Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.

In cosa André Breton può interessare i quadri del nostro movimento sindacale? si chiederanno alcuni. Nel momento di rispondere mi torna in mente questa magnifica formula di un delegato del sindacato dei costruttori al nostro ultimo Congresso della regione parigina: "Due elementi rimangono il simbolo del nostro sindacato, disse, il manico del piccone che il militante regge con la mano e la mensola dei libri che egli ha fissato sopra il suo letto". Esclamazione tagliente che definisce il nostro modo di procedere che è alla volta lotta e conoscenza. Ora, per cinquanta anni André Breton ha proseguito sulle strade della libertà questa spinta verso la conoscenza degli esseri che è la conseguenza logica della loro lotta per la loro emancipazione.
Meglio del letterato che descrive delle situazioni, il poeta alla ricerca di forme di espressioni nuove è il complemento del militante alla ricerca di nuove strutture. Per l'uno come per l'altro, la dignità umana è l'oggetto della loro ricerca dell'assoluto. L'uno e l'altro nel campo che è loro peculiare si rifiutano di essere soltanto dei testimoni del loro tempo, ma degli attori che lo modificano. Thomas Moore, Etienne de la Boetie, Erasmo e gli umanisti suonano la campana a martello di un mondo che sta per partorire la Riforma e vedere fiorire il Rinascimento. Hugo, Lamartine, Vigny ed i romantici sono il riflesso letterraio delle barricate del 1848. André Breton, Benjamin Péret, Philippe Soupault ed i surrealisti singolarizzano l'espressione di un mondo che intorno al 1920 era deciso a porre e risolvere il problema sociale. "L'Utopia", "La Storia di un crimine", "Il secondo manifesto del surrealismo", sono i vertici di un'insurrezione estetica che accelerò la mutazione della società del loro tempo. Dopo le esplosioni umaniste, romantiche e surrealiste, nulla fu più eguale a ciò che prima veniva insegnato come delle leggi spirituali inamovibili.
Chi avrebbe oggi il coraggio di rileggere gli articoli che poterono scrivere dei Barrés o dei Bergson? Non vi era nulla che si elevasse al di sopra del livello d'espressione di una stampa mercenaria. Emaciati, con la barba lunga, a brandelli, stralunati, gli uomini uscivano dalle trincee. I pidocchi avevano scavato solchi su carni che l'acciaio aveva risparmiato. Le donne dagli occhi lucidi che li aspettavano, non erano più le stesse che avevano lasciato quattro anni prima. Quelli della riserva, gioviali e soddisfatti di sé, davano loro delle pacche sulla spalla. Un ronzio di frasi scavate bucava loro il cervello più sgualcito del loro cuore. "L'ultima delle guerre!", "Non passeranno!", "Abbiamo dei diritti!", "Il crucco pagherà!", ecc. e la canzone "La Madelon" straripava come il vino rosso drogato, le sere dell'attacco. Eppure un lontano rumore si alzava all'est che difficilmente giungeva alle orecchie.
Tornarono ai loro campi e alle loro officine come dei sonnambuli, cullati dalla musica militare, la voce da raganella di Poincaré, il cuore intenerito dalle mollettiere di Clémenceau, "il padre della Vittoria" che si era fatto fotografare nelle trincee per la prima pagina di L'Illustration che essi ritrovavano attaccata ai muri della loro cucina macchiata di chiazze di grasso e di "cacche di mosca". Nei loro villaggi come nei quartieri della loro città, i nuovi ricchi imbrattavano i marciapiedi sui quali i nuovi poveri aspettavano le provviste, il carbone, del lavoro. Ed è là, alla fonte di quel che era stata la loro esistenza che il miracolo si dissolse. Ritornati lucidi, uno ad uno i militanti raggiunsero le Case comuni che i vecchi con grandi fatiche avevano mantenute. L'organizzazione operaia si ricostituì.
Alla dichiarazione di guerra, André Breton non aveva ancora venti anni. È un giovane nutrito di Victor Hugo, dei simbolisti, di Valéry ed inebriato di poesia, che la guerra ghermì; è un altro uomo che la guerra restituirà! Per quattro anni lo spirito ha piegato e terrorizzato l'elite intellettuale, i France, I Claudel, i Barrés, lo stesso Apollinaire vivranno inginocchiati davanti al potere della guerra. La stupidità fa dappertutto corteo alla viltà e soltanto alcuni sindacalisti cercheranno di salvare l'onore del movimento operaio. Tuttavia, nel cielo di fuliggine, si sono prodotte delle lacerazioni. Pagine strappate alla sofferenza, "Il Fuoco" di Barbusse vara la demistificazione e Duhamel si appresta a ricevere il Goncourt per Civilisation. È allora che André Breton incontra Jacques Vaché, poi Apollinaire, Soupault, Tzara, Aragon, Pierre Reverdy. Apollinaire e Vaché, minati dall aguerra, spariranno presto e per gli altri, raggruppati intorno a Breton, la grande avventura del surrealismo sta per cominciare.
Il primo Manifesto del surrealismo apparirà nel 1924, ma durante i cinque anni di gestione che sfoceranno a questo opuscolo, il gruppo, riunito intorno a Breton, si impegnerà a far esplodere il conformismo piccolo borghese di una società che non vive che di parole. Sarà dapprima l'esperienza Dada che si nutre di parossismo, d'insolenza, di esibizionismo e che si farà suscitare contro tutte le "persone oneste" a cominciare dai lavoratori che si lanciano all'assalto della borghesia, senza accorgersi che le giustificazioni intellettuali a cui fanno riferimento sono le stesse di cui questa borghesia si serve per garantirsi semplicemente contro l'oggetto stesso, ma la visione intima, profonda che l'uomo se ne fa. In poesia, come in pittura, il soggetto come colui che l'esprime, si mischieranno così strettamente che ne risulterà una creazione inedita, originale che sarà il frutto della loro collaborazione e che sarà l'opera stessa. Credo che non possiamo evitare di porci in modo bruciante il problema del regime sociale sotto cui viviamo, voglio dire l'accettazione o la non accettazione di questo regime.
Secondo Manifesto del Surrealismo
È dalla creazione di La Révolution Surréaliste che data il primo coinvolgimento formale di Breton e dei suoi amici sulla strada rivoluzionaria. Sulla copertina del primo numero della rivista, figura questa dichiarazione: bisogna approdare ad una nuova dichiarazione dei diritti dell'uomo; ed è a quest'epoca e sotto l'impulso di Antonin Artaud che dei testi come Aprite le galere, sopprimete l'esercito escono dal "Bureau des recherche surréalistes" [Ufficio delle ricerche surrealiste]. Infine, nel numero quattro della rivista, un documento di Breton dichiara: Nello stato attuale della società in Europa, continuiamo ad aderire ai principi di ogni azione rivoluzionaria, anche se prendesse come punto di partenza la lotta di classe. Poi viene una proclamazione contro la guerra della Marne ed infine il famoso banchetto di Saint-Pol-Roux che contrassegnò la rottura dei surrealisti con i vecchi scrittori combattenti che dominano la vita letteraria di quest'epoca.
In Légitime Défense, André Breton scrive: Non c'è tra di noi nessuno che non si auguri il passaggio del potere dalle mani della borghesia a quelle del proletariato. Delle polemiche si scatenano sulla famosa frase di Aragon "Mosca la rimbecillita". Il gruppo si avvicina allora a Clarté, la rivista degli intellettuali comunisti diretta da Henri Barbusse. La fede rivoluzionaria spingeva questi intellettuali, di cui pochi erano marxisti, ad aderire al Partito comunista che li accolse con diffidenza. Soltanto, i militanti sindacalisti della mia generazione, di cui molti, benché molto più avvertiti di questi giovani intellettuali, si lasciarono prendere egualmente dal miraggio russo, possono comprendere. L'entusiasmo allora esistente per una rivoluzione i cui crimini erano ancora sconosciuti.
André Breton, dopo molti divertenti interrogatori, effettuati da quel abrutito di Michel Marty (l'ho conosciuto), fu assegnato alla "società del gas". Le sue controversie con il partito rimangono un pezzo da antologia indispensabile a chi vorrà tracciare il ritratto dell'uomo comunista di questo periodo. Quelle intimidazioni odiose e ridicole provocheranno nel gruppo delle agitazioni e Artaud, Vitrac, Soupault e alcuni altri, che si ripiegheranno verso "l'arte per l'arte" ne saranno esclusi.
Da quel momento, l'evolversi di André Breton assume due aspetti: da una parte un irrigidimento contro la posizione di partenza del surrealismo che voleva che questi bastasse a se stesso e dall'altra un irrigidimento contro tutto quel che potrebbe portarlo ad affondarsi per permettere ai suoi elementi di raggiungere i rivoluzionari politici. Il dramma ha inizio! Per quattro anni, Breton tenterà di far procedere di pari passo la rivoluzione dell'intelligenza con la rivoluzione sociale rappresentata dal Partito comunista.
Fu un errore ed egli fallirà.
La strada della libertà
Malgrado le preoccupazioni dei cellulardi (Cellulards) [2], il gruppo surrealista entra in un periodo di intensa attività. Essa sarà dominata nel 1930 dall'apparizione del secondo Manifesto, preceduto da Nadja nel 1928 e che sarà seguito da Les vases communicants nel 1932.
Da quel momento, ritroveremo Breton ad ogni svolta della storia in cui essa è presa alla gola sia dai fascisti sia dai comunisti. La sera del 6 febbraio 1934, prende l'iniziativa del primo appello alla lotta da parte degli intellettuali a fianco del proletariato. In calce al documento ritroviamo, con il suo, il nome di Malraux, Monatte, Alain, Henri Jeanson, Poulaille, Ilie Fuare, ecc. Prende contatto con Léon Blum. Ci ha lasciato un gradevole racconto dei suoi rapporti con l'uomo politico nutrito da una letteratura abbondante e varia. È a quest'epoca che vedrò chiudersi in faccia le porte del Congresso degli scrittori per la difesa della cultura, per aver somministrato a quel delinquente di Ilija Ehrenburg, il giorno prima, quel paio di schiaffi che si meritava da tanto tempo. Poi fu la guerra di Spagna ed il gruppo surrealista si schierò a fianco dei militanti del POUM e della Fai. Le maschere sono allora cadute e ritrovammo André Breton nel corso di lotte che il mondo del lavoro condurrà per la libertà contro l'oppressione, qualunque sia l'etichetta dietro cui quest'ultima si camuffa.
Intellettualmente, il surrealismo ha allora vinto la partita. La geurra sorprenderà il poeta al suo ritorno dal Messico in cui il suo incontro con Trotsky sarà decisivo. Si può certo discutere le posizioni politiche di quest'ultimo, sia riconoscere una certa responsabilità nell'evoluzione del comunismo in Russia, ma è a mia conoscenza il solo marxista che si sia rifiutato a porre l'espressione letteraria o artistica a rimorchio di un partito. Breton e Trotsky parteciperanno all'elaborazione di un testo capitale che ha per titolo "Per un arte rivoluzionaria indipendente" e che dichiara che l'arte e la poesia devono rimanere interamente libere .
Breton passerà i cinque anni di guerra a New York in cui, speaker a La voix de l'Amerique, continuerà la lotta per la libertà. Di ritorno in Francia, e sotto l'influenza di Charles Fourier e di, socialsiti utopisti, lo vedremo proporre la creazione di stati generali. È a quest'epoca che scrive l'Ode à Charles Fourier. Poi di nuovo le nostre strade si incontreranno e lo ritroveremo a nostro fianco ogni volta che la libertà verrà messa in questione. Penso in particolare ai momenti difficili della guerra d'Algeria o per protestare contro lo schiacciamento del popolo ungherese da parte della sbirraglia sovietica.
La Federazione Anarchica e André Breton hanno spesso operato insieme: sostenere gli obiettori, e I rifugiati spagnoli,...
L'INSURREZIONE DELLO SPIRITO ED IL MOVIMENTO SOCIALE
A coloro che ci facevano pressioni per acconsentire a che l'arte sia sottomessa ad una disciplina che riteniamo come radicalmente incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un rifiuto formale.
Messico 1938.
Si è spesso rimproverato al surrealismo il suo esibizionismo. È vero! Ma è egualmente vero per tutte le insurrezioni dello spirito che hanno scosso la storia intellettuale dell'umanità. Gli eccessi del linguaggio surrealista ed i suoi giudizi a priori sono della stessa ispirazione del gilet rosso di Théophile Gauthier la sera della battaglia di Hernani o dell'iconoclastia che accompagnò la Riforma. La profanazione del rito stabilito è l'arma essenziale dell'intellettuale che critica i valori spirituali che gli sono imposti e ne propone degli altri. Tuttavia il surrealismo è andato più lontano delle altre discipline che l'avevano preceduto. Ha chiarito i rapporti esistenti tra gli intellettuali ed i lavoratori, ha definito i loro reciproci campi d'azione ed è in ciò che ci è caro.
Con Breton, l'espressione letteraria o artistica non era considerata come possedente un valore rivoluzionario o sociale in sé. Questa espressione esisteva ed è il suo contenuto, o piuttosto il soggetto che esponeva, che si giudicava rivoluzionario o conservatore. Lo scrittore uscito dal popolo o andante verso il popolo descriveva la miseria del popolo. La sua opera di scrittore o di pittore aveva valore di un atto di un atto di propaganda. Quando denunciava o quando proponeva, lo faceva nella lingua e con i mezzi che erano quelli di tutti gli intellettuali della sua epoca. Si mischiava con il popolo, si integrava con il popolo, si confondeva con il popolo. Le sue preoccupazioni sociali erano esclusivamente quelle del popolo stesso quando la sua esistenza personale si confondeva con quella della borghesia. A volte "per fare essere più vero" lo scrittore o l'artista raggiungeva il popolo nelle fabbriche. Non per molto tempo in genere! La cultura era allora considerata come patrimonio della popolazione intera, anche se quasta popolazione era divisa in classi diverse. Per un romantico, ad esempio, lo sforzo rivoluzionario consisteva a scrivere I Miserabili o L'insorto ed a sparare dietro le barricade. L'operaio colto, si ingegnava a copiare la forma espressiva che era quella della classe dominante.
Certo, nel corso della storia, delle voci si erano levate contro questa generalizzazione, degli scrittori avevano denunciato un'arte ed una cultura che non erano che il riflesso della buona coscienza della classe dirigente. Certo, si cominciava già a capire che se Coubet era un artista mischiatosi con il popolo, Rimbaud, lui, era per la sua tecnica, per la sua rimessa tra le muse dei valori morali della società, il vero demolitore dell'estetica della borghesia. Ma è il surrealismo, senza forse nemmeno rendersene ben conto, che stava per far andare in pezzi il vecchio mito di un'espressione letteraria ed artistica comune a tutti, e la borghesia lo comprese bene, non avendo che lodi per la Barricade di Delacrois e lancerà fulmini contro gli impressionisti i cui soggetti non hanno nulla di rivoluzionario, ma lo è la sua tecnica.
Il surrealismo stava per far uscire l'elite intellettuale dalle stampe alla Epinal [3] sulle miserie del popolo. Gli affari sociali erano affare del popolo, il surrealismo, stava per attaccare uno stesso avversario, la borgheisa, sul suo stesso terreno, il terreno intellettuale. I lavoratori conducevano la lotta contro un'economia che li opprimeva, gli intellettuali rivoluzionari stavano per condurre la lotta contro le arti e l'espressione che giustificavano lo sfruttamento dei lavoratori. Il posto dello scrittore non era più in fabbrica per difendere i salari, ma nei cenacoli per demolire i valori letterari e artistici di giustificazione del sistema capitalista. Battaglia parallela che aveva lo stesso obiettivo, ma che ognuno conduceva secondo i propri mezzi e nella sfera particolare in cui evolveva.
I problemi dei rapporti del mondo del lavoro e dell'insurrezione dello spirito erano per la prima volta risolti, senza che Breton ed i suoi amici se ne rendessero conto essi stessi. L'aneddoto era posto al suo vero posto, quello di un volantino di propaganda di qualità superiore. Il ruolo degli intellettuali non consisteva più nel guidare gli operai ma a condurre una lotta parallela contro un nemico comune, la borghesia. Ed è contribuendo ad evidenziare queste verità che i surrealisti e Breton hanno compiuto il loro compito maggiore, anche se non ne furono essi stessi convinti.
André Breton non si mischierà mai direttamente di questioni operaie. Non lo si vedrà mai dare consigli agli operai sul modo di condurre l eloro lotte. Sarà presente in numerose manifestazioni.
Maurice Joyeux
Joyeux nel suo ufficio a Monmartre.
Signora contessa, abbiamo degli antenati comuni,
i miei hanno tagliato la testa dei vostri nel 1789!
M. Joyeux