Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
Carl Einstein
Nato nel 1885 a Neuwied sul Reno (attualmente Renania-Palatinato) in una famiglia ebraica molto religiosa (il padre ebbe delle funzioni rabbiniche e diresse l'Istituto di formazione religiosa israelita del Granducato del Baden a Karlsruhe), Carl Einstein si ribellò molto presto contro il suo ambiente familiare e sociale. Fuggì nel 1904 a Berlino dove d'ora in poi trascorse la sua vita, fuori da ogni contesto storico religioso che le sue origini avrebbero potuto imporgli. È così che in seguito si dichiarò ufficialmente in più occasioni "Ebreo dissidente" e che scrisse ad una delle sue amiche, Tony Simon-Wolfskehl, nel 1923, la sua intenzione dopo la morte di sua madre di dire infine "merda agli Ebrei". Di fatto, se ebbe numerosi amici ebrei, non si fermò mai nell'ebraismo. Daniel-Henry Kahnweiler, uno dei suoi amici intellettualmente più vicino, come lui Ebreo tedesco, mercante dei cubisti a Parigi, affermava che essi non avevano mai parlato insieme del loro ebraismo.
Né la nazionalità né la religione né la cultura hanno influenzato o limitato Carl Einstein nei suoi approcci. Si è dissetato come nessun altro alle fonti del sapere e della modernità, sempre all'avanguardia nel suoi tempi in tutti i campi letterari, artistici, scientifici, politici. I contatti, gli scambi con tutte le nazionalità, tutte le culture gli sembravano naturali ed evidenti. Questa capacità di ascoloto e di adattamento si illustra in modo esemplare nella sua vita personale. Nel 1913 sposò un'ebrea russa, Maria Ramm, cognata di Franz Pfemfert, il fondatore della rivista Die Aktion. Ebbero una figlia, Nina, nata nel 1915 e che più tardi per fuggire dalla Germania nazista venne a Parigi a raggiungere suo padre. Sposò un archietto di Nancy, Jean Auproux, così la discendenza di Einstein divenne francese.
Einstein tuttavia, si separò poi divorziò dalla sua sposa per vivere per una dozzina di anni con un'aristocratica tedesca incontrata durante la prima guerra mondiale a Bruxelles, la "contessa rossa" Aga von Hagen (pacifista e socialista in seguito ad un soggiorno in Francia). La vita affettiva e passionale di Einsten fu tanto ricca ed intensa quanto la sua vita intellettuale. Incontrò diverse donne, tutte interessanti per diversi motivi ed ebbe molte avventure. Per esempioi, a Berlino nella colonia russa, incontrò nel 1922 Elsa Triolet, sorella di Lili Brik che aveva come compagno Majakovskij, poeta rivoluzionario che Einstein frequentava all'epoca. Il legame tra Einstein ed Elsa Triolet sembra essere durato sino al 1923, con grande dispiacere d'altronde di Einstein che non riusciva a liberarsi per dedicarsi interamente al suo nuovo amore Tony Simon-Wolfskehl, una giovane architetta, proveniente dagli ambienti ebraici agiati di Francoforte. Ma la grande passione di Einstein fu certamente la fotografa, diventata famosa, Florence Henri, de padre francese e di madre tedesca, che compì con Einstein numerosi soggiorni in Italia, vicino a Firenze e che l'iniziò al mondo dell'immagine fotografica.
