Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
Materialismo dialettico e psicanalisi secondo Wilhelm Reich
Secondo Bernard Görlich [1], il freudo-marxismo non sarebbe che la realizzazione del progetto freudiano di una "psicologia del profondo" applicata alle scienze sociali [2]. Il freudo-marxismo in generale e quello di Reich in particolare, si concepirebbero come dei tentativi che "per mezzo dell'integrazione della psicanalisi alla teoria sociale marxista volevano soprattutto forgiare uno strumento per la spiegazione del fascismo nascente". Questa interpretazione ci sembra troppo formale e troppo generale per caratterizzare il freudo-marxismo. È evidentemente impossibile sviluppare la storia del freudo-marxismo nel quadro di questo testo. Ci atteremo al solo pensiero di Wilhelm Reich e mostreremo, contro Görlich, che il freudo-marxismo non si riduce ad una psicanalisi applicata, esclusivamente determinata dalla spiegazione sociologica del fascismo.
Il nostro intento sarà quello di mostrare che il freudo-marxismo di Reich nasce da una vera articolazione teorica dei pensieri di Freud e di Marx; articolazione il cui senso e portata superano il quadro storico della critica del fascismo. In quanto alla questione di una psicanalisi applicata ai fenomeni sociali, la posizione di Reich è chiara e del tutto contraria alle affermazioni di Görlich. Il freudo-marxismo di Reich non è d'altronde toccato dalle critiche che Marcuse e Adorno formulano nei confronti del neo-freudismo di Karen Horney e di Fromm. Il Freudo-marxismo di Reich non è né un neo-freudismo né una concezione culturalista della psicanalisi. Al contrario, egli anticipa, in una certa misura, la "teoria critica" della Scuola di Francoforte e degli psicanalisti vicini alla Scuola di Francoforte come Alexander Mitscherlich e Alfred Lorenzer.
Per meglio comprendere il legame che Reich stabilisce tra Freud e Marx, limiteremo la nostra analisi a quel che consideriamo essere il testo originario del freudo-marxismo: Materialismo dialettico e psicanalisi [3]. Lungi dal voler dare qui un giudizio definitivo sul "caso Reich", ci limiteremo ad abbozzare un'immagine più giusta della sua concezione di freudo-marxismo della psicanalisi.
Il paziente è guarito quando riesce a "funzionare" in una società malata, senza tuttavia abbandonarvisi. Secondo Marcuse, l'interesse sociologico della psicanalisi non risiede né nelle sue applicazioni né nella sua prassi. Esso si situa a livello della sua teoria, della sua metapsicologia ed anche della sua "metafisica". È nelle sue analisi individuali così come nella riflessione teorica su queste analisi che si situa il vero potenziale critico della psicanalisi. Infatti, essa rivela, senza volerlo, le antinomie sociali in seno allo stesso individuo. Tentare di socializzare i concetti della psicanalisi equivarrebbe a tagliare la psicoanalisi dalle sue possibilità critiche. Inserendo delle nozioni sociologiche nella teoria psicanalitica, la scuola neofreudiana (Fromm, Horney, Sullivan, Thompson) si rende colpevole di una confusione dei generi e livella la psicanalisi al suo contesto sociale.
La lettura di Materialismo dialettico e psicanalisi, evidenzia che nel 1927, quasi trenta anni prima di Eros e civiltà, Reich intravedeva già il problema dell'articolazione della psicanalisi e della sociologia marxista allo stesso modo. In questo testo, Reich evidenzia immediatamente che la psicologia individuale, poggiante su una teoria della libido, cioè su una teoria della natura pulsionale dell'individuo, non deve essere confusa né con una sociologia né con una psicologia sociale. Non bisogna tentare di superare la divisione del lavoro tra sociologia e psicologia da una parte, tra analisi dei fenomeni di massa e dei fenomeni individuali dall'altra. Rifiutando la sociolizzazione della psicanalisi, il freudo-marxismo di Reich evita lo scoglio del neofreudismo. Reich riconosce il pericolo di una confusione dei generi. La sua domanda è la seguente: come avvicinare una psicologia individuale alla sociologia, tenuto conto della differenza fondamentale delle loro categorie? Con questa domanda, Reich entra in urto con le critiche degli psicoanalisti, a quelle dei marxisti ufficiali ed a quelle dei comunisti.
Un problema simile si pone quando, in seno alla stessa analisi psicologica, la psicanalisi tende a render conto dei fenomeni della psicologia delle masse. Perché anche a questo livello, la psicanalisi si allontana dalla sua esperienza specifica e di condanna all'estrapolazione. Così, dei fatti come la coscienza di classe, i movimenti di massa, lo sciopero o la politica restano del tutto inaccessibili all'indagine psicanalitica. Diversamente accade per i fenomeni della psicologia sociale che includono degli aspetti individuali- Reich menziona la questione del Führer- o che poggiano sull'esperienza affettiva individuale.
Accanto al problema epistemologico dell'articolazione della psicanalisi al marxismo, dobbiamo tener conto di una seconda difficoltà. Al contrario del marxismo, la psicanalisi non è e non vuole essere una pratica politica. Non si tratta di affermare con ciò che non abbia delle ripercussioni politiche o che non possa adattarsi ad alcuno orientamenti politici. Ma dal punto di vista della pratica politica, nessuna collaborazione tra marxismo e psicanalisi sembra affrontabile a priori. Reich precisa tuttavia a giusto titolo che anche il marxismo non potrebbe essere ridotto ad una pratica politica. All'interno dello stesso marxismo, occorre distinguere tra la prassi politica e la dottrina sociale. Da una parte, marxismo significa prassi militante, dall'altra, scienza e sociologia. Ed è esclusivamente in questo contesto che la psicanalisi potrebbe manifestare la sua affinità con il marxismo [7].
Se il marxismo, in quanto metodo di indagine, si interessa dei fenomeni sociali, la psicanalisi, in quanto metodo di indagine, si interessa dei fenomeni psichici che si verificano in una società. La psicanalisi non è in grado di concepire le cause e gli effetti dell'economia capitalista e della sua organizzazione sociale e politica, così come il marxismo, non permette di capire le nevrosi, l'incapacità di lavorare o di avere delle relazioni sessuali [8].
Malgrado le profonde differenze che oppongono la psicanalisi ed il materialismo dialettico, Reich sostiene la possibilità, addirittura la necessità di una collaborazione dei due metodi di indagine. Se il marxismo si caratterizza per la sua preoccupazione di abbracciare la totalità dei fenomeni sociali nei loro rapporti ed interazioni reciproche, deve necessariamente riconoscere l'importanza del fatto psicologico accanto all'apprensione storica, economica e politica del sociale. Nel contesto storico della fine degli anni venti, questa idea doveva necessariamente sedurre i militanti comunisti, messi a confronto con l'interesse crescente della classe operaia per il fascismo.
È in questo senso che bisogna capire il compito programmatico di Materialismo dialettico e psicanalisi: "Il compito di questo trattato consiste nell'analizzare se, ed in quale misura, la psicanalisi di Freud possiede dei legami con il materialismo dialettico di Marx e di Engels" [10]. Per Freud, il comunismo si nutre del fantasma del mutuo amore sottoposto a tutte le ambiguità della "folla artificiale" [11]. Inversamente, per i comunisti, la psicanalisi rappresenta la scienza dei ricchi borghesi nevrotizzati, liberi da ogni vero problema. Questa inoccupazione esistenziale spiegherebbe inoltre l'importanza che la psicanalisi accorda ai problemi sessuali, cioè sui problemi di persone che non conoscono né la fame né la precarietà materiale.
Marx non respingeva inoltre affatto la realtà del pensiero. Se ci si attiene alla concezione marxiana del materialismo così com'è presentata nelle prime pagine di L'ideologia tedesca, si potrebbe infatti pensare che per Marx, esiste una relazione di causalità gerarchica che parte dal materiale e dal biologico e che sfocia nei fenomeni intellettuali [13]. Ma Reich ricorda a giusto titolo che nella terza tesi su Feuerbach, Marx considera la pratica intellettuale tra i fattori costitutivi dell'essere umano. In mancanza di un cambiamento naturale evolutivo delle condizioni sociali, sarebbe inconcepibile ignorare la necessità dell'educazione di coloro che si suppone debbano fare la rivoluzione. Ne consegue che se la condanna marxista della psicanalisi riprende la critica meccanicistica della psicologia in generale, non ricorre a dei principi propriamente marxiani. La confutazione marxiana del materialismo "ingenuo" permette così di riabilitare la validità e la necessità dell'oggetto della psicanalisi, cioè la vita psichica. Reich è molto sottile e dà prova di un certo umorismo quando sostiene che la critica "marxista" dei detrattori della psicanalisi si oppone in primo luogo al pensiero marxiano. A ciò, aggiunge l'idea che senza psicologia, il marxismo non potrebbe concepire né la sofferenza umana né la coscienza di classe. Attraverso questo rovesciamento dialettico della situazione, sembra non soltanto difficile squalificare la psicanalisi, ma quest'ultima sembra quasi diventata inevitabile per il marxismo.
La psicanalisi, evidenzia Reich, si fonda su una dottrina delle pulsioni e quest'ultime, in quanto concetti limiti tra lo psichico ed il somatico, dipendono dal concetto di libido. E, resta fedele a Freud quando osserva che la libido dipende dai processi chimici dell'organismo. Sicuramente, in Reich, così come in Freud d'altronde, si tratta meno di un'ipotesi scientifica da corroborare che di una dichiarazione di principio, di un orientamento "filosofico". Per riprendere la formula di Marx, potremmo dire che quel che conta da un punto di vista filosofico, è l'idea che lo spirito sia di colpo colpito dalla maledizione del materiale e del carnale [14]. Lo spirito, l'intelletto, lo psichismo nel loro insieme sono pieni di corporeità. Le prove sperimentali sono altamente apprezzate, ma né Freud né Reich le ricercano particolarmente.
Il principio di realtà risulta da un "apprendimento biologico" in Freud [18], ma è costruito con il contatto con il mondo esterno da cui riprende la forma. È la ragione per la quale il fatto di fare un passo in più nel senso dell'interpretazione sociale del principio di realtà non si oppone affatto alla definizione freudiana. Così, il significato sociologico e politico del conflitto individuale potrà manifestarsi. Tuttavia, non si tratta ancora in Reich di decifrare le antinomie sociali a partire dalle antinomie dell'individuo socializzato, così come faranno Adorno e Marcuse.
Come i rappresentanti della Scuola di Francoforte, Reich insiste sul doppio carattere dell'Es freudiano. Da una parte, l'Es costituisce una specie di memoria generica, biologica della specie e dall'altra, in quanto risultato della rimozione, è sottoposto alla variabilità storica. Ora, la rimozione deriva dalle necessità dell'educazione. È in seno alla famiglia, in seno alla scuola e nei diversi gruppi sociali ai quali partecipa il bambino, che la repressione delle pulsioni trova la sua fonte. Evidentemente, per il fatto della sua origine corporea, la pulsione non può essere soppressa dalla rimozione. Nel migliore dei casi, la rimozione soffoca la sua prima forma di espressione (verschiebung) più o meno sintomatica. Freud sosteneva inoltre che tra le diverse pulsioni, la pulsione sessuale si rivela essere la pulsione più plastica. La fame e la sete non tollerano assolutamente vere rimozioni, e sono anche del tutto recalcitranti all'adattamento. In questa ottica, l'Io non costituisce più che una "zona tampone" tra le rivendicazioni "morali" della società, concentrandosi al livello del Super-Io, le necessità biologiche, ed i desideri che agitano l'Es.
Questa interpretazione suppone implicitamente che ad una certa fase storica del processo di produzione, la cellula familiare non sia più in grado di proteggere il bambino contro la società. L'ideologia sociale informa di colpo i conflitti pulsionali più primitivi. In questa misura, la socializzazione del bambino equivale ad un'ideologizzazione, nel senso marxiano del termine e ad una alienazione [21]. Ora, sembra impossibile in questo caso concepire una posizione esterna all'ideologia. La critica marxista o freudo-marxista non potrà più invocare una natura naturale, una natura pura o una natura vergine come punto di ancoraggio della sua argomentazione. Di fronte alla mediazione ideologica assoluta, il ritorno del rimosso ed il sintomo sembrano costituire l'ultima possibilità di un al di qua dell'ideologia. Se la natura (sociale) equivale all'alienazione, solo il sintomo patologico permette di dare la misura di quel che potrebbe essere un'altra natura, non alienata. La Dialettica della ragione di Horkheimer e Adorno così come Eros e civiltà di Marcuse svilupperanno quest'idea e ne faranno la base della critica del neo-freudismo della Scuola di Francoforte.
Per Reich, la questione della natura epistemologica della psicanalisi sembra fuori questione. Lungi dall'essere una "scienza borghese" o idealista, la psicanalisi equivale ad una concezione materialista, nel senso marxiano del termine, dell'uomo. L'essere umano della psicologia psicoanalitica non è uno spirito o un essere di pura ragione, ma un essere di carne, un essere determinato da pulsioni. Le pulsioni stesse, al di fuori della loro origine biologica, sono determinate dalla mediazione sociale, cioè, più concretamente, dall'alienazione e dall'ideologia. Così, l'idea di una pulsione puramente naturale resta astratta, perché qualunque sia l'età del bambino, o la cultura alla quale appartiene, il destino della pulsione si rivela sempre legato alle differenti tappe della socializzazione. Lo psichismo della psicanalisi si concepisce come articolazione della natura interna (biologica) e della natura esterna (sociale) dell'uomo. (Non dovremmo pensare, adottando questo punto di vista, che la nozione di "soggetto" appartiene necessariamente ad una teoria idealista della psicanalisi? Lacan ad ogni modo non se ne difende che a prezzo di un concetto di struttura e di discorso che conducono ad una idealizzazione del mondo in generale: Allo stesso modo del mondo hegeliano, l'idealismo si manifesta sotto la maschera di un materialismo "singolare" del significante [22]).
Come abbiamo visto, questo conflitto psichico si concepisce come un conflitto tra l'io pulsionale o "l'io piacere" (Lust-Ich) del bambino e la rivendicazione dei genitori. I genitori, come rappresentanti di una società concreta, cioè di un modo specifico di produzione, conferiscono un senso sociale molto concreto a questo conflitto. La funzione protettrice della famiglia diminuisce e apre le sue porte agli imperativi sociali ed economici del "mondo esterno" (si tratta qui, secondo la formulazione di Marcuse, del "totalitarismo" delle civiltà avanzate [23]). Durante la socializzazione indispensabile del bambino, i genitori agiscono così come primi agenti ideologici. Il destino delle pulsioni non costituisce un dato puramente naturale, ma risulta, inclusione fatta delle sue differenti tappe, dei suoi differenti stadi, di conflitti psichici risvegliati in seguito al rifiuto della soddisfazione pulsionale [24]. Secondo il marxismo, la psicanalisi scopre che la coscienza dell'uomo è determinata dal suo essere; aggiungendovi tuttavia i dati concreti dello sviluppo del bambino.
Secondo Freud, la cultura, la civiltà, si istituiscono a partire dalla "Lebensnot" ed al prezzo della soddisfazione delle pulsioni sessuali. A questo proposito, è infatti possibile constatare una convergenza tra la concezione freudiana della civiltà e la concezione marxiana: per i tedeschi, liberati da ogni presupposizione, dobbiamo cominciare con il constatare la prima condizione di ogni esistenza umana e di ogni storia, cioè il fatto che gli uomini devono essere in misura di vivere per poter "fare la storia". Per vivere bisogna tuttavia innanzitutto mangiare e bere, bisogna abitare, vestirsi e così di seguito [28]. La Lebensnot ed il lavoro che essa richiede esigono una padronanza razionale delle pulsioni. Di questo fatto, le pulsioni sessuali sono votate sia alla repressione, sia la sublimazione. Esse sono quasi destinate in ragione della loro grande plasticità. Grazie alla sublimazione, le pulsioni sessuali, spostate al livello dell'oggetto e dello scopo, possono essere messe al servizio del lavoro. Ne risulta che la sublimazione contribuisce alla repressione.
Reich non sviluppa certamente questa interpretazione del divario alla maniera della Dialettica della ragione, ma non per questo non ne pone già il problema. Le poche osservazioni piuttosto allusive a questo proposito [30] riguardano soprattutto uno dei concetti fondamentali della psicoanalisi freudiana, e cioè il complesso di Edipio. Reich afferma, contro la biologizzazione e l'universalizzazione del complesso di Edipo da parte di Ernest Jones, che la forma concreta così come l'esistenza stessa del complesso poggiano su delle condizioni sociali particolari. Prima di Fromm, Reich sottoscrive la posizione di Malinowki, affermando che il complesso di Edipo caratterizza esclusivamente le società patriarcali. Ne consegue che una società socialista, che non si fonda più sulla famiglia patriarcale esclude con ciò stesso l'esistenza del complesso. La concezione freudiana dell'orda primitiva, ritenuta fondante del concetto del complesso di Edipo, trascura il fatto delle società matrilineari. Se la psicanalisi vuole restare fedele alle sue basi dialettiche, non deve escludere il complesso di Edipo dalla mediazione sociale [31].
Se si fa astrazione di questa funzione politica utopica della psicanalisi, sembra difficile negare che il freudo-marxismo di Reich preceda ed anticipi la filosofia della Scuola di Francoforte. Il freudo-marxismo di Reich non è una psicanalisi applicata ai fenomeni sociali, ma un tentativo di concepire le possibilità critiche della psicanalisi per mezzo di una interpretazione marxiana della sua teoria. Reich concepisce la psicanalisi come una teoria ed una pratica critiche suscettibili di fornire un modello operativo per una critica dell'ideologia; idea sempre sostenuta da Habermas e da Karl-Otto Apel [36]. La critica del revisionismo psicanalitico intrapresa da Reich dimostra, ben prima di Adorno e Marcuse, che la soppressione della teoria della libido corrisponde ad un riconoscimento implicito e mascherato della dottrona delle pulsioni, essa permette allo stesso tempo di orientare una luce nuova sull'idea di una psicanalisi scientifica.
LINK al post originale:
Matérialisme dialectique et psychanalyse selon Wilhelm Reich
LINK all'edizione originale PDF di La Funzione dell'orgasmo di Reich: