Eric Hobsbawm, Storico e leninista
/image%2F1456975%2F20250218%2Fob_6e8f5f_hobsbawm.jpg)
Il decesso di Eric Hobsbawm avvenuto il 1° ottobre ha segnato la fine di una generazione di storici di sinistra che, pur difendendo il materialismo storico, hanno rigettato la poli marxiana adottando il leninismo.
/image%2F1456975%2F20250219%2Fob_220381_thompson.jpg)
| Edward Palmer Thompson |
Una parte del lavoro di questo gruppo continuerà a essere una fertile risorsa per i militanti del socialismo. Se soltanto avessero potuto applicare il loro materialismo storico così rigorosamente alla loro epoca che a quelle da loro studiate, essi non si sarebbero probabilmente affiliati al leninismo.
Hobsbawm, come molti altri importanti storici del Partito Comunista, si radicalizzò durante il periodo tra le due guerre, riponendo le sue speranze nell'Unione Sovietica. Tuttavia, la maggior parte di loro abbandonò il Partito Comunista dopo la repressione russa della rivolta ungherese del 1956, già delusa da una nascente comprensione degli orrori della Russia di Stalin e la permanete repressione di Stato. Hobsbawm si distinse per non aver abbandonato il Partito Comunista, di cui rimase membro sino al suo crollo e continuando, in una certa misura, a fare apologia del bolscevismo sino alla sua morte.
Hobsbawm non fu uno stalinista impenitente, ma fu anche un sostenitore dell'eurocomunismo negli anni '70 e anche della riforma del Partito Laburista di Neil Kinnock negli anni '80, ma conservò l'idea che l'Unione Sovietica fosse un valido esperimento poi andato male. Nelle sue memorie scrisse: "Il sogno della Rivoluzione d'Ottobre è sempre da qualche parte dentro di me [...] L'ho abbandonato, o meglio, rifiutato, ma non è stato cancellato. Ancora oggi, mi sorprende nel trattare la memoria e la tradizione dell'URSS con indulgenza e tenerezza" [2]. In un articolo per il Guardian del 14 settembre 2002, Hobsbawm scrisse: "All'inizio sapevamo che un nuovo mondo stava nascendo nel sangue, le lacrime e l'orrore: rivoluzione, guerra civile, carestia [...] A causa del crollo dell'Occidente, avevamo l'illusione che persino questo sistema brutale, sperimentale avrebbe funzionato meglio dell'Occidente. O questo o niente".
Ma non si trattava di un "o questo o niente". In quanto membro del CPGB, Hobsbawm ha sostenuto l'Unione Sovietica perché rappresentava la speranza di coloro che credevano in modo erroneo che una forma brutale di capitalismo di Stato poteva trasformarsi in una vera società socialista. In quanto tale, era un avversario del Partito Socialista di Gran Bretagna (SPGB), che, già all'epoca, intendeva instaurare il socialismo sulla base di una reale proprietà comune e del controllo democratico dei mezzi di produzione, senza "periodo di transizione" implicante un capitalismo di Stato. In uno dei suoi articoli, pubblicato sulla New Left Review, Hobsbawm scrisse a proposito di H. M. Hyndman e della Federazione Socialdemocratica (SDF), qualificando il Partito Socialista di Gran Bretagna come "una setta del tutto irrilevante". Storico eppure noto per la sua attenzione ai dettagli, datò tuttavia la fondazione del partito al 1906 invece che al 1904. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che, come la maggior parte degli storici che liquidavano questo partito a priori, non si era mai preso il tempo di esaminarne seriamente il suo contesto storico o i suoi archivi.
L'articolo proseguiva con un appello a una rivalutazione dell'SDF, che era stata sino ad allora disprezzata dagli storici di sinistra. La SDF, sosteneva Hobsbawm, aveva dimostrato la sua longevità, aveva un carattere proletario e molti lavoratori di sinistra ne erano stati membri. Era caratterizzata non dal settarismo, ma da una comprensibile intransigenza (anche se, da buon bolscevico, Hobsbawm osservasse che la SDF era "ampiamente incapace di contemplare [...] i problemi della rivolta o della presa del potere"). Il riconoscimento autorevole da parte di Hobsbawm dei successi dell'SDF è altrettanto applicabile al ruolo storico del Partito Socialista di Gran Bretagna nella vita politica della classe operaia britannica. Ma una cosa lo esclude dall'inclusione negli archivi del socialismo in Gran Bretagna da parte degli storici di sinistra: non aderì alla formazione del CPGB nel 1920, ma vi si oppose. Per Hobsbawm, l'SDF godeva di credibilità in quanto faceva parte degli antecedenti politici britannici che avevano dato origine al CPGB. Il Partito Socialista di Gran Bretagna ha difeso il socialismo così come lo intendeva Marx – contro il mercato e contro lo Stato – ed era di conseguenza antibolscevico. Per questo motivo, questo partito fu ignorato o sommariamente liquidato dagli storici del comunismo e del movimento operaio, che erano generalmente leninisti, trotskisti o laburisti.
La delusione di fronte alle realtà dell'Unione Sovietica ha portato molti contemporanei di Hobsbawm nel CPGB a una profonda disillusione, e poi a traiettorie simili in alcune varianti della politica di sinistra. Allorché questa generazione di storici appartenga ormai essa stessa al passato, il Partito Socialista di Gran Bretagna continua a svolgere il compito che essi hanno ignorato: cercare di realizzare la rivoluzione socialista che il Partito Bolscevico di Russia non è mai riuscito a realizzare. Questo compito implica necessariamente la comprensione e il rifiuto della strategia della presa insurrezionale del potere statale e dell'instaurazione di un capitalismo di Stato come via verso il socialismo. I militanti socialisti di oggi hanno ancora molto lavoro da fare per estirpare le parole di socialismo e comunismo dalla loro associazione con il capitalismo di Stato e la brutalità della strategia politica sostenuta da Hobsbawm.
/https%3A%2F%2Fblogger.googleusercontent.com%2Fimg%2Fb%2FR29vZ2xl%2FAVvXsEgyBbrkEUMjxt7gUw_ilP4cV5avUMeY717TzOJeqfmQQXx156hnd0hYlcBecuQqzeSwzZ-GGK20EmoDfrGu6mnapphkk0R2n-OGgu7QU092TNPT94siP70c62msUWQM6l5qAjZ0xhqnI5w%2Fs1600%2Fbrochurespgb-220.jpg)