di sabotaggio contro la lotta antifascista. (…) Il 19 luglio 1936 il POUM fu a fianco della FAI e della CNT nell’eroica resistenza al putch militare-fascista ed organizzò delle colonne che si portarono su vari fronti (8.000 uomini) (…).

POUM-Socorro-Rojo.jpg

Si dice, infine, che il POUM è contro il fronte popolare. In realtà quel partito è contro la tendenza che vorrebbe dissociare la guerra civile dalla rivoluzione sociale. (…) Oggi il POUM è una forza considerevole nella lotta antifascista e nella resistenza al soffocamento della rivoluzione, sì che le divergenze teoriche fra noi e lui sono ben poca cosa di fronte alle attuali e alle possibili convergenze sul terreno dell’azione. Molti motivi di critica, molte formule di agitazione del POUM aderiscono alla realtà e sono potenziatrici dello sviluppo della rivoluzione sociale spagnola”. Ken Loach in Terra e libertà sceglie consapevolmente la lettura del reale (della Storia) e la logica politica proprie della sinistra rivoluzionaria del tempo (minoritaria ovunque nel mondo tranne che nella Spagna degli anni ’30) così come della nuova sinistra nata dal ’68 e radicatasi soprattutto, sia a livello di elaborazione teorica che di attività militante, in Europa e negli USA.

terre-liberta.jpgNel film si possono riscontrare almeno cinque sottotesti: strutture narrative che, variamente intrecciate fra loro, rendono più solido e aperto il discorso dell'autore. Innanzitutto abbiamo il romanzo (cinematografico) di formazione: David, il giovane protagonista, parte da solo dalla Gran Bretagna per raggiungere una terra sconosciuta, dai tratti perfino selvaggi, di cui non sa quasi nulla, se non che il fascismo lì (come un po' ovunque nel mondo) costituisce una minaccia terribile, da contrastare direttamente. Qui troverà modo di maturare nella sua coscienza, di compiere esperienze uniche e fondanti per la vita intera. Capirà soprattutto che, per vivere bene (cioè per raggiungere la maturità, la condizione di adulti liberi), è necessario anche battersi sempre e in tutti i modi – perfino contro l’evidenza di una realtà avversa e i luoghi comuni spesso meschini della pubblica opinione – affinché prevalgano i diritti alla libertà, le ragioni degli affetti sinceri e della dignità di tutti gli esseri umani.

terra_e_liberta1.jpg

Abbiamo poi il racconto sentimentale, costituito dal rapporto, articolato e complesso, fra David e Blanca, con toni prima lieti (la nascita dell’amore) e poi intensamente melodrammatici (lo scioglimento della vicenda). Quindi è presente la struttura del testo politico, didascalico (ma non retorico o manicheo) ed esemplificativo, rappresentato soprattutto nella lunga, avvincente discussione sulla collettivizzazione della terra, ripresa in piano-sequenza con mirabile lucidità dall’autore. Qui il dibattito teorico si traduce in prassi concreta (pratica dell’obiettivo, si sarebbe detto un tempo) e diventa realtà grazie all’intrecciarsi e al sovrapporsi di lingue, di esigenze, di indicazioni diverse. E qui emergono maggiormente le ragioni dell’elaborazione  che abbiamo voluto suggerire nel nostro riferirci alle fonti possibili per il film. Troviamo poi la ricontestualizzazione, data dalla cornice narrativa del film, cioè dalle sequenze ambientate nella contemporaneità e animate dalla presenza curiosa e vitale della nipote di David, che recupera la memoria e la coscienza politica del nonno perduto. Qui si esprime soprattutto il gusto pseudo-documentaristico del Loach che meglio conosciamo: una attenzione sincera e diretta alla realtà sociale e alla vita interiore dei personaggi, rese attraverso immagini scabre e sguardi intensi. Infine è presente il tema del dolore per lo scacco subito, evidenziato nella tragica sequenza del disarmo forzato della milizia del POUM: la macchina da presa di Loach qui riprende a distanza l’agitarsi forsennato dei militanti resi impotenti, rabbiosi, dall’autoritarismo ottuso di un potere che sfugge ad ogni richiamo all’umanità e alla lotta comune. I compagni di David, e Blanca fra questi, sono rappresentati come anime in pena, schiacciati dal peso di un destino inaccettabile.

Terra-e-libertà

L’amarezza per la sconfitta, la nostalgia di una stagione giovanile di lotte e speranze e il desiderio di far rivivere la memoria di quegli eventi in una nuova ondata di iniziative, densa di idee, di tensioni appassionate, di proposte, unisce noi spettatori di oggi (reduci da analoghe situazioni sviluppatesi negli anni '70 in Italia e altrove) all’esperienza degli Orwell, dei Paz, dei Nin, dei Berneri, dei tanti altri che combatterono in Spagna (come Carlo Rosselli e Buenaventura Durruti) e allo spirito di Ken Loach, che esplicita così i suoi intenti: “Noi vogliamo parlare ai nostri simili in un linguaggio chiaro e cercare con loro di prendere coscienza dei problemi del nostro tempo. Non si fa la rivoluzione con un film. Ma un film può essere una leva per sollevare l’inerzia delle cose o delle persone. Vogliamo essere utili per andare avanti: basta con i sensi di colpa degli intellettuali”.

Berneri.jpg

Ci piace chiudere con una nota dolente, ma al tempo stesso carica di aspettative (e forse perfino profetica rispetto  al rilievo che ha avuto il  film di Ken Loach), vergata da un militante anarchico cinquant’anni fa (e quarant’anni prima dell’uscita di Terra e libertà nelle sale): “Dobbiamo rallegrarci che qui e là si trovino compagni desiderosi di diffondere intensamente ciò che fu realizzato in Spagna col sorgere della rivoluzione il 19 luglio 1936”.



Pierpaolo Loffreda


 

[Ricerca iconografica a cura di Ario Libert]

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11 gennaio 2013 5 11 /01 /gennaio /2013 06:00

LENIN

Lenin Karpov

M. Nicolas Werth

"Compagni, il sollevamento kulako nei vostri cinque distretti deve essere schiacciato senza pietà. Gli interessi della rivoluzione intera lo esigono, perché ovunque la lotta finale con i kulaki è oramai scatenata. Bisogna 1°) Prendere (e dico prendere in modo che la gente lo veda) non meno di cento kulaki, riccastri, vampiri noti. 2°) Pubblicare i loro nomi. 3°) Impadronirsi di tutto il loro grano. 4°) Identificare gli ostaggi come abbiamo indicato nel nostro telegramnma ieri. Fate ciò in modo che a centinaia di verste nei dintorni, il popolo veda, tema, sappia e grida: strangolano e continueranno a strangolare i kulaki-vampiri. Telegrafate che avete ricevuto e posto in esecuzione queste istruzioni. Il vostro Lenin.

P. S. Cercate le persone più dure.

lenin-levine1.pngQuesto telegramma di Lenin, datato 11 agosto 1918, vero appello all'omicidio, fa parte di alcune migliaia di testi del fondatore dell'Unione sovietica che non sono mai stati inclusi in nessuna delle cinque edizioni canoniche delle "Opere complete" di Lenin, apparse tra il 1920 e il 1965. Dopo l'implosione dell'Unione sovietica e l'apertura dei suoi archivi, gli storici hanno avuto accesso ai testi del "Lenin censurato", del Lenin sconveniente per l'edificazione delle masse.

Diciamolo subito - la pubblicazione, tre anni fa, di un'ampia selezione di testi inediti di Lenin, non ha rivoluzionato la conoscenza che si aveva del fondatore del bolscevismo, della sua personalità come della sua azione politica - a condizione di darsi la pena di leggere la sua opera. Questi testi accentuano piuttosto alcuni tratti del personaggio, alcuni aspetti della sua visione della politica e del mondo, della sua impresa rivoluzionaria. Perché non furono pubblicati? Quali limiti varcavano?

In una nota confidenziale redatta nel dicembre del 1991, alcuni giorni prima della sparizione dello Stato fondato da Lenin, il Direttore dell'Istituto di marxismo-leninismo, dove erano piamente conservati i 30.820 testi autografi del Fondatore, spiegava perché 3.724 documenti non soltanto non erano stati pubblicati, ma non dovevano esserlo "nella presente situazione ed in futuro". Venivano avanzate tre considerazioni principali.

lenin-levine5-copia-1.pngUna parte di questi documenti mostravano a qual punto Lenin "aveva incoraggiato la sovversione rivoluzionaria e la violenza mirante a destabilizzare tutta una serie di Stati indipendenti" e "tentato di strumentalizzare delle tensioni nazionali o etniche". Un'altra parte dei documenti non pubblicati di Lenin incitavano troppo apertamente "una politica di terrore, di repressione e di epurazione su grande scala" contro gli strati più diversi della società e in momenti in cui nessuna minaccia pesava sul regime (ad esempio, all'inizio della NEP, nel 1922). Infine, un certo numero di documenti rivelavano degli "aspetti contraddittori" di Lenin - eufemismo che ci permetteremo di interpretare liberamente, insistendo, seguendo lo storico americano Richard Pipes, sulla mentalità poliziesca e cospirativa di Lenin, così come essa si svela con forza in questi testi inediti.

Intorno ad alcuni testi del "Lenin censurato", sono tre aspetti, indissociabili, del fondatore del bolscevismo che tenteremo di delineare ora: l'utopista della rivoluzione mondiale, il cantore del terrore e dell'epurazione, il poliziotto-cospiratore.

L'utopista della rivoluzione mondiale

lenin-levine3.pngUno degli inediti di Lenin più interessanti è il rendiconto stenografico del lungo discorso che egli pronunciò, a porte chiuse, il 20 settembre 1920, in occasione della IX Conferenza del Partito comunista. Lenin riconosceva senza problemi (ma chiedendo ai delegati di non prendere appunti) che l'invasione, tre mesi prima, della Polonia da parte dell'Armata rossa aveva come obiettivo non soltanto la sovietizzazione della Polonia, ma di destabilizzare tutta l'Europa, spingendo la rivoluzione "il più lontano possibile verso ovest". Per Lenin, sembrava chiaro, in quell'estate del 1920, che "la tappa difensiva della guerra contro l'imperialismo mondiale era terminata e che potevamo, dunque dovevamo, sfruttare la situazione militare per passare all'offensiva". Un telegramma inviato da Lenin a Stalin il 23 luglio 1920 chiarisce questo utopico "piano di sovietizzazione" dell'Europa in quei giorni di euforia: "La situazione nell'Internazionale comunista è splendida. Zinoviev, Bucharin ed io consideriamo che la rivoluzione in Italia deve essere attivamente e immediatamente spronata. A questo scopo, si deve soviettizzare l'Ungheria, e senz'altro la Cecoslovacchia e la Romania". Analizzata nel suo contesto, che qui non svilupperò, questo documento permette di capire le ragioni per le quali Stalin, Commissario politico dell'Armata rossa sul fronte sud, non impegnò le sue truppe in un'offensiva su Varsavia, inazione che Trotsky criticò aspramente in seguito, giungendo ad attribuire a Stalin il fallimento della presa di Varsavia e la successiva sconfitta della campagna polacca. In realtà, accecato dalle chimere della Rivoluzione mondiale, è Lenin, per il quale la Galizia era "la base strategica per partire alla conquista di tutti i paesi europei", che aveva ordinato a Stalin di tenersi pronto a marciare verso Budapest invece che su Varsavia, determinando così l'esito di questa campagna dell'estate 1920.

lenin-levine4.pngTorniamo al discorso di Lenin del 20 settembre 1920. Se riconosce un errore strategico, Lenin rifiuta di ammettere ogni errore politico "sul piano, più generale, della Storia". E improvvisa allora una grande lezione di prospettiva storica che riassumo molto rapidamente. La Grande guerra ha profondamente trasformato i rapporti di forza nel mondo. Sul lungo termine, il trattato di Versailles non è valido, e la Russia bolscevica dovrà sistematicamente operare per la sua distruzione. In questo compito, essa ha come collaboratore naturale la Germania, e più precisamente, "un blocco fatto di patrioti tedeschi estremisti e di comunisti". "Due forze contano oggi nella politica mondiale: una è la Società delle Nazioni, che ha prodotto il trattato di Versailles; l'altra, la Repubblica dei soviet, che ha già cominciato a scalzare il trattato di Versailles, più il "blocco contro-natura" dei Tedeschi". Come non pensare, leggendo queste righe, che esse portano in germe, al di là di Rapallo, il patto tedesco-sovietico del 23 agosto 1939? E che dire delle istruzioni date da Lenin, nel luglio del 1920, a Georgij Vasil'jevič Čičerin a proposito del progetto di trattato di pace con la Lituania - "Dobbiamo assicurarci innanzitutto di sovietizzare la Lituania per poi restituirla ai Lituani - se non che esse annunciano precisamente la politica che condurrà, venti anni dopo, nei confronti degli Stati baltici il "migliore dei discepoli di Lenin"?

lenin1924Come mostra questo sorprendente discorso inedito di Lenin, se l'obiettivo a lungo termine è chiaro - il rovesciamento dell'ordine mondiale - i mezzi per giungervi sono molteplici, e possono essere anche "contro-natura". La teoria non deve mai attenuare ciò che François Furet ha giustamente caratterizzato come "il senso straordinario dell'occasione, il fiuto per il potere caratteristico del genio di Lenin uomo d'azione". Senso straordinario dell'occasione - di cui Lenin ha dato prova, solo contro tutti, in aprile, poi nell'ottobre del 1917 (questi fatti sono naturalmente troppo noti per tornarvi sopra). Senso molto acuto anche del carattere eccezionale delle circostanze che lo avevano portato al potere e della fragilità dell'inversione storica che si era appena prodotta ("È il fatto di essere un paese arretrato che ci ha momentaneamente permesso di essere avanti"). Per Lenin, la Russia non è che l'oggetto di un esperimento cominciato su scala planetaria. In questo esperimento, due paesi sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale, la Russia e la Germania, "le due metà separate del socialismo", questi due paesi incarnano rispettivamente la realizzazione delle condizioni politiche e delle condizioni economiche del socialismo. Malgrado le ripetute sconfitte delle "forze rivoluzionari", Lenin rimase, sino alla fine della sua vita, convinto dell'ineluttabilità della caduta, a breve termine, del sistema capitalista. Nel 1922, nelle istruzioni che egli invia al suo ministro degli Affari esteri per "affondare la conferenza di Genova", termina con questa frase: "Da loro, tutto crolla. Fallimento bancarotta totale (India, ecc.). Tutto quel che ci resta da fare, è di spingere leggermente e come per caso quest'uomo barcollante - ma non con le nostre mani!".

lenin spazza mondoTra gli altri documenti inediti più significativi figura una direttiva confidenziale indirizzata da Lenin ai membri del politburo il 19 marzo 1922. Precisiamo che questo testo non è, propriamente parlando, un inedito. Uscita illegalmente dagli archivi del Comitato centrale, questa direttiva era stata pubblicata per la prima volta in lingua russa a Parigi, nel 1970, in Le Messager du mouvement chrétien. All'epoca, la sua autenticità era stata fortemente messa in dubbio: Lenin poteva veramente dar prova di una tale violenza e soprattutto di un tale cinismo - sfruttare la più terribile carestia che la Russia abbia mai conosciuto - sei milioni di morti - per "portare un colpo mortale" alla Chiesa ortodossa russa?

lenin e la guardia rossaRicordiamo brevemente il contesto. Nel febbraio del 1922, il governo bolscevico ha lanciato una grande campagna di confisca egli oggetti preziosi appartenenti alle chiese. La vendita di questi oggetti deve servire per venire in aiuto ai contadini affamati delle regioni del Volga. In realtà, già da molti mesi, le più alte autorità ecclesiastiche si attivano per soccorrere gli affamati, attraverso un Comitato panrusso di aiuto alle vittime della carestia, che raccoglie gli ultimi sopravvissuti di una società civile falcidiata da cinque anni di rivoluzioni e di guerre civili. Condotte manu militari, le operazioni di confisca danno luogo a numerosi incidenti. I più gravi scoppiano il 15 marzo 1922 a Chouïa, una piccola città industriale non lontana da Mosca. La truppa spara sulla folla dei fedeli che si oppone alla confisca degli oggetti religiosi. Lenin vuole vedere in questi incidenti il segno di una resistenza organizzata dalla Chiesa ortodossa, ultima istituzione indipendente dallo Stato-Partito bolscevico. Invia allora, al Politburo, una lunga direttiva di cui cito i principali estratti:

Lenin e i contadini di W. Serow"Appare perfettamente chiaro che il clero Cento Neri sta preparando un piano elaborato mirante a coinvolgerci in una battaglia decisiva (...). Penso che il nostro nemico stia per commettere un errore strategico monumentale cercando di trascinarci in una battaglia decisiva in un momento particolarmente senza speranza svantaggioso per esso. Per noi, al contrario, il momento è non soltanto eccezionalmente favorevole, ma è un momento unico in cui abbiamo novantanove possibilità su cento di colpire mortalmente il nemico alla testa con un successo totale e di garantirci delle posizioni essenziali per i decenni futuri. Con tutte queste persone affamate che si nutrono di carne umana, con le strade disseminate di centinaia, di migliaia di cadaveri, è ora e soltanto ora che possiamo (e di conseguenza dobbiamo) confiscare i beni delle chiese con un'energia indomabile, spietata, e ridurre ogni resistenza. È precisamente ora e soltanto ora che l'immensa maggioranza delle masse contadine può sostenerci o, più esattamente, può non essere in grado di sostenere il pugno di clericali Cento Neri e di piccoli borghesi reazionari (...). Così giungo alla conclusione che è il momento di schiacciare il clero Cento Neri nella maniera più decisa e più spietata, con una tale brutalità che se ne ricordi per decenni (...). Più il numero di rappresentanti del clero reazionario e della borghesia reazionaria passati per le armi sarà importante, e meglio sarà per noi. Dobbiamo dare una lezione a tutte quelle persone in modo tale che non penseranno nemmeno più a nessuna resistenza di qualunque genere per molti decenni (...)".

Lenin con contadini, 1959, di Evdokiya UsikovaIn conseguenza di questa direttiva, Lenin chiese di essere informato quotidianamente sul numero di ecclesiastici giustiziati. Nei mesi seguenti, circa 8.000 sacerdoti, monaci e monache furono passati per le armi, in modo sommario o in seguito ad un processo pubblico.

Questa campagna, che si svolge più di un anno dopo la promulgazione della NEP, la "Nuova politica economica" ritenuta chiudere la parentesi del "comunismo di guerra" e inaugurare nuovi rapporti, cordiali, tra il potere bolscevico  la società, si iscrive in realtà in una permanenza: quella della politica leninista del terrore e di epurazione del paese, del corpo sociale, da tutti i suoi "nemici", da tutti i suoi "elementi socialmente nocivi", da tutti i suoi "parassiti".

WhiteArmyPropagandaPosterOfTrotsky.jpgL'epurazione, in Lenin, va di pari passo con il terrore, un terrore che si spiega sulla durata (e non come fenomeno puntuale, dettato dalle circostanze), un terrore organizzato, che canalizza e trascende la violenza, senza la quale non c'è politica. Come scrive molto giustamente Dominique Colas, in Lenin, "la violenza è la verità della politica, il suo condensato, il rivelatore dei rapporti di forza, la prova in cui si separano rivoluzionari ed opportunisti, l'ordalia materialista". "La forza soltanto", afferma Lenin, "può risolvere i grandi problemi storici".

TrotskySlayingtheDragon1918.jpgIn tutti i suoi scritti, Lenin non ha cessato di esortare ad un'amplificazione della violenza sociale, forza motrice di una Storia interamente sottoposta alla lotta di classe. In occasione del XII anniversario dello scoppio della rivoluzione del 1905, Lenin tenne, davanti a un pubblico ridotto, una conferenza alla Casa del Popolo di Zurigo, la sua ultima città d'esilio. Si era nel gennaio del 1917, un mese prima della "rivoluzione di febbraio", un avvenimento che lo colse del tutto alla sprovvista. Nel suo discorso, Lenin si disse dispiaciuto che i contadini non avessero distrutto nel 1905 "che un quindicesimo delle proprietà, un quindicesimo soltanto di quel che avrebbero dovuto distruggere per sgombrare definitivamente la terra russa da quella putrefazione che è la grande proprietà fondiaria," prima di concludere: "Noi, i vecchi, non vivremo così a lungo per vedere le battaglie decisive della futura rivoluzione!".

trotskyannenkov.jpgUna volta giunto al potere, considerando che la guerra civile era la "continuazione, lo sviluppo e l'accentuazione naturale e, in alcune circostanze, inevitabili della guerra di classe", Lenin incoraggiò, ogni volta che l'occasione si presentava, "l'energia e il carattere di massa del terrore," non smettendo di insistere contro il "rammollimento" del popolo russo, e affermando molte volte: "Il nostro regime è incredibilmente tenero, è come kissel (una gelatina alle bacche) e non acciaio". "Trovare delle persone più dure" - il post-scriptum del primo testo di Lenin che ho citato all'inizio della mia comunicazione non è, sicuramente, casuale.

Violenza organizzata, canalizzata, il terrore deve permettere di "forzare" il corso della Storia in un paese segnato da un "debole sviluppo delle forze produttive" e del "passato fare tabula rasa". In un articolo pubblicato nel novembre del 1917 in La Vita Nuova, uno degli ultimi giornali non bolscevichi autorizzati a circolare in Russia sino all'estate del 1918, Maksim Gor'kij paragona Lenin ad un chimico che fa, in laboratorio, degli esperimenti sul corpo sociale. "La vita nella sua complessità è estranea a quest'uomo. Non conosce gli strati popolari. Non ha mai vissuto con il popolo, ma ha imparato, nei libri, come far sollevare le masse, soprattutto come eccitare furiosamente gli istinti delle folle. La classe operaia è per Lenin ciò che il minerale è per l'operaio metallurgico. È possibile, date le circostanze, fabbricare con questo minerale uno stato socialista? Tutto dà da pensare di no. Detto ciò, perché non tentare?"

Chimico o chirurgo?

solzhenitsyn-levine.pngPer Lenin, il compito essenziale sulla via del socialismo, del progresso, è l'eliminazione degli "elementi nocivi" del corpo sociale, la caccia ai "parassiti". Questo discorso igienista, che chiama permanentemente a sbarazzarsi delle "sopravvivenze della maledetta società capitalista", della "arretratezza delle campagne", dei "rifiuti dell'umanità", dei "membri irrimediabilmente marci incancreniti" si sviluppa con forza in un testo del dicembre 1917, Come organizzarre l'emulazione?, ammirevolmente commentato da Alexandre Soljenitsyn nelle prime pagine di Arcipelago Gulag.

stalin-levine3.pngLe masse organizzate e coscienti sono chiamate a "controllare, recensire, epurare la terra russa da tutti gli insetti nocivi, dalle pulci (furfanti)  dalle zecche (i ricchi)". "Qui, prosegue Lenin, si metteranno in prigione una decina di ricchi, una dozzina di furfanti, una mezza dozzina di operai che sparano alle spalle ( …). Là, si invieranno a pulire le latrine. Altrove, li si munirà, all'uscita dal carcere, di una carta gialla affinché il popolo intero possa sorvegliare queste persone nocive finché esse non si siano corrette. O ancora si fucileranno sul posto un individuo su dieci colpevoli di parassitismo ( …). Più si sperimenteranno dei mezzi di questo genere, e più rapidamente e sicuramente il socialismo vincerà, perché è nella pratica che si forgiano le armi più efficaci". Questo testo scritto in un momento in cui nessuna forza di opposizione, straniera o interna, minacciava il nuovo regime uscito dal colpo di Stato del 25 ottobre 1917, necessita di due commenti. Il primo - sull'animalizzazione del nemico, degradato a rango di parassita. Nei testi leninisti, i "kulaki", questi contadini un po' più agiati, e soprattutto più intraprendenti della media, non sono mai qualificati in altro modo se non come "vampiri", "scorpioni", "sanguisughe", "bevitori di sangue", "pulci". La stessa cosa accade con i "pope", i "borghesi" e i "ricchi". Si noterà anche, in Come organizzarre l'emulazione?, la stupefacente - ma oh quanto produttiva - distinzione tra le pulci (i furfanti) e le zecche (i ricchi). Devono essere epurati, infatti, non soltanto i rappresentanti delle classi nemiche, i "ricchi", ma anche gli "elementi nocivi, le canaglie, i furfanti, gli hooligan" infiltrati nelle fila del proletariato - in breve, i "falsi-operai", la derevenschina (i zotici, di cui Lenin ha orrore), che facciano parte della "aristocrazia operaia" o degli "elementi arretrati e politicamente privi di coscienza del proletariato". Un compito sicuramente erculeo, che giustifica una purga permanente, mai compiuta.

Vyshinsky.jpgScoprendo il bestiario leninista, come non pensare al bestiario staliniano, così come si disvela soprattutto nelle diatribe del Procuratore generale Andreï Vychinski, che qualificava i dirigenti bolscevichi della "Vecchia guardia leninista" oramai seduti nella gabbia degli accusati durante i grandi processi di Mosca del 1936-1938, come "lubriche vipere", "iene puzzolenti", "incroci mostruosi di porco e volpe?".

In Lenin, l'imperativo d'epurazione non si limita al corpo sociale. Si applica anche al Partito, allo Stato, alla burocrazia. Ma, a differenza del corpo sociale, al quale deve essere applicato un trattamento chirurgico, che può andare dalla eliminazione fisica all'internamento in un campo di concentramento o in una colonia di lavoro (è dall'estate del 1918 che datano i primi appelli di Lenin a "rinchiudere i kulaki, i pope, le Guardie bianche, le prostitute e altri elementi sospetti in campi di concentramento"), il trattamento applicato alla burocrazia e al Partito, è un "trattamento lento". Lento e minuzioso, perché il parassita infiltrato negli organi del Partito-Stato è, molto spesso, un mutante, un "falso comunista" (Stalin preferirà il termine di "uomo dalla doppia faccia"). "Che fare?" si interroga Lenin. "Lottare ancora e ancora contro questo sudiciume e, se riesce malgrado tutto ad infiltrarsi, pulire, spazzare, sorvegliare, pulire ancora e ancora".

stalin-levine.pngLa lingua francese non può affatto render conto della straordinaria varietà del campo semantico dell'epurazione nei testi di Lenin. Grazie al gioco, così ricco, dei prefissi ai verbi, dei suffissi e delle forme verbali nella lingua russa, questo campo porta tutte le sfumature possibili che vanno dalla "purga dolce" (si oserà dire quasi fraterna?) sino allo sradicamento totale, lo sterminio fisico.

Lasciamo, a questo stadio, lo scritto per la prassi. "Dispiegata su tutti i piani - internazionale, nazionale, economico e sociale", scrive non senza enfasi, l'autore dell'articolo "Lenin" sulla Encyclopedia Universalis, "l'attività rivoluzionaria di Lenin si vuole prassi". Per questo economista marxista, la prassi leninista trova la sua applicazione principale - e positiva - in due campi: la fondazione di un Partito unico nella Storia, la creazione di uno Stato unico nella Storia. Ma cosa ne è della pratica del terrore e dell'epurazione instancabilmente sostenute da Lenin? Senza tornare naturalmente ad una interpretazione strettamente intenzionalista di questo periodo straordinariamente complesso, di questo nuovo "Tempo dei disordini" come lo furono, per l'ex Impero zarista, gli anni dal 1917 al 1922, è inevitabile constatare che le direttive terroriste, gli appelli all'assassinio e all'epurazione lanciati da Lenin furono ampiamente applicati dalla "base", in un contesto di brutalizzazione senza precedente dei comportamenti sociali - una brutalizzazione conseguente alla Grande guerra e sicuramente anteriore alla presa del potere da parte dei bolscevichi. Ho sviluppato a lungo la questione della dinamica tra violenze sociale "dal basso" e terrore politico "dall'alto" nel mio contributo a Il Libro nero del comunismo. Mi limiterò qui a ricordare che le idee leniniste di controllo, di appello e di enfasi al lavoro (la maggior parte delle volte a compiti degradanti) dei "ricchi" furono molto ampiamente messi in pratica da comitati di quartiere in cui i plebei avidi di rivincita sociale davano la "caccia al borghese". Che il sistema degli ostaggi presi tra i byvchie ljudi ("gente del passato") si generalizzò, sin dai primi mesi del nuovo regime. Che il qualificativo di "pulci Guardie bianche" attribuito da Sergueï Kirov, il presidente del Comitato militare rivoluzionario di Astrakhan, agli operai in sciopero di questa città che protestavano contro l'arresto di militanti socialisti, "giustificò" il più grande massacro di operai commesso (nel marzo del 1919) da parte del potere bolscevico prima di quello di Kronstadt.

stalin-levine0.pngIn quanto alla chirurgia mirante a recidere le "membra irrimediabilmente marce ed incancrenite" del corpo sociale, essa fu sperimentata con la "decosacchizzazione", lanciata in seguito ad una risoluzione segreta del Comitato centrale del partito bolscevico, datata il 24 gennaio 1919: "Vista l'esperienza della guerra civile contro i Cosacchi," vi si poteva leggere, "è necessario riconoscere come sola misura politicamente corretta una lotta senza pietà, un terrore massiccio contro i ricchi Cosacchi, che dovranno essere sterminati e fisicamente liquidati sino all'ultimo". In poche settimane, migliaia di Cosacchi furono giustiziati. Il presidente del Comitato rivoluzionario del Don, incaricato dell'operazione, riconobbe che "abbiamo avuto la tendenza a condurre una politica di sterminio massiccia dei Cosacchi senza la minima distinzione sociale". È infine incongruo suggerire un legame tra la parassitofobia di Lenin e la gasificazione, nel maggio del 1921, di contadini insorti della provincia di Tambov, eseguita dal generale Tuchačevskij.

Dzerzhinsky1919Per Lenin, "ogni buon comunista è un buon cekista". Dai testi inediti di Lenin risalta con forza la mentalità poliziesca del fondatore del bolscevismo. Nessun capo della Okhrana, la polizia politica zarista, ha perseguitato con tanta perseveranza e maniacalità gli intellettuali dissidenti. Lenin chiede a Felix Dzerjinski, il capo della Ceka, di fornirgli delle "liste complete di intellettuali che aiutano la controrivoluzione". Ordina a tutti i membri del Politburo di passare "almeno due o tre ore alla settimana" a spulciare le pubblicazioni letterarie allo scopo di reperirvi ogni segno di eterodossia. Il 17 luglio 1922 (è deliberatamente che scelgo dei testi leninisti del periodo della NEP), Lenin invia a Stalin un lungo memorandum, nel quale torna a lungo sulla necessità di "ripulire la Russia una volta per tutte".

Stalin-levine2.gif"Sulla questione dell'espulsione dalla Russia di menscevichi, social-popolari, KD (costituzional-democratici) ed altri", egli scrive, "ho alcune domande, perché questa operazione, cominciata prima della mia partenza in congedo, non è ancora compiuta. Allora, ben deciso ad estirpare tutti i socialisti popolari? Pechekhonov, Miakotin, Gornfeld, Petrischev e gli altri? Penso che essi dovrebbero essere tutti espulsi. Essi sono più pericolosi dei SR perché più astuti. E anche Potressov, Izgoiev e tutta la redazione dell'Economiste (Ozerov e molti altri ancora). Ed anche i menscevichi Rozanov (un medico, astuto), Vigdortchik (Migulo, un nome del genere), Liubov Nikolaevna Radtchenko e la sua giovane figlia (a quel che mi dicono, i più perfidi nemici del bolscevismo), Rojkov (incorreggibile, da espellere) […]. La commissione Mantsev-Messing dovrà stabilire delle liste di alcune centinaia di questi signori, che dovranno tutti essere espulsi senza pietà. Ripuliremo la Russia una volta per tutte (...). Ozerov, come tutta la redazione dell'Economiste, sono dei nemici spietati. Per tutti - espulsione immediata. Tutto ciò deve  finire prima del processo dei SR. Arrestatene alcune centinaia e senza dare spiegazioni – fuori signori! Così, tutti gli autori della Casa degli Scrittori, e del Pensiero di Pietrogrado. Kharkov deve essere frugata da cima in fondo, non abbiamo alcuna idea di quel che succede, siamo in un "paese straniero". Bisogna purgare rapidamente e farla finita prima della fine del processo dei SR. Occupatevi anche degli autori e scrittori di Pietrogrado (i loro indirizzi figurano in Le Nouveau Livre russe, 1922, n°4, p. 37) e anche la lista degli editori privati (p. 29)".

levine-trotsky.pngQuesta ossessione poliziesca traspare anche nelle innumerevoli istruzioni, estremamente dettagliate, date dallo stesso Lenin, riguardanti l'infiltrazione, da agenti della polizia politica, da delegazioni straniere recantesi in URSS: a questo riguardo, la creazione di una commissione speciale incaricata di infiltrare l'American Relief Association venuta a portare un aiuto decisivo alle decine di milioni di persone colpite dalla carestia, è molto rivelatrice dello stato di spirito di Lenin, persuaso che "il nemico straniero" usava gli stessi metodi di infiltrazione e sovversione così apprezzati dai bolscevichi. Uno stato di spirito profondamente segnato da trent'anni di vita cospirativa, fatta d'intrighi feroci, di dispute bizantine e di regolamento di conti, in un clima di intolleranza e di reciproca diffidenza. Giunti al potere, i bolscevichi non hanno cambiato nulla alla konspiratsia, il "principio cospirativo", al cuore della pratica politica bolscevica. Al più alto livello dello Stato-Partito, l'informazione rimane strettamente chiusa, e il sospetto delle regole, comprese - fatto notevole - all'interno del "primo cerchio" dei dirigenti bolscevichi.

cicerin.jpgI testi censurati di Lenin rigurgitano di notule acerbe e scortesi sui suoi collaboratori più vicini: Kamenev – un "povero tipo, debole, timoroso, che ha paura di tutto". Rykov – "un rompiscatole permanente". Trotsky - "un fanatico dell'organizzazione, ma in politica, assolutamente non affidabile". Gli storici hanno abbondantemente glossato sulla "collegialità" della direzione del Partito sotto Lenin, in opposizione alla dittatura personale imposta più tardi da Stalin. I testi inediti di Lenin tuttavia dimostrano che quest'ultimo si considerava come l'unico dirigente "politicamente affidabile", il solo in grado di consegnare un brevetto agli uni o agli altri. E non soltanto un brevetto in bolscevismo, ma in sanità mentale! Nel gennaio del 1922, nel quadro della preparazione della conferenza di Genova, il Commissario del popolo agli Affari esteri, Čičerin propone a Lenin di introdurre un emendamento minore alla Costituzione dell'URSS per "soddisfare le richieste americane di istituzioni rappresentative nella Russia sovietica". In cambio, egli spiega, gli Stati Uniti sono pronti a fornire un aiuto economico, particolarmente gradito mentre imperversa la carestia. Lenin, fuori di sé, scrive in margine: "??? Follia!", ed invia immediatamente una nota al Politburo, che indica che la proposta di Čičerin dimostra "che egli è malato, e molto seriamente. Bisogna inviarlo immediatamente, e di forza, in una casa di cura". Dibattuta in numerose riprese al Politburo, "l'affare Čičerin" finì piuttosto bene per l'interessato, invitato a "riposarsi". Due mesi più tardi, tuttavia, approfittando del passaggio a Mosca di una delegazione di medici tedeschi specializzati in patologie nervose, Lenin inviò una nota al segretariato del Comitato centrale proponendo che un "certo numero di compagni" fossero esaminati dagli specbucharin.jpgialisti tedeschi, assistiti da medici russi. La lista dovrebbe imperativamente includere, prosegue Lenin, Čičerin, Ossinski, Kamenev, Trotsky, Stalin e, senza alcun dubbio, molti altri".

Come ha dimostrato Dominique Colas, "il partito leninista è un dispositivo produttore di isteria". Lenin stigmatizza come isterici coloro che non si piegano ai suoi suggerimenti, non obbediscono alle sue parole d'ordine, resistono - Martov, il grande dirigente menscevico, sin dal 1903; Maria Spiridonova, la passionaria socialrivoluzionaria, nel 1918. Ma anche i bolscevichi – eccetto Lenin, naturalmente - sono colpiti dalla malattia, anche Boukhartchik, diminutivo affettivo attribuito da Lenin a Bucharin, il "favorito del partito", criticato aspramente, nel 1920, per aver effettuato sulla questione dei sindacati "una svolta più isterica che storica". Cospiratore, poliziesco, ipnotizzatore, Lenin non è innanzitutto, come suggeriva Maksim Gor'kij, quell'immenso misantropo di cui l'amore per l'Umanità si proiettava lontano verso il futuro, attraverso le nebbie dell'odio?".

lenin-mummiaAlla domanda "Chi tra Stalin o Lenin era il più duro?", Viatcheslav Molotov, il solo dirigente bolscevico che aveva servito questi due padroni, rispose, senza esitare: "Lenin, naturalmente!", prima di aggiungere "È lui che ci formato tutti". Se l'aura di Stalin è stata sbiadita dalla destalinizzazione, l'immagine di Lenin - rivoluzionario, stratega della presa del potere da parte dei bolscevichi, fondatore dell'Unione sovietica - non è stata affatto incrinata, né nell'URSS della perestroïka (l'obiettivo iniziale di Michail Gorbačëv non era un utopico "ritorno alle norme leniniste"?), né nella Russia di oggi, né nel mondo. Nessuna Statua di Lenin è stata rimossa in Russia, la mummia di Vladimir Il'ič continua a riposare nel suo mausoleo, e i liceali francesi imparano sempre a distinguere tra il "buon Lenin" che ha salvato la Russia sovietica della "controrivoluzione bianca, appoggiata dalle forze di intervento straniere" dal "malvagio Stalin", che ha governato il suo paese "attraverso il terrore". Quando giungerà il tempo della "delenizzazione"? E della condanna unanime dell'ideologia e della pratica dell'intolleranza e della violenza?

Alexander-Kosolapov-Lenin-Coca-Cola-1993.jpg

 

M. Nicolas Werth

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

Lénine

 

LINK pertinenti:

Marxismo libertario. Paul Mattick, La leggenda di Lenin, da: "Western socialist", 1935

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1 gennaio 2013 2 01 /01 /gennaio /2013 06:00

14 Luglio


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Da notare la scritta posta a sinistra del falso stemma inventato all'occasione da Steinlen su una strana bandiera tricolore: "Vivre en soiffant", invece di "Vivre en souffrant" e cioè "vivere soffrendo".  "Soiffant" è un termine gergale che indica una sete perenne che porta a bere di continuo e enormemente, praticamente un'ironica formula per indicare lo stato di ubriachezza. Sulla bandiera di destra, anch'essa legata come quella di sinistra su una bottiglia di vino nero circondata da allori, invece sta scritto: "Mourrir en degueulant" e cioè "morire gozzovigliando".

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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È l'aver troppo amato i militari che ha perso le mie primogenite, e me... non se ne esce fuori.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Vi sarà molto perdonato, figlia mia, perché avete molto amato (chi ama bene, paga bene) i sacerdoti e i militari.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LA CARROZZA DELLO STATO


 

-Calmatevi, generale, lasciate che il popolo ci scuota un po', ciò lo diverte e finché si diverte, non siamo a terra.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PATRIOTTISMO

 

 

-Possiamo contare su di voi oggi, Joseph?

 

 

-La signora baronessa mi farebbe il torto di scambiarmi per uno sporco repubblicano! Come tutte le persone di buona famiglia, sono membro della P. F.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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COLLOQUIO NOTTURNO

 

-Infine, ecco una buona pistola posta sotto il naso della pezzente! -Questo popolo imbecille non ha mai sospettato che la nostra Chiesa sia una fortezza, la sua cripta una casamatta. -Siamo forti.

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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COME NEL NOVANTATRÉ

 

-Le persone dabbene alla bruta ignorante: "non temere siamo qui!". -L'ufficiale: "Io per armarti". - Il Ricco: "Io per pagarti". -Il Giudice: "Io per proscioglierti". -Il Sacerdote: -"Io per assolverti".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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RAPPRESENTAZIONE GRATUITA


 

4 del mattino... più di nove ore di attesa.

 

-Poro popolo, nun t'entrerà mai nella capoccia, che sei tu, sempre tu, che paghi anche lo spettacolo gratuito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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RAPPRESENTAZIONE GRATUITA


 

ATRIO DELLA DANZA


 

 

-Cosa darà il nostro piccolo Georges alle sue gallinelle che hanno cantato così bene la Marsigliese per il suo lurido popolino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'AVVENIRE

 

 

LA GRANDE. -Il ballo è finito, i lampioni spenti. Su, via! Miei piccoli rifiuti, devo rifare le camere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ALLA RIVISTA

 

 

-Sapiate che ho trovato il vostro piccolo scherzo di Montélimar molto spirituale.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ALL'ELISEO

 

 

-Ma cosa mi dite? I capitali emigrano? A posto mio, cosa fareste?


 

-Seguirei l'esempio dato da tutti i buoni francesi: farei filare la mia fortuna all'estero.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Li ritrovo i miei Farisei, i miei mercanti del Tempio, che battono moneta con il mio povero cuore di vagabondo e di rivoltoso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

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14 juillet

 

 

LINK pertinenti al presente post:

La visione di Hugo

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29 dicembre 2012 6 29 /12 /dicembre /2012 06:00

MANICOMI E PAZZI

 


di Aristide Delannoy

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COME VI SI ENTRA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Presentami l'amante di mio marito, saremo in due per farlo rinchiudere.

 

 


 

 

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-Eh! È dura, la medicina!... Venite dunque, conosco cinquanta franchi per voi: un certificato d'internamento da firmare.

 

 

 

 

 

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-Sì, signor Direttore, da cinque anni sono la vittima di un'odiosa macchinazione.

-So benissimo!... La vostra "idea fissa"!

 

 

 

 

 

 

 

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-A mio parere, non è mica pazza.

-Ma come "non è pazza"?... Con la sua fortuna, voler sposare un istitutore!...

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Comincio a trovare in voi più umanità nei confronti di questa povera pazza.

-Te credo... è incinta del capo-guardiano!...



 

 

 

 

 

 

 

 

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-ANDIAMO! SUVVIA! SCANZAFATICHE!

 

Regolamento del 20 marzo 1857

Art. 150- "Il lavoro è istituito nei manicomi come mezzo

di trattamento e di distrazione per i malati".

 

 

 

 

 

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LO SCEMO DEL VILLAGGIO

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Toh, ecco un povero diavolo che è stato internato arbitrariamente dal mio predecessore!

-Non era pazzo?

-No!... Ma lo è diventato.


 


 


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-È stato ritrovato il tizio evaso ieri?

-No, signor Direttore.

-Registrate la sua uscita per... miglioramento.

 

Regolamento del 20 marzo 1857.

Art. 24- "Il direttore segnala immediatamente al prefetto

le evasioni, incidenti, suicidi, ecc".

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Credo sia morto.

-D'ora in poi, evitate di metterli in acqua dopo i pasti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Il segretario vi manda a dire che la sua famiglia si oppone all'autopsia.

-Troppo tardi!... Ho appena finito.

 

Regolamento del 20 marzo 1857

Art.66- "I parenti sono informati del decesso e non si potrà

procedere all'autopsia, quand'essi avranno firmato un'opposizione scritta".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Giovanna d'Arco è sempre in cella?... Saranno sei mesi che non la vedo.

-Se il signor Direttore vuole vederla?

-No, è inutile!

 

 

 

 

 

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-Lo aveva detto che sarebbe evaso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fous_p16_q9.jpg-Come se ne esce.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 


 

LINK al post originale:
Asiles et Fous

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9 dicembre 2012 7 09 /12 /dicembre /2012 06:00

La corrente calda della Scuola di Francoforte

Francoforte, Istituto di ricerca socialeFrancoforte. Istituto di Ricerca Sociale

 

di Alexander Neumann

 

bloch-Ernst.jpgLa crisi mondiale del capitalismo fa andare a pezzi gli schemi di pensieri rigidi e ben consolidati, provocando una ricerca di senso intensa, senza che un certo marxismo raffreddato possa apportare delle risposte. Parlo della "corrente calda" della Scuola detta di Francoforte, questo Wärmestrom, termine che è stato inizialmente utilizzato da Ernst Bloch per distinguere la polarizzazione storica del marxismo europeo, tra una corrente fredda, dottrinaria, economicista e calcolatrice, ed una corrente calda, interessata alla soggettività politica ed all'imprevisto. Parlo di una corrente calda della Teoria critica perché si oppone all'accademismo ed alla rinuncia filosofica che distingue le figure mediatizzate della Teoria critica, ad esempio come Jürgen Habermas. Quest'ultimo elimina la parte sovversiva dell'eredità (appoggiandosi su alcuni argomenti conservatori in Adorno Horkheimer).

habermasstudentiFrancoforte68.jpgInvito il lettore a consultare il programma fondatore dell'Istituto di Francoforte. Nel suo manifesto del 1922 per la fondazione di un "istituto di ricerche in scienze sociali", Joachim Gerlach, morto prima dell'inaugurazione ufficiale dell'Istituto di Francoforte di cui era il primo direttore, aveva fissato i seguenti temi: "Sciopero di massa, sabotaggio, vita internazionale del sindacalismo, analisi sociologica dell'antisemitismo, bolscevismo e marxismo, partito e massa, modi di vita dei diversi strati della società" [1].

OskarNegt.jpgL'orientamento dei "francofortesi" si è evoluto in seguito, soprattutto durante l'esilio americano, ma l'impulso fondatore comporta innegabilmente la doppia volontà di analizzare il marxismo in modo critico e di formalizzare una visione teorica radicale. Oggi questa corrente calda mantiene una discussione intorno ad autori riconosciuti mondialmente, come Oskar Negt, Alexander Kluge, Nancy Fraser, Alex Demiroviç, John Holloway e molti altri che sono stati introdotti nello spazio francofono attraverso "Variations", malgrado delle inerzie dell'ambiente [2].

spartachisti2.jpegSi tratta qui di mostrare che la Scuola di Francoforte non è un accademismo, ma una critica in atto della società, che trae la sua forza dalla rivoluzione dei Consigli del 1918, dalla decostruzione del fascismo di massa europeo, dall'esplosione libertaria del 68 e dal movimento contemporaneo che pensa che un altro mondo sia possibile.

68, 13mai1968La corrente calda promette di traboccare le classificazioni storiche ben ordinate che riducono le ramificazioni complesse e sovversive della critica a delle Scuole e degli Ismi. Ricordiamoci che l'appellativo di Scuola di Francoforte è stato imposto all'inizio dai detrattori conservatori della Teoria critica. Ricordiamo anche che la sigla del marchio di trotskysmo è un'invenzione infamante di Stalin, mentre l'anarchismo porta ancora le stigmati semantiche della sua nascita e che Karl Marx rifiutava di dirsi marxista mentre era in vita. Ragione per la quale non è facile definire il marxismo come una teoria critica [3]. Allo stesso modo non siamo obbligati di seguire Perry Anderson, che colloca Theodore Wiesengrund Adorno tra i fondatori della terza generazione di intellettuali marxisti d'Europa, nel suo celebre libro Il marxismo occidentale [4], allorché l'interessato si è opposto contro una simile reificazione ideologica per tutta la vita. La storia della Scuola detta di Francoforte resta tanto più opaca in quanto si ferma nel 1950, almeno per il lettore che consulta l'opera di riferimento di Martin Jay [5]. L'impressionante lavoro di Alex Demiroviç, che ne costituisce il seguito, sino ad una data molto recente non è stato ancora tradotto in francese e in italiano [6].

adorno5Il caso di Adorno chiarisce singolarmente il rischio di museizzazione che colpisce delle stature intellettuali eterodosse e trasgressive, dopo la loro morte. Il centenario di Adorno e le sue celebrazioni ufficiali, nel 2003, ha illustrato una procedura che mira a sistemare l'inclassificabile ed a definire accademicamente il suo pensiero del non-identico. Teorico rivoluzionario, genio del ventesimo secolo? Senza dubbio. Stranamente, questa idealizzazione del grande pensatore diserta la sua intenzione e partecipa alla neutralizzazione del suo potenziale critico. Ricondurre Adorno ad una statura umana è un modo di lottare contro la sua morte intellettuale.

Marcuse-tra-gli-studenti.-Berlino-1968-jpgÈ forse proibito interrogarsi sulle sue motivazioni pessimiste nel corso degli ultimi anni della sua vita, che generarono delle utopie negative a proposito della riuscita totale del capitalismo, proprio avanti l'esplosione del 1968? Sì, il grande teorico ha creduto di individuare un capitalismo che costruisce la sua propria forma sociale, senza errori [7]. A cosa serve tacere la depressione che lo attanagliava durante l'esilio americano? [8]. Perché negare il suo astio passeggero contro Herbert Marcuse, o il modo disinvolto con cui trattava il suo amico Walter Benjamin? Sì, Adorno era un uomo mortale, dunque imperfetto, ha insultato il suo concorrente Marcuse di essere un "fascista impacciato" [9] e suggerito a Benjamin di porsi al riparo, aderendo alla lega degli scrittori nazisti, ma tutto ciò non toglie nulla alla pertinenza esplosiva dei suoi concetti ed argomenti [10].

habermas-cartoonSì, Adorno ha fatto intervenire la polizia per espellere i guastafeste che occupavano l'Istituto di Francoforte nel '68. Le sue reazioni di fronte al movimento studentesco contestatario - a volte disorientato a volte impegnato [11] - non fanno parte di un carattere completo e contrastato? Gli eredi legali e simbolici di Adorno occultano questi elementi, benché quest'ultimi giungano a modo loro a rafforzare l'idea del non-identico, secondo la quale l'unità della teoria e della pratica è un compito sovrumano. Gli eredi partecipano così alla costruzione di un mito, invece di rendere il suo pensiero vivo. Mentre potrebbero ammettere gli aspetti aleatori della sua vita e lasciare libero corso alla ricezione delle sue idee, essi fanno il contrario: nascondere le ombre e controllare la circolazione dei concetti [12]. La tradizione strettamente accademica della Scuola di Francoforte, che merita il suo nome, si afferma oggi contro la critica radicale che ha costituito la sua eredità. Nel suo Agire comunicativo, Habermas accusa Adorno di minacciare le fondamenta delle scienze sociali, attraverso la sua critica del positivismo e della modernità! [13].

Axel_Honneth.jpgIl suo successore, l'attuale direttore dell'Istituto francofortese, Axel Honneth, si permette anche di cancellare i frequenti riferimenti di Adorno ai concetti marxiani, in occasione del suo centesimo anniversario, in un lungo omaggio che eppure è dedicato alla critica adorniana del capitalismo [14]. In questo senso, Honneth nega anche la critica del lavoro che Adorno formula esplicitamente [15], a motivo che la teoria marxiana sarebbe tanto desueta quanto la tradizione ideologica del marxismo, senza nemmeno darsi la pena di entrare nel dettaglio della sua critica dell'economia politica. Le attualizzazioni molto elaborate di altri autori della Teoria critica, come Gerhard Brandt, Oskar Negt e Rainer Zoll [16] riguardanti la critica del lavoro e i rapporti complessi dei salariati nel settore pubblico, non sono mai menzionati da Honneth.

Nancy FraserNella sua polemica con Nancy Fraser, che gli rimprovera di respingere "ogni critica dell'economia politica", Axel Honneth si vede obbligato a tacere gli autori che abbiamo appena citato, in un silenzio assordante [17]. Mentre il direttore dell'Istituto francofortese sottolinea la legittimità della rivolta dei quartieri popolari del novembre 2005 e il sollevamento contro il CPE* del 2006, che egli qualifica come "lotta di riconoscimento" [18], non riconosce l'apporto dei suoi pari [19]. Mi sembra difficilmente concepibile dissociare un movimento contro un contratto di lavoro, il CPE, dalla critica del lavoro e del salariato. Si tratta, forse, di liberare l'Istituto di Francoforte dalla Teoria critica" [20]. In Francia, Honneth si presenta oggi come un "habermassiano di sinistra", mentre Habermas afferma il suo proprio postulato "conservatore" sulla stampa tedesca. Un conservatore di sinistra? Le notevoli esposizioni filosofiche di Honneth sul riconoscimento e la reificazione [21] guadagnerebbero senz'altro in forza se si lasciasse portare da una vasta corrente critica, invece di chiudersi in un'impossibile esclusività [22]. Chi può preferire il canale al fiume?

Hollywood.jpgAdorno ha insistito sul legame teorico tra la critica dell'economia politica, di ispirazione marxiana, e la comprensione dell'insieme delle reificazioni del mondo moderno, soprattutto l'industria culturale [23] o dello spettacolo. Infatti, la critica dell'industria hollywoodiana e dei mass media si ispira direttamente al concetto di "feticismo della merce" che si trova esposta nel Capitale [24]. La corrente calda della Teoria critica ha prolungato questo slancio verso una messa in discussione dei limiti sociali della comunicazione, dello spazio pubblico e delle rappresentazioni culturali, mentre Habermas si sforza di tagliare il ponte con questa parte dell'eredità adorniana, nel suo Agire comunicativo. Honneth riprende questa posizione, quando prende cura di limitare il campo di ricerca all'aspetto morale dei conflitti sociali, opponendo il riconoscimento morale alla ridistribuzione delle ricchezze. Nella sua polemica politico-filosofica con Nancy Fraser, Honneth protesta precisamente contro il collegamento che la femminista new-yorkese propone, tra la critica della struttura sociale del capitalismo contemporaneo, e la comprensione delle motivazioni culturali o etiche dei movimenti socuali che cercano di farsi asoltare all'interno di questa società [25].

castoriadis.jpegInfatti, i giovani in rivolta contro la "cattiva vita", nei quartieri popolari e le università francesi, nel 2006, mostrano molteplici complementarietà e sovrapposizioni [26]. La corrispondenza, tra la questione della giustizia sociale e le motivazioni di ordine etico, è anche una delle tesi di Oskar Negt in Travail et dignité humaine [Lavoro e dignità umana], pubblicato nel 2001 [27]. Allo scopo di mantenere la posizione habermassiana, Honneth si sente obbligato ad aggirare la corrente calda della Teoria critica, e di attaccare al suo posto alcuni autori defunti del marxismo francese, il che egli fa smontando gli argomenti di Althusser e di Castoriadis [28].

02 Revolution-spartakiste-le-5-janvier-1919Se, l'indomani della rivoluzione tedesca dei consigli del 1918, la Teoria critica e il marxismo rivoluzionario mostrano una certa penetrabilità, la comprensione del fascismo e l'esperienza dell'esilio dissociano definitivamente i due percorsi. Già Benjamin, eppure vicino ad alcuni dissidenti comunisti, formula delle critiche inammissibili per il marxismo [29]. Quest'ultimo si vede in seguito affogato, o per lo meno polarizzato intellettualmente, dall'esistenza dello stalinismo e dell'Unione sovietica, mentre la Teoria critica afferra i tormenti di questo mondo amministrato. La comprensione del nazismo e di Auschwitz supera di molto le spiegazioni marxiste della condizione di classe [30]. Mi sembra problematico identificare il marxismo occidentale con una teoria critica, o inversamente la Teoria critica con una specie di marxismo illuminato.

benjamin_levine.pngL'avvertimento di Walter Benjamin del 1940 mostra a qual punto il marxismo tradizionale è incapace di svolgere il ruolo di una Teoria critica: "Nel momento in cui i professionisti della politica, in cui gli avversari del fascismo avevano riposto le loro speranze, sono a terra, attribuendo la loro sconfitta al tradimento della loro causa, si tratta di far uscire la giovane generazione politica dai lacci nei quali i primi l'avevano legata. La nostra considerazione parte dall'idea che la credenza psicorigida di questi politici nel progresso, la loro fede in un "assise di massa", così come la loro subordinazione servile e un apparato di partito incontrollabile, costitiscono tre aspetti di una sola e stessa cosa. Questo accostamento mira a rendere comprensibile a qual punto ci costa abbandonare il nostro pensiero abituale, al servizio di un concetto di storia che evita ogni complicità con quello che questi politici continuano a difendere" [31].

nazismo.jpgIn modo manifesto, il marxismo dottrinario resta oggi impantanato nella ripetizione, senza parlare di quei vecchi marxisti o nuovi filosofi che hanno fatto causa comune con la barbarie stalinista verso la metà del XX secolo. Vedo come prova il fatto che le organizzazioni votate a portare i temi dottrinari del marxismo si nascondono oramai pubblicamente. I comunisti non fanno più campagne in quanto comunisti, i trotskisti non si dicono più trotskisti e i socialisti si vergognano del socialismo. Si deve constatare per forza che l'integralità delle organizzazioni di colorazione marxista fanno i duri d'orecche. Ripetono le traversie dei partiti di massa, attraverso una "azione sottomessa e comandata" [32]. In altri termini, il marxismo tradizionale si inscrive in quell'agire strumentale che la Teoria critica ha radicalmente posto in questione. Secondo Benjamin, la fiducia cieca nel partito è una delle principali cause del disastro, della vittoria del nazismo [33]. Marx, che non era marxista, aveva previsto la catastrofe, ricordando che la storia poteva saldarsi con il naufragio di tutte le classi coinvolte nella lotta. Il Manifesto comunista ne parla esplicitamente: "Der gemeinsame Untergang der kämpfenden Klassen" [34]. Durante il nazismo, sia il proletariato sia la borghesia crollano pubblicamente, politicamente, culturalmente, cancellandosi di fronte a un collettivismo barbaro. Benjamin aveva colto questa minaccia sin dal 1923: "La storia ignora il cattivo infinito che si trova nell'immagine di due guerrieri in lotta perpetua". Aveva annunciato che in assenza di un'uscita dall'alto, tutto era perduto. La vittoria del nazismo, la guerra mondiale, Auschwitz, gli hanno tragicamente dato ragione.

ungheria1956.jpgDopo la Liberazione, marxisti di partito e conservatori si sono trovati d'accordo per occultare la critica trasgressiva dei francofortesi. Eppure, Adorno e Horkheimer discutono nel 1956 i contorni precisi di una versione contemporanea del Manifesto comunista [35]. Si tratta di un testo attraverso il quale i due autori cercano allora "di farsi carico delle condizioni attuali", e cioè l'esperienza del fascismo, dello stalinismo e gli effetti apolitici della sociatà di massa, di cui hanno fatto conoscenza durante il loro soggiorno negli Stati Uniti. Conviene precisare che le discussioni preparatorie alla redazione di questo Manifesto intervengono dopo la denuncia pubblica dei crimini di Stalin da parte del nuovo capo del cremlino, in piena guerra fredda, mentre il terrore maoista imperversa ancora in Cina. In Europa, il 1956 segna lo schiacciamento della rivoluzione dei consigli ungherese, da parte dei carri armati sovietici. Adorno e Horkheimer decidono infine di affrontare gli aspetti teorici di questi enormi problemi, temendo di essere coinvolti in una bufera ideologica, distruttrice e sterile. Le loro critiche, portate dalla corrente calda della Teoria critica, emergono dieci anni più tardi pubblicamente, attraverso il movimento di protesta degli studenti tedeschi, che prende avvio alla fine degli anni sessanta.

68retour_moutons.gifL'avvento del 68 permette una prima riappropriazione della Teoria critica, quando gli studenti e i salariati insorti (parigini, berlinesi o praghesi) aprono i libri dei "francofortesi", sino ad allora rimasti confidenziali. La critica del mondo amministrato conduce a una messa in questione delle forme burocratiche dello Stato sociale e del carattere apolitico delle organizzazioni di massa. L'analisi del feticismo della merce, dell'industria dello spettacolo e dei mass media scuote le rappresentazioni reificate. L'analisi della personalità autoritaria attualizza le intuizioni sociologiche di Freud; giunge a scuotere le forme di comando e di disciplina, dall'impresa alla scuola, passando attraverso il partito. Le prime analisi del fascismo (Wilhelm Reich, Franz Neumann, Erich Fromm) che mostrano il potenziale regressivo di alcuni movimenti di massa, circolano di nuovo.

muro-berlino.jpgPoi, grazie all'implosione dello stalinismo seguita alla caduta del muro di Berlino nel 1898, degli autori viventi della teoria critica sono discussi di nuovo. L'opera di Negt e Kluge che comprende quasi mille pagine, Histoire et subjectivité rebelle [Storia e soggettività ribelle], è ristampata in edizione economica nel 1992, poi rilanciata nel 2001. Il libro predice il crollo del socialismo burocratico e crede che un altro mondo sia possibile: "La delusione di fronte al principio della realtà non comporta per forza l'adattamento dei comportamenti. È probabile che gli esseri umani non giungerano a sparire seguendo questo principio, incapaci di riconoscervi una speranza utopica che ha potuto esistere all'inizio del XIX secolo, o nei romanzi di Jules Verne. Così, esiste una società capitalista o anche la società della RFT, senza che i principi capitalisti o "socialisti" giungano ad impadronirsi degli spiriti" [36].

papa_pinochet.jpgLa situazione attuale, rende credibili i discorsi dei positivisti e conservatori, secondo i quali l'emancipazione non sarebbe considerabile, o accredita la critica dell'azione strumentale, con le parole dell'emancipazione? La caduta del muro sarebbe la prova che il realismo mercificatorio e burocratico avrebbe trionfato? Si ignora allora i criteri d'azione dei capi della RDT, decima potenza del mercato mondiale. La dittatura cinese, condizione della dinamica capitalista attuale, testimonierebbe della morte della critica democratica e libertaria formulata da Marx e i suoi successori francofortesi? Lo schiacciamento militare della democrazia sociale cilena da parte del Generale Pinochet, organizzatore di un capitalismo senza ostacoli, sarebbe un modello di modernizzazione?

Manager e Direttori di risorse umane globalizzate, che profittano dell'implosione del socialismo sovietico per valorizzare il loro proprio modo di agire, ignorano davvero che l'industrializzazione forzata, il controllo del lavoro, l'accumulazione economica, il culto dell'emulazione e l'introduzione del concetto di "capitale umano" datino dall'era di Stalin? Ovunque, le retrograde accuse portate contro l'idea di emancipazione, in nome del severo bilancio eretto contro il marxismo dottrinario, tacciono gli argomenti della Teoria critica. Ecco alcune piste che indicano che la Teoria critica è attuale e viva...

 

[Segue]


 

Alexander Neumann

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

* Il CPE (in francese Contrat Première Embauche, contratto di primo impiego) era un tipo di contratto proposto per legge in Francia per entrare in vigore nell'aprile 2006 e che come punto saliente offre la possibilità ai datori di lavoro di licenziare senza giustificazione i lavoratori con meno di 26 anni nei primi due anni di impiego. Il governo, che ha proposto tale legge nella persona del primo ministro Dominique de Villepin, ritiene che in tal modo si potrà sconfiggere la cronica disoccupazione giovanile. La legge ha incontrato le resistenze degli studenti, dei sindacati, degli attivisti di sinistra e di molta parte dell'opinione pubblica, che non vedono con favore la maggiore precarietà lavorativa che si verrebbe a produrre ed evidenziano la possibilità dell'instaurarsi di una minore tutela dei lavoratori e delle fasce più giovani della popolazione. Contro il CPE si sono svolte nei primi mesi del 2006 numerose proteste di piazza in più di 150 città francesi. A partire dal mese di marzo le proteste sono diventate sempre più forti ed eclatanti, contemplando l'occupazione di più della metà delle Università francesi fra cui la Sorbona e proteste degenerate in guerriglia urbana. Il 28 marzo 3 milioni di persone sono scese in piazza per lo sciopero generale organizzato dai sindacati, paralizzando così l'intero paese. Altre proteste e altri scioperi hanno continuato a bloccare il paese nei giorni successivi. Il 10 aprile il presidente Jacques Chirac ha deciso di ritirare il CPE a causa delle forti pressioni interne al suo stesso partito, preoccupato per le dimostrazioni di piazza sfociate in guerriglia urbana e di rimpiazzarlo con un dispositivo per favorire l'ingresso dei giovani in difficoltà nel mondo del lavoro.

 

NOTE

 

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[1] Citato da Detlef Sigfried, Das radikale Milieu, Deutscher Universitäts-Verlag, Wiesbaden, 2004.

[2] Oskar Negt, L’espace public oppositionnel, Testi scelti, introdotti e tradotti da A. Neumann, Payot et Rivages, coll. Critique de la Politique, 2007; Nancy Fraser, "Théorie de la société et théorie de la justice" (colloquio con Estelle Ferrarese) in: A. Neumann / J. M. Vincent (Dir.), Sciences sociales et engagement, Syllepse, 2003; John Holloway, "Un mouvement contre et au-délà", in: Mouvement social et politiques de la transgression (Dir. A. Neumann), éd. Parangon, 2006; Alex Demiroviç, "Liberté et humanité" (trad. A. Neumann), Variations N. 6, printemps 2005; John Holloway, "Adorno au milieu de la fôret lacandon" (colloquio con A. Neumann), Variations N. 8, autunno 2005; Oskar Negt e Alexander Kluge, "Ce que le mot prolétariat signifie aujourd’hui", Variations N. 9-10, primavera-estate 2007. 

[3] Vedere Antoine Artous, Le marxisme comme théorie critique, Syllepse, 2006.

[4] Perry Anderson, Il dibattito nel marxismo occidentale, Laterza, Bari, 1976; tr. it. di Considerations on Western Marxism, New Left Book, Londra, 1972.

[5] Martin Jay, L'immaginazione dialettica, Einaudi, Torino, 1979; tr. it. di The Dialectical Imagination. A History of the Frankfurt School and the Institute of Social Research, 1923-1950, Boston-Toronto, 1973.

[6] Alex Demiroviç,  Der non-konformistische Intellektuelle. Die Entwicklung der Kritischen Theorie zur Frankfurther Schule, Suhrkamp, Francfort am Main, 1999. [Il lettore italiano può avvalersi dell'altrettanto ponderoso studio di Rolf Wiggershaus, La Scuola di Francoforte. Storia. Sviluppo teorico. Significato politico, tr. it. di Die Frankfurter Schule, München, 1986; Boringhieri, Torino, 1992 (n. d. T.)].

[7] Vedere Negt/Kluge, Geschichte und Eigensinn, 2001.

[8] Vedere Alex Demiroviç, op.cit.

[9] Lettera a Horkheimer datata 13/5/1935. Detlev Claussen, Adorno. Ein letztes Genie, Fischer, 2004, p.220.

[10] Lettera di Adorno a Benjamin datata 5 aprile 1934, in: Correspondance Adorno-Benjamin, éd. La Fabrique, 2003, p.82; vedere anche la ricca prefazione iniziale di Enzo Traverso "Adorno et Benjamin: Une correspondance à minuit dans le siècle", pp. 7-41.

[11] Adorno accetta il dibattito pubblico con il movimento attraverso l'SDS (gioventù socialiste), recandosi alla sua occupazione di Francoforte nel 1967. In seguito, partecipa alla convergenza del principale sindacato (IGM), dell'SDS e dei professori di sinistra, durante la campagna del 1968 contro delle leggi eccezionali. Vedere Detlev Claussen, Adorno. Ein letztes Genie, Fischer, 2003; Alex Demiroviç, op.cit.; Oskar Negt, 68-Politische Intellektuelle und die Macht, Steidl, 1998.

[12] L’accesso dei biografi e ricercatori nel fondo degli archivi Adorno è strettamente controllata, i diritti d'autore riguardanti le traduzioni verso lingue straniere sottoposte a criteri evidentemente ideologici. Così, la prefazione di Traverso alla Correspondance Adorno-Benjamin (op.cit.) ha dovuto essere ritirata, quando invece i diritti d'autore a proposito di Écrits sur le nazisme di Adorno sono stati rifiutati a un'altra casa editrice parigina.

[13] Jürgen Habermas, Theorie des kommunikativen Handelns, Vol. 1, Suhrkamp, 1981, p. 517: La critica adorniana approderebbe "a una valorizzazione completa delle scienze sociali".

[14] Axel Honneth, "Skizze der Gesellschaftstheorie Adornos" in: Dialektik der Freiheit (collettivo), Suhrkamp, 2006.

[15] Vedere ad esempio Adorno, "Freizeit" in: Kulturkritik und Gesellschaft II, Suhrkamp, 1997, p. 647.

[16] Si tratta eppure di ricercatori di primo piano, formatisi alla scuola di Francoforte. Vedere Gerhard Brand, Arbeit, Technik und gesellschaftliche Entwicklung, Suhrkamp, 1992; Joachim Backhaus, Dialektik der Wertform, éditions ça ira, 1995; Oskar Negt, Arbeit und menschliche Würde, Steidl, 2001; Rainer Zoll, Was ist Solidarität heute?, Suhrkamp, 2001. La lista non è esaustiva.

[17] Axel Honneth/ Nancy Fraser; Umverteilung oder Anerkennung. Eine politisch-philosophische Kontroverse, Suhrkamp, 2003, pp. 274-280.

[18] Vedere Axel Honneth "Le CPE bat en brèche les attentes de reconnaissance du travailleur", Le Monde, 2 avril 2006; Honneth, Kampf um Anerkennung, Suhrkamp, 1998.

[19] Nella sua polemica "politico-filosofica" con Mancy Fraser, Honneth espone estesamente, perché la Teoria critica non avrebbe trovato alternative alla tesi di Habermas, che riduce l'esperienza dei salariati a un fenomeno apolitico. Nancy Fraser, Umverteilung oder Anerkennung. Eine politisch-philosophische Kontroverseaser/Honneth, Surhrkamp, 2003, pp. 276-282.

[20] Detlev Claussen constata che  l'impresa di "storicizzazione della vecchia Teoria critica nega l'unità del secolo breve, il ventesimo, che corrisponde ad un'esperienza comune dell'insieme delle teorie critiche", in: Utopie und Arbeit (Dir. Freytag/Hawel), éd. Humanities, Francfort, 2004.

[21] Vedere Honneth, La réification, testi raccolti e tradotti da Stéphane Haber, Gallimard, 2007.

[22] Il tentativo di Honneth di presentarsi come l'erede legittimo della Scuola di Francoforte appare anche, nel 2004, nel lancio della sua rivista WestEnd (luogo geografico ell'Istituto fondatore a Francoforte), il cui sottotitolo riprende il nome che la rivista dell'Istituto portava prima della guerra (Zeitschrift für Sozialforschung).

[23] La prima versione di Dialettica dell'Illuminismo di Adorno e di Horkheimer, redatta negli Stati Uniti, comporta dei riferimenti espliciti al Il Capitale di Marx, che spariscono nella versione edita nel 1944.

[24] Vedere Jean-Marie Vincent, Critique du travail, PUF, 1987.

[25] Fraser si duole della dicotomia teorica che "identifica la politica a favore della ridistribuzione ad un orientamento di "classe", mentre la politica a favore del riconoscimento si trova legata a un orientamento della "identità". Quest'ultima è a sua volta rapportata ai conflitti legati alla sessualità, al genere, se non alla "razza". Questo tipo di connessione teorica porta anche ad un vicolo cieco", Fraser/Honneth, op. cit. p.21. Vedere anche Nancy Fraser, Qu’est-ce que la justice sociale? Reconnaissance et redistribution (testi raccolti, tradotti e prefatti da Estelle Ferrarese), La Découverte, 2005.

[26] Le rivolte del 2005 e il movimento contro il CPE testimoniano entrambi di un rifiuto della precarietà sociale e di un senso d'ingiustizia, che intreccia delle motivazioni sociali e morali. Numerosi studenti delle scuole medie e liceali delle scuole della periferia si sono inoltre uniti alle manifestazioni contro il CPE. Vedere ad esempio Alain Bertho, "Grondements de bataille", in: Varitions - Revue internationale de théorie critique, Lione, autunno 2006; Jock Young, "To these wet and windy shorts", in: The Vertigo of late modernity, Sage, NYC, 2007.

[27] Negt, op.cit.

[28] Vedere la sua critica ad Althusser; Honneth, "Anerkennung als Ideologie?" in: Westend; Neue Zeitschrift für Sozialforschung. N.1, Francfort, 2004, p. 51, così come la sua critica ontologica di Castoriadis in Honneth/Fraser, op.cit., p.277.

[29] Vedere Michael Löwy, Avertissement d’incendie. Une lecture des thèses sur le concept d’histoire, PUF, 2001, p. 82: "La rimessa in causa, da parte delle tesi, dell'ideologia del progresso, è molto più profonda e va molto più lontano delle idee critiche (delle) correnti marxiste dissidenti".

[30] Vedere il primo capitolo della presente opera.

[31] Traduciamo, allo scopo di rendere esplicitamente i termini "massa" e "concetto di storia" utilizzati da Benjamin, benché la traduzione francese già esistente ci sembri corretta (Walter Benjamin, sul concetto di storia, in: Œuvres III, Gallimard, Paris, 2000, p. 435). Benjamin, "Über den Begriff der Geschichte" in: "Sprache und Geschichte, Reclam, Stuttgart, 2000, p.147.

[32] Jean-Marie Vincent, "Face au parti ouvrier", in: Max Weber ou la démocratie inachevée, Le Félin, 1998.

[33] Vedere Walter Benjamin, Sul concetto di storia (Tesi X) in: Œuvres, Seuil, 2001.

[34] Karl Marx, "Manifest der kommunistischen Partei" in: Frühschriften, Kröner, 2005.

[35] Vedere Detlev Claussen, Theodor W. Adorno, ein letztes Genie, Fischer, 2003, pp.267-69.

[36] Negt/Kluge, Geschichte und Eigensinn, Suhrkamp, 1993, p. 895.


 

LINK al post originale:

Le courant chaud de l'École de Francfort 

 

LINK pertinenti:

Jan Spurk, Sul futuro delle teorie critiche. Proposte eretiche per farla finita con la doxa

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7 dicembre 2012 5 07 /12 /dicembre /2012 06:00

Cos'è la terziarizzazione?

uomo ricarica a molle

Prospettive del cambiamento sociale

 

di Robert Kurz


(Pubblicato in Avis aux Naufragés [Avviso ai naufragati], Lignes, 2004)

 

prezzo-ognuno.jpgPer una coscienza dominata dal mercato universale, la percezione, in tutti i campi della vita, si riduce oramai a dei fenomeni congiunturali. Ciò che è vero oggi rischia di non esserlo più domani; ma che importa il contenuto quando non si tratta più che di "vendere" il più velocemente possibile. E questo vale per le teorie così come per le automobili o le cravatte. A questo stadio, l'idea di "cambiamento sociale" non ha fondamentalmente più alcun senso. Perché, affinché abbia un senso quest'ultimo deve fare riferimento a un'evoluzione nel tempo che potremmo definire attraverso l'analisi, dunque a una storia delle strutture sociali. La coscienza postmoderna, completamente conforme alle esigenze del mercato, non conosce più nessuna evoluzione storica, non conosce che il carattere indifferente di tendenze incoerenti. La teoria critica della società si vede sempre più sostituita dall'analisi delle tendenze (trend research).

GRANDE-FRATELLO.jpgLa differenza tra strutture oggettive e percezione soggettiva diventando così non rappresentabile, si vede sparire allo stesso tempo la capacità di afferrare intellettualmente i nostri rapporti sociali. Anche un'ideologia puramente apologetica diventa allora impossibile, perché suppone anch'essa, l'idea di uno sviluppo oggettivo (anche se questa idea è falsa o non ha che una funzione legittimatrice). Tuttavia, poiché una società lacerata dalle sue proprie contraddizioni com'è la società del mercato totalitaria non può affatto privarsi di una ideologia legittimatrice, il pensiero postmoderno deve ricorrere sul piano economico-sociologico a delle teorie più antiche che pretendono ancora una certa oggettività, nel senso tradizionale del termine. Poco importa che ciò sia contraddittorio, perché ad ogni modo, per il pensiero postmoderno, essere contraddittori ha qualcosa di virtuoso.

uomo-corda.jpgBenché le teorie postmoderne ricusino ogni determinismo strutturale, le analisi di tendenza e il loro sotto-apparato concettuale si muovono sempre in un contesto determinato da teorie sociologiche che trattano del "cambiamento sociale" in termini di determinismo strutturale. Esplicitamente o implicitamente, le "mode" ideologiche postmoderne presuppongono, anch'esse, una certa visione oggettiva dello sviluppo sociale in rapporto ai tre settori fondamentali della riproduzione sociale (agricoltura, industria, servizi). È il ritratto fantomatico della "terziarizzazione", un tempo tanto vantata, che continua a segnare i discorsi sociologici, anche se i presupposti metodologici delle scienze sociali classiche che hanno fatto nascere al teorema di questa terziarizzazione sono negati. Si critica il metodo, mentre, in fondo, si intasca il risultato.

consumismo.jpgSecondo questa teoria oramai classica, la società passerebbe, nel corso dell'evoluzione storica, dal settore agricolo primario al settore industriale secondario per finire nel settore terziario: quello delle prestazioni di servizi. Si assisterebbe dunque a una ridistribuzione progressiva della forza lavoro "impiegata". Questo processo sarebbe, soprattutto ai suoi inizi, accompagnato da rotture strutturali dolorose, ma finirebbe con l'approdare su una nuova fase di "pieno impiego" e di prosperità eccezionale. Questa teoria socio-economica della terziarizzazione è oggi vecchia di alcuni decenni e si dovrebbe farne il bilancio, il che è impossibile con gli strumenti intellettuali del pensiero postmoderno. Da un punto di vista superficiale, questa tesi della terziarizzazione si è vista confermata dai fatti, ma in un modo del tutto frammentario e in ben altro modo di come non l'avevano lasciato supporre le ipotesi ottimiste di un tempo. Ciò che i fatti non hanno confermato, è la spinta eccezionale in materia d'impiego e di prosperità che ci si aspettava. Al contrario, sembra che la terziarizzazione reale si accompagni ad un processo di restringimento e di crisi economiche in tutto il pianeta.

money-revolverContribuisce anche ad oscurare il problema il fatto che il settore terziario, a differenza del settore agricolo e industriale, non può essere definito in modo omogeneo. La categoria di "servizi" può inglobare delle attività estremamente diverse, molto distanti le une dalle altre. Si distinguono due grandi gruppi. Da una parte, dei campi a qualificazione molto elevata, come la medicina, l'insegnamento, la formazione, la scienza, la cultura, ecc. Dall'altra, dei campi particolarmente non qualificati, composti dai domestici e ausiliari mal remunerati nelle imprese di servizio (ristorazione, pulizie, servizi personali, ecc.). Cucinare degli amburger, riempire i sacchi al supermercato, vendere lacci per scarpe per la strada o lavare i parabrezza ai semafori passano come attività del settore terziario come formare dei manager, educare dei bambini o organizzare dei viaggi di studio. La domestica e il custode dei parcheggi appartengono alla stessa categoria del medico e dell'artista.

money treeQuesta contraddizione sembrava segnare, per un periodo abbastanza lungo, anche la differenza sociale tra i paesi occidentali e il terzo mondo. Certo, nei paesi del Sud globale, l'agricoltura, nella misura in cui produce per il mercato mondiale, è stata resa del tutto scientifica e meccanizzata come in Occidente. Ma, al contrario che nei paesi del centro capitalista, il semplice passaggio dal settore primario dell'agricoltura al settore secondario dell'industria si è rivelato un fallimento nella maggior parte dei casi dove non è riuscito che in modo molto incompleto. È anche il fallimento della "industrializzazione di recupero" che ha fatto sorgere una situazione paradossale, dal punto di vista della teoria dei tre settori fondamentali. Da una parte, una parte della società si è vista portata allo stadio di una primitiva produzione agricola di sussistenza, vegetando accanto ad un'industria agroalimentare orientata secondo i bisogni del mercato mondiale; dall'altra, si è assistito a una consistente terziarizzazione di miseria nelle agglomerazioni urbane mostruosamente gonfiate.

servo-e-padroneIn compenso, nei centri occidentali, i pronostici ottimisti della terziarizzazione sono sembrati verificarsi in un primo tempo. In Occidente, il declino sociale verso la disoccupazione sociale di massa è certamente cominciato sin dagli anni 70. Ma questa evoluzione negativa doveva essere ammortizzata dal trattamento sociale del problema: ci si mise quasi a credere che si poteva doppiare ogni disoccupato con un lavoratore sociale. La "industria di controllo" per le persone uscite dal sistema sembrava promessa a diventare un fattore di crescita. Parallelamente a questa assistenza sociale, il sistema di cure mediche entrò in una fase di espansione. Allo stesso tempo, ci si mise a creare dei centri di attività ricreative, dei luoghi d'incontro, delle università sperimentali così come nuovi sistemi di qualificazione professionale. Formazione, società di attività ricreative, pedagogizzazione della vita: queste erano le fondamentali parole dello Spirito del tempo occidentale sino agli anni 80. In una misura nettamente minore, le stesse tendenze esistevano nel terzo mondo, ma soltanto sotto forma di una terziarizzazione di lusso per una minoranza, alla quale faceva fronte una terziarizzazione di miseria per la maggioranza. In Occidente, in compenso, sembrava trattarsi di un cambiamento "strutturale per tutti".

Ma questa forma di terziarizzazione comportava una difficoltà, e notevole. Era "non produttiva" nei termini capitalisti e non costituiva affatto una spinta di crescita commerciale, ma doveva essere alimentata da fondi pubblici e organizzata, per un'ampia parte, sotto forma di servizi pubblici. Tutto ciò quadrava male con la contrazione economica della crescita industriale. Per un certo tempo, si riuscì a mantenere a galla questa meravigliosa società della formazione, dell'educazione, del tempo libero e del trattamento sociale, ma soltanto attraverso un indebitamento pubblico che assunse delle dimensioni drammatiche. L'illusione finì per esplodere e ci si mise a smantellare i settori portatori della pretesa "società dei servizi".

Durante gli anni 90, il capitalismo diede nascita a due opzioni con le quali si pretendeva di affrontare la crisi. "Privatizzare" era la parola d'ordine e quest'ultima suggeriva che si sarebbe potuto trasformare i settori terziari (infrastrutture comprese) di cui lo Stato non poteva più assumere la riproduzione, in imprese private producenti dei benefici. Allo stesso tempo, la New Economy, in quanto versione commerciale high-tech del settore terziario (capitalismo Web), era ritenuta in grado di creare una crescita vantaggiosa e degli impieghi. Sappiamo che le due possibilità sono fallite. La New Economy si è rivelata una semplice "bolla speculativa", mentre l'impiego e la crescita reale di questo settore restavano quantità trascurabili. In quanto ai vecchi servizi pubblici privatizzati, non sono nemmeno essi vettori di crescita capitalista. Una medicina o un'educazione quotate in Borsa si riducono rapidamente a una clientela privata solvibile, mentre la maggior parte delle strutture di questi settori è smantellata. In numerose regioni del terzo mondo, si assiste anche al crollo di ogni infrastruttura della società. Una tendenza simile si profila, sotto una forma accentuata, nei paesi occidentali.

dore-slums.pngNon resta nulla delle antiche promesse di una terziarizzazione progressiva sotto forma di una società della formazione, della cultura, del trattamento sociale e del tempo libero. La crisi colpisce persino il turismo. Al suo posto abbiamo la terziarizzazione della miseria che conosciuta dal terzo mondo ad essere eretta come modello per i centri del mercato mondiale. Senza il minimo scrupolo, i discorsi politici e socio-economici occidentali puntano oramai su un'ultima opzione: l'esistenza di masse di servi a buon mercato come nei primi tempi del capitalismo. Possiamo immaginare una società high-tech planetaria con, da una parte, alcuni capitalisti finanzieri e manager transnazionali, e dall'altra miliardi di serve, autisti, valetti, cameriere, dame di compagnia, facchini, servitori, ecc.? Ciò somiglia piuttosto alla cattiva fantascienza. Se esiste nel terzo mondo una tradizione ereditata dall'epoca coloniale e fondata su rapporti paternalistici da padrone a servo (soprattutto là dove il colonialismo poggiava sulla schiavitù), le condizioni del mercato universale fanno che questi rapporti di dipendenza personali da padrone a schiavo, così come essi esistevano agli inizi del capitalismo come reliquie del mondo feudale, sono diventati impossibili su vasta scala. E non è nemmeno in quanto imprese commerciali impersonali, che i servizi di domestici possono trasformarsi in vettori di crescita, così come l'educazione o la medicina privatizzate. Per questo la domanda solvibile non è abbastanza grande perché, con la crisi scatenata dalla terza rivoluzione industriale, le classi medie stanno scomparendo anch'esse. I miliardi di individui che, ovunque nel mondo, precipitano nella terziarizzazione di miseria non sono in fondo niente di più che dei mendicanti "un po' meglio favoriti", degli "esclusi" ai quali il capitalismo non offre più prospettive.

Il disastro storico della terziarizzazione rinvia al problema tabù della forma sociale. Da un punto di vista puramente tecnico e materiale, la produttività generata dalla terza rivoluzione industriale permetterebbe realmente all'umanità di non dedicare più che una parte relativamente piccola alla produzione agricola o industriale per occuparsi soprattutto di formazione, educazione, cure, medicina, cultura, ecc. La prima parte di questo programma si realizza: sempre meno individui sono impiegati nei settori primari e secondari. Ma la seconda parte fallisce: il trasferimento delle risorse umane nel settore terziario non è traducibile in termini capitalistici. Ne abbiamo oggi la prova pratica.

La dottrina economica dello sviluppo dei tre settori ha sempre avuto il difetto di non aver comprensione storica di se stessa. Perché questa evoluzione non si svolge all'interno di strutture capitaliste "eterne". La società agraria premoderna non era fondata sulla valorizzazione di capitale-denaro. È per questo che lo spostamento del centro di gravità della riproduzione sociale del settore agricolo verso il settore industriale ha costituito una rottura con la forma dei rapporti di dipendenza personale che prevaleva sino ad allora e che fu sostituita dalla forma impersonale del capitale-denaro. Allo stesso modo, il passaggio dalla società di servizi rende ora necessario la rottura con il sistema moderno di produzione di mercato e l'avvento di un'ordine diverso, qualitativamente nuovo.

Kurz-avis-aux-naufrag-s.jpg

Questa rottura necessaria con la forma sociale fondamentale comporta anche una dimensione culturale e simbolica. La società agraria, dalla rivoluzione neolitica, aveva una visione organica del mondo in cui il metabolismo sociale e culturale, il "metabolismo con la natura" (Marx), si riferiva innanzitutto a delle piante e a degli animali. Questa visione del mondo non era affatto così dolce ed "ecologica" come l'insinuano oggi alcune ideologie regressive. Si trattava piuttosto di un rapporto di dominio che, sotto la forma della dipendenza personale (schiavismo e feudalesimo), riduceva l'uomo alla sua funzione organica, in quanto "animale dotato di parola".

Kurz vies et mort du capitalismeLa società industriale del moderno sistema di produzione di mercato aveva, all'opposto, una visione meccanica del mondo in cui il metabolismo sociale e culturale, il "metabolismo con la natura", era socioculturale e si riferiva innanzitutto a della materia morta e fisica (macchine e merci industriali). Attraverso la forma impersonale del denaro, questa visione del mondo riduceva l'uomo allo stato di robot compiente meccanicamente le sue funzioni.

Ancora sconosciuta, la società terziaria aldilà della modernità meccanica esige una visione sociale del mondo in cui, per la prima volta, il "metabolismo con la natura" si riferirebbe innanzitutto all'uomo stesso, trasformandosi dunque così in metabolismo della società stessa. "La radice dell'uomo, è l'uomo stesso" (Marx): è soltanto ora che questa verità tende ad assumere una forma sociale. Con la fisica quantistica, le scienze hanno da quel momento lasciato dietro di loro la visione meccanicistica del mondo, e non è un caso se la rivoluzione informatica, che poggia sulla fisica quantistica, dimostra l'assurdità del capitalismo. Se l'umanità non vuole inabissarsi, deve superare il riduzionismo organico e meccanicista e comportarsi in modo umano con se stessa. È soltanto così che essa potrà intrattenere dei rapporti umani con la natura biologica e fisica.

 


Robert Kurz

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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Qu'est-ce que la tertiarisation? Perspectives du changement social

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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 06:00

I lavoratori contro i bolscevichi

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Nota di lettura di Adam Buick in Socialist standard luglio 2008 del libro The Russian Revolution in Retrait, 1920-24. Soviet workers and the new communiste elite, di Simon Pirani. (Routledge, Londres, 2008).

Les-travailleurs-contre-les-bolcheviks.jpg

Una delle conseguenze della caduta del capitalismo di Stato in URSS all'inizio degli anni 90 è stata l'apertura degli archivi dell'antico regime, compresi quelli della sua polizia segreta. Questo libro è uno studio appassionante, basata sui resoconti delle riunioni dei soviet e dei consigli di fabbrica ed anche sui rapporti di polizia, della lotta condotta dai lavoratori nel periodo 1920-24 per difendere  i loro interessi sotto, e a volte contro, il governo bolscevico. Pirani descrive anche gli inizi dell'evoluzione dei membri del partito bolscevico come nuova classe privilegiata.

kronstadt1921.jpg

Nel 1920 e 1921, durante la guerra civile e le sue immediate ripercussioni, le condizioni di vita in Russia erano molto difficoltose. I lavoratori erano pagati in natura ma le loro razioni arrivavano spesso in ritardo e erano a volte ridotte. da qui le proteste e gli scioperi, che il governo bolscevico era pronto a tollerare purché fossero puramente economici  che essi non contestassero il suo potere. Il governo era particolarmente nervoso nel 1921, al tempo della rivolta di Kronstadt, le cui rivendicazioni per delle elezioni libere ai soviet e un rilassamento della proibizione del commercio privato riscuotevano le simpatie di numerosi lavoratori. Di fatto, durante le elezioni (che erano un po' libere) ai soviet quell'anno, i membri di altri partiti (menscevichi, socialrivoluzionari, anarchici) e dei militanti senza partito progredirono a spese dei bolscevichi. Pirani concentra la sua attenzione su questi "senza partito" che sembrano essere stati dei militanti di fabbrica che volevano dedicarsi alle questioni economiche, ma con una comprensione sottile del rapporti di forze e di ciò che poteva essere ottenuto dal governo.

Nel 1923 il governo soppresse le altre parti, con i loro militanti nelle fabbriche che non potevano più né presentarsi alle elezioni né agire apertamente. Pirani commenta: "nessuna organizzazione non comunista aveva ancora agito apertamente a Mosca prima della fine del periodo sovietico". I senza partito sopravvivessero qualche tempo mentre i bolscevichi tentavano di attirarli al loro partito. L'opposizione politica che sussisteva era limitata ai bolscevichi dissidenti, dentro e all'esterno del partito, qualcuno di loro adottò una posizione filo lavoratori per quel che concernevano i salari e le condizioni di lavoro, ma alla fine, anch'essi, furono perseguitati e sono andati a raggiungere i membri degli altri partiti politici nei campi di lavoro dell'Asia centrale e della Siberia.

La posizione di Lenin era tipica di quella che egli aveva adottato 20 anni prima nel suo celebre libello Che fare?: non ci si può affidare ai lavoratori per conoscere i loro propri interessi e la determinazione di questi interessi deve essere affidata ad una elite intellettuale d'avanguardia. Pirani riassume così una parte del discorso di Lenin al XI Congresso del Partito bolscevico nel 1921: "Lenin considerava che la classe operaia russa non poteva essere validamente considerata come proletaria. Spesso quando si dice'lavoratori', si pensa che ciò voglia dire proletario di fabbrica. Non è sicuramente il caso, egli diceva. Una classe operaia come Marx la descriveva non esisteva in Russia secondo Lenin. Ovunque si guardasse, i lavoratori delle fabbriche non erano dei proletari, ma diversi elementi di passaggio".

Pirani fa osservare che "la conseguenza pratica di questa posizione era che la presa di decisioni politiche dovrebbe essere concentrata tra le mani del partito". Questa distinzione tra la classe lavoratrice reale (nella quale non si può aver fiducia) e "il proletariato" (organizzato in un partito d'avanguardia cge sa meglio) è stata da allora trasmessa a tutti i gruppi leninisti ed è stata utilizzata allo scopo di giustificare la dittatura del partito sulla classe lavoratrice.

Il libro di Pirani merita di essere letto da tutti coloro che pensano, o che vogliono confutare, che lo Stato in Russia sotto i bolscevichi abbia potuto essere caratterizzato come "operaio". I lavoratori laggiù dovevano sempre tentare di difendere i loro salari e le loro condizioni di lavoro contro questo Stato, anche al tempo di Lenin e di Trotsky.

 


Adam Buick

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


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Les travailleurs contre les Bolsceviks

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16 novembre 2012 5 16 /11 /novembre /2012 06:00

Poteri e potenze

nei mondi di Ursula Le Guin

 

René Fugler

 

Potere maschile, potere femminile

 

Il lettore convinto delle affinità libertarie di Le Guin cade qui in una perplessità giustificata. Senza dubbio, la figura del re rileva delle convenzioni di un genere che ci precipita in un universo pseudo-feudale. E il genere stesso confina con le storie fiabesche, in cui il re simbolizza solitamente l'equilibrio raggiunto e l'autonomia [23]. Più remotamente, il re come simbolo di concordia e di fertilità interviene nelle mitologie e leggende, celtiche soprattutto. Ciò non di meno troviamo attraverso l'opera, ciclo di Hain compreso, delle simpatie della scrittrice per le figure aristocratiche [24]. Si tratta d'altronde spesso di perdenti, di emarginati che resistono con dignità e coraggio all'avversità. Si può osservare che ciò accade più spesso nei romanzi d'esordio, e che tramite quest'immagine è avvertibile anche un'evoluzione. Il re dell'ultimo romanzo non si comporta affatto come un monarca.

Sullo sfondo, è avvertibile che il tema con un sinologo dell'equilibrio dei contrari, così ricorrente quanto quello della connessione, entra qui in gioco: anche a proposito di I reietti dell'altro pianeta, Hélène Escudié elabora l'ipotesi di un equilibrio tra sistemi "archici" e "anarchici". Un'ambiguità riguarda anche il pensiero che è una delle principali fonti delle idee della scrittrice sull'armonia e sulla complementarità dei contrari: il taoismo che lei cita come uno dei suoi riferimenti tra alcuni autori libertari [25]. Il principio del "non-agire", che orienta l'Ecumene nella sua politica di non-intervento, può rapportarsi alla stessa saggezza. Ursula Le Guin ha inoltre pubblicato lei stessa, in collaborazione con un sinologo, una traduzione del Tao Te Ching [26]. Le citazioni da questa raccolta di sentenze, sotto diversi appellativi, e anche delle citazioni o delle parafrasi, sono frequenti nei suoi libri.

Il problema è che passa per essere molto difficile da tradurre, dunque facile da interpretare... Alcuni vi vedono una prima espressione dell'anarchismo, sotto i tratti di un individualismo radicale che preconizza la volontà d'impotenza e respinge il potere con i suoi prestigi, le sue costrizioni, i suoi saperi. Altri lo considerano, a secondo della data che gli attribuiscono, come un testo destinato ai principi per insegnar loro "l'arte di governare senza che i sudditi sappiano che egli li tiranneggia" [27]. Senza dimenticare che sulla filosofia taoista originale è attecchita una religione ricca in superstizione e rituali magici. Non sarò io a darvene la soluzione.

L'evoluzione delle idee di Ursula Le Guin è particolarmente notevole per quel che concerne il ruolo delle donne.

Più di venti anni dopo La spiaggia più lontana, ritorna nell'arcipelago per quel che considera allora a torto come l'ultimo libro di Terramare [28] Tenar, la giovane sacerdotessa che ha fuggito il deserto di Atuan con Ged, si è installata sull'isola natale di quest'ultimo. Al tempo del racconto, essa vi ha già trascorso venticinque anni. Ged, prima di ripartire per altre imprese, l'aveva affidata al suo primo maestro, affinché le insegnasse a mettere in ordine e a sviluppare i poteri che essa traeva dalle Antiche Potenze. Lei vi ha rinunciato, non volendo più avere legami con le Tenebre. Sposata ad un fattore, ha avuto due figli, poi è diventata vedova.

È allora che ha salvato e adottato una bimba battuta e gettata nel fuoco dai suoi propri genitori, dei nomadi di passaggio. Cura il suo occhio ustionato e la sua mano atrofizzata. Ged, che ha perso tutti i suoi poteri nel suo sforzo di chiudere il varco tra il mondo dei vivi e quello dei morti, verrà a vivere con loro.

Un buon numero di pagine sono dedicate a dei dialoghi sui poteri comparati degli uomini e delle donne, con Ged - che pensa che quello di mago sia un mestiere da uomini - e le streghe Edera, la rigorosa, e Schiuma, la lunatica, che esalta i doni delle donne: "Ho delle radici, delle radici più profonde di quest'isola. Più profonde del mare, più antiche dell'emersione delle terre. Affondo nelle tenebre".

Bisogna qui, ancora e sempre, giocare il gioco della scrittrice nella trasposizione e la metafora. Non attenersi parola per parola per ritrovare l'eco e l'influenza dei dibattiti femministi degli anni 70 e 80. Se andava da sé, nelle convenzioni dei primi libri di Terramare, che la magia delle donne non poteva esercitarsi che in compiti subalterni, discreditate nell'opinione ("Debole come la magia femminile, velenoso come la magia femminile"), si passa ora ad una riconsiderazione, prima di saltare una nuova tappa, ancora simbolica. Se il fondamento della magia è il Linguaggio, quello dei veri nomi, è accessibile alle donne. Tenar già con il suo istruttore, riconosceva le parole antiche come se le avesse sempre pronunciate. Ed ecco che Therru, la bruciata, salva ora i suoi genitori adottivi, prigionieri di un allievo del mago malefico, chiamando il drago Kalessin. Quest'ultimo la riconosce e la saluta come sua figlia. Anche lei conosceva il Linguaggio.

 

Simbolica di una "femminizzazione"

 

Con questa "presa di parola", dice Hélène Escudié, questo romanzo traduce anche uno stato intermedio nel pensiero della Le Guin. "Le donne non hanno ancora raggiunto tutta la loro misura". Dieci anni più tardi, i sortilegi di Terramare trasportano sempre la scrittrice, che in due libri compie la "femminizzazione" del ciclo attraverso una vera revisione della storia dell'arcipelago [29]. In I venti di Earthsea, dove quattro donne sono al centro dell'azione, la giovane figlia bruciata, che si chiama oramai Tehanu secondo il "vero nome" che le ha rivelato il drago e che è anche un nome di stella, è sollecitata dal nuovo re ad intervenire contro un pericolo che si abbatte sulle isole: da un po' di tempo, dei draghi bruciano le messi e le fattorie e disperdono le greggi. Tehanu, ancora poco sicura dei suoi poteri, accetta di servire da interprete, più esattamente da intermediaria, tra gli umani e questi esseri temibili di cui lei condivide la natura. Essa ottiene innanzitutto una tregua, il tempo di scongiurare un altro pericolo che minaccia allo stesso tempo i draghi, gli uomini e l'equilibrio di tutte le cose, poi un patto di pace. Infine, ritroverà la sua propria integrità nello splendore di un corpo di drago e spiccherà il volo tra i venti di Earthsea.

I racconti di Terramare reinquadrano questa simbolica rivelandoci ciò che ignoriamo, o che non conosciamo che frammentariamente, delle storie e delle credenze dell'arcipelago. Ignoranza condivisa d'altronde dall'autrice, essa ci dice nella prefazione, e che la lasciano perplessa. "Il miglior mezzo per studiare un periodo storico che non esiste, è di raccontarlo e di scoprire ciò che è accaduto". Il primo dei racconti ci porta tre secoli in avanti rispetto al primo libro del ciclo, il secondo ci fa conoscere gli stregoni che hanno formato il maestro di Ged.

Un altro ci fa incontrare Ged al tempo in cui egli era Arcimago. L'ultimo narra i disordini esistenti alla scuola dei maghi - che non ammette che gli uomini - da Libellula, una futura donna drago: quella stessa che assisterà efficacemente Tehanu nelle sue trattative con i suoi fratelli (e sorelle) favolose. Il tutto termina con una descrizione di Terramare, studio politico, storico, linguistico e naturalmente etnologico. In cui veniamo a sapere che in origine non soltanto le donne erano anch'esse maghe, ma che sono loro in maggioranza che hanno fondato la scuola di Roke, per istituire un insegnamento etico della magia e un controllo etico del suo esercizio. Nell'età oscura in cui si affrontavano principi, piccole isole, città-Stato e signori della guerra, in cui i maghi stessi mettevano la loro scienza al servizio dei predatori quando non miravano essi stessi ad un proprio potere personale, esse avevano costituito, con degli uomini tuttavia, la Main, "una rete tenue ma solida di informazione, di comunicazione, di protezione e di sostegno".

Gli uomini, in seguito (dunque nei primi libri del ciclo...) riuscirono a eliminare le donne, come insegnanti e come allieve, della Scuola. Ma quest'ultima, e l'ordine che essa garantiva, non sopravviveranno, come narra I venti di Earthsea, che per l'intervento di due giovani donne, mediatrici tra il mondo della ragione e il mondo delle forze vitali.

Lascio l'ultima parola ai miei due commentatori. Per Hélène Escudié, la rappresentazione ossessiva, nell'opera di Ursula Le Guin, delle reti - al contempo "figura fondamentale dell'an-archia" e "forma privilegiata della socializzazione delle donne" - traduce una visione femminile del mondo e della letteratura. Gérard Klein giunge ad una conclusione simile, sostenendo che essa propone un mondo "senza sistema unificatore, senza dominazione, perché è una donna  che come tale l'affermazione ossessiva della potenza del fallo la riguarda meno". "Forse vuole suggerire indirettamente così ciò che potrebbe essere una cultura delle donne, acentrica, tollerante, staccata infine dal modello ripetitivamente conquistatore della cultura degli uomini".

 

René Fugler

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

[1] Robert Laffont, 1975; tr. it.: I reietti dell'altro pianeta, Editrice Nord, Milano, 1976. Vedere su questo libro in "Réfractions" il commento critico di Finn Bowring, "La liberté les mains dans les poches" [La libertà con le mani in tasca], n° 3, inverno 1998-99, p. 25-44) e la risposta di René Furth, "La liberté rien dans les poches" [La libertà niente nelle tasche], n° 5, primavera 2000, p. 129-131).

[2] Figlia del celebre antropologo Alfred Kroeber, si è aggiudicata cinque premi Hugo e sei premi Nebula, massimi riconoscimenti della letteratura fantastica.

[3] "Cronologia galattica" presa da Gérard Klein nella sua prefazione ad una raccolta di racconti: Ursula Le Guin, le livre d’or de la science-fiction, Presses Pocket, 1978, p. 12-13.

[4] Hélène Escudié, Ursula K. Le Guin, une Alchimie de l’Ailleurs [Ursula K. Le Guin, un'Alchimia dell'Altrove], tesi sostenuta a Strasburgo nel 2004 sotto la direzione di André Bleikasten, p. 38 (non edita).

[5] Prefazione alla raccolta di racconti Il compleanno del mondo, Robert Laffont, ailleurs & demain, 2006.

[6] Robert Laffont. 1971, p.153.

[7] Troviamo una replica ironica, se non cinica, e secondo Gérard Klein "post-moderna" dell'Ecumene e di Hain nell'universo creato dall'autore britannico Iain M. Banks: la Cultura è una società galattica, libertari, pacifista, edonista, attaccata a diffondere i suoi ideali attraverso i mondi, ma che, quando i suoi valori sono posti in causa o quando incontra nella sua espansione dei sistemi oppressivi e combattivi, non esita a far intervenire il suo servizio degli Affari Speciali che non retrocede davanti ad alcuna manipolazione o colpo gobbo... Con dei brillanti agenti divisi tra il piacere dell'azione e lo scrupolo morale. Pubblicato da Laffont, L'impero di Azad [The player of games]; Pensa a Fleba [Consider Phlebas]; La guerra di Zakalwe [Use of Weapons], ecc. sono stati ripresi in Livre de poche/science-fiction. Prefazione di Gérard Klein. A volte ineguale e complicato, è un ciclo nell'insieme molto eccitante.

[8] Ishi – Testamento dell'ultimo Indiano selvaggio dell'America del Nord, Plon, 1968, collezione Terre humaine, (2002).

[9] La nébuleuse du Crabe, la paramécie et Tolstoï, prefazione al volume delle edizioni Opta (1972) che raccoglie i tre primi romanzi (secondo l'ordine di pubblicazione) del ciclo di Hain: Il mondo di Rocannon, Pianeta dell'esilio, Città delle illusioni.

[10] Tesi citata, p. 169.

[11] Robert Laffont, 1979, riedito nel 2000 dopo La salvezza di Aka, con un saggio di Gérard Klein, Malaise dans la science-fiction américaine [Malessere nella fantascienza americana].

[12] Durante una discussione nel quadro del primo Simposio internazionale sull'anarchismo organizzato da Pietro Ferrua a Portland nella primavera el 1980 (L’Arc n° 91/92, "Anarchies", 2° trimestre 1984, p. 19: Ursula Le Guin, "L'anarchisme: idéal nécessaire" [L'Anarchismo: ideale necessario].

[13] Riedito in Livre de poche (science-fiction) nel 2003.

[14] La prima edizione di Always Coming Home [Sempre la valle] del 1985 era anche accompagnata da una cassetta in cui erano registrate le musiche, poesie e canti rituali di un popolo che si ritiene vivrà tra 20.000 anni fa (Escudié, p. 211). Traduzione francese presso Actes Sud, con il titolo La Vallée de l’éternel retour [La valle dell'eterno ritorno], 1994.

[15] Citazione ripresa (senza riferimento) nella presentazione del racconto "Alla vigilia della rivoluzione", scritta dopo I reietti dell'altro pianeta per spiegare le origini del pensiero che ispirava i creatori della società libertaria di Anarres (nella raccolta citata sopra del Livre d’or de la science-fiction, p. 333). Il racconto è inoltre dedicato a Paul Goodman. In un'altra trascrizione, di Marianne Enckell, del convegno organizzato al Symposium di Portland, cita anche Murray Bookchin per quel che riguarda la tecnologia dolce ("Science-fiction et anarchie" in Agora n° 2 (Tolosa, estate 1980).

[16] Città delle illusioni, tr. it. di City of illusions, Opta, 1972.

[17] Verso il 4370, per attenermi alla cronologia utilizzata da G. Klein.

[18] 2000, tradotto lo stesso anno per Laffont, in Italia tradotto da Arnoldo Mondadori nel 2002 nella collana "Strade Blu".

[19] 2002.

[20] Le Livre d’or de la science-fiction, op. cit., p. 14.

[21] Robert Laffont, ailleurs & demain, ha ripubblicato nel 2001 la trilogia che forma la sua prima parte: Lo Stregone di Earthsea (1968), le Tombe di Atuan (1971), La spiaggia più lontana (1973).

[22] Il cui prototipo rimane Il Signore degli anelli di Tolkien (1954-1955).

[23] René Fugler, "L’autonomie au bout du conte... de fées" [L'autonomia in fin del racconto... fiabesco], Réfractions n° 16, maggio 2006.

[24] In Il Mondo di Rocannon (1966) soprattutto. In La Mano sinistra delle tenebre, il re, poco simpatico..., è manifestamente pazzo.

[25] Paul Goodman, citato tra questi autori, si riferisce anche al taoismo. Vi tornerò sopra a proposito di due libri dedicati all'anarchico americano (1911-1972), riediti in un unico volume: Présent au monde: Paul Goodman di Bernard Vincent, l’Exprimerie, Bordeaux, 2003.

[26] Il Libro della via e della Virtù, il cui autore presunto è Lao-Tsu scritto anche Laozi, che secondo i commentatori è vissuto in Cina durante il VI oppure III secolo a. C. Una celebre traduzione italiana è quella della casa editrice milane Adelphi.

[27] Etiemble nella sua prefazione alla traduzione del Tao tö king di Liou Kia-hway, Gallimard, 1967.

[28] Tehanu (1990) tradotto dalla editrice Robert Laffont, ailleurs & demain, 1991, [2002].

[29] Pubblicato negli Stati Uniti nel 2001 in quest'ordine: I Racconti di Earthsea e Il vento d'altrove sono stati tradotti dall'editrice Robert Laffont, ailleurs & demain, il medesimo anno.

 

 

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15 novembre 2012 4 15 /11 /novembre /2012 06:00

Poteri e potenze

nei mondi di Ursula Le Guin

 

René Fugler

Dell'opera, ricca e in costante evoluzione, di Ursula Le Guin; i lettori che non sono particolarmente attratti dalla letteratura dell'immaginario hanno conservato soprattutto un romanzo, The Dispossessed [I Reietti dell'altro pianeta] [1]. Per interessante e ricca di idee che sia, questa storia di un uomo di scienza che intraprende le sue ricerche verso e contro tutto in una società anarchica che si sta sclerotizzando nel suo isolamento volontario non è forse l'ingresso più facile in un universo che offre molte altre attrazioni. E che, nella diversità dei racconti che ci fanno attraversare le società più sorprendenti, mette sempre in gioco il confronto di individui alla ricerca di libertà con dei poteri avidi di accrescersi pronti a precipitare un mondo intero nel caos. Ma non avrebbe senso leggere Le Guin alla ricerca di teorie politiche: la motivazione è innanzitutto nel piacere della lettura, nel piacere delle storie narrate. Se vi si ritrova materia su cui riflettere - e vi è materia su cui riflettere - è strada facendo, in una bella impresa di "decolonizzazione dell'immaginazione" e di apertura alla differenza.

Questo piacere della lettura deve molto al fatto che Ursula Le Guin è una vera scrittrice [2], anche se ha scelto di esprimersi in generi che essa stessa considera a volte come minori, la fantascienza in particolare. Essa costruisce delle trame che tengono con il fiato sospeso in una lingua semplice e chiara. Il suo gusto per i dettagli nella descrizione degli ambienti sociali o naturali si attiene a quanto vi è di più significativo. La costruzione dei suoi romanzi, che possono sembrare di fattura tradizionale, è molto concertata nei suoi cambiamenti di prospettiva tra personaggi e nelle sue rotture cronologiche. Una fine sensibilità colora discretamente le relazioni che essa tesse tra i suoi personaggi e anche le sue evocazioni della natura, che restano sempre legate alla tonalità del racconto o alle peripezie dell'intrigo.


Storie del futuro

I Reietti dell'altro pianeta (1974) è il romanzo che apre ciò che è chiamato il "ciclo di Hain", la grande saga di fantascienza di Ursula Le Guin. Questa "ambigua utopia"- secondo i termini dell'autrice- ne costituisce anche il primo episodio, secondo la cronologia interna del ciclo, anche se, nell'ordine delle pubblicazioni, quattro romanzi e dei racconti sono già narrati degli ulteriori episodi. Secondo la cronologia proposta da Gérard Klein secondo uno studio americano, I Reietti si collocherebbe verso l'anno 2.300, mentre un romanzo precedente, La Mano sinistra delle tenebre (1969) ci porta al 4.870 [3]. Un altro tentativo di cronologia, tuttavia, non separa le due storie che di quattordici secoli [4]. Ursula Le Guin stessa si diverte di questi tentativi di sistematizzazione: il filo cronologico del ciclo, dice, "somiglia ciò che un gattino trae fuori dal cestino dei ferri da ricamo, e la sua storia è soprattutto costituita" [5].

Il fatto è che la sua opera si sviluppa in modo... anarchico, acentrico secondo Gérard Klein. Le accade di partire da un racconto per sviluppare un tema in romanzo, di completare un romanzo con dei racconti che seguono o precedono la sua storia nel tempo. Con a volte delle discordanze, o anche una "riscrittura" della sua Storia-narrativa come lo si vedrà per il ciclo di Terramare, in funzione dell'evoluzione delle sue idee. Il che non guasta affatto il piacere del lettore scrupoloso o appassionato, felice di ritrovare i suoi i suoi personaggi o i suoi mondi in una "rete" che si amplifica incessantemente, e di scoprire nuovi chiarimenti, altre armoniche dei suoi temi.

Così in I reietti dell'altro pianeta, si vedrà il fisico Shevek inventare uno strumento di alta tecnologia, molto utile negli episodi pubblicati successivamente: "l'ansible" che permette la comunicazione istantanea tra sistemi stellari. È esso che renderà possibile in seguito la creazione della Lega di tutti i mondi, di cui I reietti dell'altro pianeta non presenta ancora che un abbozzo: Lo scambio di ambasciate tra la Terra, esaurita e sovrappopolata, il lussureggiante pianeta Urras – che i dissidenti anarchici hanno abbandonato per la sua "gemella" desertica Anarres - e Hain, che fu molto tempo fa la culla dell'umanità. La Lega si estenderà ad altri mondi prima di dislocarsi nei conflitti interni e e sotto le aggressioni di un nemico esterno.

Il pianeta Hain, che nessuna storia ci ha descritto sinora, non interviene nei romanzi che attraverso i suoi inviati o rappresentanti. Il suo ruolo non è per questo meno essenziale. Nel corso di più di un milione di anni, si è diffuso su un gran numero di mondi più o meno abitabili. Nella sua smisuratezza, si è dedicato a degli esperimenti biologici e sociologici che hanno moltiplicato le specie umane e le civiltà. Ha commesso degli abomini di cui non si possono dire grandi cose. Tranne che l'esperienza e il rimorso l'hanno portato ad una forma di saggezza che lo porta a tentare di stabilire nell'universo la pace e l'equilibrio, senza far ricorso alla forza. Dopo la dissoluzione della Lega, Hain sarà l'iniziatrice di una nuova forma di alleanza, l'Ecumene, i cui interventi, diretti o per influenza, si manifestano in seguito nel ciclo.

"È un popolo molto strano, quello degli Hainiani," dice a Shevek l'ambasciatrice di Terra. Più antico degli altri; infinitamente generoso. Sono altruisti. Agiscono a causa di un senso di colpa che non capiscono nemmeno, malgrado tutti i nostri crimini". Ritornando sul suo pianeta Anarres in una nave hainiana, Shevek avverte i membri dell'equipaggio come cortesi, premurosi, alquanto cupi. C'è poco spontaneità in essi. È anche un popolo che non si meraviglia di nulla. Istruiti da una storia così lunga, "essi non vedono nulla di nuovo sotto il sole, o non importa quale altro sole", secondo l'autrice stessa.

Hanno visto anche delle società anarchiche. In La mano sinistra delle tenebre (1969), quando l'Ecumene comprende 83 pianeti, il suo inviato sul pianeta glaciale Gethen, popolato da androgini, lo presenta così: "L'Ecumene non è essenzialmente un governo - nient'affatto. [...] È un'unità sociale che possiede, almeno in potenza, una civiltà. È un'organizzazione educatrice; per questo aspetto è una vasta scuola - vasta come l'universo. Ha vocazione nel favorire la comunicazione e la cooperazione [...] Come entità politica l'Ecumene coordina, non ordina. Non ci sono leggi da fare eseguire; le sue decisioni sono prese in consiglio, per mutuo consenso, e non all'unanimità o attraverso ordini autoritari" [6]. Nella sua prefazione a The Birthday of the World [L'anniversario del mondo] del 2002, la scrittrice relativizza con umorismo: l'Ecumene è "un raggruppamento di mondi non direttivi, che fa circolare le informazioni, e che, all'occasione, infrange la sua direttiva di essere non direttrice" [7].

Quando un nuovo mondo è scoperto o si manifesta, l'Ecumene invia degli osservatori (che restano discreti), poi un rappresentante provvisorio, un Mobile, incaricato di entrare in contatto con la popolazione o una delle sue società. Spesso, dei regimi differenti coesistono o si oppongono, e a volte delle specie umane o umanoidi diverse. Nessuno sbarco in forza, tutt'al più una nave che rimane distante. L'inviato è spesso un o una etnologo. Tutte le sue biografie precisano che Ursula Le Guin è la figlia dell'etnologo Alfred Kroeber, specialista delle lingue e usanze degli Indiani di California, e di Theodora Koebler che ha scritto due libri su Ishi, "l'ultimo indiano selvaggio", che ha avuto in Francia una certa popolarità [8]. Questa influenza familiare, e la sua frequentazione degli Indiani, la renderà sensibile alla differenza delle culture e alla necessità di rispettarle: è una delle fonti della sua opera.

 

L’etnofiction

L’etnologia diventa così il sostrato scientifico della sua fiction, completata dalla sua conoscenza di diverse mitologie e la sua riflessione sulla linguistica. Sembra inoltre più generalmente curiosa di informazioni scientifiche. Ciò che essa ammira soprattutto nella fantascienza, ha scritto, "è il tentativo di includere nell'arte - nella letteratura di immaginazione - un campo immenso, assolutamente e veramente nuovo, quello della scienza e della tecnologia moderna". Per le loro ripercussioni sull'umano, ovviamente.

"Abbiamo bisogno di capire, abbiamo bisogno di miti che ci appartengono... È per questo che difendo la fantascienza che edifica i miti del nostro nuovo mondo. Perché discerne già delle bellezze e i piaceri che le scoperte della scienza riservano all'artista: gli splendori estetici puri quanto una stella a neutroni, un'elica del DNA o il ciclo dei sogni di una notte d'uomo" [9].

Nella presa di contatto dell'Ecumene e con un nuovo mondo, l'etnologo non è soltanto un osservatore, svolge il ruolo dell'intermediario. I suoi poteri sono limitati, non dispone che della sua cultura, della sua capacità di comprensione e dei suoi talenti diplomatici. La sua vita può essere in gioco nell'avventura, non soltanto in seguito all'ostilità delle popolazioni autoctone, ma a volte per colpa della volontà di conquista e di dominio di altri membri della spedizione o i dirigenti di una colonia già installata. Succede così che il mediatore, o il partner che egli ha trovato nell'altra cultura, sia sacrificato, ciò che Hélène Escudié interpreta come "un superamento dell'individuo per il meglio collettivo" [10].

Il conflitto tra il riconoscimento dell'altro e il potere stabilito può rivelarsi particolarmente drammatico, come in Il mondo della foresta del 1972 [11]. L'azione può situarsi un secolo circa dopo I Reietti dell'altro pianeta. La Terra, che ha devastato la sua vegetazione e soffre per le carestie, ha impiantato su un pianeta ricoperto di foreste una colonia che la rifornisce di legno. Per la manodopera, i coloni hanno ridotto in schiavitù una parte della popolazione autoctona. Gli amministratori militari le nega ogni umanità a causa del suo aspetto fisico e della sua cultura che essi rifiutano di capire. Una parte del pianeta è già devastata, il che ha comportato anche la distruzione del popolo che la occupava e viveva in simbiosi con la foresta. Dagli studi dell'etnologo in missione, la gerarchia della colonia non considera che il carattere pacifico, dunque inoffensivo, degli indigeni, e i suoi rapporti sul loro maltrattamento sistematico non sono comunicati alla Terra. Lo può constatare quando un vascello terrestre arriva all'improvviso, con a bordo due rappresentanti della Lega di tutti i mondi, di cui la colonia ignorava la recente creazione (18 anni...) a causa dei divari di trasmissione e di spostamento interstellare, che permetteva anche alla colonia di vivere in autarchia. Il famoso, il trasmettitore istantaneo che fa parte anch'esso del viaggio, informerà i coloni delle nuove disposizioni prese per i pianeti occupati. Ma è troppo tardi. Grazie soprattutto ai legami di amicizia stabiliti tra l'etnologo e uno degli autoctoni asserviti, quest'ultimi si sono adattati alla cultura dei coloni: rispondono oramai alla violenza con la violenza, al massacro con il massacro. Il sacrificio del mediatore tuttavia non sarà stato inutile: la Lega decide di rimpatriare i Terriani e di non permettere un nuovo contatto prima di un secolo.

Secondo Ursula Le Guin stessa, questo romanzo nel modo della trasposizione e della metafora, è una reazione contro la guerra del Vietnam [12]. È senz'altro il suo libro più violento. In seguito, nel corso dei secoli, le leggi della Lega si faranno più restrittive per i coloni (la Lega era più autoritaria dell'Ecumene...). Quelli di Il Pianeta dell'esilio del 1966 [13], non sono autorizzati a utilizzare nelle loro relazioni con gli autoctoni una tecnologia superiore a quella di cui dispongono quest'ultimi... che non si sono dati ancora la pena di inventare la ruota. Seicento anni dopo il loro arrivo (essi vivono nell'anno 1465 della Lega), gli Oltre Terriani non formano più che una piccola città che si indebolisce, colpita dalla sterilità. Le popolazioni originarie evitano e disprezzano i "fuori-giunti" sospettati di stregoneria. Nessun vascello è venuto a portar loro nuove tecniche né informazioni; essi ignorano anche se la Lega esiste ancora (nel 1966, la scrittrice non ha ancora inventato l'ansible...). Un incontro amoroso susciterà infine gli indispensabili mediatori. Esso permetterà anche di constatare che, anche sul piano fisiologico, una felice evoluzione ha adattato i coloni al pianeta. Come l'amicizia, l'amore è presso la Le Guin un efficace fattore di comunicazione.

Torniamo all'etnologia, che fa sempre da trama nel tessuto dei suoi romanzi. Si tratta beninteso di etnologia fiction, di "etnofiction" fondata e sviluppata a partire dalle conoscenze effettive della scrittrice [14]. Ognuno dei suoi libri costituisce così una "esperienza di pensiero", in cui lei inventa con un evidente piacere e un'immaginazione sempre rinnovata delle istituzioni, delle strutture di parentela, dei modi di relazione amorosa, dei tipi di rapporti tra uomini e donne (gli uomini sono a volte il sesso dominato), delle tradizioni e delle mitologie, e anche delle lingue. Ricordando che immagina anche delle specie umane differenti... con le usanze sorprendenti che esse possono sviluppare.

Il racconto precisa a poco a poco questi dati, secondo il filo di avventure utilizzato. Le forme di potere politico sono sempre indicate, dal regime oligarchico o monarchico alla burocrazia, passando attraverso forme di democrazia o anche di anarchia. Esse si delineano nel corso della narrazione, determinando i comportamenti, i rischi corsi, le strategie da porre in opera. Le opposizioni e i conflitti, tra personaggi o gruppi sociali, si organizzano regolarmente tra due poli: la volontà di potere, la chiusura verso l'altro, l'ostinazione nell'isolamento da una parte, e dall'altra il desiderio di liberazione, il riconoscimento della differenza, la ricerca della connessione della cooperazione. Ma l'opposizione non resta schematica, ogni personaggio ha le sue ambiguità, ogni cultura il suo lato pericoloso o i suoi valori che meritano rispetto.

L'invenzione etnica

Non è senza ragione che Ursula Le Guin si riferisce a Kropotkin, e più generalmente all'anarchismo "così come esso è prefigurato nel pensiero taoista originario ed è stato sviluppato da Shelley e Kropotkin, Goldman e Goodman. Il bersaglio principale dell'anarchismo è lo Stato autoritario (capitalista o socialista); il suo tema principale, che rileva della morale applicata, è la cooperazione (solidarietà, assistenza reciproca). È la piùm idealista, e a mio avviso la più interessante, di tutte le teorie politiche" [15]. Il dominio, nel ciclo, prende raramente le forme brutali di Il mondo della foresta. È a volte più insidiosa, ma non meno mortale.

Città delle illusioni [16], si basa sulla manipolazione degli spiriti e la menzogna. Siamo in un futuro più remoto [17], la Terra è rimboscata! ma in un situazione più catastrofica che mai. È essa stessa colonizzata da dodici secoli dal Nemico esterno, il Nemico sconosciuto giunto non si sa da dove, gli Shing. La Lega è dislocata, i voli interstellari sembrano fermi, l'umanità terriana sopravvive in piccole tribù disperse che si evitano o si ignorano. I suoi archivi sono distrutti, i documenti che restano sono forse falsificati, la tecnologia di cui dispone è ridotta agli usi domestici. Non esiste più nessun mezzo di comunicazione a distanza. Delle tecniche "psichiche" che erano state sviluppate dal tempo della Lega rimane la telepatia, ma non è più affidabile: essa trasmette certo la confusione e l'errore, ma non la menzogna; gli Shing hanno spezzato questo limite, riescono a diffondere dei pensieri falsi. Riescono anche a far credere che essi non esistono. Impediscono ogni impresa di rilievo ed ogni raggruppamento, ma pretendono assicurare il benessere, la civiltà e la pace perché la loro legge suprema, "il rispetto della vita", proibisce l'assassinio. Essi utilizzano per se stessi una tecnologia molto sviluppata.

È da Il pianeta dell'esilio che verrà l'imprevisto: la nuova specie umana che vi prospera, ibrido dei Terriani abbandonati e degli indigeni, ha ritrovato le vie del progresso... nel quadro di una società strettamente gerarchizzata. Una dualità di cultura salverà il suo inviato, ed il pianeta stesso nella stessa occasione: la sua formazione d'origine unita all'esperienza trasmessa dai Terriani lo preserverà dalle manipolazioni "psicotecniche" degli Shing.

La distruzione della cultura e le difficoltà poste alla comunicazione (nel senso primario) così come la cooperazione ritornano regolarmente come metodi di dominio nell'opera di Le Guin. In La salvezza di Aka [18], il potere installato su un pianeta recentemente contattato dall'Ecumene ha intrapreso di sradicare la cultura che è stata da millenni quella delle società che esso governa. Per recuperare il ritardo scientifico e tecnico di questo mondo, la Corporazione che la dirige e che non si basa che sulla Scienza ha deciso di distruggere tutti i libri antichi, di sradicare tutte le narrazioni, leggende, poesie e musiche che costituivano la sua civiltà, compresa l'antica scrittura sotto tutte le sue forme. Un'Osservatrice dell'Ecumene, etnologa evidentemente, ha infine ricevuto l'autorizzazione di lasciare la capitale per recarsi in una remota regione montagnosa allo scopo di studiare la sua popolazione, nella quale si nasconderebbero gli ultimi praticanti di una religione proibita. È una terriana - un'Indiana formata in America - che la sua esperienza ha preparato a questa missione: la Terra è da poco uscita da un periodo in cui, in un fanatismo inverso a quello di Aka, degli integralisti religiosi si erano impadroniti del potere e avevano intrapreso di bruciare i libri. Il viaggio di studi non sarà senza pericoli, e anche qui un mediatore - dapprima poco collaborativo con i coloni poi innamorato - sarà spezzato dal conflitto delle culture. Una volta ancora, la resistenza contro il potere oppressivo e distruttore assume la forma della rete (che copre come una tela di ragno l'intero pianeta) e della cooperazione.

 

L'universo narrativo

Inventato da Ursula Le Guin, "incontrato per caso" dice lei, non la lascia mai in pace, e i suoi mondi - "piccoli mondi fatti di parole" - le inviano incessantemente messaggi, interrogativi, proposte. Prosegue così i suoi "esperimenti di pensiero" su delle usanze immaginabili e le forme di potere che esse implicano in raccolte di racconti. Sette su otto, in L'anniversario del mondo (The Birthday of the World) [19] si collegano al ciclo dell'Ecumene. La loro tematica è essenzialmente quella delle relazioni amorose, includente sia l'omosessualità sia un complesso matrimonio a quattro. La scrittrice torna qui "divertendosi" sulla vita sessuale degli androgini del pianeta Nivose (in La Mano sinistra delle tenebre) e le istituzioni che la regolamentano. È in questa raccolta che si esplora un mondo dominato dalle donne - gli uomini, dediti ai tornei sportivi e alla procreazione, sono esclusi dall'università e dai lavori intellettuali - e una società fondata sulla schiavitù.

La caratteristica essenziale della sua opera, secondo Gérard Klein, è che essa sceglie "di iscriversi in rottura e anche in contraddizione con il pessimismo acuto che impregna dalla metà degli anni sessanta la fantascienza anglosassone" [20]. Spesso devastata, lo abbiamo visto, la Terra rinasce sempre dalle sue ceneri, scopre altri mondi e crea alleanze con altre umanità non appena le riconosce in quanto tali e rinuncia a dominarle. L'universo della Le Guin non è l'universo della crisi, ma un universo in cui le crisi, costanti, sono superate. La molla della sua creazione sarebbe così l'invenzione etica, nella prospettiva di un umanesimo fondato sul riconoscimento della differenziazione dei gruppi umani e il progetto "di organizzare senza tregua dei sistemi di scambio tra unità differenziate".

 

La magia di Terramare

Potrà sembrare strano trovare un'invenzione etica che ci riguarda in un mondo in cui la magia occupa il posto della scienza... Nel ciclo di Terramare [21], siamo rinviato un orbita più lontani nell'ordine della trasposizione e ella metafora. Se la nostra immaginazione può essere stimolata da speculazioni che proiettano l'umanità in un avvenire lontano prolungando delle linee di evoluzione possibili della nostra società, il che fa spesso la fantascienza, come riconosceremo le nostre motivazioni e le nostre inquietudini in un mondo dai contorni medievali di cui tutte le coordinate sono immaginarie?

Di fatto, il lettore non è più disorientato che in un romanzo che prende come quadro il nostro XVII secolo o il Medioevo "reale". Una volta ammessi i postulati di partenza - in Le Guin, essi rimangono coerenti - i comportamenti dei personaggi, le loro emozioni e le loro motivazioni sono del tutto comprensibili e catturano facilmente la nostra adesione o la nostra riprovazione. E se le forme di potere prendono qui meno importanza, delle passioni come la volontà di potere e di dominio fanno parte degli elementi essenziali dell'intrigo.

In questo ciclo, che attiene dunque al genere chiamato fantasy [22], due forme di potere coesistono, in alleanza o in opposizione: quello dei Re, principi, tiranni, signori della guerra o anche capi di pirati, e quello dei Maghi, stregoni e altri elementi del genere. Il primo può essere fondato sul diritto e la tradizione, o sulla forza e la violenza. In un caso come nell'altro, può cercare di appoggiarsi sui poteri dei Maghi e consorti. Quando un potere è "di diritto" - esiste come un "diritto naturale" che è in accordo con gli elementi magici di cui partecipano l'uomo e la natura - contribuisce all'equilibrio del mondo.

Equilibrio sempre instabile, perché certi depositari dei poteri magici sono tentati di abusarne per dominare la loro società e anche accedere all'immortalità. Per di più, dietro e sotto le potenze che possono mobilitare i maghi, e più antiche di esse, sussistono le Potenze innominabili, forze di caos e di morte che non aspettano che l'occasione di scatenarsi non appena le si invochi o le si provochi.

Sulle innumerevoli isole che costituiscono l'arcipelago di Terramare, è dunque la magia ad occupare il posto della scienza e della tecnologia. Con delle forme e dei livelli di efficacia che mutano a secondo delle isole e la loro storia. Le sue applicazioni vanno dal semplice artigianato alla grande arte. Secondo i suoi doni - se non avete un talento innato, non sarete mai maghi - la sua formazione e la sua qualifica, lo stregone ripara o ritrova degli oggetti, conferisce impermeabilità alle navi e solidità alle mura, fa soffiare il vento nelle vele, si trasforma in sparviero, scatena o contiene i terremoti. Può guarire uomini e bestie; sono gli stregoni in generale che si occupano di questo compito, insieme ad altre attività "minori". Al più alto livello, queste scienze sono insegnate sull'isola di Roke da nove Maestri (un Arcimago è il loro capo eletto) in discipline ben specificate, secondo le conoscenze e le energie naturali mobilitate.

C'è, sotto tutte queste finzioni, una concezione poetica, simbolica, dell'universo, fondata su un accordo dell'uomo con gli elementi, la luce e le tenebre, le forze di vita e di morte.

È per questo, senza dubbio, che esse colpiscono il nostro immaginario oltre, o prima, del semplice racconto. C'è anche come economia, un'ecologia della magia: il vero mago non utilizza le energie se non per necessità, per non perturbare l'equilibrio del mondo. A fondamento di tutto agisce il Vero Linguaggio, l'Antico Linguaggio: per aver presa su un oggetto o un animale, bisogna conoscere il suo vero nome, per un umano, rivelare il proprio vero nome è dare presa su di sé. È anche la lingua parlata dai Draghi, che partecipano al contempo con le forze creatrici e le forze caotiche. "La loro bellezza era fatta di forza terribile e di ferocia totale, e anche dalla grazia della ragione".

I primi libri sono in senso preciso dei romanzi di formazione. Il giovane capraio Ged, il cui nome corrente è Sparviero (lo Stregone di Terramare), acquisisce il suo sapere attraverso una lunga serie di prove, di cui la peggiore sarà provocata dal suo orgoglio e la sua volontà di dominio. In una dimostrazione di potenza che supera le sue capacità, egli libera dalle tenebre la sua ombra che lo braccherà per distruggerlo finché non deciderà di affrontarla e di perseguitarla a sua volta.

Per giungere infine a vincerla nominandola con il suo proprio nome. Nelle tombe di Atuan, la piccola Tenar, rapita ai suoi genitori e allevata come la reincarnazione, attraverso i secoli, dalla Prima sacerdotessa delle Potenze Antiche della Terra, delle Potenze Innominabili, esercita innanzitutto con soddisfazione il suo diritto di morte su dei prigionieri. Adolescente, essa tenterà di catturare e di uccidere Ged smarrito nel labirinto di queste Tombe alla ricerca dell'anello che ristabilirà l'equilibrio e la pace nelle isole.

Tutto questo girovagare nei sotterranei, in mezzo alle forze pericolose che le difendono, mostra inoltre i talenti di evocazione della Le Guin e gli echi che essa può svegliare tra le tenebre del lettore...

 

[SEGUE]

 

[Traduzione di Ario Libert]

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