Dopo il suo trasferimento definitivo a Parigi nel 1928, Carl Einstein fece la conoscenza di un'Armena, Lyda Guévrékian, la cui famiglia era originaria della Persia. Era stata educata in Svizzera poi aveva imparato la sartoria presso Paul Noiret. Einstein la sposò nel 1932, George Braque fu loro testimone. Nel 1936 Lyda non esitò ad accompagnare suo marito in Spagna e servì come infermiera. È il fratello di Lyda, Gabriel Gevrekian, architetto famoso, che ricevette l'ultima missiva redatta da Carl Einstein prima del suo suicidio. Se Einstein mostra con i suoi amori eclettismo e cosmopolitismo, rivela di esserlo anche sul piano dello spirito e delle realizzazioni aperte a tutte le correnti e tutte le forme di pensiero. Ci impegneremo a dimostrarlo essenzialmente a proposito di tre esempi: la Russia, l'Africa e l'Europa. La corrispondenza di Einstein è una fonte, inesauribile di informazioni perché si rivolge a personalità molto diverse e brulica di progetti, di piani: film da girare, creazione di riviste, traduzioni di opere, organizzazione di esposizioni, cooperazioni diverse. Naturalmente non tutto verrà realizzato, ma possiamo misurare attraverso queste lettere l'immensa curiosità intellettuale e l'inesauribile interesse di Einstein per tutte le attività dello spirito.
Con il suo matrimonio con Maria Ramm aveva scoperto il mondo russo e le tre sorelle Ramm, molto attive sul piano culturale, avevano allargato ed arricchito le sue conoscenze. La moglie di Einstein traduce molte opere russe per gli editori tedeschi, la moglie di Pfemfert, Anja, era la traduttrice di Trotsky in tedesco, quanto a Nadja Ramm-Strasser contava tra le rare donne scrittrici espressioniste. La sua opera più nota Die Russin (La Russa) è del 1917. Nina Einstein, la sola bambina di questa tribù intellettuale, raccontava quanto l'atmosfera nell'appartamento berlinese dei Pfemfert fosse cosmopolita ed eterogenea intorno ad un samovar sempre fumante.
In piena guerra, nel 1917, Einstein scrisse a sua moglie "la rivoluzione russa sembra fare dei bei progressi" ed aggiungeva che se la situazione fosse diventata invivibile in Germania essi potevano sempre vivere in Russia. Questa forte attrattiva per la Russia si radicava allora nella fascinazione di Einstein per la politica e l'arte d'avanguardia praticate in Russia. In un articolo del 1921 intitolato Absolute Kunst und absolute Politik [Arte assoluta e politica assoluta] scritto per la grande enciclopedia sovietica (mai uscita), Einstein si entusiasmò per la rivoluzione russa che doveva portare la salvezza dell'umanità.
Si fondava su due criteri che egli trovava realizzati nell'avanguardia russa precedente la rivoluzione: la dissoluzione dell'io, striminzito, sclerotico, piccolo borghese, e la distruzione dell'oggetto qualificato come "scatola di conserva" che liberava l'atto di vedere come presso i cubisti. A quest'adesione iniziale senza restrizione farà posto una distanza sempre più grande in seguito all'evoluzione del nuovo regime. Familiare della colonia russa di Berlino, Carl Einstein aveva sviluppato numerosi contatti e l'esposizione del 1922 dei suprematisti e costruttivisti gli aveva permesso di incontrare alcuni pittori. Aveva delle relazioni personali con Marc Chagall, Alexander Archipenko, El Lissitzki, Nathan Altmann che riceveva a casa sua.
Un amico giornalista olandese, Nico Rost, racconta che negli anni venti, Einstein si interessava molto alla letteratura russa moderna. D'altronde Majakovskij aveva tenuto una conferenza adulatoria su Carl Einstein in Russia ed il suo atto unico Die schlimme Botschaft [La cattiva novella] era stata tradotta in russo nel 1924 così come un articolo sulla decadenza delle idee in Germania. Einstein era legato d'amicizia con Ilja Ehrenbourg che parla di lui nelle sue memorie e con Evgenij Lundberg che ha redatto in russo un manoscritto- ancora inedito- intitolato "Carl Einstein dans les rangs des défenseurs de Madrid" [Carl Einstein nei ranghi dei difensori di Madrid].
Questo manoscritto, ritrovato a Mosca grazie alle recenti liberalizzazioni, apporta una massa di informazioni sconosciute sino ad ora sulle attività di Einstein nel contesto russo. Una di queste informazioni più preziose è la rivelazione di un progetto di cooperazione, molto avanzata, con il regista d'avanguardia Meyerhold per la messa in scena di La mauvaise nouvelle [La cattiva novella], (opera teatrale che valse a Einstein un processo per blasfemia nel 1922). Einstein aveva molta ammirazione per Meyerhold e corrispondeva con lui (due lettere sono state ritrovate). Meyerhold che si era accorto della carica sovversiva dell'opera di Einstein voleva trasformarla, con il consenso dell'autore, in rivista da Cabaret, rendendola così ancora più provocante. Ma il progetto non approda a nulla a causa dell'indurimento del regime russo. Carl Einstein tuttavia non è mai andato in Russia. Invitato dal grande collezionista Morosov, aveva l'intenzione di effettuare il viaggio, ma lo scoppio della guerra nel 1914 glielo impedì.
L'esempio migliore dell'assenza di ogni pregiudizio etnocentrico, della libertà di vedute e di opinione proprie di Carl Einstein è certamente l'opera Negerplastik [2] che apparve nel 1915 a Lipsia in piena guerra mondiale. L’opera finanziata da uno scultore ungherese residente a Parigi, Joseph Brummer, ha sollevato tanta indignazione quanto entusiasmo, le numerose testimonianze della stampa ne sono la prova. Certo, le produzioni dell'arte africana erano già note attraverso le spedizioni degli etnologhi, tedeschi, belgi, inglesi e francesi, ma come semplici oggetti etnologici.
Il testo di Einstein deve essere letto anche come un manifesto a favore del cubismo che egli ha scoperto a Parigi e che cerca soprattutto delle soluzioni tecniche ai problemi della figurazione dello spazio. La passione di Einstein per l'Africa subsahariana si esprime anche in un'opera Afrikanische Plastik apparsa nel 1921 ed in numerosi articoli pubblicati sulla rivista Documents. Inoltre, grazie alla notorietà dei suoi lavori Carl Einstein è eletto nel 1931 tra i primi membri della "Société des africanistes" [Società degli africanisti] creata da poco a Parigi. Tuttavia si deve sottolineare che Einstein non ha mai incontrato fisicamente il continente africano, anche se un acarta molto dettagliata delle popolazioni africane disgnata da lui (per una dedica nell'esemplare di Afrikanische Plastik inviata al pittore Kisling) afferma che egli si è recato in Egitto. Non esiste nessuna prova di questo viaggio. Einstein possedeva una tale forza di immaginazione che è riuscito senza conoscere il paese ad afferrarne l'anima. Prove supplementari ne sono le trasposizioni di leggende e racconti africani che egli ha pubblicato sull abase di testi riportati da missionari, amministratori o mercanti dell'epoca.
La creazione della rivista Documents in collaborazione con Georges Bataille, Michel Leiris, Georges Henri Rivière e Georges Wildenstein nel 1929 testimonia in modo eclatante la volontà di Carl Einstein di essere un traghettatore tra le culture. Introdusse nella redazione numerosi collaboratori tedeschi di fama (Leo Frobenius, Hedwig Fecheimer, Eckart von Sydow…) e diede all'etnologia tedesca, molto poco conosciuta all'epoca in Francia, il posto che le spettava. Pubblicò anche numerosi inserti pubblicitari per degli editori, dei galleristi, degli artisti tedeschi e contribuì anche alla diffusione dell'arte e del sapere. Un'altra rivista degli anni 30 Transition, a vocazione internazionale e pubblicata da Eugène Jolas, permette a Enstein di allargare ancora le sue reti di sociabilità e di favorire la scoperta dell'avanguardia in poesia ed in pittura grazie alla sua stretta collaborazione con Jolas.
NOTE
LINK ad uno scritto di Carl Einstein su Durruti: