Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
Michal Mareš
Incontravo Franz Kafka quasi ogni giorno andando al lavoro. Egli era allora, negli anni precedenti la prima guerra mondiale, impiegato delle Assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro ed io ero impiegato in un ufficio tecnico in Niklasstrasse 22. In quella via, al n. 36, abitava anche Kafka con i suoi genitori e là lo incontrai, per la prima volta, nell'autunno 1909. Quindi quasi ogni giorno. Avevamo qualcosa in comune: un ampio feltro nero, come lo portavano un tempo i carbonari italiani. Inoltre ci distinguevamo tutti e due dal grigiore della mascolinità, portatrice di cravatta, con un fiocco nero di seta alla Verdi, allora di gran moda tra artisti e letterati, ma allo stesso tempo distintivo degli antimilitaristi, dei liberi pensatori e giovani socialisti.
Cappello e fiocco, questa cosa in comune, e gli incontri giornalieri, ci indussero presto a scambiarci un gentile sorriso e infine, sempre senza conoscerci, ci rendemmo onore togliendoci il cappello, per così dire, con grandezza spagnola. Poi, un giorno, il nostro incognito fu violato, quando gli ficcai in mano un volantino che invitava ad una manifestazione contro l'esecuzione (il 13 ottobre 1909) dell'editore spagnolo, fondatore della Scuola Libera, Francisco Ferrer. Kafka venne, ma la riunione fu sciolta dalla polizia. Da allora diventammo amici. Io invitai kafka a tutte le manifestazioni ed egli ci venne spesso. Ecco alcune conferenze alle quali partecipò:
Nel maggio 1910 (Café de Paris) una giovane anarchica, poi deputata comunista, parla sul tema 'libero amore'.
In tali manifestazioni Kafka, frequentatore discreto e solitario, era solito ascoltare attentamente in qualche posto, in disparte. Le manifestazioni indette dal Klub mladých erano rivolte principalmente contro le correnti militaristiche e clericali, quelle dell'associazione Vilem Köber, invece, contro l'oppressione politica ed economica dei lavoratori. A ciò si aggiungevano questioni sindacali che erano propagate con intendimenti sindacalistici dal Movimento anarchico ceco [...]. A queste serate veniva spesso anche Rudolf Illowý con un gruppo di studenti marxisti e di esiliati russi (che avevano il loro club, chiamato Biblioteca Tolstoj). Tutti questi cuori ribelli si intendevano bene anche se spesso avvenivano violente discussioni.
Il buon soldato Švejk non era ancora nato quando Hašek aveva già la fama di uomo in gamba in centinaia di bettole praghesi. Ma in due locali si mise particolarmente in vista: un ristorante do periferia con giardino a Zizkov e ancor più il Kabaret Balkan, allora, sino allo scopiio della guerra mondiale covo di letterati, artisti, musicisti, attori con il loro seguito. Non era richiesto un biglietto d'entrata, ma spesso avevanoluogo aste di schizzi, quadri e anche manoscritti e il ricavo veniva speso subito in allegria. Ci portai Franz Kafka, modesto e riservato come sempre, che vi conobbe non solo Hašek, ma anche alcuni scrittori cechi, poi divenuti celebri: S. K. Neumann, Karel Toman, Frána Šramek e Gellner, il pittore Brunner e lo scultore Štursa, una compagnia di mattacchioni. A kafka piacque molto, e così il programma, artisticamente notevole e sempre vario. Riservato e spesso quasi chiuso, egli contemplava l'animazione con un dolce sorriso, come faceva incontrando dei conoscenti, sempre con una lieve ombra di tristezza. [207].